Gino

martedì, 30 settembre 2008

Compagni che continuano a sbagliare?

I "compagni" avranno perso il pelo (oppure lo nascondono sotto una bandiera arcobaleno con scritto "PACE" a caratteri cubitali), ma non il vizio di demonizzare quelli che non la pensano come loro, trasformandoli in esseri umani "moralmente inferiori".

Se questa è satira, poi, il sottoscritto è Elvis Presley...


scritto da: Faramir alle ore 00:13 | link | commenti (2)
categorie: politica, comunismo
giovedì, 25 settembre 2008

La corsa più lunga

 
« Dick Boice aveva previsto di vendere la sua casa e di spostarsi in Arizona con la moglie per godersi la pensione. 

Consulente di una piccola azienda che lavora per la IBM, Boice aveva messo in vendita la sua villa in stile coloniale a Blue Spring, nel Missouri, per 300.000 dollari. Un bel gruzzolo che, sommato alla rendita del fondo pensione, gli avrebbe permesso di uscire dal mondo del lavoro e guardare con tranquillità al futuro. 
Invece il primo gennaio 2008, il giorno del sospirato pensionamento, Boice era seduto alla scrivania nell’ufficio di Kansas City. Sulla porta della villa ancora appeso il cartello bianco con la scritta rossa «for sale», il prezzo sceso a 250.000 dollari, pochi i visitatori e nessuno disposto a sborsare la cifra originaria per acquistare la proprietà. […]

La storia del 59enne consulente informatico del Missouri è un’istantanea per nulla sfocata dell’America che corre verso le presidenziali di novembre: una locomotiva dell’economia mondiale la cui marcia settimana dopo settimana, dalla fine dell’estate 2007, si è fatta più affannosa. Una nazione frenata dalla crisi dei mutui subprime e del mercato immobiliare, zavorrata dall’aumento del prezzo dell’energia, delle materie prime e dell’inflazione, preoccupata dalla riduzione dei consumi che hanno costretto Casa Bianca e Dipartimento del Tesoro a correggere le stime di crescita al ribasso. E con l’incubo recessione in agguato. »

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In questo clima economico il 4 novembre 110 milioni di americani sceglieranno il successore di George W. Bush. La maratona per la Casa Bianca, dopo quasi due anni di campagna elettorale, avrà finalmente un vincitore. 

Prevarranno la freschezza e la voglia di cambiamento di Barack Obama, quarantasettenne senatore dell’Illinois, o il riformismo e l’esperienza del veterano del Vietnam, il settantaduenne conservatore John McCain?

EDIZIONI LINDAU
PRESENTANO

JOHN SAMPLES e ALBERTO SIMONI
LA CORSA PIÙ LUNGA
Obama VS McCain: due visioni, una nazione 


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Edizioni Lindau / collana «I Draghi» / pagine 200 / euro 17
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DAL 12 SETTEMBRE, IN LIBRERIA

« C’è chi guarda all’America e alle sue elezioni accontentandosi di luoghi comuni, stereotipi e  qualche titolo di giornale, oltre che dei propri pregiudizi. Samples e Simoni offrono a chi non si accontenta qualcosa di diverso: un’analisi degli Stati Uniti e dei candidati alla Casa Bianca rigorosa, documentata e ricca di idee. Le elezioni 2008, tra le più avvincenti da decenni, segnano una svolta storica e meritano di essere capite e giudicate a fondo. È la proposta di queste pagine: non solo una guida al voto più seguito del pianeta, ma anche un viaggio alla scoperta dell’America di oggi. E di quella che verrà. »
Marco Bardazzi, corrispondente dell’«Ansa» da Washington 
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« Una guida chiara, semplice e affidabile alle elezioni per la Casa Bianca e all’America di oggi. Gli autori combinano efficacemente una notevole mole di dati sul paese e un dettagliato esame dei programmi dei candidati. Ne risulta un libro utile a capire cosa accadrà alla superpotenza che, nel bene e nel male, continua a dettare il passo del mondo. » 

Andrea Lavazza, caporedattore ed editorialista di «Avvenire»
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Quella tra Barack Obama e John McCain è certamente una sfida fra generazioni e stili diversi, ma è soprattutto uno scontro fra due modi di percepire l’America. 

McCain e Obama parlano con linguaggi differenti ai mille volti e agli infiniti angoli della nazione. Si rivolgono a un’America spaventata dalla situazione economica, alle prese con l’insicurezza prodotta dallo scoppio della bolla immobiliare, ma ancora solida nel suo ottimismo e bramosa di voltare pagina e di lasciarsi alle spalle i giorni bui del dopo 11 settembre.

I due candidati vogliono apparire come personaggi lontani dai cliché ideologici, estranei al vecchio schema destra-sinistra, repubblicani contro democratici. Tuttavia il loro sforzo non è pienamente riuscito. John McCain è pur sempre un conservatore allergico all’intrusione del governo nelle vicende economiche, custode (senza lo zelo messianico di Bush) dei valori tradizionali, e fiero del ruolo svolto dalla nazione sullo scacchiere internazionale. Obama è invece per molti tratti un democratico della vecchia scuola «tassa e spendi», progressista quasi nel senso europeo del termine su alcune questioni, pragmatico su altre; forse persino un «falco» in politica estera. 

John Samples e Alberto Simoni scrutano fra le pieghe dei programmi elettorali, spiegano regole e meccanismi delle elezioni, raccontano il gioco «sporco» delle lobbies e la battaglia delle associazioni di volontariato, confrontano ideali e interessi, pesano capitali e strategie ma soprattutto guardano in faccia gli americani di questo inizio millennio, quella società civile che è l’autentica ricchezza dell’America.

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 gli autori
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 John Sample è direttore del Center for Representative Government al Cato Institute di Washington. È professore associato di scienze politiche alla Johns Hopkins University. Ha scritto The Fallacy of Campaign Finance Reform (2006). Suoi articoli sono stati pubblicati su «USA Today», «The New York Times» e «Los Angeles Times».

 Alberto Simoni, giornalista, lavora alla redazione esteri del quotidiano «Avvenire» per il quale si occupa di politica americana. Ha pubblicato Cambio di rotta. La Dottrina Bush e la crisi della supremazia americana (Lindau, 2007) e George W. Bush e i falchi della democrazia. Viaggio nel mondo dei neoconservatori (2004). Cura il sito www.blogwolfie.com

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indice dell'opera
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      LA CORSA PIÙ LUNGA 
    
    5 Prologo

  11 Un sogno chiamato Casa Bianca
  Distratti e pragmatici: gli elettori americani, 11
  Sondare il terreno, 12
  Scontro fratricida: le primarie, 18
  Nomination, un investimento a rischio, 27
  Appuntamento a Denver e a Minneapolis, 30
  Verso l’«Election Day», 33
  Correre da «incumbent» e l’incognita dell’economia, 37
  «Spin doctor» e comunicazione: la via del successo, 40
  Dibattiti, televisioni e ruolo dei media, 44
  Dalle promesse alla Casa Bianca, 46

  49 1. Al voto con l’incubo recessione
  Wall Street detta l’agenda, 49
  Lo «small government» di McCain, 59
  La retorica neoprotezionista di Obama, 79
  Un liberal «tassa e spendi», 89
  Pragmatismo e ideologia: lo scontro sulla sanità, 95

111 2. I mille volti dell’America
  Gli immigrati di Storm Lake, 111
  A caccia del voto ispanico, 117
  Un afroamericano alla Casa Bianca?, 125
  Un conservatore apostata, 135
  Matrimoni gay e aborto: le due Americhe, 144
  In Gop we trust, 152

163 3. L’America guida del mondo
  L’idealismo realista di John McCain, 163
  A tavola con il nemico, 178

scritto da: Faramir alle ore 08:52 | link | commenti
categorie: usa
sabato, 20 settembre 2008

Libertà di religione: gli Usa denunciano la Conferenza islamica

Di Alberto Simoni (Avvenire, 20/09/2008)

 Ha utilizzato l’Onu, i forum e i consessi internazionali per far avanzare la sua agenda e mi­nare ovunque la libertà religiosa. Que­sta l’accusa che il Dipartimento di Sta­to americano muove all’Oci (Organiz­zazione per la conferenza islamica) nel decimo rapporto sulla libertà religio­sa nel mondo. Il voluminoso documento è stato pre­sentato ieri a Washington dall’amba­sciatore John V. Hanford III, responsa­bile del progetto, e dal segretario di Sta­to Condoleezza Rice che ha ribadito la centralità della tutela della libertà re­ligiosa fra gli obiettivi della politica e­stera statunitense. Il rapporto, che passa in rassegna il gra­do di libertà di cui godono i fedeli del­le varie fedi nel mondo e i tipi di abu­si (ne vengono individuati cinque) che le persone soffrono per colpa (o negli­genza) dei governi, contiene un duro atto d’accusa contro l’Oci. Secondo Washington, infatti, l’organizzazione che raggruppa 57 Paesi a maggioran­za musulmana ha lavorato all’interno degli organismi internazionali, come l’Onu e le sue molteplici diramazioni e agenzie, per «indebolire – si legge – le protezioni alla libertà religiosa». Il Dipartimento di Stato porta anche al­cuni esempi, come quando la delega­zione dell’Oci, capeggiata dal Pakistan, dichiarò nella sessione del dicembre 2007 del Consiglio per i Diritti Umani la sua opposizione nel «riconoscere il diritto degli individui di cambiare li­beramente religione». Un atteggia­mento che ha trovato concretezza poi nelle legislazioni e nelle azioni che di­versi governi aderenti all’Oci hanno as­sunto. Come le norme e le leggi con­tro le conversioni e la blasfemia. Le norme camuffate dietro il vago con­cetto di «diffamazione della religione» in sede Onu, in realtà nascondono il significato di «diffamazione dell’i­slam », è la denuncia degli Stati Uniti.
  In realtà, nota il rapporto, la reazione al proselitismo e il timore per le con­versioni hanno spinto diversi governi,
non solo di matrice islamica, a limita­re i diritti individuali. Nel mirino fini­scono Malaysia, Grecia e Israele che hanno passato leggi «per frenare il pro­selitismo pacifico». «Altri Paesi hanno votato o introdotto leggi anticonversione », si legge nel documento, che ci­ta il caso di 28 Stati dell’India.
 
Ma è stata l’Organizzazione islamica ad aver utilizzato in modo sistematico il suo potere per influenzare le dina­miche e i processi decisionali alle Na­zioni Unite «portando le leggi sulla bla­sfemia in vigore in molti Paesi dell’O­ci a un livello internazionale».
  Come nelle versioni precedenti, il rap­porto
contiene una sorta di giudizio sullo stato della libertà religiosa nei di­versi Paesi. Non cambia la lista degli Stati sotto osservazione, quelli che nel linguaggio del Dipartimento di Stato destano «particolare preoccupazione». Come nell’edizione del 2007 sono ot­to: Myanmar, Cina, Eritrea, Iran, Nord
Corea, Arabia Saudita, Sudan e Uz­bekistan, quest’ultimo entrato nell’e­lenco dei «cattivi» proprio lo scorso an­no.
 
Si allunga la fila di repressioni a Myan­mar e il dossier cinese si arricchisce del caso Tibet e del giro di vite del go­verno di Pechino nei confronti della minoranza uighura nello Xingjiang. Il Dipartimento di Stato sottolinea an­che che «i vescovi della Chiesa cattoli­ca sono vittime di repressioni in gran parte a causa della loro lealtà al Vati­cano il cui governo è accusato di in­terferenza nelle vicende interne della Cina».
  Una notazione a parte per l’Arabia Saudita. Già nel 2007, lo staff guidato da Hanford III aveva evidenziato i lie­vi miglioramenti sul piano della tolle­ranza e del rispetto delle pratiche di culto estranee all’islam. «Malgrado la libertà religiosa resti gravemente limi­tata in Arabia – si legge nel testo – ci so­no stati dei miglioramenti in aree spe­cifiche come la maggiore garanzia al diritto di possedere e usare materiale religioso per uso personale».


scritto da: Faramir alle ore 23:42 | link | commenti
categorie: usa , islam, libertà religiosa

L'eccezione anti-cattolica rispetto al diritto universale

Se la libertà diventa principio discrezionale

di Andrea Lavazza (Avvenire, 20/09/2008)

L'altra notte estremisti indù hanno dato alle fiamme la cat­tedrale cattolica di Jabalpur, nello Stato indiano del Madhya Pradesh. L’abside di San Pietro e Paolo, con l’altare, le statue dei santi e le vetrate, è andata distrutta: antica di 150 anni, era stata restaurata nel 1997 dopo un terremoto. In precedenza, la furia devastatrice si era scatenata in Kerala e in Karnataka.
  Per chi ancora stenti a capire la gravità di quello che sta succe­dendo nel grande Paese asiatico, dove sono ormai centinaia i luoghi di culto cristiani attaccati, danneggiati, rasi al suolo – per non parlare, ovviamente, della violenza sulle persone nell’Oris­sa, che va per fortuna attenuandosi –, si può istituire un para­gone che dovrebbe arrivare alla sensibilità di tutti. Incendiare u­na chiesa è come allestire un grande rogo di libri, strappati dal­le mani dei loro autori e dei loro lettori, tolti dalle biblioteche e dalle vetrine delle librerie, dalle case e dai banchi di scuole e u­niversità.
  Appiccare il fuoco a una cattedrale è come cancellare un tassel­lo di storia, di cultura e di tradizione; un deposito di arte, di va­lori e di identità condivisa. In un contesto nel quale il cristiane­simo è minoranza equivale a ridurre in cenere testi che difen­dono un pensiero diverso e non asservito, volumi che denunciano le discriminazioni e propugnano l’emancipazione delle donne e delle classi subalterne. Come in effetti fanno le comunità cat­toliche e protestanti nel tessuto sociale indiano, ancora profon­damente sessista e caratterizzato dalla rigida struttura per caste. Quante giuste battaglie per un singolo romanzo messo al ban­do, per uno scrittore costretto all’esilio o marginalizzato, per un manoscritto rifiutato. Quante doverose mobilitazioni per un film censurato o un saggio non tradotto in una certa lingua. E quan­te requisitorie postume (a volte anche condivisibili) contro l’in­serimento di titoli oggi classici nell’Index Librorum prohibito­rum
 della Chiesa. Ma oggi, di fronte a un immane falò che si leva in vari Stati del­­l’India, stenta ad alzarsi una protesta che sia, se non corale, al­meno più che sporadica e flebile. Sembra che i mille volentero­si volterriani, pronti a battersi fino alla morte affinché chiunque possa esprimere le proprie idee, anche se non le condividono, nutrano con il filosofo illuminista lo stesso pregiudizio anti-cat­tolico, in base al quale si possa fare un’eccezione rispetto al pro­clamato diritto universale di esprimere liberamente le proprie opinioni. E, di conseguenza, di poter manifestare in piena sicu­rezza la propria fede religiosa. In Occidente qualche personalità (come il presidente dell’Unio­ne interparlamentare Pier Ferdinando Casini) si è spesa per de­nunciare ciò che sta accadendo; a New Delhi intellettuali ed e­sponenti di altre confessioni cominciano a muoversi perché si intervenga contro il nazionalismo violento delle formazioni indù. Ma tenere alta la bandiera delle libertà e dei diritti, come ben do­vremmo sapere, non può essere un esercizio discrezionale, le­gato a preferenze o a simpatie, per quanto le credenze di ciascuno possano essere giustificate. Selezionare e graduare l’impegno sulla scorta di criteri arbitrari è la prima negazione dei quei prin­cipi che in altre occasioni si vogliono invece affermare senza om­bre.
 
Stare al fianco dei cristiani d’India, perché non vengano brucia­ti i loro libri fatti di mattoni vivi, sembra allora un dovere di chiun­que creda nelle istanze della democrazia liberale e tollerante.


scritto da: Faramir alle ore 23:35 | link | commenti
categorie: india, chiesa cattolica, libertà religiosa, fondamentalismo

Inaugurata la tangenziale dei Mondiali

E' stato inaugurato il 20 settembre 2008, esattamente un anno dopo l'inizio dei lavori (avete letto bene: SOLO un anno), il primo lotto della Tangenziale nord est di Varese.

20/9/2008 Autore: Salvatore Porcu e Stefania Radman

» Leggi l'articolo: Inaugurata la tangenziale dei mondiali


scritto da: Faramir alle ore 22:04 | link | commenti
categorie: lavori pubblici, varese, infrastrutture
giovedì, 18 settembre 2008

Benedetto XVI in Francia

Il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Francia è stato ingiustamente (e prevedibilmente) snobbato dai "Grandi Quotidiani Laici Indipendenti", ma volendo è possibile ripercorrerlo grazie all'ottimo lavoro fatto dal sito del Vaticano.

Per chi volesse una sintesi rapidissima, vale il consiglio di Sandro Magister, che ha citato le stesse parole di papa Banedetto XVI nell'udienza di mercoledì scorso:

[...] La visita è iniziata a Parigi, dove ho incontrato idealmente l’intero popolo francese, rendendo così omaggio a un’amata Nazione nella quale la Chiesa, già dal II secolo, ha svolto un fondamentale ruolo civilizzatore. E’ interessante che proprio in tale contesto sia maturata l’esigenza di una sana distinzione tra la sfera politica e quella religiosa, secondo il celebre detto di Gesù: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Mc 12,17). Se sulle monete romane era impressa l’effige di Cesare e per questo a lui esse andavano rese, nel cuore dell’uomo c’è però l’impronta del Creatore, unico Signore della nostra vita. Autentica laicità non è pertanto prescindere dalla dimensione spirituale, ma riconoscere che proprio questa, radicalmente, è garante della nostra libertà e dell’autonomia delle realtà terrene, grazie ai dettami della Sapienza creatrice che la coscienza umana sa accogliere ed attuare.

In questa prospettiva si colloca l’ampia riflessione sul tema: “Le origini della teologia occidentale e le radici della cultura europea”, che ho sviluppato nell’incontro con il mondo della cultura, in un luogo scelto per la sua valenza simbolica. Si tratta del Collège des Bernardins, che il compianto Cardinale Jean-Marie Lustiger volle valorizzare quale centro di dialogo culturale, un edificio del XII secolo, costruito per i cistercensi, dove i giovani hanno fatto i loro studi. Quindi c’è proprio la presenza di questa teologia monastica che ha dato anche origine alla nostra cultura occidentale. Punto di partenza del mio discorso è stata una riflessione sul monachesimo, il cui scopo era di ricercare Dio, quaerere Deum. Nell’epoca di crisi profonda della civiltà antica, i monaci, orientati dalla luce della fede, scelsero la via maestra: la via dell’ascolto della Parola di Dio. Essi furono pertanto i grandi cultori delle Sacre Scritture e i monasteri divennero scuole di sapienza e scuole “dominici servitii”, “del servizio del Signore”, come li chiamava san Benedetto. La ricerca di Dio portava così i monaci, per natura sua, ad una cultura della parola. Quaerere Deum, cercare Dio, lo cercavano sulla scia della sua Parola e dovevano quindi conoscere sempre più in profondità questa Parola. Bisognava penetrare nel segreto della lingua, comprenderla nella sua struttura. Per la ricerca di Dio, rivelatosi a noi nelle Sacre Scritture, diventavano in tal modo importanti le scienze profane, volte ad approfondire i segreti delle lingue. Si sviluppava di conseguenza nei monasteri quella eruditio che avrebbe consentito il formarsi della cultura. Proprio per questo, quaerere Deum - cercare Dio, essere in cammino verso Dio, resta oggi come ieri la via maestra ed il fondamento di ogni vera cultura. [...]

Non sorprende che certi "laicisti" a corto di argomenti preferiscano far finta di non sentire...


scritto da: Faramir alle ore 00:03 | link | commenti
categorie: francesi, benedetto xvi, laicità
mercoledì, 17 settembre 2008

Ranco (VA): presentazione libro Cannabis

Se la settimana prossima siete dalle parti del Lago Maggiore, fateci un pensiero:

Se poi non sapete come arrivare in quel di Ranco, piazza parrocchiale, dove si trova il Municipio, potete consultare Google Maps.


Visualizzazione ingrandita della mappa


scritto da: Faramir alle ore 23:16 | link | commenti
categorie: giovani, educazione, droga
sabato, 06 settembre 2008

Commissione Europea: Italia non discrimina i rom

Adesso che la Commissione Europea ha confermato quello che era ovvio a chiunque fosse dotato di un minimo di buon senso (e privo di pregiudizi politici), è interessante notare le diverse strategie messe in atto da coloro che accusavano il governo di "discriminare" su base etnica (cioé di essere razzisti, fascisti, ecc.) per nascondere la figuraccia rimediata.
Ovviamente non possono dire che anche la Commissione Europea approva politiche discriminatorie.

Ci prova il "mitico" ex-ministro Ferrero, buttandola - come sempre - in politica, ma dimostrando solo di non conoscere bene i meccanismi su cui si basano le istituzioni europee.
Infatti, quando Ferrero insinua che i commissari europei non avrebbero una legittimazione popolare democratica - in quanto nominati dai governi degli Stati membri - dimentica (se mai l'ha saputo) che la Commissione nel suo complesso deve essere approvata da un voto del Parlamento europeo.
Stendiamo un velo pietoso sull'accusa infamante rivolta a tutti e 27 i governi europei di coprirsi le spalle l'un l'altro all'interno della Commissione, raffigurata come un gruppo di "burattini" radiocomandati, alla faccia dei trattati e della legislazione europea. La prima cosa che si legge
in questa pagina introduttiva è che "la Commissione è indipendente dai governi nazionali e il suo ruolo consiste nel rappresentare e tutelare gli interessi dell’UE nel suo insieme." 
Sarebbe interessante sapere perché Ferrero non faceva queste sortite anti-europee quando c'era Prodi al governo. A quei tempi mi pare fosse sempre solerte nell'accusare di "euroscetticismo" chiunque osasse avanzare il minimo dubbio su qualsiasi cosa provenisse da Bruxelles.
Un po' masochista come tentativo, in effetti.

Non va molto meglio con la sinistra "moderata" del Pd.
La senatrice Serafini tenta di farci credere che la Commissione avrebbe dato un parere positivo solo perché "le proposte avanzate dal governo sono state modificate in alcune parti e in altre non applicate secondo le intenzioni iniziali. E questo e' avvenuto anche grazie alla prese di posizione di tante personalita' della societa' civile e anche grazie alla battaglia dell'opposizione''.
Decisamente meno rozza di quella del Ferrero come mossa, ma fragilina pure questa, per quanto
assai sfruttata. Infatti, stando a quanto dice il portavoce del commissario Barrot: “L’attenta analisi del documento inviato da Roma ha consentito di constatare che né le ordinanze né le linee direttrici né le condizioni di esecuzione” delle misure prese “autorizzano la raccolta di dati relativi all’origine etnica o alla religione delle persone censite”. Anche la raccolta delle impronte digitali “viene fatta solo al fine di identificare persone che non è possibile identificare in altro modo” .

Sono alquanto curioso di leggere la reazione dei paolini di Famiglia Cristiana.
Dovendo fare un pronostico, direi che opteranno per una variante della seconda mossa...


scritto da: Faramir alle ore 00:58 | link | commenti
categorie: unione europea, sinistra, nomadi
lunedì, 01 settembre 2008

Alitalia e la sfida di un nuovo mercato del lavoro

Al punto in cui era giunta la "telenovela Alitalia", era difficile sperare in un finale da favola ("... e vissero tutti felici e contenti"). Troppi gli errori politici e gli episodi di cattiva amministrazione degli ultimi 10 anni.
Con la classe politica e imprenditoriale che ci ritroviamo, non si possono fare miracoli...
Ad ogni modo, sempre ammesso che la Commissione Europea non veda irregolarità tali da bloccare l'operazione, sarebbe auspicabile che la lezione serva per il futuro.
Segnalo questo editoriale di Francesco Riccardi su Avvenire di ieri:

L’ operazione di salvataggio dell’Alitalia si presta a diverse letture sul piano finanziario, degli assetti azionari e del 'sacrificio' chiesto ancora una volta alla collettività per mantenere – non si sa per quanto tempo – in mani italiane l’ex compagnia di bandiera. Con giudizi che legittimamente possono essere molto diversi. C’è però un aspetto che – a valle di tutte le analisi, esaurito il dibattito politico – dovrebbe trovare unanimità di consensi e suscitare uno sforzo collettivo tra maggioranza e opposizione, tra aziende e sindacati, tra pubblico e privato: la ricollocazione professionale dei dipendenti in esubero. Perché su questo, forse ancor più che sulla vendita o meno dell’Alitalia a una compagnia straniera, si gioca una sfida decisiva per il futuro del sistema-Paese, per la sua modernizzazione.
  Sul tavolo, dietro le cifre ancora incerte, ci sono 4-5mila o forse più persone in carne e ossa, lavoratori che non possono essere né scaricati come pacchi in qualche ente pubblico, né 'condannati' a lustri di cassaintegrazione, fatti invecchiare prima del tempo in vista di una pensione futura, magari arrotondando con qualche lavoretto in nero. Si tratterebbe di un costo aggiuntivo per la collettività, di uno spreco sociale inaccettabile, soprattutto di un’offesa alla dignità degli stessi lavoratori. Al di là della garanzia di un sussidio per i periodi di disoccupazione, occorre allora compiere un passo deciso verso un sistema di welfare realmente orientato al lavoro, e non più solo passivo. Attivando tutte le leve dell’incontro tra domanda e offerta, della formazione, della riqualificazione quando necessaria,
è possibile riaccompagnare sul mercato – una ad una – queste migliaia di persone perché trovino una nuova occupazione nel proprio settore o in un altro.
  Il governo, con il ministro Sacconi, è orientato su questa linea e ha già indicato in Italia Lavoro lo strumento utilizzabile. Dal 2005, infatti, l’agenzia del ministero del Welfare ha attivato il programma 'Pari' che ha ricollocato nelle imprese 11mila lavoratori, l’80% a tempo indeterminato. Ancora più efficace, probabilmente, sarebbe coinvolgere nel progetto le agenzie per il lavoro e le società di
outplacement,
 poco conosciute ma già attive in Italia, che vantano percentuali di ricollocazione dei dipendenti superiori al 90%. È l’occasione per aggiungere un mattone alla costruzione di un mercato del lavoro più fluido e dinamico, come quello dei Paesi scandinavi. Obiettivo condivisibile anche dall’opposizione, in linea con quanto previsto dal governo Prodi nel protocollo sul welfare dello scorso anno.
  Il confronto con i sindacati – ritenuto decisivo per il nuovo assetto di Alitalia – si aprirà nelle prossime ore.
  Peseranno molti fattori, il giudizio delle organizzazioni dipenderà ovviamente dalla credibilità del piano industriale e dalle prospettive future. Cgil, Cisl, Uil e le altre sigle autonome, però, resterebbero rivolte all’indietro se rifiutassero la sfida di questo nuovo «
welfare to work
», rifugiandosi nell’illusione che i lavoratori si tutelano coi prepensionamenti o un mezzo posto pubblico, anziché con una nuova occupazione. Già due anni fa, su richiesta anche dei vertici di Confindustria, per 2mila impiegati in esubero della Fiat fu individuata solo la vecchia strada della mobilità lunga fino alla pensione. Oggi, però, senza un cambio di mentalità, non solo l’Alitalia, ma l’intero sistema-Paese resterà incollato a terra, col piombo nelle ali.


scritto da: Faramir alle ore 22:57 | link | commenti (5)
categorie: politica, lavoro, sindacati, alitalia

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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