[...] Il presidente del Consiglio dimostra così, nonostante certe promesse della vigilia, di volersi rialzare con più cautela che slancio. Si muove con circospezione in quella stessa aula di Palazzo Madama nella quale - dopo la relazione sulla politica estera di Massimo D'Alema - era caduto "per procura". Non si nasconde le difficoltà di geometria politica e di aritmetica parlamentare della sua coalizione. E si sofferma lo stretto necessario sulle priorità del Paese, giusto il tempo di evocare i problemi, senza indicare soluzioni capaci di eccitare entusiasmi e divisioni e accettando il rischio di sostegni e dissociazioni a orologeria. Non cerca e non trova applausi, ma punta manifestamente a raggranellare voti e, comunque, a tenerne insieme il più possibile [Fine della retorica sul "governeremo 5 anniiiii"?].
Insomma: il Prodi II che si ripresenta al Parlamento è formalmente lo stesso di nove mesi fa, ma è in realtà assai diverso. E non solo perché allora veniva proclamata l'intenzione di spazzar via i lasciti della «disastrosa politica della destra» [Fine della propaganda sul "disastro economico e sociale"?], mentre ora s'è clamorosamente imposta l'urgenza di rimuovere le scorie accumulatesi nel campo del centrosinistra. Certo, oggi il premier ammette di dover dividere il «merito» della ripresa economica anche con chi l'ha preceduto, e questo è un segnale che fa riflettere [Fine della propaganda sul "Paese allo sfascio"?]. Ma colpisce almeno altrettanto il piglio pacato con cui spiega la «fatica» di costruire una politica estera «di pace» ed evita anche la minima recriminazione sulla gestione degli stessi dossier nell'epoca del governo Berlusconi [Fine della retorica sulla "discontinuità"?]. C'è come una nuova consapevolezza in tale atteggiamento: Prodi e l'Unione hanno capito di non poter più sperare di trovare la forza per andare avanti nella permanente polemica con l'avversario e con il passato. La conferma di quanto nebuloso sia l'orizzonte e incerto il contesto nel quale il Professore progetta di rimettersi al lavoro arriva, invece, dall'essenzialità delle indicazioni programmatiche sui fronti di più spiccata rilevanza sociale ed economica.
I «dodici punti» del programma asciugato e ripensato non sembrano, infatti, in grado di rappresentare un messaggio suggestivo e mobilitante per il centrosinistra e per l'intero Paese. Molto dipenderà, ovviamente, dalla volontà dei partiti alleati, e dei singoli parlamentari unionisti, di consentirne una declinazione convincente e utile. Ma, per ora, si avverte la mancanza di un obiettivo importante, esigente eppure "remunerativo" per governo e cittadini [Fine della propaganda sulla "serietà al governo"?]. Avrebbe potuto esserlo - e non è un esempio casuale vista l'insistenza sul tema del capo del governo - l'annuncio di una svolta nelle politiche fiscali con l'introduzione di quel «quoziente familiare» che darebbe finalmente equità sostanziale al nostro sistema e ossigeno alle famiglie italiane (e che è al centro di proposte già depositate alle Camere da gruppi parlamentari di maggioranza e d'opposizione). Così non è stato, e purtroppo c'è da temere che l'invito del premier a non enfatizzare nel suo discorso solo «ciò che non contiene» si riferisse a tutt'altro. [...]
Dall'editoriale di Marco Tarquinio, su Avvenire, con mie note in italico.
"Sarà anche antipatico dirlo oggi, ma purtroppo la domanda che tutti gli italiani si pongono è sempre la stessa, molto secca: quando e su che cosa ricadrà il governo Prodi?"
A sostenerlo è Riccardo Barenghi sulla Stampa.
Apprendo da questo editoriale del professor Francesco D'Agostino, che secondo Maria Laura Rodotà il sottoscritto sarebbe un pirla.
Mi consolano tre considerazioni:
a) sono in buona e qualificata compagnia, oltre che in sintonia con molti intellettuali autenticamente laici e liberali
b) essere insultati da una delle donne più snob di tutti i tempi può considerarsi un complimento
c) meglio "pirla" che "coglione"...
Per il resto sottoscrivo le parole del prof. D'Agostino:
"[...] Dato che pretendo di essere inserito da Maria Laura Rodotà (ma probabilmente lo sono stato già) tra i «pirla», «irrispettosi verso la vita personale e sociale e verso i sentimenti più profondi di molta gente», penso di poter dire anch'io «come la penso». E la penso in modo semplicissimo: quando l'argomentazione è sostituita dall'insulto o dall'invettiva, c'è poco da stare allegri. Perché questa è la situazione del dibattito italiano attuale sulla famiglia e sulle convivenze: da una parte c'è chi insulta, poi si scusa e poi torna ad insultare («però lo penso»), dall'altra (quella dei «pirla») c'è chi con pazienza riflette ed argomenta. [...]
Sarò quindi un «pirla», secondo la pittoresca espressione della Rodotà, ma almeno (spero che questo mi venga riconosciuto) uno dei tanti pirla che portano qualche argomento (e non si limitano a fare "proclami") e che sarebbero felicissimi, invece di essere insultati, di ascoltare almeno una volta, da parte di chi non è d'accordo con loro, argomenti veramente alternativi, dotati di consistenza. Non basta, per andare a fondo sul problema della legalizzazione delle convivenze, parlare di «diritti che nell'Europa avanzata sono acquisiti da tempo», o fare l'elogio di Tony Blair che ha da poco vietato alle agenzie cattoliche per l'adozione di discriminare le coppie gay. Vogliamo ascoltare argomenti consistenti, non essere esortati ad imitare gli errori altrui. Vogliamo che tutti, proprio tutti, si mettano a pensare: insultare può essere divertente, ma non può sostituire il buon uso dell'intelligenza."
Lo stesso invito rivolgo gentilmente anche a chi non la pensa come il sottoscritto e sogna certi "progressi".
"[...] La Gran Bretagna del terzo millennio potrebbe diventare il luogo in cui si verifica la profezia di Francis Crick, uno degli scopritori del Dna: «In un futuro nessun nascituro potrebbe essere dichiarato umano fino a che non abbia superato una batteria di test sul suo patrimonio genetico, e non superando questi test potrebbe perdere il diritto alla vita». [...]
La briglia sciolta in materia di riproduzione assistita e ricerca non solo soddisfa i "desideri-diritti" di chi vuole un figlio fuori dalla naturalità, ma fa della Gran Bretagna l'avanguardia in una ricerca economicamente promettente. I soggetti deboli di queste mutazioni - i nascituri che non nasceranno nella logica del "diritto al figlio sano", i figli senza padre o assegnati a coppie gay nella logica del "diritto al figlio" - non scioperano, e non hanno sindacati. Nemmeno proletari ma "ultimi" davvero, dimenticati da una politica che ha perso orientamento e memoria nell'inseguire non un bene comune, ma l'appagamento, possibilmente immediato, dei privati desideri."
Oh, Brave New World...
Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) ha accusato oggi di crimini di guerra l'ex ministro degli interni sudanese Ahmed Haroun e il capo di una milizia, Ali Muhammad Ali Abd-al Rahaman, conosciuto come Ali Kushayb, e ha invitato i giudici ad emettere un mandato di comparizione contro di essi.
Fonte: Avvenire online
Per news riguardanti il Sudan vedi anche
Italian Blogs for Darfur.
Nella foto qui sopra, il grande illusionista TPS alle prese con uno dei suoi numeri più temerari: convincere i ministri economici della Unione Europea che il governicchio Prodi sarà capace di risanare le finanze pubbliche, realizzare le indispensabili riforme strutturali - in primo luogo quella delle pensioni - e attuare un vero programma di liberalizzazione.
Riportiamo la trascrizione della prima parte del suo intervento:
"Cari colleghi, grazie per l'attenzione... tra poco vi illustrerò le strategie del nostro governo per risolvere i problemi strutturali dello Stato italiano... ma per prima cosa lasciate che vi mostri qualcosa di straordinario!
Vedete questa penna? osservatela bene! si tratta di una vera penna in acciao! non c'è trucco non c'è inganno... fissatela con molta attenzione... concentratevi mi raccomando!
Ora sotto i vostri occhi, con la sola forza del pensiero renderò questa penna malleabile e la vedrete piegarsi come un filo d'erba!
Abracadabra! Sim Sala Bim..."
Vi segnalo questa intervista a Luca Ricolfi, un intellettuale di sinistra dotato di una qualità rara (soprattutto a sinistra): l'onestà intellettuale.
Alcuni estratti:
[...] Lo scenario più probabile mi pare quello di un governo che vivacchia un po' di mesi, e poi è costretto a gettare la spugna perché qualche parlamentare, se non qualche partito, si mette di traverso. Dalla crisi si è usciti, mi sembra, esattamente nel modo che Giulio Anselmi nel suo editoriale di giovedì su La Stampa considerava il peggiore, ossia cedendo alla tentazione del galleggiamento: governicchiare, saldamente inchiodati alle proprie poltrone. [...]
e sugli ormai mitici 12 punti di Prodi non ha dubbi:
[...] Nei 12 punti del mini programma tutti i nodi indicati dal Dpef (pensioni, pubblico impiego, sanità, enti locali) o sono scomparsi o sono formulati in modo ambiguo. Questo, in concreto, può produrre solo due esiti: o l'oblio (meglio non parlare di ciò che divide), o la ripresa del tiro alla fune. [...]
Concludendo:
[...] A sentire certi sondaggi, parrebbe che il governo che si rimette al lavoro sia senza un solido consenso...
Tutti i sondaggi, da molti mesi a questa parte, suggeriscono che questo sia il governo meno rispettato della seconda Repubblica.
Questo clima di sfiducia, che è anche sfiducia verso la politica, può condizionarne il lavoro?
Secondo me no, perché la caratteristica "psicologica" principale di questo governo è l'ostinazione con cui ignora gli stati d'animo della gente.
Direi proprio che le cose non potrebbero andare meglio.
Sabato pomeriggio l'Italia del rugby ha ottenuto una storica vittoria in Scozia.
Prodi e la Melandri hanno pensato bene di sfruttare l'occasione... per fare un'altra figuraccia.
Ci siamo liberati definitivamente di Marco Vermilinguo Follini, che si sta per rifugiare nella pericolante torre dell'Unione, con Romano Saruman Prodi. E chi ha letto il Signore degli Anelli sa bene come finì Saruman... cosa non si fa per amore.
I 12 punti "non negoziabili" di Prodi cominciano già a scricchiolare. Soprattutto l'ultimo.
E a quanto pare non è vero che i segretari dei partiti abbiano firmato il documento proposto da Prodi. Anzi, sui 12 punti, c'è stato uno "scontro durissimo". Insomma, se al Senato la Rosa nel Pugno avesse qualche senatore, le cose sarebbero andate molto diversamente.
A questo punto le probabilità che la Giunta delle Elezioni del Senato accolga il ricorso di Pannella e soci sfiorano lo zero, visto che in tale giunta il centrosinistra ha la maggioranza (e astutamente non ci hanno messo nessuno della RnP...).
Intanto, Mastella dice che nel dodecalogo i Dico non ci sono quindi non fanno più parte del programma di governo.
Fassino dice invece che i Dico sono stati già approvati dal consiglio dei ministri, quindi si va avanti e il governo deve impegnarsi a farli passare.
I cosiddetti "teodem" affilano le asce bipenni...
Turigliatto ha già annunciato che lui su Afghanistan e Tav non si allinea al governo, manco se pongono la fiducia. Gli consiglio di cambiare domicilio... e magari pure le generalità.
I suoi "compagni" potrebbero rintracciarlo...
Il completamento della Tav è stato mantenuto nel programma di governo, nonostante le proteste dei Verdi, perché Marco Vemilinguo Follini l'ha posto come condizione irrinunciabile per la sua adesione alla maggioranza: "Non ha davvero sentito ragioni", dice Pecoraro Scanio.
Le ragioni degli abitanti della Val di Susa, verso cui Pecoraro Scanio & C. avevano dimostrato tanta sollecitudine quando al governo c'era "Berlosko", improvvisamente passano in secondo piano (ne prendano nota direttori dei TG Rai e caporeddattori dei Grandi Quotidiani Indipendenti...).
I valsusini se ne facciano una ragione: piuttosto che "favorire il ritorno delle destre" (leggi "perdere il potere") questi sono pronti a tutto.
Dulcis in fundo, non ci azzecca niente con il resto, ma... sulla Stampa di Torino viene pubblicata la testimonianza di un ex-gay che racconta di essere "guarito" grazie alla terapia riparativa dell'omosessualità sviluppata tra gli altri da Joseph Nicolosi.
Insomma, le prossime settimane si preannunciano molto interessanti...
Sottoscrivo e rilancio questo appello di CensuraRossa:
Con la caduta del governo Prodi, è inutile negarlo, la situazione politica italiana si è ingarbugliata tremendamente. Così come stanno le cose, trovare una soluzione all’inghippo istituzionale venutosi a creare non è semplice e le varie ipotesi prospettate in queste ore sembrano pensate più per complicare che per facilitare le cose. Le cause che hanno portato al disastro il centro sinistra sono note e un semplice reincarico o il bis di un fallimento, con ogni probabilità, non basterà a dirimerle. Vergognoso e moralmente inaccettabile sarebbe, per noi elettori, il ricorso da parte dell’Unione all’aiuto di senatori eletti nel centrodestra: una simile soluzione non farebbe altro che produrre un’ulteriore allontanamento dalla politica dei cittadini e assesterebbe un duro colpo alla credibilità della nostra democrazia. L’unica possibile via d’uscita dall’attuale crisi è il ricorso al lavacro delle urne. Ogni altra soluzione, infatti, sarebbe nient’altro che accanimento terapeutico su un corpo oramai più che moribondo.
Si invita chiunque condivide l’appello a sottoscriverlo inviando una mail all’indirizzo: censurarossa@yahoo.it, e a diffonderlo il più possibile (in rete, presso la stampa, i propri conoscenti, etc...).
"Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime; si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano."
(Esodo 34, 4)
Dopo aver letto le nuove Tavole della Legge scolpite da Romano Mosè nella roccia e quindi "non contrattabili", devo ammettere di essere rimasto impressionato.
E non sono stato l'unico...
Speriamo che il "popolo di dura cervice" dell'Unione non torni a trastullarsi con il Vitello d'oro della Piazza, altrimenti, se Romano Mosè spezza le sue Tavole della Legge, dopo di lui sarebbe il diluvio... elettorale.
E non è detto che ci sia posto per tutti sull'Arca di Romano Noè.
Prodi aveva chiesto di aspettare le buste paga. Purtroppo sono arrivate
Per reagire all’ondata di proteste che avevano investito il governo dopo l’approvazione della legge finanziaria, Romano Prodi faceva affidamento sugli effetti positivi che i lavoratori avrebbero trovato in busta paga. Le buste paga sono arrivate, ma non sembra proprio che abbiano suscitato l’atteso entusiasmo. E’ vero che nessuno è mai soddisfatto delle retribuzioni, e che quindi operazioni di questo genere non provocano mai sentimenti di riconoscenza. Questa volta, però, sono proprio i conti che non tornano. Il giornale della Confindustria ha calcolato che i redditi dei lavoratori dipendenti, per effetto del complesso delle operazioni fiscali, perdono capacità di acquisto. Alcuni codicilli poco notati hanno per giunta aggravato la condizione economica delle famiglie numerose, che avrebbero dovuto essere invece, secondo le dichiarazioni del governo, quelle più favorite. L’Istat, per conto suo, ha buttato altra benzina sul fuoco spiegando che l’inflazione pesa di più sui redditi bassi. Questa, per la verità, è una costante nei paesi avanzati, nei quali i prezzi per esempio delle derrate alimentari crescono assai più velocemente di quelli tecnologici. Quando arriveranno le addizionali introdotte dagli enti locali, già aumentate da migliaia di comuni, si potranno tirare le somme, e si capirà che non sono i “ricchi” a dover piangere per la politica economica del governo. Naturalmente la colpa non è tutta dell’esecutivo. Se i salari italiani sono tanto bassi questo dipende anche da un sindacato che si è trasformato sempre più da agente salariale a lobby politica, da un sistema industriale che non si è impegnato a legare le retribuzioni alla produttività. La scelta neocorporativa di un patto industriale che punta a ricercare i miglioramenti retributivi non nel conflitto tra interessi ma nell’intervento dello stato si è rivelata inefficace, com’era largamente previsto. Così tutta la retorica sulla “redistribuzione” cade come un castello di carte, e ai lavoratori ne resta in mano il documento più evidente: la loro busta paga.
(il Foglio 22/02/2007)
Adesso pure i sindacati si sono accorti che le promesse di Prodi e Padoa-Schioppa erano fumo negli occhi.
E hanno il coraggio di dire «Noi l’avevamo detto». Se l'avevano detto, devono aver parlato sottovoce...

Sono sempre i migliori ad andarsene... per questo temo che ce lo ritroveremo ancora tra i piedi.
Ma domani è un altro giorno.
Stasera godiamoci questa piccola soddisfazione. Buona notte.
Le ragioni di Ostellino, Tremonti e Martino contro il pasticcio prodiano
(Il Foglio - 20 Febbraio 2007)
La polemica sulla regolamentazione delle coppie di fatto si sta polarizzando in una diatriba tra gerarchia ecclesiastica e laicisti, secondo uno schema tanto facile quanto impreciso. Quello che è destinato a subire la concorrenza del similmatrimonio ideato da Barbara Pollastrini e Rosy Bindi, infatti, non è il sacramento matrimoniale, ma il matrimonio civile. Negli ultimi giorni però hanno cominciato a farsi sentire le ragioni dei laici, che si oppongono a un pasticcio paternalistico, a una omologazione forzata dall’alto di tipi diversi di convivenza, all’indebolimento del sistema di valori civili, del rapporto tra diritti e doveri, su cui è fondata la famiglia.
Piero Ostellino, Giulio Tremonti e Antonio Martino, seppure sotto profili differenti, vedono nella statalizzazione dei rapporti affettivi una intromissione nella sfera privata che ogni laico dovrebbe considerare impropria, e, nelle forme in cui è proposta, pericolosa. I problemi di tutela dei diritti individuali, spiegano, si può realizzare in altre forme, in modo contrattuale o a partire dalla regolamentazione, già esistente, della convivenza anagrafica. Il carattere più insidioso dei Dico, infatti, consiste nell’ideologia di cui sono espressione. L’idea che ogni legittimo desiderio individuale diventa un “bisogno” che deve ricevere una sanzione giuridica, statale, come “diritto” di carattere collettivo, porta alla distruzione di ogni equilibrio tra libertà e responsabilità, oltre che all’omologazione tra condizioni diverse, che perdono la loro stessa originaria libertà. Una delle più antiche e serie regole dei laici è che lo stato non deve mettere il naso tra le lenzuola. Paradossalmente ora sono i laicisti a volerlo fare, col pretesto della garanzia di diritti individuali, che non sarebbero più tali una volta assogettati a una nuova normativa e istituzionalizzati in un nuovo modello. In tutto questo, com’è evidente, il sacramento matrimoniale non c’entra niente. C’entra molto, invece, la laicissima concezione della libertà e della responsabilità.
Interessante questa notiziuola.
Come era evidente, alle organizzazioni gay non bastano nemmeno i DiCo e puntano chiaramente a:
«una legge sulle unioni civili che riconosca anche il valore sociale dell’amore omosessuale»
Ovvero, quello che il nostro diritto esclude assolutamente, non occupandosi di "vincoli affettivi" né tantomeno di quello che fanno in camera da letto i cittadini italiani maggiorenni, consenzienti e vaccinati. Come ricorda il professor Giuseppe Dalla Torre, giurista e rettore della Università Lumsa:
«Il diritto non tutela vincoli affettivi, nemmeno nel matrimonio. Il codice civile non ne parla. Anzi, il matrimonio è tutelato perché trascende gli interessi meramente privati e perché ha funzioni sociali e solidaristiche rilevanti, come l’educazione dei figli. Lo Stato non verifica se due si vogliono bene prima di andare davanti al sindaco a sposarsi, né se l’affetto rimane nel tempo. I sentimenti personali per il diritto sono irrilevanti.»
Ma la strategia è chiara:
«Faremo un grande convegno - ha detto Gigi Malaroda del Circolo Maurice, presidente della Circoscrizione 6 - sull’educazione dei giovani alla diversità. Le evoluzioni culturali profonde possono avvenire solo attraverso la trasformazione della mentalità»
Ma una legge che riconosca giuridicamente il "vincolo affettivo" delle convivenze anche omosessuali - di fatto - ne sancisce il "valore sociale", ed è quindi il primo passo nella "trasformazione della mentalità" auspicata dai militanti gay più ideologizzati.
Attenzione a non fare da inconsapevoli sponde a questa strategia che porterà inevitabilmente al trionfo del relativismo e alla ulteriore svalutazione della famiglia fondata sul matrimonio (civile o religioso), già troppo bastonata.
La libertà , se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità , ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà .
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà .
-- Alexis de Tocqueville