Gino

martedì, 30 giugno 2009

La scossa anti-premier? Fa crollare il Pd

Certi "democratici" che hanno riscoperto il gusto per il gossip pruriginoso (dopo aver giudicato assurdo il trattamento riservato al democratico Clinton per lo "stage" della Lewinski), dovrebbero meditare sulle conseguenze di un certo modo di fare politica.
O dovrei dire "assenza di politica"?
Se poi è un ex direttore dell'Unità, già deputato DS e poi dell'Ulivo, a ricordarlo...

Le diagnosi sono spietate, la cura impossibile. Giampaolo Pansa sul Riformista scrive che «è meglio che il Pd muoia». Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, su Libero fa un quadro disastroso: «Quello del Pd è un ceto politico in gravissima difficoltà che ha come primo problema la propria sopravvivenza... Non ho fatto una riunione di partito in cui ci siamo occupati di cose concrete... Stiamo facendo un congresso non si sa su che cosa». Piero Fassino su Repubblica: «Non si può negare lo smottamento elettorale. Continuiamo a perdere fra gli operai e le zone popolari... Rischiamo di essere un partito che su ogni tema raccoglie un consenso minoritario».
[Ma Franceschiello non aveva parlato di un grande successo del Pd?]
[...]
In questo quadro confuso e caotico i duelli personali si intrecciano. Veltroni che annuncia il ritiro dalla campagna congressuale sostiene di non capire l’accusa di aver boicottato Prodi, e il professore manda a dire sulla Repubblica che i messaggi di Walter è meglio non leggerli. Lo stesso Veltroni accusa D’Alema e i dalemiani di «segare l’albero del centrosinistra» e di aver fatto fuori tutti i leader ulivisti come i dieci piccoli indiani del giallo di Agatha Christie e l’ex premier l’accusa, in cene private, di essere un «fannullone che con le sue dimissioni continue ha rovinato la sinistra». Rutelli teme di finire in un partito socialista camuffato e i bersaniani in una nuova Dc altrettanto camuffata. L’amalgama è proprio malriuscito.
Il Pd, a un anno e mezzo dalla nascita, si trova a fare i conti con una situazione imprevista. Ha una dote elettorale che il Pci aveva superato anche nei suoi momenti peggiori. Il suo elettorato operaio l’ha tradito. Nelle regioni rosse è iniziato lo smottamento a favore della Lega che, come dichiara il sindaco di Bari Emiliano, non fa leva sulla paura ma sulla vicinanza alle domande popolari. Il dialogo fra ex comunisti e cattolici va in frantumi e lascia il posto allo scontro fra sinistra e ex dc. Le rivalità personali avvelenano la vita del gruppo dirigente. La prospettiva è del tutto incerta. Mentre in basso infuria la guerra fratricida due partiti guardano la battaglia pronti a conquistare nuovi adepti fra gli sconfitti. L’Udc di Pier Ferdinando Casini spera che i centristi del Pd capiscano di essere minoranza nel partito e si decidano a lasciarlo per rafforzare il cosiddetto Grande Centro. Guardano a Rutelli ma non solo a lui. Se nel Pd prevalesse la linea socialdemocratica di Bersani o quella giustizialista di Franceschini molti sarebbero tentati dall’iniziare una nuova avventura con i centristi ex Dc.
Anche Di Pietro ha scelto una singolare linea di silenzio sulle diatribe interne all’alleato «democratico». L’ex pm crede nel collasso strutturale dell’area democrat e spera di ereditarne una parte di elettorato.
[...]


Insomma, un panorama "esaltante"...

PS: chissà se stavolta ascolteranno il consiglio del presidente Napolitano, solitamente tanto apprezzato in casa "democrat".


scritto da: Faramir alle ore 10:51 | link | commenti
categorie: politica, partito democratico
lunedì, 29 giugno 2009

Ai Prodi 'cattolici adulti'

[...]

Nel quarto capitolo della lettera agli Efesini l’apostolo Paolo ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l’età adulta, un’umanità matura. Non possiamo più rimanere “fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (4, 14). Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede “responsabile”, una “fede adulta”.

La parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede “fai da te”, quindi. E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro il magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo “schema” del mondo contemporaneo.

È questo non-conformismo della fede che Paolo chiama una “fede adulta”. Qualifica invece come infantile il correre dietro ai venti e alle correnti del tempo.

Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo.

La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s’esprime e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo.

Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci conduce al grande “sì”. Descrive la fede matura, veramente adulta in maniera positiva con l’espressione: “agire secondo verità nella carità” (cfr. Efesini 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima di tutto verso la verità. Il potere del male è la menzogna. Il potere della fede, il potere di Dio è la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo.

Guardando a Cristo riconosciamo un’ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l’essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri.

Benedetto XVI - 28.06.09

scritto da: Faramir alle ore 18:15 | link | commenti (5)
categorie: fede, cattolici, benedetto xvi
domenica, 28 giugno 2009

Amnesie selettive...

"Le accuse che si ro­vesciano in que­sti giorni sul pre­sidente del Consi­glio, le si condivida più o meno, sono la riprova de­finitiva del grado estremo di personalizzazione che la politica ha raggiunto oggi in Italia: una riprova che, alquanto paradossal­mente, stanno offrendo proprio coloro che fino a ieri additavano la suddet­ta personalizzazione co­me sbagliatissima e assolutamente da evitare. [...]"
(Ernesto Galli della Loggia)

scritto da: Faramir alle ore 23:30 | link | commenti
categorie: politica, berlusconi

Le follie dell'imperatore...

Visto che non ho tempo per scrivere, faccio un bel copia e incolla e via...

Rassegna stampa CLU dal 28 maggio al 22 giugno 2009

LE FOLLIE DELL’IMPERATORE


«Un premier sotto ricatto e una suburra di stato»,
Eugegno Scalfari, La Repubblica, 21.06.2009

«La domanda che milioni di persone sempre più attonite e disgustate si pongono è ormai martellante e te la senti fare agli angoli delle strade, nelle centinaia di migliaia di lettere che “Internet” rovescia sui tavoli delle redazioni: quanto durerà questo sconcio? Come si uscirà da questo pantano? […] Il problema è a questo punto di una chiarezza elementare: un premier sotto ricatto che deve provare (provare, non affermare soltanto) che i fatti non sono quelli raccontati e provati dai suoi ricattatori; una vita privata del capo del governo costellata da stravizi, alimentata da una corte di ruffiani e gestita da persone ricompensate con scranni in Parlamento a Roma e a Strasburgo, che deturpa l’immagine dello Stato e del Paese e non può più oltre essere sopportata.[…] È legittimo […] porsi il problema di uno sbocco politico […]. Ma resta la domanda: si dimetterà Berlusconi? […] Post Scriptum. Oggi si vota per i ballottaggi in molti Comuni e Province. L’esito è di grande importanza, anche con riguardo alla crisi politica che abbiamo qui analizzato. È dunque auspicabile che gli elettori non disertino le urne».

«Cossiga: Silvio, non chiedere scusa a nessuno»,
Francesco Cossiga, Corriere della Sera, 22.06.2009

«Ritengo che i giudizi sulla vita privata di una persona che non attengano alla funzione pubblica esercitata – e in particolare alla vita eufemisticamente chiamata “sentimentale” ma più esattamente “sessuale” – debbano essere distinti dai giudizi politici. Non mi sembra che il giudizio politico di allora e il giudizio storico di oggi abbiano bollato con il marchio dell’infamia John Fitzgerald e Robert Kennedy, le cui attività galanti superarono di gran lunga le tue, e ebbero anche aspetti inquietanti sui quali la giustizia americana non volle inquisire fino in fondo».

«Vittadini: no ai Torquemada, il premier governi »,
Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera, 28.05.2009

«Ma la questione morale? “La questione morale è una tensione al vero, non soltanto una coerenza. In questo senso ricordo che nell’87, ad Assago, Don Giussani spiegò che la questione morale generale nasce dall’appiattimento del desiderio dei giovani e nel cinismo degli adulti. Astenia e mancanza di desiderio: questa è la questione che genera tutte le questioni morali. Hanno ragione i vescovi a porla all’interno dell’emergenza educativa. Se vogliamo parlare di moralità della politica partiamo da qui, dall’emergenza educativa, sennò ci prendiamo in giro”».

Commento

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Le pagine dei maggiori quotidiani nazionali sono infestate da ormai più di un mese da insistenti accuse nei confronti della figura del presidente del consiglio riguardo a presunti comportamenti immorali della sua vita privata. L’ultima in ordine di tempo è quella che coinvolge Patrizia D’Addario, una candidata alle elezioni comunali di Bari. Quale sia la realtà dei fatti non è stato ancora accertato. E tanto meno la procura di Bari ha avviato una qualche indagine come invece molti giornali lasciano intendere.
Ogni giorno si snocciolano da più parti noiosi e interminabili predicozzi sull’integrità morale e la rettitudine che un politico dovrebbe possedere per svolgere il proprio compito. I politici dovrebbero appartenere a una razza speciale di uomini, nati – per dirla in termini tradizionali – senza il peccato originale. Ergo: i giornalisti che parlano dei politici possono essere immorali, i politici di cui i giornalisti parlano devono essere puri. Secondo chi sostiene questa tesi (i vari Scalfari che pullulano nelle redazioni delle nostre testate) il premier sarebbe dunque delegittimato nello svolgimento della sua funzione di governo.
Qualcosa di strano, e anche di sinistro, balza agli occhi: neanche un cenno allo scopo dell’attività politica, ai parametri con i quali giudicare il successo o l’insuccesso di un’azione di governo. Il “bene comune” – cui dovrebbe tendere ogni progetto e ogni sforzo di un personaggio politico che si rispetti – non compare nemmeno per errore negli articoli dei nostrani censori morali. Se per esempio Berlusconi interviene tempestivamente in Abruzzo, partecipando in prima persona alla tragedia della gente colpita dal terremoto, se il suo governo pone in essere misure efficaci per iniziare la ricostruzione, questo non vale nulla rispetto ai suoi presunti appetiti (sessuali). Se Obama esprime stima e apprezzamento per il coraggio dimostrato dal premier in politica estera, ciò non merita la stessa attenzione riservata a escort e veline. Si potrebbe procedere. Ma la solfa non cambierebbe.
L’unica cosa veramente insopportabile è il pensiero che in Italia ci siano persone – poche per la verità, anche se molto sponsorizzate – che sarebbero disposte a mandare a “p……”, a scatafascio l’intero Paese, l’intero popolo italiano, per una pruriginosa e abissale antipatia, condita di feroce moralismo, nei confronti di chi non risponde all’identikit del politico anti-italiano che tanti salotti sognano, capace di svendere l’Italia e tutta la sua tradizione per trasformarla nel surrogato di un Paese finalmente “europeo”.


scritto da: Faramir alle ore 21:40 | link | commenti
categorie: berlusconi, giornalismo alle vongole

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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