Gino

venerdì, 21 dicembre 2007

Buon Natale di Nostro Signore Gesù Cristo

Sì, [questa storia] è accaduta realmente.
Gesù non è un mito, è un uomo fatto carne e sangue,
una presenza tutta reale nella storia.

Possiamo visitare i luoghi e seguire le vie che Egli ha percorso.
Possiamo, per tramite dei testimoni, udire le sue parole.
Egli è morto e risorto…
e i miti hanno aspettato Lui,
in cui il desiderio è diventato realtà.

Benedetto XVI


(Natività di Gerrit van Honthorst)

scritto da: Faramir alle ore 16:36 | link | commenti (13)
categorie: natale, gesu, benedetto xvi

Incrociamo le dita

Sì. Assistendo a certi tristi spettacoli, mi viene da pensare che tutti (ma proprio tutti, eh! politici, magistrati, giornalisti, sindacalisti, fino a noi comuni cittadini) dobbiamo cominciare a darci una calmata se vogliamo uscire dal vicolo cieco in cui ci siamo ficcati.

Ma temo che qualcuno sia pronto a tutto pur di evitare che venga modificato lo status quo.

Dal possibile accordo Veltroni-Berlusconi sulle riforme, al referendum sulla legge elettorale, c'è un gran lavoro dietro le quinte per bloccare quei cambiamenti che potrebbero sbloccare la situazione.

Speriamo che non ci riescano.

scritto da: Faramir alle ore 16:22 | link | commenti
categorie: politica, berlusconi, riforme, uolter veltroni

Aspiranti liberali, ripassate il francese

«La Repubblica laica ha sottostimato l’importanza dell’aspirazione spirituale. Io e il Papa abbiamo la stessa vocazione. La Chiesa è necessaria al nostro futuro». Nicolas Sarkozy fa breccia in Vaticano rievocando «le radici della Francia essenzialmente cristiane» e il «legame indefettibile che dai tempi di Carlo Magno unisce la Francia alla Città Eterna». E poiché «non basta rendere omaggio al passato, per quanto prestigioso esso sia», la sua «missione» a Roma è un «passo che testimonia la fedeltà della Francia alla sua storia e a una delle fonti maggiori della sua civilizzazione». [...]
Una svolta storica per il leader della nazione che, con Giscard d’Estaing, più si è opposta al riferimento alle radici cristiane nel preambolo della Carta Ue. È proprio sul dialogo con la fede e sul contributo che questa può dare alla società che Sarkozy ha giocato la sua giornata tra il Vaticano e il Laterano: «Voglio interpretare la modernità della Francia attraverso la tradizione». Rilancia la «laicità positiva», definizione cara a Ratzinger.  [...]
Nel pomeriggio, ricevuto nella cattedrale di Roma dal cardinale vicario Camillo Ruini, Sarkozy proclama la «libertà di credere o di non credere, di praticare una religione e di cambiarla, di non essere urtato nella propria coscienza da pratiche ostentatorie, libertà per i genitori di far dare ai loro figli un’educazione conforme alle loro convinzioni, libertà di non essere discriminati dall’amministrazione in ragione della propria fede». [...]
Rilevando che la Francia tiene ancora sotto tutela le congregazioni religiose, non riconosce un carattere di culto alle attività caritative della Chiesa, né riconosce il valore dei diplomi rilanciati dagli istituti cattolici, Sarkozy ammette che «questa situazione è dannosa per il nostro paese», in quanto è «evidente come la disaffezione progressiva delle parrocchie rurali, il deserto spirituale delle banlieues non abbiano reso i francesi più felici». E «la laicità non deve essere «negazione del passato» e «non ha il potere di tagliare la Francia dalle sue radici cristiane», sottolinea. Per questo è necessario «tenere insieme i due estremi della catena: assumere le radici cristiane della Francia, e anche valorizzarle, difendendo al tempo stesso la laicità divenuta matura». Anzi, «le diverse religioni e in primo luogo il messaggio cristiano possono «contribuire a illuminare le nostre scelte e costruire il nostro futuro».
[fonte: La Stampa]

Dice bene Davide Rondoni su Avvenire di oggi: "D'ora in poi chi userà il termine laicità opposto a religiosità si qualificherà come un appartenente al passato"... remoto, ci aggiungerei io.


scritto da: Faramir alle ore 13:48 | link | commenti (1)
categorie: religione, libertà, chiesa cattolica, benedetto xvi, laicità, sarkozy
giovedì, 20 dicembre 2007

Storia di un decreto e di una (provvidenziale) caduta

Dopo la proposta di moratoria per l'aborto rilanciata ieri da Giuliano Ferrara ("rilanciata", perché il copyright spetta agli amici di Fratello Embrione), ci sarebbe da studiare una moratoria contro la stupidità.

Infatti, non bisogna archiviare troppo frettolosamente (come qualcuno sta cercando di fare) la grottesca questione del decreto legge sulla sicurezza "farcito" in maniera subdola e maldestra con alcune norme che volevano introdurre il concetto di "orientamento sessuale" nel nostro ordinamento.

Ce lo ricorda oggi Marco Tarquinio, che (dopo le bastonate di ieri alla finanziaria dei coriandoli) anche oggi ha parole molto pesanti per il governo Prodi:

L’ incresciosa vicenda del varo, dello stravolgimento e della deliberata decadenza del "provvedimento due volte sbagliato" – il cosiddetto decreto sicurezza – rappresenta una storia per molti versi esemplare. Che non si dovrebbe tentare di ridurre a poco più di un incidente di procedura. E neanche provare a raccontare come una sorta di casuale terreno di battaglia tra potentati politici in tutt’altre faccende di potere affaccendati. Eppure è proprio questo che sta avvenendo (per rendersene conto bastava sfogliare certi giornali di ieri...). Sembra perciò opportuno offrire, qui, un breve pro-memoria, che fissi i termini – e la gravità – dell’accaduto. A partire dalla sua coda avvelenata, ovvero dall’operazione politica avviata con l’obiettivo di trasformare il testo – discusso eppure coerente – nato sull’onda dell’indignazione per la mortale violenza subita il 30 ottobre a Roma da Giovanna Reggiani nel "veicolo" di un blitz di ben diversa natura.
  Secondo una ricostruzione che circola in Parlamento, che Francesco Verderami ha dettagliato sul "Corriere della Sera" di martedì scorso e che nessuno ha smenti­to, la manomissione del decreto sicurez­za è cominciata tre settimane fa, con una riunione tra un paio di ministri e almeno altrettanti «rappresentanti» politici del­l’associazionismo gay. È in quel vertice, certo lecito e altrettanto certamente ap­partato, che si è organizzato l’inserimen­to nel testo del decreto sicurezza esami­nato dal Senato di un "pacchetto" di sanzioni penali contro idee o azioni eti­chettabili come discriminazioni per «o­rientamento sessuale o identità di gene­re ». Una dizione dirompente
prelevata di peso da un disegno di legge in itinere alla Camera e che poi – con il rimando tatti­co, e infine rivelatosi disastrosamente er­rato, a un trattato europeo – ci si sarebbe acconciati a tradurre provvisoriamente con la più asciutta formula «tendenze sessuali». E una norma che – a uso dei giornali e del grande pubblico – si è subi­to provveduto a ribattezzare «anti-o­mofobia ». Soprattutto uno slogan, per cercare di chiudere la bocca a chi avesse denun­ciato la manovra. Che in realtà, anche in forza della vaghezza della prescrizione, era palesemente congegnata per intro­durre nel nostro ordinamento un nuovo concetto plurale (l’«identità di genere») e un nuovo reato d’opinione (il sostan­ziale divieto di argomentazione critica sull’omosessualità). Due inneschi capa­ci di armare una vera e propria bomba giuridica a frammentazione contro la naturale differenza uomo-donna, che – come si sa – è posta alla base di istituti fondamentali, a partire da quello matri­moniale.
  Un’operazione pesante, insomma. Che avrebbe meritato, da parte dei suoi so­stenitori, una battaglia a motivazioni e bandiere spiegate. Con il coraggio del vi­so aperto: per far capire a tutti – dentro e fuori i palazzi della politica – che cosa c’era in ballo. E cioè non la decisione a proposito di qualcosa su cui è facile con­venire e per il quale è umanamente e ci­vilmente ovvio impegnarsi: la non-di­scriminazione di chiunque, etero od o­mosessuale, quale che sia il colore della sua pelle, comunque viva e preghi. Ma la determinazione a fare norma della 'teo­ria del genere', quella per cui nel legife­rare non bisognerebbe riferirsi più ai due sessi definiti dalla natura, ma a una serie di molteplici – e persino mutevoli – op­zioni sessuali. Un’operazione, invece, dissimulata. Ac­celerata a dismisura, nella distrazione di troppi, dalla blindatura del testo mani­polato che è stata garantita dalla richie­sta di fiducia da parte del governo. E falli­ta miseramente solo per errore. Un grave errore tecnico, che ha vanificato un gra­vissimo errore politico.
  Storia esemplare, davvero. Della quale restano immagini, parole, atti importan­ti. Il "no" di coscienza di Paola Binetti in Senato. L’allarme seriamente preventivo di Marcello Pera sul duplice errore con­tenuto nel decreto. La nettezza del mini­stro Vannino Chiti nel garantire che nel decreto sicurezza che verrà reinventato nei prossimi giorni non ci sarà più quel che mai avrebbe dovuto esserci.


PS: vi consiglio caldamente la lettura dell'articolo di Verderami, soprattutto la fine, quando parla di "nomine". Un "vizietto" che Prodi e compagni coltivano con metodica scrupolosità.

scritto da: Faramir alle ore 16:52 | link | commenti (1)
categorie: politica, omosessualità

Viva l'Elefantino!

Ce ne vuole di coraggio per fare pubblicamente certe proposte, esponendosi alla saccente irrisione degli intellettualucoli nostrani (spesso noti soprattutto in quanto "figli di papà") e compagnia danzante politicamente corretta, nonché moralmente e antropologicamente superiore.

Aderisco convintamente e ringrazio di cuore.
Avanti così!

Segnalo anche una intervista a Giuliano Ferrara e l'editoriale di Marina Corradi su Avvenire di oggi, che cito di seguito:

[...] È di que­sti giorni, a Milano, la notizia delle dimissioni della storica presidente del centro di aiuto alla vita della Clinica Man­giagalli. Paola Bonzi, la donna che nel 1984 fondò nella maggiore Maternità milanese un luogo per aiutare le donne disposte a discu­tere la decisione di a­bortire, getta la spugna per protesta: non ha più fondi per andare avanti. Cosa è successo? Due anni fa l’allora primario Giorgio Pardi – ai tempi, autore del primo a­borto legale a Milano – si rese conto di come il target delle donne che abortiscono fosse cambiato, da quel lontano 1978. Negli anni Settanta, femministe e borghesi; oggi, all’80% extracomunitarie che rinunciano al figlio per non perdere un lavoro in nero. Pardi si spese – prima di morire all’improvviso, pochi mesi fa – perché tutte le donne che andavano a a­bortire in via Commenda venissero a cono­scenza del Cav. Così in due anni l’utenza è au­mentata dell’83%. Solo nel 2006, 833 bambi­ni sono nati grazie all’aiuto del centro. Alle lo­ro madri sono stati distribuiti 604 mila euro per sostenerle nei mesi della gravidanza.
  Bene, ma: troppe madri e troppi bambini, o­ra i soldi sono finiti. In Comune, An vorrebbe stanziare 200mila euro per il Cav, ma i radi­cali sono andati su tutte le furie. Soldi a un Centro di aiuto alla vita? Mai.
  E tutto questo per dire che la moratoria sull’a­borto deve cominciare dalla applicazione pie­na della 194. Il Cav della Mangiagalli è un «con­sultorio familiare accreditato», di quelli cui l’ar­ticolo 5 della legge assegna il compito di «ri­muovere le cause» che portano la donna al­l’interruzione della gravidanza, «di promuo­vere ogni intervento atto a sostenerla» ,«sia du­rante la gravidanza che dopo il parto». Questa è, semplicemente, la legge. I fondi per queste attività non sono elemosine da domandare, devono essere garantiti, se la legge li prevede. Una moratoria per l’aborto, bellissimo. Forse meno
politically correct che contro la pena di morte, non piacerà ai radical chic, nei quar­tieri alti, alle femministe invecchiate che non si riconoscono in quelle poveracce romene che se appena hanno i soldi per mangiare, il bambino se lo tengono.
  Ma che questa 'moratoria' sia una cosa con­creta. Che i consultori propongano davvero un’alternativa. Che ci si domandi che segno è, quest’impennata di domande di aiuto nel­la prima Maternità del Nord – e se davvero non fare un figlio è ancora e sempre una scel­ta. E quanti figli si salvano, se tra tante porte
chiuse se ne trova almeno una aperta.


Finanziaria carnevalesca

Ha un bel dire il ministro TPS che «Nessuno stravolgimento è avvenuto al testo della Finanziaria durante l'iter in Parlamento. Anzi l'impatto sui conti pubblici, e in particolare sul deficit, è migliorato...».

Di sicuro non ha convinto il sen. Dini: legge finanziaria? «È dannosa per l’economia del Paese. I nostri avvertimenti sono finiti. Se succede qualcosa, nessuno ci può chiamare “traditori”».
(Interessanti anche altri commenti di Dini: Decreto sicurezza? «Dilettantismo al governo». Generale Speciale e spoil system? «Questo governo è vorace di posti, vedrà in aprile».)

Ma nemmeno l'editorialista Marco Tarquinio, che su Avvenire di ieri aveva gioco facile nel rilevare come "nell’andirivieni tra Camera e Senato, gli argini hanno ceduto e impieghi e spese si sono gonfiati di quasi il 53 per cento", ovvero dai 10,7 miliardi di euro iniziali ai 16,33 miliardi stabiliti dall'ultimo passaggio alla Camera.

L'analisi di Tarquinio va giù piuttosto pesante (almeno stando agli standard molto "sobri" degli editoriali di Avvenire):

[...] Visto e considerato che al ministero dell’Economia nessun guardiano dei conti si sta stracciando pubblicamente le vesti per quanto accaduto, è evidente che si era messo in qualche modo in preventivo di arrivare a queste quote d’impegno finanziario. E, magari, lo si è fatto nella consapevolezza dello strepitoso andamento delle entrate fiscali, che anche ieri hanno consegnato agli annali e, soprattutto, alle casse pubbliche nuovi dati record. Un fiume di soldi in ingresso, un fiume di soldi in uscita. Ma – ecco la domanda – per fare che cosa di tangibilmente e memorabilmente utile?
  Una massa di manovra aggiuntiva da cinque miliardi e seicentrenta milioni di euro meritava, certamente, di essere impiegata con coraggio e lungimiranza. E invece, carte alla mano, ci ritroviamo a ragionare su una Finanziaria che sembra aver trovato e impiegato il suo cospicuo 'tesoretto' quasi per caso. E comunque, certamente, caso per caso. All’insegna di quelle «politiche-coriandolo» che su queste colonne Francesco Riccardi, già a fine ottobre, aveva analizzato con preoccupazione.
  Una manciata di coriandoli può strappare un sorriso, ma non offre vera allegria. E tante, troppe, famiglie italiane faticano a essere allegre anche in questa vigilia di Natale. E magari non lo sono perché si continua a legiferare come se quel che viene predisposto – e giustamente! – per i più poveri sia automaticamente anche di sostegno per la famiglia, che s’affanna a far quadrare i conti eppure resta il primo baluardo della solidarietà e il primo rimedio alla caduta nella povertà. I due piani sono ovviamente complementari, ma anche nettamente diversi. E con cinque miliardi e seicentotrenta milioni di euro si poteva ben cominciare a lasciare un profondo e duraturo segno di svolta nella politiche per i nuclei con figli.
  Forse non fino al punto di avviare quel «quoziente familiare» che tanto bene sta funzionando Oltralpe e che di troppo pochi estimatori gode nell’attuale maggioranza di governo, ma almeno per materializzare – e persino migliorare, depurandolo d’ogni impaccio ideologico – il progetto dell’«assegno da 2.500 euro a figlio» delineato alla Conferenza nazionale sulla famiglia di Firenze. Quel progetto per il quale il ministro Padoa­Schioppa assicurò, annuendo con testa e voce, in una conferenza stampa immortalata dalle telecamere di tutti i tg, che «i soldi c’erano». Ora sappiamo che diceva la verità. I soldi c’erano, ed erano pure tanti. Ma, in tanti rivoli, sono finiti altrove.

Sì, TPS ha detto la verità sul fatto che c'erano i soldi, ma ha detto molte bugie su come li volevano impiegare.

scritto da: Faramir alle ore 15:45 | link | commenti (1)
categorie: politica, economia
martedì, 18 dicembre 2007

Caos totale

Dopo l'ennesima figuraccia del ministro TPS, bacchettato dal Tar anche per la vicenda del generale Speciale, adesso arriva pure la retromarcia sul decreto legge in materia di sicurezza che aveva suscitato mille polemiche a causa del pasticcio sulla norma "anti-omofobia" (per non dire del linciaggio morale da parte dei "democratici" del Pd ai danni della senatrice Binetti, tra il silenzio imbarazzato di molti "cattolici democratici"... mentre altri avrebbero volentieri contribuito alla cacciata della Binetti).

Quanto ancora dovremo sopportare?

scritto da: Faramir alle ore 18:27 | link | commenti (4)
categorie: politica
venerdì, 14 dicembre 2007

Promemoria pro-Presepe

Mi associo a questa lodevole iniziativa.


Perchè fare il presepe a scuola fa bene a tutti gli studenti

1. La conoscenza reciproca alimenta il dialogo e il rispetto. Gli studenti immigrati di religione non cristiana vengono rispettati di più se noi non cancelliamo i simboli della nostra tradizione e della religione storicamente maggioritaria nel nostro Paese e non li priviamo della possibilità di conoscere un pezzo della storia e della cultura del Paese nel quale vivono e del quale un domani potrebbero diventare cittadini.

2. I musulmani non sono offesi dalla celebrazione del Natale. Al contrario, il Natale ha le caratteristiche per essere una festa condivisa, in quanto l'Islam venera Maria e considera Gesù l’ultimo profeta prima di Maometto. In numerosi Paesi a maggioranza islamica, il Natale (cattolico o ortodosso) è considerato festa nazionale.

3. “Rispettare” gli studenti immigrati non cristiani non può significare discriminare quelli cristiani. Non è corretto discriminare i molti studenti immigrati di religione cattolica o più in generale cristiana, impedendo loro di festeggiare a scuola il Natale. D’altronde essi potrebbero arricchire la nostra cultura, “insegnandoci” il modo in cui il Natale viene festeggiato nei loro Paesi d’origine.

4. Non si può “tutelare” la minoranza limitando i diritti della maggioranza. Vivere in una società multiculturale non comporta le necessità di rendere i bambini italiani “orfani” della loro origine, privandoli della possibilità di conoscere un simbolo della storia religiosa, culturale, artistica, popolare italiana. Rispettare le diversità non significa negare le differenze ma imparare a farle convivere in armonia e rispetto.

5. Natale è la festa che ricorda l’evento storico della nascita di Gesù Cristo. Questo evento sta alla radice della nostra civiltà al punto tale che noi contiamo gli anni a partire da esso. A prescindere dall’adesione alla religione cattolica, negare il Natale di Gesù significa negare l’origine della nostra civiltà. E’ un atto violento: non a caso furono i nazisti i primi a sostituire il Natale con la Festa della Luce.

6. Fare il presepe in classe non impone a nessun bambino di diventare cristiano. Il presepe è  simbolo di amore e di accoglienza, segno di pace e di fratellanza universale. memoria del sorgere del cristianesimo, religione del nostro paese e fondamento dei valori universali propri di ogni essere umano: libertà, uguaglianza, pari dignità tra uomo e donna. Sono le basi su cui costruire una integrazione autentica, basata sul rispetto reciproco.

7. La laicità è un metodo, non è un contenuto. Essere laici non significa essere anticristiani ma  approcciare in modo ragionevole la realtà e impedire che una posizione prevalga in modo violento sulle altre. La vera laicità include, non esclude, apre al confronto, non chiude fuori dalla porta culture, religioni, tradizioni ma ne valorizza il meglio.

8. La “neutralità religiosa” offende tutti. Se si toglie dalla scuola il presepe e il riferimento alla nascita di Gesù, per logica conseguenza va tolto ogni riferimento a ricorrenze come il Ramadan o Halloween (è la contrazione di All Hallows Eve che significa "vigilia di Tutti i Santi", la Festa di tutti i Santi); senza dimenticare che lo stesso “laico” Babbo Natale, che in molte scuole porta i doni “al posto” di Gesù Bambino, in realtà è Santa Klaus, cioè San Nicola.

9. Tolto il presepe, Natale rimane esclusivamente una festa del consumismo, fatta di regali e di abbuffate, priva di valori e di insegnamenti. E’ a questo che vogliamo educare gli studenti delle nostre scuole?


scritto da: Faramir alle ore 13:21 | link | commenti (7)
categorie: scuola, natale, laicità, integrazione
giovedì, 13 dicembre 2007

Meritocrazia: a Roma si parla, in Lombardia si fa

Più soldi agli infermieri, accordo Regione-sindacati
Gli aumenti in busta paga legati al raggiungimento di specifici obiettivi

Busta paga più pesante nel 2008 per gli infermieri lombardi. Infatti Regione Lombardia ha messo a disposizione 40 milioni di euro di proprie risorse aggiuntive (che si sommano ai 60 milioni già stanziati in precedenza) per aumentare la quota annua di stipendio contrattabile a livello regionale, che passa così da 640 euro annui uguali per tutti a cifre che possono raggiungere i 1.250 euro.
Gli aumenti sono legati al raggiungimento di specifici obiettivi.

Un accordo in tal senso è stato siglato tra Regione e organizzazioni sindacali dal presidente Roberto Formigoni, affiancato dall'assessore alla Sanità, Luciano Bresciani, e dai tre segretari regionali di Cgil (Susanna Camusso), Cisl (Carlo Borio) e Uil (Walter Galbusera). [...]

"Si tratta di un accordo senza precedenti in Italia - ha commentato Formigoni - finalizzato a promuovere e valorizzare le specifiche professionalità, anche in risposta al grave problema della carenza di personale infermieristico negli ospedali".
"Un accordo - ha aggiunto Formigoni - che individua obiettivi di qualità che abbiano ricadute positive e concrete sull'intera collettività, come ad esempio il miglioramento dei servizi, la semplificazione dell'accesso da parte dei cittadini ai servizi stessi, l'appropriatezza delle prestazioni, la formazione dei nuovi assunti".
"La firma di questa intesa - ha detto ancora il presidente - deve costituire infine una spinta per i Ministeri competenti ad affrontare in maniera seria e sistematica il problema della carenza di infermieri in Lombardia".

Formigoni ha anche auspicato "una rapida benché ormai tardiva" conclusione delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale, in questo facendo proprio lo stesso auspicio dei sindacalisti presenti.
Soddisfatto l'assessore alla Sanità, Luciano Bresciani, secondo il quale "con questo accordo la Regione Lombardia ha dimostrato ancora una volta di saper arrivare là dove gli altri non arrivano".
Gli aumenti medi stabiliti rappresentano circa il 50% in più di quanto richiesto dai sindacati nella trattativa in corso a livello nazionale per il rinnovo del contratto.

(fonte)

scritto da: Faramir alle ore 17:11 | link | commenti
categorie: lombardia, sanita, meritocrazia

Agenda Rep.

[...] Del resto, è notorio che i leader politici simpatici a Repubblica cercano di convincere gli avversari a passare dalla loro parte promettendo loro che nella prossima legislatura non conteranno un cazzo. Ed è altrettanto risaputo che se gli atti secretati li pubblica la concorrenza ci troviamo in un Paese a rischio, se li pubblica D’Avanzo siamo di fronte al meritorio atto di responsabilità di una inflessibile e coraggiosa sentinella della democrazia.

Se a tutto ciò si aggiunge la “preveggenza” della senatrice diessina Anna Finocchiaro, che in sede di dibattito sulla Finanziaria aveva interpretato il trailer di questa nuova commedia all’italiana scodellata dal quotidiano di Ezio Mauro, il quadro è completo. [...]

(Fonte: L'Occidentale)

Poi se la prendono se qualcuno insinua che i Pm pendono dalle labbra di Prodi & C. e che nelle procure l'agenda la stabilisce la redazione di Repubblica...

scritto da: Faramir alle ore 16:52 | link | commenti (2)
categorie: politica, giustizia, sinistra, giornalismo alle vongole

Santa Claus Is Coming to Town

Avvistata slitta trainata da renne sopra Napoli...

"I due pm di Napoli sono finiti sui giornali (e che giornali!). E' arrivato Babbo Natale anche per loro. D'Avanzo si può togliere la barba bianca. [...]"
(Peppino Caldarola)

You better watch out
You better not cry
Better not pout
I'm telling you why
Santa Claus is coming to town

He's making a list,
And checking it twice;
Gonna find out Who's naughty and nice.
Santa Claus is coming to town

He sees you when you're sleeping
He knows when you're awake
He knows if you've been bad or good
So be good for goodness sake!

O! You better watch out!


Sì, guardate fuori dalla finestra (che qualcuno potrebbe stare là ad origliare), ma soprattutto state attenti a quello che dite al telefono, o potreste finire sulla lista dei "cattivi"... non quella di Babbo Natale, però.
Già. Non c'è solo lui che si diverte a controllare quando dormite o quando siete svegli...


scritto da: Faramir alle ore 16:11 | link | commenti
categorie: politica, giustizia, sinistra, satira, giornalismo alle vongole
mercoledì, 12 dicembre 2007

Colpa di Berlusconi?

Su questo blocco degli autotrasportatori, che sta mettendo in ginocchio il Paese, ci sarebbero tante cose da dire, ma per evitare l'accusa di fare "sterili strumentalizzazioni polemiche a scopo di propaganda politica" ci tengo a sottolineare che - ovviamente - la colpa della situazione attuale (dopo oltre un anno e mezzo di governo Prodi) è esclusivamente del precedente governo Berlusconi... come al solito.

PS: caso mai qualcuno avesse dei dubbi, questo è un post ironico... ridiamo per non piangere.

scritto da: Faramir alle ore 10:21 | link | commenti (3)
categorie: politica, satira

Requiem per il 5 per mille

A quegli amici che lavorano nel settore non profit e che hanno votato per Prodi, vorrei chiedere, "pacatamente... serenamente"... avete voluto un governo che è un monumento vivente allo statalismo, pieno zeppo di comunisti, ex-comunisti, post-comunisti, ecc. che non sanno nemmeno cosa significa il termine "sussidiarietà" (e se lo sanno fanno finta di niente)?

E allora... di cosa vi lamentate adesso?

scritto da: Faramir alle ore 10:16 | link | commenti (2)
categorie: politica, sinistra, terzo settore, solidarietà, sussidiarietà
martedì, 04 dicembre 2007

Figure di m... a raffica

Mi riferisco alle goffe giravolte prodiane, comici tentativi di camuffare l'agonia del governo, e all'ennesima bacchettata ricevuta dal ministro TPS.

Avete presente come si contorce una lucertola colpita a morte, prima di schiattare?
E' quello a cui penso quando assisto a certi teatrini.

(Grazie al sempre puntuale Fausto Carioti, del quale consiglio anche i post su Ratzinger vs Onu e sulla Hollywood anticristiana)

 


scritto da: Faramir alle ore 17:08 | link | commenti
categorie: prodi, rai , partito democratico, uolter veltroni
lunedì, 03 dicembre 2007

La Speranza è l'ultima a morire...

Così almeno si usa dire... anche se per un cristiano la Speranza non muore mai.

Quello che si continua a sperare è che anche i non cristiani imparino a leggere le encicliche papali senza paraocchi fatti di pregiudizi ideologici. E soprattutto, dopo averle lette, facciano uno sforzo per capirle.

Anche questa volta le reazioni stizzite - quando non furibonde: come osa costui criticare, oltre al marxismo, il "Sacro Illuminismo"? - non potevano mancare.

Ma - consoliamoci - si trova anche qualche analisi intelligente e "open minded":

Testo coraggioso e sorprendente, quello dell’enciclica Spe Salvi dedicato alla speranza. Coraggioso, perché parla ad un’umanità sazia e disperata nella propria pienezza; sorprendente perché svela un lato del Pontefice molto riservato e raramente esibito ai media. Joseph Ratzinger stupisce: perché, sia pure nella pacatezza dell’esposizione, mostra di essere fratello di ogni uomo e ogni lettore, con le sue attese e speranze. Sia pure testimoniando, ovviamente, il valore cristiano della speranza. L’enciclica tocca alcuni temi e altri ne prefigura. Possiamo individuare alcune linee guida: ... [continua>>]
(Antonino D'Anna, su Affaritaliani)

 


scritto da: Faramir alle ore 17:00 | link | commenti (3)
categorie: chiesa cattolica, benedetto xvi

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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