I "compagni" avranno perso il pelo (oppure lo nascondono sotto una bandiera arcobaleno con scritto "PACE" a caratteri cubitali), ma non il vizio di demonizzare quelli che non la pensano come loro, trasformandoli in esseri umani "moralmente inferiori".
Se questa è satira, poi, il sottoscritto è Elvis Presley...
Di Alberto Simoni (Avvenire, 20/09/2008)
Ha utilizzato l’Onu, i forum e i consessi internazionali per far avanzare la sua agenda e minare ovunque la libertà religiosa. Questa l’accusa che il Dipartimento di Stato americano muove all’Oci (Organizzazione per la conferenza islamica) nel decimo rapporto sulla libertà religiosa nel mondo. Il voluminoso documento è stato presentato ieri a Washington dall’ambasciatore John V. Hanford III, responsabile del progetto, e dal segretario di Stato Condoleezza Rice che ha ribadito la centralità della tutela della libertà religiosa fra gli obiettivi della politica estera statunitense. Il rapporto, che passa in rassegna il grado di libertà di cui godono i fedeli delle varie fedi nel mondo e i tipi di abusi (ne vengono individuati cinque) che le persone soffrono per colpa (o negligenza) dei governi, contiene un duro atto d’accusa contro l’Oci. Secondo Washington, infatti, l’organizzazione che raggruppa 57 Paesi a maggioranza musulmana ha lavorato all’interno degli organismi internazionali, come l’Onu e le sue molteplici diramazioni e agenzie, per «indebolire – si legge – le protezioni alla libertà religiosa». Il Dipartimento di Stato porta anche alcuni esempi, come quando la delegazione dell’Oci, capeggiata dal Pakistan, dichiarò nella sessione del dicembre 2007 del Consiglio per i Diritti Umani la sua opposizione nel «riconoscere il diritto degli individui di cambiare liberamente religione». Un atteggiamento che ha trovato concretezza poi nelle legislazioni e nelle azioni che diversi governi aderenti all’Oci hanno assunto. Come le norme e le leggi contro le conversioni e la blasfemia. Le norme camuffate dietro il vago concetto di «diffamazione della religione» in sede Onu, in realtà nascondono il significato di «diffamazione dell’islam », è la denuncia degli Stati Uniti.
In realtà, nota il rapporto, la reazione al proselitismo e il timore per le conversioni hanno spinto diversi governi, non solo di matrice islamica, a limitare i diritti individuali. Nel mirino finiscono Malaysia, Grecia e Israele che hanno passato leggi «per frenare il proselitismo pacifico». «Altri Paesi hanno votato o introdotto leggi anticonversione », si legge nel documento, che cita il caso di 28 Stati dell’India.
Ma è stata l’Organizzazione islamica ad aver utilizzato in modo sistematico il suo potere per influenzare le dinamiche e i processi decisionali alle Nazioni Unite «portando le leggi sulla blasfemia in vigore in molti Paesi dell’Oci a un livello internazionale».
Come nelle versioni precedenti, il rapporto contiene una sorta di giudizio sullo stato della libertà religiosa nei diversi Paesi. Non cambia la lista degli Stati sotto osservazione, quelli che nel linguaggio del Dipartimento di Stato destano «particolare preoccupazione». Come nell’edizione del 2007 sono otto: Myanmar, Cina, Eritrea, Iran, Nord Corea, Arabia Saudita, Sudan e Uzbekistan, quest’ultimo entrato nell’elenco dei «cattivi» proprio lo scorso anno.
Si allunga la fila di repressioni a Myanmar e il dossier cinese si arricchisce del caso Tibet e del giro di vite del governo di Pechino nei confronti della minoranza uighura nello Xingjiang. Il Dipartimento di Stato sottolinea anche che «i vescovi della Chiesa cattolica sono vittime di repressioni in gran parte a causa della loro lealtà al Vaticano il cui governo è accusato di interferenza nelle vicende interne della Cina».
Una notazione a parte per l’Arabia Saudita. Già nel 2007, lo staff guidato da Hanford III aveva evidenziato i lievi miglioramenti sul piano della tolleranza e del rispetto delle pratiche di culto estranee all’islam. «Malgrado la libertà religiosa resti gravemente limitata in Arabia – si legge nel testo – ci sono stati dei miglioramenti in aree specifiche come la maggiore garanzia al diritto di possedere e usare materiale religioso per uso personale».
Se la libertà diventa principio discrezionale
di Andrea Lavazza (Avvenire, 20/09/2008)
L'altra notte estremisti indù hanno dato alle fiamme la cattedrale cattolica di Jabalpur, nello Stato indiano del Madhya Pradesh. L’abside di San Pietro e Paolo, con l’altare, le statue dei santi e le vetrate, è andata distrutta: antica di 150 anni, era stata restaurata nel 1997 dopo un terremoto. In precedenza, la furia devastatrice si era scatenata in Kerala e in Karnataka.
Per chi ancora stenti a capire la gravità di quello che sta succedendo nel grande Paese asiatico, dove sono ormai centinaia i luoghi di culto cristiani attaccati, danneggiati, rasi al suolo – per non parlare, ovviamente, della violenza sulle persone nell’Orissa, che va per fortuna attenuandosi –, si può istituire un paragone che dovrebbe arrivare alla sensibilità di tutti. Incendiare una chiesa è come allestire un grande rogo di libri, strappati dalle mani dei loro autori e dei loro lettori, tolti dalle biblioteche e dalle vetrine delle librerie, dalle case e dai banchi di scuole e università.
Appiccare il fuoco a una cattedrale è come cancellare un tassello di storia, di cultura e di tradizione; un deposito di arte, di valori e di identità condivisa. In un contesto nel quale il cristianesimo è minoranza equivale a ridurre in cenere testi che difendono un pensiero diverso e non asservito, volumi che denunciano le discriminazioni e propugnano l’emancipazione delle donne e delle classi subalterne. Come in effetti fanno le comunità cattoliche e protestanti nel tessuto sociale indiano, ancora profondamente sessista e caratterizzato dalla rigida struttura per caste. Quante giuste battaglie per un singolo romanzo messo al bando, per uno scrittore costretto all’esilio o marginalizzato, per un manoscritto rifiutato. Quante doverose mobilitazioni per un film censurato o un saggio non tradotto in una certa lingua. E quante requisitorie postume (a volte anche condivisibili) contro l’inserimento di titoli oggi classici nell’Index Librorum prohibitorum della Chiesa. Ma oggi, di fronte a un immane falò che si leva in vari Stati dell’India, stenta ad alzarsi una protesta che sia, se non corale, almeno più che sporadica e flebile. Sembra che i mille volenterosi volterriani, pronti a battersi fino alla morte affinché chiunque possa esprimere le proprie idee, anche se non le condividono, nutrano con il filosofo illuminista lo stesso pregiudizio anti-cattolico, in base al quale si possa fare un’eccezione rispetto al proclamato diritto universale di esprimere liberamente le proprie opinioni. E, di conseguenza, di poter manifestare in piena sicurezza la propria fede religiosa. In Occidente qualche personalità (come il presidente dell’Unione interparlamentare Pier Ferdinando Casini) si è spesa per denunciare ciò che sta accadendo; a New Delhi intellettuali ed esponenti di altre confessioni cominciano a muoversi perché si intervenga contro il nazionalismo violento delle formazioni indù. Ma tenere alta la bandiera delle libertà e dei diritti, come ben dovremmo sapere, non può essere un esercizio discrezionale, legato a preferenze o a simpatie, per quanto le credenze di ciascuno possano essere giustificate. Selezionare e graduare l’impegno sulla scorta di criteri arbitrari è la prima negazione dei quei principi che in altre occasioni si vogliono invece affermare senza ombre.
Stare al fianco dei cristiani d’India, perché non vengano bruciati i loro libri fatti di mattoni vivi, sembra allora un dovere di chiunque creda nelle istanze della democrazia liberale e tollerante.
E' stato inaugurato il 20 settembre 2008, esattamente un anno dopo l'inizio dei lavori (avete letto bene: SOLO un anno), il primo lotto della Tangenziale nord est di Varese.
20/9/2008 Autore: Salvatore Porcu e Stefania Radman
Il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Francia è stato ingiustamente (e prevedibilmente) snobbato dai "Grandi Quotidiani Laici Indipendenti", ma volendo è possibile ripercorrerlo grazie all'ottimo lavoro fatto dal sito del Vaticano.
Per chi volesse una sintesi rapidissima, vale il consiglio di Sandro Magister, che ha citato le stesse parole di papa Banedetto XVI nell'udienza di mercoledì scorso:
[...] La visita è iniziata a Parigi, dove ho incontrato idealmente l’intero popolo francese, rendendo così omaggio a un’amata Nazione nella quale la Chiesa, già dal II secolo, ha svolto un fondamentale ruolo civilizzatore. E’ interessante che proprio in tale contesto sia maturata l’esigenza di una sana distinzione tra la sfera politica e quella religiosa, secondo il celebre detto di Gesù: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Mc 12,17). Se sulle monete romane era impressa l’effige di Cesare e per questo a lui esse andavano rese, nel cuore dell’uomo c’è però l’impronta del Creatore, unico Signore della nostra vita. Autentica laicità non è pertanto prescindere dalla dimensione spirituale, ma riconoscere che proprio questa, radicalmente, è garante della nostra libertà e dell’autonomia delle realtà terrene, grazie ai dettami della Sapienza creatrice che la coscienza umana sa accogliere ed attuare.
In questa prospettiva si colloca l’ampia riflessione sul tema: “Le origini della teologia occidentale e le radici della cultura europea”, che ho sviluppato nell’incontro con il mondo della cultura, in un luogo scelto per la sua valenza simbolica. Si tratta del Collège des Bernardins, che il compianto Cardinale Jean-Marie Lustiger volle valorizzare quale centro di dialogo culturale, un edificio del XII secolo, costruito per i cistercensi, dove i giovani hanno fatto i loro studi. Quindi c’è proprio la presenza di questa teologia monastica che ha dato anche origine alla nostra cultura occidentale. Punto di partenza del mio discorso è stata una riflessione sul monachesimo, il cui scopo era di ricercare Dio, quaerere Deum. Nell’epoca di crisi profonda della civiltà antica, i monaci, orientati dalla luce della fede, scelsero la via maestra: la via dell’ascolto della Parola di Dio. Essi furono pertanto i grandi cultori delle Sacre Scritture e i monasteri divennero scuole di sapienza e scuole “dominici servitii”, “del servizio del Signore”, come li chiamava san Benedetto. La ricerca di Dio portava così i monaci, per natura sua, ad una cultura della parola. Quaerere Deum, cercare Dio, lo cercavano sulla scia della sua Parola e dovevano quindi conoscere sempre più in profondità questa Parola. Bisognava penetrare nel segreto della lingua, comprenderla nella sua struttura. Per la ricerca di Dio, rivelatosi a noi nelle Sacre Scritture, diventavano in tal modo importanti le scienze profane, volte ad approfondire i segreti delle lingue. Si sviluppava di conseguenza nei monasteri quella eruditio che avrebbe consentito il formarsi della cultura. Proprio per questo, quaerere Deum - cercare Dio, essere in cammino verso Dio, resta oggi come ieri la via maestra ed il fondamento di ogni vera cultura. [...]
Non sorprende che certi "laicisti" a corto di argomenti preferiscano far finta di non sentire...
Se la settimana prossima siete dalle parti del Lago Maggiore, fateci un pensiero:
Se poi non sapete come arrivare in quel di Ranco, piazza parrocchiale, dove si trova il Municipio, potete consultare Google Maps.
Adesso che la Commissione Europea ha confermato quello che era ovvio a chiunque fosse dotato di un minimo di buon senso (e privo di pregiudizi politici), è interessante notare le diverse strategie messe in atto da coloro che accusavano il governo di "discriminare" su base etnica (cioé di essere razzisti, fascisti, ecc.) per nascondere la figuraccia rimediata.
Ovviamente non possono dire che anche la Commissione Europea approva politiche discriminatorie.
Ci prova il "mitico" ex-ministro Ferrero, buttandola - come sempre - in politica, ma dimostrando solo di non conoscere bene i meccanismi su cui si basano le istituzioni europee.
Infatti, quando Ferrero insinua che i commissari europei non avrebbero una legittimazione popolare democratica - in quanto nominati dai governi degli Stati membri - dimentica (se mai l'ha saputo) che la Commissione nel suo complesso deve essere approvata da un voto del Parlamento europeo.
Stendiamo un velo pietoso sull'accusa infamante rivolta a tutti e 27 i governi europei di coprirsi le spalle l'un l'altro all'interno della Commissione, raffigurata come un gruppo di "burattini" radiocomandati, alla faccia dei trattati e della legislazione europea. La prima cosa che si legge in questa pagina introduttiva è che "la Commissione è indipendente dai governi nazionali e il suo ruolo consiste nel rappresentare e tutelare gli interessi dell’UE nel suo insieme."
Sarebbe interessante sapere perché Ferrero non faceva queste sortite anti-europee quando c'era Prodi al governo. A quei tempi mi pare fosse sempre solerte nell'accusare di "euroscetticismo" chiunque osasse avanzare il minimo dubbio su qualsiasi cosa provenisse da Bruxelles.
Un po' masochista come tentativo, in effetti.
Non va molto meglio con la sinistra "moderata" del Pd.
La senatrice Serafini tenta di farci credere che la Commissione avrebbe dato un parere positivo solo perché "le proposte avanzate dal governo sono state modificate in alcune parti e in altre non applicate secondo le intenzioni iniziali. E questo e' avvenuto anche grazie alla prese di posizione di tante personalita' della societa' civile e anche grazie alla battaglia dell'opposizione''.
Decisamente meno rozza di quella del Ferrero come mossa, ma fragilina pure questa, per quanto assai sfruttata. Infatti, stando a quanto dice il portavoce del commissario Barrot: “L’attenta analisi del documento inviato da Roma ha consentito di constatare che né le ordinanze né le linee direttrici né le condizioni di esecuzione” delle misure prese “autorizzano la raccolta di dati relativi all’origine etnica o alla religione delle persone censite”. Anche la raccolta delle impronte digitali “viene fatta solo al fine di identificare persone che non è possibile identificare in altro modo” .
Sono alquanto curioso di leggere la reazione dei paolini di Famiglia Cristiana.
Dovendo fare un pronostico, direi che opteranno per una variante della seconda mossa...
Al punto in cui era giunta la "telenovela Alitalia", era difficile sperare in un finale da favola ("... e vissero tutti felici e contenti"). Troppi gli errori politici e gli episodi di cattiva amministrazione degli ultimi 10 anni.
Con la classe politica e imprenditoriale che ci ritroviamo, non si possono fare miracoli...
Ad ogni modo, sempre ammesso che la Commissione Europea non veda irregolarità tali da bloccare l'operazione, sarebbe auspicabile che la lezione serva per il futuro.
Segnalo questo editoriale di Francesco Riccardi su Avvenire di ieri:
L’ operazione di salvataggio dell’Alitalia si presta a diverse letture sul piano finanziario, degli assetti azionari e del 'sacrificio' chiesto ancora una volta alla collettività per mantenere – non si sa per quanto tempo – in mani italiane l’ex compagnia di bandiera. Con giudizi che legittimamente possono essere molto diversi. C’è però un aspetto che – a valle di tutte le analisi, esaurito il dibattito politico – dovrebbe trovare unanimità di consensi e suscitare uno sforzo collettivo tra maggioranza e opposizione, tra aziende e sindacati, tra pubblico e privato: la ricollocazione professionale dei dipendenti in esubero. Perché su questo, forse ancor più che sulla vendita o meno dell’Alitalia a una compagnia straniera, si gioca una sfida decisiva per il futuro del sistema-Paese, per la sua modernizzazione.
Sul tavolo, dietro le cifre ancora incerte, ci sono 4-5mila o forse più persone in carne e ossa, lavoratori che non possono essere né scaricati come pacchi in qualche ente pubblico, né 'condannati' a lustri di cassaintegrazione, fatti invecchiare prima del tempo in vista di una pensione futura, magari arrotondando con qualche lavoretto in nero. Si tratterebbe di un costo aggiuntivo per la collettività, di uno spreco sociale inaccettabile, soprattutto di un’offesa alla dignità degli stessi lavoratori. Al di là della garanzia di un sussidio per i periodi di disoccupazione, occorre allora compiere un passo deciso verso un sistema di welfare realmente orientato al lavoro, e non più solo passivo. Attivando tutte le leve dell’incontro tra domanda e offerta, della formazione, della riqualificazione quando necessaria, è possibile riaccompagnare sul mercato – una ad una – queste migliaia di persone perché trovino una nuova occupazione nel proprio settore o in un altro.
Il governo, con il ministro Sacconi, è orientato su questa linea e ha già indicato in Italia Lavoro lo strumento utilizzabile. Dal 2005, infatti, l’agenzia del ministero del Welfare ha attivato il programma 'Pari' che ha ricollocato nelle imprese 11mila lavoratori, l’80% a tempo indeterminato. Ancora più efficace, probabilmente, sarebbe coinvolgere nel progetto le agenzie per il lavoro e le società di outplacement, poco conosciute ma già attive in Italia, che vantano percentuali di ricollocazione dei dipendenti superiori al 90%. È l’occasione per aggiungere un mattone alla costruzione di un mercato del lavoro più fluido e dinamico, come quello dei Paesi scandinavi. Obiettivo condivisibile anche dall’opposizione, in linea con quanto previsto dal governo Prodi nel protocollo sul welfare dello scorso anno.
Il confronto con i sindacati – ritenuto decisivo per il nuovo assetto di Alitalia – si aprirà nelle prossime ore.
Peseranno molti fattori, il giudizio delle organizzazioni dipenderà ovviamente dalla credibilità del piano industriale e dalle prospettive future. Cgil, Cisl, Uil e le altre sigle autonome, però, resterebbero rivolte all’indietro se rifiutassero la sfida di questo nuovo «welfare to work», rifugiandosi nell’illusione che i lavoratori si tutelano coi prepensionamenti o un mezzo posto pubblico, anziché con una nuova occupazione. Già due anni fa, su richiesta anche dei vertici di Confindustria, per 2mila impiegati in esubero della Fiat fu individuata solo la vecchia strada della mobilità lunga fino alla pensione. Oggi, però, senza un cambio di mentalità, non solo l’Alitalia, ma l’intero sistema-Paese resterà incollato a terra, col piombo nelle ali.
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville