Gino

sabato, 30 agosto 2008

La sindrome di Stoccolma del Pd

Sembra che nel Pd continui ad andare di moda il "facciamoci del male"...

"[...] Il problema è se sia giusto tollerare che uno strumento d’indagine destinato a favorire la ricerca della verità venga usato per seminare dubbi, alimentare chiacchiere e attizzare polemiche. I magistrati avrebbero dovuto preoccuparsene per primi e trovare rimedi anche sul piano organizzativo e amministrativo. Se non lo hanno fatto, tocca alla politica con una legge che, in linea di principio, non è difficile immaginare e scrivere. Ma tutto diventa terribilmente complicato se la classe politica preferisce servirsi di questi incidenti soprattutto per colpire l’avversario o speculare sulle sue intenzioni. La responsabilità in questo caso mi sembra essere soprattutto dell’opposizione. Anziché dirsi pronta a discutere con la maggioranza il tenore della legge, la sinistra ha preferito sospettare in questa «fuga» un’operazione diretta a favorire i disegni del governo.

Lo stesso Prodi, dicendosi indifferente alla pubblicazione delle intercettazioni, ha dato la sensazione di volere svalutare i sentimenti di solidarietà offerti da Berlusconi. Ma questo è un problema nazionale che occorre affrontare con serietà e senza secondi fini. L’opposizione troverà altri temi su cui dissentire dal governo e fare le proprie battaglie. Sul problema delle intercettazioni ha il dovere di lavorare in Parlamento per una legge che spenga le luci accese su questo brutto reality show."
(
Sergio Romano, Corriere della Sera)

"[...] È il leader dell’Italia dei Valori ad apprezzare dalla «Festa democratica » di Firenze il fatto che il fondatore dell’Ulivo non sia «caduto nel trabocchetto della solidarietà di Berlusconi». Ma Di Pietro va oltre. Coglie al volo l’episodio per rafforzare l’ipoteca negativa su qualunque dialogo col governo. Bacchetta il Pd per non avere appoggiato i suoi referendum sulla giustizia.

Evoca i fantasmi della P2 di Licio Gelli, definendo Berlusconi l’esecutore del suo progetto contro la magistratura. Mostrando una fiducia assai limitata nelle capacità negoziali alleate, aggiunge che se l’opposizione trattasse col premier, farebbe come «l’agnello che si siede a tavola col lupo». Sono le premesse di uno scontro che scomunica qualunque confronto con la maggioranza di governo. E può risucchiare il centrosinistra in un bunker antiberlusconiano rassicurante ma anche senza via d’uscita. La difesa dei giudici contro quelli che vengono visti solo come progetti di normalizzazione, finisce per apparire un obiettivo limitato, quasi di ripiego: soprattutto nel momento in cui vicende come Alitalia mostrano la capacità del governo di calamitare pezzi importanti del mondo imprenditoriale.

Il Pd sembra irretito da un centrodestra capace di decisioni magari controverse sul piano economico, ma paganti su quello politico e del consenso. Per Rosy Bindi, «Berlusconi ha conquistato mente, cuore degli italiani, e quindi si deve fare un lavoro culturale di lungo periodo». Ma per il momento non ce n’è traccia. Il centrosinistra tende a ripiegarsi su se stesso, coltivando i pregiudizi più logori contro il premier. Il risultato è di aggravare la subalternità non solo al berlusconismo, ma ad un Di Pietro che incalza e alza la posta: una deriva culturale destinata a trascinare l’opposizione su terreni sempre più impervi e minoritari; e foriera di ulteriori ritardi e di nuove delusioni."
(Massimo Franco, Corriere della Sera)

Eppure anche da quelle parti ci sono segni di "vita intelligente": Luciano Violante, Antonio Polito... perfino il quotidiano Europa.
Purtroppo sempre più "minoranza nella minoranza", ma qualche flebile speranza resta.


venerdì, 29 agosto 2008

Quelli moralmente superiori...

Quelli con il complesso di superiorità morale-antropologica... quelli del "rispetto delle regole innanzitutto"... quelli che un giorno sì e l'altro pure tiravano fuori "la questione morale"...

(AGI) - Firenze, 29 ago. - Multato perche' viaggiava contromano, nei pressi dell'ingresso della festa nazionale del Pd, in corso Firenze e su una Vespa non revisionata, che i vigili urbani gli hanno sequestrato. Niente di eccezionale, se non si trattasse del segretario toscano del Pd, Andrea Manciulli. Che, forse, non volendo essere da meno del Presidente Fini in immersione a Giannutri, l'ha presa con filosofia. ''Giustamente - ha commentato stamani Manciulli in una nota - mi sono state fatte due contravvenzioni che, come risulta dai verbali, non ho contestato e che ho gia' provveduto a pagare. Senza la Vespa, in questi giorni, dovro' andare a piedi alla Fortezza alla Festa del PD: ma, visto che sono un po' grassottello, camminare un po' non potra' che farmi bene''.

Niente di drammatico, ovviamente. Può capitare a tutti di fare un errore o di dimenticarsi la data della revisione.
Immaginatevi, però, cosa avrebbero detto se fosse successo a un dirigente del PdL...


scritto da: Faramir alle ore 17:50 | link | commenti (4)
categorie: sinistra

Uno sguardo verso Est

[post rivisto e corretto per essere pubblicato su Samizdatonline. Non è detto che sia la versione definitiva...]

Difficile immaginare fino a che punto si spingerà la Russia nel tentativo di riconquistare un ruolo di egemonia - quantomeno regionale - e di "vendicare" la sconfitta subita nella Guerra fredda.
Ancora più arduo capire se la Nato, e soprattutto l'UE, sono pronti a prendere delle contromisure che vadano oltre le generiche condanne.

"Oggi la Georgia potrà anche apparire lontana e, magari, cinicamente sacrificabile alla continuità nei rifornimenti di gas e petrolio russi. Ma che faremmo se una crisi analoga dovesse ripetersi in Ucraina, o se le minoranze russe nei Paesi baltici dovessero pensare di poter chiedere la protezione di Mosca?"
(
Vittorio Parsi, Avvenire, 13-8-2008)

L'incertezza è aumentata dal fatto che la situazione attuale è estremamente dinamica e non esistono regole codificate e accettate da tutte le parti. Non è certo il caso di rimpiangere i tempi della "cortina di ferro", ma occorre essere consapevoli dei rischi per poterli affrontare.
La storia insegna che essere remissivi con i prepotenti è una tattica che non paga. Quindi c'è da sperare che Usa ed Ue sappiano trovare le parole e gli argomenti giusti per riportare alla ragionevolezza la Russia. La quale forse si rende conto di aver fatto un passo avventato, ritrovandosi ora isolata. Anche
Cina e India si guardano dall'assecondarla, nel timore che i propri focolai indipendentisti interni (Tibet, Kashmir, ecc.) riesplodano.

Ci preme richiamare l'appello lanciato domenica scorsa da Benedetto XVI, che constatando "con amarezza, il rischio di un progressivo deterioramento di quel clima di fiducia e di collaborazione tra le Nazioni che dovrebbe invece caratterizzarne i rapporti", invitava ad "approfondire la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, che in ultima istanza è un destino trascendente (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2006, n. 6), per scongiurare il ritorno a contrapposizioni nazionalistiche che tanto tragiche conseguenze hanno prodotto in altre stagioni storiche. [...] non bisogna cedere al pessimismo! Occorre piuttosto impegnarsi attivamente affinché venga respinta la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi. La violenza va ripudiata! La forza morale del diritto, trattative eque e trasparenti per dirimere le controversie, a partire da quelle legate al rapporto tra integrità territoriale e autodeterminazione dei popoli, fedeltà alla parola data, ricerca del bene comune: ecco alcune delle principali strade da percorrere, con tenacia e creatività, per costruire relazioni feconde e sincere e per assicurare alle presenti e alle future generazioni tempi di concordia e di progresso morale e civile!"

Infatti, fino a quando il criterio è il "potere", non si può arrivare che alla guerra; mentre dove il criterio è la comune dignità di figli, scoppia solamente la pace, la costruzione e la comunione fra opposti.

Riferimenti:
Angelus di domenica 24 agosto
L’autodeterminazione? Maschera per altri obiettivi (Vittorio Parsi)
La Russia sfrontata, la Georgia e il declino del coraggio (Bernard-Henry Lévi) 
Mosca cerca appoggi sulla Georgia, ma Cina e India temono il separatismo (AsiaNews)
Il ricatto del gas russo (Fausto Carioti)
Nei campi della morte della nuova Cecenia (Bernard-Henry Lévi)
La gelida logica degli «Zar» sfida l'Occidente (Vittorio Parsi)
Mosca vuole tornare superpotenza (Vittorio Parsi)
Putin alla guerra per il monopolio del gas(Fausto Carioti)


giovedì, 28 agosto 2008

Tutte le persecuzioni dei cristiani nel mondo

Piero Gheddo   
il Giornale, 27 ago 2008

L’India è lo specchio del mondo. Quello che accade qui vale anche altrove. Accade in Pakistan, Iran, Arabia Saudita, Algeria. Sudan, ultimamente anche in Egitto. È un attacco pesante, che ha radici forti e non risparmia nessuno.

Le comunità cristiane locali danno fastidio perché con la loro stessa esistenza diffondono una religione, una cultura e un sistema di vita fondati sul valore assoluto della persona umana, quindi sulla libertà, l’eguaglianza di tutti di fronte allo Stato, la donna con gli stessi diritti dell'uomo, la democrazia, la giustizia sociale.
Ecco perché le persecuzioni anti-cristiane dovrebbero interessare molto di più giornali, televisione, programmi culturali e università. Questa violenza non riguarda solo una religione, quella cristiana, ma un intero sistema di valori, visto che il cristianesimo è alla radice del nostro modo di vita occidentale. Non illudiamoci, oggi la persecuzione anti-cristiana è contro l'Occidente democratico e dei diritti dell'uomo e della donna. Se nei Paesi altri risultassero vincenti l’ideologia indutva e il fondamentalismo islamico, o anche il comunismo del boom economico di Cina e Vietnam, sarebbe in pericolo non il cristianesimo (noi crediamo per fede che non corre questo rischio), ma l’Occidente stesso. È questo il problema. Questo è il dramma.
L’indutva, cioè l’ideologia religioso-culturale-politica del nazionalismo indiano, ha molte radici tra cui anche quella religiosa e non è facile per il Paese liberarsene. E la cronaca lo conferma. Il fatto grave degli assalti ai cristiani nello stato di Orissa è la continuità di queste manifestazioni d’intolleranza indù, strumentalizzata dal Bharatiya Party, verso le minoranze religiose: i musulmani (circa il 13% degli indiani), ma questi rispondono colpo su colpo, mentre i cristiani (2,5%) si difendono, ma senza odio e senza sentimenti di vendetta e di rivalsa.
L’opinione pubblica occidentale è abituata a pensare che i cristiani sono perseguitati soprattutto nei Paesi islamici o a regime comunista. Ma sta venendo alla ribalta il fondamentalismo indù, che le autorità di un Paese democratico come l’India tollerano o non riescono a dominare. Quel che preoccupa la Chiesa indiana, e dovrebbe ottenere maggior attenzione nei mass media occidentali, non sono i singoli casi di persecuzione, ma l’atmosfera generale d'intolleranza che sta crescendo nei confronti dei cristiani. È bene anche conoscere i motivi di questa persecuzione. Un volantino, distribuito a Bangalore nel Natale 2007 elenca i «crimini» dei cristiani: trattare tutti allo stesso modo, educazione delle donne, rifiuto del sistema delle caste. Nel testo, firmato da gruppi nazionalisti indù, si legge che i cristiani dello Stato meridionale del Karnataka «devono abbandonare immediatamente il territorio indiano, oppure tornare alla religione madre dell'induismo». Altrimenti «dovranno essere uccisi da tutti i bravi indiani». In questo elenco dei «crimini» cristiani manca il principale. Le chiese, le loro scuole e opere di promozione umana, lavorano soprattutto fra i più poveri, che sono i «paria» (fuori casta), circa 130 milioni su un miliardo e 60 milioni, ancor oggi discriminati. Grazie alle scuole missionarie si è creata nei «paria» una coscienza nuova dei loro diritti e questo dà fastidio sia ai rigidi custodi della tradizione religiosa (che considera i paria «intoccabili» per motivazioni religiose), sia a tutti quelli (specie proprietari terrieri) che li hanno sempre considerati come servi della gleba.
È questo che fa paura: la libertà cristiana e occidentale.

Vedi anche:
Se gli indù massacrano cristiani, è una notizia.Se i musulmani massacrano cristiani,non se ne parla


scritto da: Faramir alle ore 10:01 | link | commenti (1)
categorie: india, libertà, chiesa cattolica, fondamentalismo
mercoledì, 27 agosto 2008

Vivere senza menzogna. Solženicyn

Se passate dal Meeting di Rimini, non mancate di visitare questa mostra (padiglione B5):

L’idea di una mostra su Aleksandr Solženicyn nasce a settembre 2007 insieme alla Fondazione Russia Cristiana e alla Fondazione Solženicyn di Mosca. Dopo la recente scomparsa dello scrittore la mostra diventa un’occasione ancora più importante per tutti coloro che desidereranno conoscere la figura di uno dei più importanti scrittori mondiali, che attraverso la sua vita, la sua storia e la sua opera, testimonia la libertà irriducibile di ogni uomo.

L’uomo nuovo, l’homo sovieticus, era l’obiettivo primario del regime in URSS, era la posta in gioco che superava ogni traguardo politico, ogni progetto di trasformazione economica. Un obiettivo determinato in tutto dal nuovo Padrone del mondo, l’ideologia.
La storia di Aleksandr Solženicyn è il simbolo della lotta che da sempre si ingaggia tra ogni «io» umano che prenda coscienza di sé, della propria irriducibile identità personale e di popolo, e il «male anonimo» che vorrebbe svuotarlo della sua libertà e responsabilità. È questo il messaggio centrale che ci viene da Arcipelago GULag, un libro centrato sulla memoria, concepito e scritto come testimonianza gigantesca, corale dei destini di un intero popolo.
«Chiuda pure il libro a questo punto il lettore che si aspetta di trovarvi una rivelazione politica. Se fosse così semplice! se da una parte ci fossero uomini neri che tramano malignamente opere nere e bastasse distinguerli dagli altri e distruggerli! Ma la linea che separa il bene dal male attraversa il cuore di ognuno. Chi distruggerebbe un pezzo del proprio cuore? Nel corso della vita di un cuore quella linea si sposta, ora sospinta dal gioioso male, ora liberando il posto per il bene che fiorisce. Il medesimo uomo diventa, in età differenti, in differenti situazioni, completamente un’altra persona. Ora è vicino al diavolo, ora è vicino al santo. Ma il suo nome non cambia e noi gli ascriviamo tutto. Ci fermiamo stupefatti davanti alla fossa nella quale eravamo lì lì per spingere i nostri avversari: è puro caso se i boia non siamo noi, ma loro».
Un’affermazione che Solženicyn fa in termini dolorosi, personali, ricordando di essere passato lui stesso dal primitivo entusiasmo rivoluzionario, attraverso una serie di delusioni e distruzioni («Da dove viene questa razza di lupi nel nostro popolo?»), per giungere fino alla riscoperta del reale che prelude a una possibilità di rinascita: «Se la mia vita avesse preso una piega diversa, non sarei diventato un boia anch’io? È una domanda paurosa, se si vuole rispondere onestamente».
Il «vivere senza menzogna» che Solženicyn aveva riscoperto per sé nel lager, e che lancia come una sfida alla sua gente (in uno scritto che vede la luce nel 1973, all’indomani del suo arresto, quando il KGB scopre il dattiloscritto di Arcipelago GULag), non è un proclama etico, ma l’esigenza umana insopprimibile di essere se stessi, di vivere da uomini, «assumendo finalmente la propria posizione congenita», legata alla dimensione e al desiderio infinito del cuore umano che si rivelano in maniera indiscutibile là dove l’uomo patisce la suprema negazione:
«In genere, cercate di capire e di riferire a chi di dovere più in alto, che voi siete forti soltanto nella misura in cui non togliete agli uomini tutto. Ma un uomo a cui avete tolto tutto non è più in vostro potere, è di nuovo libero».
La mostra, che presenta materiali fotografici inediti, audiovisivi, autografi gentilmente messi a disposizione dalla Fondazione Solženicyn, si organizza in due sezioni principali: la prima, di carattere storico-biografico, ripercorre la storia personale di Solženicyn e quella del popolo russo; la seconda attinge dai grandi romanzi dello scrittore (da Una giornata di Ivan Denisovič a La casa di Matrjona a Primo cerchio e a Divisione cancro).

A cura di: Fondazione Russia Cristiana
Con la collaborazione di: Fondazione Solženicyn di Mosca.

Mostra itinerante:

 Clicca qui per informazioni sulle mostre itineranti


scritto da: Faramir alle ore 22:54 | link | commenti (1)
categorie: comunismo, storia, samizdat
martedì, 26 agosto 2008

«Grazie di esistere»

Il Meeting 2008 è iniziato... e mi dispiace proprio di non poterci essere per cause di forza maggiore.

L'apertura del cardinal Bagnasco lascia ben sperare:

«Oggi, come in altri periodi della storia, si vuole che la Chiesa rimanga in chiesa. Il culto e la carità sono apprezzati anche dalla mentalità laicista: in fondo — si pensa — la preghiera non fa male a nessuno e la carità fa bene a tutti. Si vorrebbe negare la dimensione pubblica della fede concedendone la possibilità in privato. A tutti si riconosce come sacra la libertà di coscienza, ma dai cattolici a volte si pretende che essi prescindano dalla fede che forma la loro coscienza».

Stay tuned!


scritto da: Faramir alle ore 00:40 | link | commenti
categorie: fede, libertà, chiesa cattolica, meeting
sabato, 23 agosto 2008

I finti problemi della sicurezza

Secondo Famiglia Cristiana, il governo Berlusconi si baloccherebbe con "l'inutile gioco dei soldatini nelle città, i finti problemi della sicurezza. Neanche fossimo in Angola..."

Non so se queste cose succedano anche in Angola, ma forse hanno ragione i paolini: i soldati meglio dislocarli anche in campagna, non solo nelle grandi città. Almeno finché non sarà fatta un po' di pulizia...

Una nota sulle reazioni da parte del Pd.
Durante il governo Prodi dicevano che non esisteva un "problema sicurezza" e che il centro-destra strumentalizzava singoli episodi.
In campagna elettorale Veltroni si è reso conto che non poteva ignorare il "problema sicurezza" e lo ha messo come una priorità del suo programma elettorale, sconfessando Prodi. oltre che sé stesso... ma questa non era una novità, per colui che non era mai stato comunista.
Oggi, dopo aver perso rovinosamente le elezioni anche per l'incoerenza e l'incapacità
 "genetica" della sinistra di affrontare tale problema, quelli del Pd rinfacciano agli avversari di fare solo propaganda e non dare "risposte strutturali" e "risorse" per la sicurezza...

Continuate così, che va benissimo.
Io mi limito a citare cosa diceva Antonio Polito (ex-senatore Ulivo) all'indomani della vittoria di Alemanno alle comunali di Roma:

[...] La perdita delle elezioni di Roma affonda le sue radici alla fine del novembre-dicembre dell'anno scorso, quando, dopo l'omicidio della Reggiani, Veltroni riuscì a ottenere a fatica dal governo un decreto che consentisse l'espulsione di cittadini rumeni considerati pericolosi dalle Questure; ma poi la cosa fu prima spolpata, poi spappolata, infine affogata nel ridicolo dall'opposizione della sinistra radicale in Parlamento. Quando il governo non riuscì a convertire in legge quel decreto, fu chiaro che la partita della sicurezza era persa. Non sarebbero più stati credibili su questo punto. E, ironia della sorte, il replay quasi perfetto della vicenda della Reggiani, accaduto in campagna elettorale, ha ricordato all'elettorato quella colpa. [...]


scritto da: Faramir alle ore 23:22 | link | commenti (2)
categorie: politica, sicurezza
venerdì, 22 agosto 2008

Il Leone di Münster e gli altri

Finalmente un documentario storico su RaiTre che riconosce il coraggio di tanti sacerdoti cattolici che si sono opposti al nazismo.
A cominciare dal vescovo di Munster, mons. Clemens August von Galen, che si espresse molto duramente contro le pratiche eutanasiche del Reich nazista, e poté farlo solo perché i cattolici della sua diocesi lo appoggiavano apertamente.
Altrimenti sarebbe finito nei lager pure lui.
Poi purtroppo fu questa la sorte di tanti sacerdoti.
Altro che "i silenzi della Chiesa".

[...] È la storia di quei tedeschi che negli anni bui del nazionalsocialismo osarono alzare la testa e sfidare il potere del Führer. Pochi uomini che poco o nulla hanno potuto contro l’iniqua neopagana religione di morte e sterminio del Terzo Reich. Eppure ci sono stati, hanno agito, hanno testimoniato e lottato, in nome di Dio e della dignità umana, Tra loro alcuni uomini di fede, cattolici e protestanti, protagonisti di ferme e coraggiose proteste. Il loro motto era “Et si omnes ego non”, seppur tutti io no!

Si comincia con la storia di Clemens August von Galen, che la stampa alleata chiamerà il Leone di Münster. Un vescovo contro Hitler. Una voce che si leva alta e decisa dal pulpito del duomo di Münster contro l’agghiacciante, progetto nazista di eliminare le vite definite “indegne di essere vissute”. Un’eutanasia vile, crudele, assassina in nome di una purezza della razza, di una blasfema religione del sangue.

E ancora la storia di quei preti cattolici e pastori protestanti, deportati a Dachau perché avevano osato opporsi al regime.
Tra loro un nome per tanti Karl Leisner, un giovane diacono, malato e sofferente, ordinato sacerdote nel chiuso del campo di concentramento, sotto gli occhi ignari dei suoi aguzzini. [...]


scritto da: Faramir alle ore 22:34 | link | commenti (3)
categorie: storia, nazismo, chiesa cattolica
sabato, 16 agosto 2008

Botti paolini di Ferragosto

Da Famiglia Cristiana uno non se lo aspetterebbe.
La rivista dei Paolini, sempre prontissimi a criticare le dichiarazioni sopra le righe che Umberto Bossi tradizionalmente lancia in periodo estivo, sembrano aver imboccato anche loro la strada del "chi
la spara più grossa".

Forse ha ragione Franco Garelli a dire che FC cerca di riempire un vuoto lasciato dai cattolici impegnati in politica. Ma questo (contrariamente a quanto pensa Garelli) vale soprattutto per il versante del centrosinistra/Pd.
E anche affermare che "la rivista non sembra tirare in una sola direzione e applica lo stesso metro alle varie forze politiche e ai diversi governi" mi pare azzardato.
Sempre pronto a cambiare idea se qualcuno riesce a dimostrarmi che al centrodestra e a Berlusconi in passato è stato applicato
questo "metro" molto generoso...

Edmondo Berselli sembra pensarla come il sottoscritto:

[...] Difficile immaginare una presa di distanza più radicale. Non si ricordano interventi equilibratori di questo tenore allorché il settimanale dei Paolini aveva criticato aspramente Romano Prodi e il suo governo, e più tardi il "pasticcio in salsa pannelliana" del Pd. [...]

Poi, naturalmente, scrivendo su Repubblica, Berselli deve ipotizzare il solito "patto di potere fra la destra trionfante di questa stagione e il realismo politico delle gerarchie vaticane".
Ma è che se ai lettori di Repubblica non si lasciano intravedere un paio di complotti clerico-fascisti entro l'ora di pranzo, quelli rischiano di perdere l'appetito, ammalarsi e deperire, lo sapete... poi piazzare la frase "patto di potere" vicino a "gerarchie vaticane" fa sempre tanto Dan Brown...

D'altra parte potrebbe avere ragione Davide Rondoni a sostenere che "Se gridano, è per dire che ci sono anche loro. Altrimenti nessuno li sente".

Di sicuro "il fascismo non c'entra", per usare le parole di Luca Ricolfi:

[...] Il fascismo non c’entra per nulla, ed è un peccato che a sinistra siano pochi a riconoscerlo francamente e senza mezzi termini (fra questi un vecchio e glorioso dirigente comunista come Pietro Ingrao). Quel che c’entra, semmai, è la lenta ma solida crescita, in Italia, di una domanda di autorità che - come ha scritto qualche giorno fa Baget Bozzo su questo giornale - contagia anche il popolo di sinistra e quindi consegna permanentemente i voti e l'egemonia alla destra. Ma autorità significa, nel lessico infantile della sinistra, autoritarismo. E autoritarismo uguale fascismo. Così la frittata è fatta, e il cerchio si chiude definitivamente. La nostra disinvoltura nel dare i nomi alle cose ci impedisce di capire quel che davvero succede. E, non facendoci capire, ci rende impotenti a influire sul corso delle cose.

Insomma i Paolini sembrano rinfacciare a Berlusconi quello che Prodi non è stato capace di fare: riportare ordine e senso della legalità in un Paese reso quasi ingovernabile da "un lungo trend di lassismo e superficialità", figlio anche della cultura sessantottina ("vietato vietare") tanto amata a sinistra.
Non sorprende che
dal Vaticano si siano precipitati a prendere la distanza da queste "bordate" polemiche e che anche Avvenire abbia in pratica ignorato la querelle, limitandosi a un trafiletto di circa venti righe, mentre:

[...] nel giorno della «scomunica» ufficiale della rivista dei Paolini, l'Osservatore Romano decide di rendere omaggio a Tex Willer, eroe del western made in Italy. Due intere pagine dedicate ai sessant'anni del personaggio: il «giustiziere americano dalle idee chiare, capace di distinguere, "senza se e senza ma, il buono dal cattivo». Come a dire, a buon intenditor...
«Qui - spiegano da ambienti vaticani - è noto come questo settimanale lavori: in un certo senso sono fuori dalla realtà. Affrontano sì i grandi temi (famiglia, la droga, i giovani ecc), ma utilizzando vecchi schemi. Il riferimento al fascismo è uno di questi ». [...]

Sì, sembrano proprio che vivano in un mondo a parte.
Certo che strumentalizzare la tragedia dell'Olocausto ebraico per un meschino attacco politico è decisamente squallido. Per non dire del grottesco tentativo di associare la situazione italiana attuale alla foto del bimbo ebreo nel ghetto di Varsavia a mani alzate davanti ai nazisti delle famigerate Ss. Lo faceva notare egregiamente
Giorgio Israel già un mese fa:

[...] la manifestazione più indecente è il parallelismo con le stelle gialle e con la persecuzione degli ebrei, e l’abuso banalizzante di termini come “lager” che ha raggiunto livelli insopportabili se persino un prefetto si abbandona a questa moda; la quale è offensiva per chi ha avuto mezza famiglia sterminata e che si sarebbe salvata se fosse stata oggetto di un censimento Maroni anziché di quello della Gestapo. Non capisco quegli ebrei e quei cattolici che si accodano alla propaganda strumentale di circoli politici ridotti alla mendicità mentale. Sbaglia, e di grosso, chi dà credito ai deliri dell’editorialista che blatera di «esclusione e criminalizzazione di una parte della popolazione, giudicata diversa e sospettabile fin dall’infanzia perché appartenente ad altre etnie o razze»; e non si rende conto che il vero razzismo è quello di chi preferisce che questa “parte di popolazione” viva nel ghetto – sì, qui il termine è appropriato – di un’illegalità cui li condanna un’idea fasulla della tolleranza. Una tolleranza che è, appunto, soltanto il razzismo di chi se ne infischia delle condizioni altrui pur di non perdere il privilegio di compatire. [...]

Concludo citando Giovanni Reale:

[...] filosofo e studioso universalmente noto di Platone, liquida la querelle sul fascismo con termini anche più crudi: «È una vicenda ridicola». E non arretra nemmeno sulla disputa relativa ai bambini rom: «Io li conosco bene. Hanno provato o portarmi via il portafoglio davanti al Castello di Milano e nello stesso punto ci hanno provato anche con Roberto Radice, il mio successore sulla cattedra di storia della filosofia antica alla Cattolica e sempre lì ci sono riusciti con il mio traduttore americano, John Catan. Dov’era Famiglia Cristiana quando accadevano decine di episodi come questo? Ci vuole concretezza, ci vuole Platone ma anche un po’ di Machiavelli. Soprattutto, non si può applicare in modo schematico o buonista il messaggio di Cristo alle cose di quaggiù: c’è il rischio, forte, fortissimo, di rimpicciolirlo. È l’ideologizzazione della fede».


scritto da: Faramir alle ore 10:05 | link | commenti
categorie: politica, famiglia cristiana
martedì, 05 agosto 2008

Un'altra era

Un po' in ritardo, tributo il mio umile omaggio ad un uomo che ha pagato sulla propria pelle la sete di Libertà e di Verità.
Trascrivo l'editoriale che Samizdatonline ha dedicato alla memoria di Aleksandr Solženicyn.

"L’intera vita che mi è stata restituita da allora, non mi appartiene più nel senso completo della parola: vi è stato immesso uno scopo” A. Solzenicyn

Così anche Solzenicyn è morto. Forse il più grande tra gli scrittori che animarono una stagione di sofferenza e dissenso, di repressione e speranza; una speranza che non si era spenta sotto la repressione, una repressione che fu spenta dalla speranza. La stagione del samizdat (Lett. "edito in proprio"), quando una rete sotteranea di persone libere copiava a mano, con antiche macchine da scrivere, in rari casi ciclostilando ogni genere di documento e libro tra quelli che il regime sovietico proibiva. Una rete clandestina di persone libere, assetate di vero.

Quel dissenso non era senza conseguenze personali: se eri contro il regime della libertà, se non approvavi il comunismo non potevi che essere pazzo. E quindi finivi in manicomio, o esiliato in terre lontane e inospitali, nella migliore delle ipotesi.
Tra quelle opere copiate con carta carbone e fatte circolare clandestinamente c'erano anche quelle di Solzenicyn, e quando arrivarono in occidente colpirono come un martello un'opinione pubblica indifferente o negatrice. Kruscev utilizzò Solzenicyn per attaccare Stalin, ma la frattura da lui stesso provocata inghiottì anche il Presidente dell'URSS. L'esilio, l'esilio dall'amata terra per cui non aveva neanche voluto ritirare il Nobel fu infine il modo in cui l'Unione sovietica, che moriva e non lo sapeva, scelse per liberarsi dello scrittore. Il corpo malato che espelle la parte sana nell'illusione di salvarsi.

Sono storie di quaranta, cinquant'anni fa e sembra passata un'era. Più nessuno ha il coraggio di negare quella che fu la realtà. E quasi più nessuno ricorda com'erano quegli anni, in cui la menzogna era quotidiana, conclamata. Solzenicyn, più di molti altri, è stato tra quelli che l'hanno svelata. Ma essa non è morta, vive in terre differenti; e quanti Solzenicyn oggi che nessuno legge, a cui nessuno vuole credere?

Berlicche socio di SamizdatOnLine

UN MONDO IN FRANTUMI -  Aleksandr Solženicyn
(
testo integrale del discorso di Harvard)


scritto da: Faramir alle ore 22:18 | link | commenti
categorie: cultura, comunismo, storia, libertà, verita, samizdat
venerdì, 01 agosto 2008

Sla (morbo di Gehrig): importante passo avanti

Dei ricercatori americani sono riusciti a riprogrammare le cellule della pelle di un paziente, ottenendo motoneuroni:

Per la prima volta al mondo un gruppo di ricercatori americani è riuscito a riprogrammare le cellule della pelle di un paziente affetto da sclerosi laterale amiotrofica (Sla) in motoneuroni. Si tratta di un passo in avanti decisivo verso la comprensione di questa malattia degenerativa. Artefici dell’esperimento i ricercatori della Harvard stem cell insitute e del Center for motor neuron biology and disease della Columbia University di New York. Lo sudio, coordinato da Kevin Eggan, è stato pubblicato dalla rivista «Science». La sclerosi laterale amiotrofica o morbo di Lou Gehrig è una malattia degenerativa e progressiva del sistema nervoso che colpisce selettivamente le cellule che trasmettono i segnali del cervello al midollo spinale e a tutti gli altri nervi. In particolare la funzione dei motoneuroni è quella di trasferire i comandi ai muscoli. La perdita di queste cellule induce a una progressiva paralisi. Si tratta di una patologia rara che colpisce in media due persone ogni centomila l’anno. Il processo di riprogrammazione cellulare potrebbe ora essere impiegato in futuro per avere cellule staminali su misura di pazienti malati. La tecnica utilizzata da Eggan non rappresenta alcun tipo di obiezione etica, dal momento che i ricercatori non hanno usato alcun embrione umano per arrivare a creare le cellule staminali da cui hanno, in seguito, ottenuto i motoneuroni. Il processo applicato è stato quello della riprogrammazione messo a punto meno di un anno fa da Shinya Yamanaka, dell’università di Tokio e da James Thomson, dell’ateneo del Wisconsin di Madison.
(Avvenire, 1/8/2008)

scritto da: Faramir alle ore 17:19 | link | commenti
categorie: bioetica, ricerca, cellule staminali

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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