De Gasperi disse: "Un politico pensa alla prossima elezione, uno statista alla prossima generazione"; notiamo che di statisti in giro al momento non se ne vedono......
Il Governo ha annunciato l'accordo con i sindacati per le modifiche dello scalone ( l'innalzamento da 57 a 60 anni dell'età per la pensione di anzianità con 35 anni di contributi che inizierà dal 1 gennaio 2008) dicendo che è a costo zero.
I fatti
Il costo stimato della modifica è di 10 miliardi di euro in 10 anni.
La copertura finanziaria è principalmente dovuta a :
- 3,6 miliardi aumento di contributi ai precari co.co.pro (dal 1 gennaio 1 punto all'anno fino a 3 punti)
- 3,5 miliardi per l'accorpamento enti previdenziali con clausola di salvaguardia (cioè se non ci saranno risparmi aumentano automaticamente i contributi a tutti i lavoratori)
Inoltre la revisione dei coefficienti di trasformazione prevista dalla legge Dini del 1995 ogni 10 anni è rimandata di 3 anni.
Nostro commento
Governo e sindacati a parole dicono di essere a favore dei giovani e dei precari, ma nei fatti fanno pagare proprio ai giovani e ai precari l'abbassamento dell'età pensionabile (mentre in tutta Europa viene aumentata).
Non è vero che è a costo zero, perchè è finanziato sopratutto con aumento di contributi.
L'aumento dei contributi sui precari avrebbe senso se ciò significasse una maggiore pensione futura, invece serve per pagare le pensioni ai padri 58 enni; se Governo e sindacati sono per i giovani, si impegnino da subito a vincolare l'aumento di contributi in conti individuali a capitalizzazione, così come previsto per i fondi pensione, e prendano da qualche altra parte i soldi per abbassare l'età pensionabile dei padri.
Da notare inoltre che i 3,5 miliardi di (ipotetici) risparmi sull'accorpamento degli enti previdenziali sono solo teorici, al punto che è gia prevista la clausola di salvaguardia: se non ci saranno i risparmi attesi, aumenteranno automaticamente i contributi a tutti i lavoratori!
I coefficenti di trasformazione
La riforma Dini prevedeva a regime che ognuno prendesse una pensione commisurata ai contributi versati, e una premessa indispensabile è la revisione dei coefficienti di trasformazione con i quali si calcola la pensione, resa necessaria dall'alungamento della vita media, che la legge del 1995 prevede ogni 10 anni.
Nel 2005 il Governo Berlusconi colpevolemtente non la fece, rimandando la patata bollente al centro-sinistra, che a sua volta la rimanda di altri 3 anni (se mai si farà).
Possiamo affermare che la riforma Dini è praticamente morta e sepolta, perchè senza una revisione dei coefficienti perde di efficacia e crea ulteriori ingiustizie e iniquità.
Una soluzione liberale e riformista sarebbe di estendere da subito a tutti il metodo contributivo previsto dalla Dini, in modo che ognuno possa andare in pensione quando gli pare, ma prenderà una pensione in base ai contributi versati e all'aspettativa di vita.
Ancora una volta, come spesso accaduto negli ultimi 30 anni, la classe politica e sindacale ipoteca il futuro delle giovani generazioni, sia con un aumento di costi che con un gigantesco debito futuro che andrà pagato dai figli.
E' una follia collettiva dalla quale dobbiamo uscire quanto prima.
Da segnalare a questo proposito la Manifestazione del 22 settembre a Roma di Decidere.net per chiedere l'aumento dell'età pensionabile.
Noi ci saremo.
Che le tesi sostenute da Magdi Allam risultino indigeste a molti è un fatto che non ha bisogno di conferme, ma che addirittura vi possa essere chi, non avendo nient’altro di meglio da fare, decida di promuovere un appello contro la sua persona, beh… questo francamente è troppo. Nei giorni scorsi, infatti, sull’ultimo numero di «Reset», la rivista diretta da Giancarlo Borsetti, è stato pubblicato un documento, sottoscritto da numerosi studiosi di vaglia, tra i quali Paolo Branca e David Bidussa, Angelo d’Orsi e Ombretta Fumagalli Carulli, Patrizia Valduga ed Enzo Bianchi, estremamente critico nei confronti di «Viva Israele», l’ultimo libro di Magdi Allam, per via della sua «sfrontatezza», per di più «lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale», indice di «un preoccupante imbarbarimento dell’informazione» cagionata, par di capire, dall’attacco molto duro che Allam avrebbe riservato a due docenti universitari italiani.
Sul Corriere del 19 Luglio Pigi Battista, a tal proposito, si è chiesto: "Cosa mai possono concretamente sperare le (così dicono) «centinaia di firme» apposte a un documento che si scaglia contro un libro, quello di Magdi Allam?”. Documento che per di più non confuta nessuna delle tesi contenute in «Viva Israele», ma si limita semplicemente a bersagliarlo “per il solo fatto che esiste” e ad attaccare “il suo autore perché accusato di «tifare» per le ragioni di Israele (e se anche fosse, dov’è il reato, o il peccato?) e per giunta firmato “in gruppo credendo di rafforzare la loro credibilità con il numero delle adesioni e non con la vis persuasiva di un argomento”. “Forse – continua Battista – si vuole indurre l’autore ad abiurare? L’editore a ritirare il volume? I librai a disfarsene?A dichiarare fuori legge un saggio per aver violato chissà quale articolo del codice penale? Oppure, come è più probabile ma non meno inquietante, a rinchiudere il bersaglio di tanta ardente indignazione in un recinto infetto, fare terra bruciata attorno a lui, insomma a procurare un effetto intimidatorio su chi si è macchiato della grave colpa di aver scritto quel libro?”
Anche Il Foglio - il cui direttore è uno che di queste querelle se ne intende – all’argomento vi ha dedicato un editoriale. In esso si legge: “Un appello di duecento intellettuali, pubblicato dal contenitore amatiano Reset, intende screditare Allam e il suo nobile lavoro di sradicamento della cultura della persecuzione dal nostro paese. Criticare un giornalista arabo che ha rotto con l’omertà tribale, venuto in Italia a denunciare l’infiltrazione fondamentalista nelle nostre moschee trasformate in centrali dell’odio, che scrive inni alla dignità della persona contro il negazionismo endemico che assedia come la peste una parte del mondo islamico, mettere in dubbio la sua apologia dell’occidente come destino di libertà, tutto questo è ovviamente lecito e ammissibile. Non lo è mostrificare Magdi Allam. Perché lui non è un analista qualunque, ma un pezzo importante di una guerra culturale che durerà decenni. Forse il gran censore Angelo D’Orsi pensava ad altro all’epoca, ma noi ci ricordiamo il trattamento in occidente dei dissidenti sovietici. E quest’appello ha tutto il sapore dell’umiliazione pubblica leninista”.
Da parte nostra, come Associazione SOL, a Magdi Allam non possiamo che confermare la nostra stima ed esprimergli tutta la nostra solidarietà, riconoscendogli il merito di essere stato l’unico che, pur non essendo né cristiano, né ebreo, ha avuto l’idea di promuovere una manifestazione in difesa della libertà religiosa di tutti noi e nel mondo.
Si invita chiunque volesse manifestare la propria solidarietà al vicedirettore ad personam del Corriere a scrivergli presso il suo forum: www.corriere.it/allam.
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville