Segnalo un contributo di Giampaolo Pansa, di cui cito un passaggio che credo fondamentale, in quanto se non si capisce questa realtà difficilmente si potrà reagire al pensiero unico moralista.
Pubblichiamo la sintesi dell’intervento «Il maledetto revisionista» che sarà presente sul prossimo numero di «Atlantide», quadrimestrale della Fondazione per la Sussidiarietà diretto da Giorgio Vittadini dal titolo "La realtà non è un’opinione", in uscita al Meeting di Rimini (23-29 agosto 2009) e nelle librerie e edicole. Giampaolo Pansa è in libreria anche con il suo ultimo saggio storico, Il revisionista (Rizzoli), dove racconta la sua avventura umana e intellettuale, nata nel segno della nonna, Caterina Zaffiro vedova Pansa, che con il suo fastidio per comunisti, democristiani e fascisti è stata, senza saperlo, un esempio di revisionismo anarchico.
[...] Adesso l’opinione pubblica fatta emergere dal revisionismo sulla guerra civile è meno povera di prima. Ma si scontra ancora con due grandi difficoltà. La prima è rivelata dal paradosso che connota l’Italia di oggi. Il vecchio Pci è scomparso da vent’anni, dopo la fine dell’Unione Sovietica. E i partiti nati dalle sue ceneri sono sempre più deboli. Eppure l’egemonia culturale rossa resiste ancora. Perché è un’egemonia proprietaria. E sta in piedi grazie a quel che possiede e usa di continuo.
L’elenco delle sue proprietà è lungo. Le cattedre di storia contemporanea in molte università. L’insegnamento della storia nelle scuole medie superiori. Una catena di case editrici. I tanti festival del libro, a cominciare dal rosso Salone di Torino che esclude quasi sempre autori invisi alla sinistra. I premi letterari. I convegni culturali in centri grandi e piccoli. Tanti giornalisti. E parecchi quotidiani. A cominciare da Repubblica: un giornale-partito, dalla pedagogia autoritaria, importante per numero di copie diffuse e per il pensiero unico che fa circolare e riesce ancora a imporre.
Ho descritto una struttura difficile da sgretolare. E che resiste quasi intatta a ogni crisi. È vero che conta meno di un tempo. Però seguita a rimanere in piedi. Assomiglia a un gigante sempre più confuso, ma tuttora in grado di far pesare la propria forza. Ha dalla sua anche una quota della televisione pubblica: la rete 3 della Rai, il suo telegiornale, i suoi programmi culturali. Non è un caso se non sono mai riuscito a presentare i miei libri revisionisti su questa rete. La censura rossa mi ha sempre sbarrato il passo. Trovando molti piccoli censori pronti a obbedire. [...]
Di questo passo, tra pochi giorni, ci verranno a dire che a villa Certosa sono custodite le prove dell'esistenza degli extraterrestri, nonché la macchina per viaggiare nel tempo, l'oca dalle uova d'oro, la pietra filosofale, ecc. ecc.
Pensavo di non potermi più stupire per il livello raggiunto da buona parte dei giornalisti italiani (soprattutto dopo la deriva gossippara del gruppo L'Espresso-Repubblica), ma dopo questa scoperta devo ricredermi.
Evidentemente, raggiunto il fondo, si stanno dando da fare alacremente con pale e picconi...
di Rodolfo Casadei
Nessuno è più al di sopra del sospetto di essere un papista o una quinta colonna dei papisti di Edward C. Green, antropologo della medicina dell’ultrailluminista Università di Harvard. Un accademico più a suo agio con le ricerche e i progetti sul terreno che con quelli dietro alle cattedre e nelle biblioteche. Per 35 anni ha progettato, attuato e valutato programmi di social marketing in 34 paesi del mondo, 17 dei quali africani dell’Africa sub-sahariana, che non avevano per oggetto la distribuzione di Bibbie e rosari, ma di anticoncezionali di tutti i tipi. Inoltre le sue specialità erano e sono, oltre ai programmi per la prevenzione dell’Aids, la valorizzazione delle medicine e dei sistemi sanitari tradizionali, i bambini vittime di conflitti, la salute delle minoranze etniche negli Usa, la salute in rapporto ai problemi ambientali, la conservazione della biodiversità. Insomma, più liberal di così si muore. Ebbene un soggetto siffatto, interpellato sulla nota dichiarazione di Benedetto XVI su Aids e profilattico rilasciata durante il volo verso il Camerun nel marzo scorso che scatenò reazioni da fine del mondo, serenamente risponde: «Con riferimento all’Africa, il Papa ha perfettamente ragione». E dice così non certo per fare la figura del bastian contrario e guadagnarsi un quarto d’ora di celebrità: la serietà di Green è riconosciuta da tutti i suoi colleghi, è autore di cinque libri e di 350 articoli, capitoli di libro, relazioni a conferenze e report tecnici tutti peer-reviewed, cioè selezionati e approvati per la pubblicazione da altri accademici e specialisti riconosciuti. L’antropologo della medicina americano spiegherà per la prima volta le sue posizioni ad un pubblico italiano non specialistico il 25 agosto prossimo a Rimini, in una tavola rotonda intitolata “Aids, un problema culturale”.
[Leggi l'intervista]
[English version]
L'accoglienza riservata dalla stampa internazionale alla nuova enciclica di Benedetto XVI è stata decisamente positiva. Speriamo che serva ad incoraggiare anche i giornalisti italiani a leggerla davvero...
Ottimo voto dal New York Times, piena promozione dal Figaro, una buona sufficienza dall'Economist. L’Enciclica Caritas in veritate è stata salutata con un’accoglienza favorevole dalla stampa internazionale, sorpresa nell’annotare che il testo vaticano non è né di destra né di sinistra, ma ricalibra l’attenzione dell’economia sui valori fondamentali della dignità della persona e dell’etica sociale. [continua>>]
Per altri commenti e spunti di riflessione sulla Caritas in veritate, vi segnalo il dossier messo a punto da Samizdatonline.
E che sarebbe?
Mi pare l'ennesimo delirio isterico degli anti-berlusconiani "a prescindere"...
Se poi leggo certi nomi che sostengono il suddetto sciopero... alla larga!
“Troppi si credono democratici solo per aver messo metaforicamente una appartenenza «progressista» sulla camicia nera che continuano, di fatto, a portare sotto.”
Piero Ostellino, Corriere della Sera, 11/07/2009
Direi che qualsiasi commento sarebbe superfluo...
"Quel che è successo è che l’ex presidente Zelaya ha abusato della sua posizione, ha usurpato gli altri poteri dello Stato e ha disobbedito alle sentenze del podere giudiziario e del Tribunale elettorale nazionale. Si era trasformato in un usurpatore dei poteri dello Stato. E l’articolo 3 della nostra costituzione riconosce al popolo il diritto all’insurrezione. Quel che è successo è l’esercizio legittimo di questo diritto all’insurrezione, e non un colpo di Stato. In questo momento i tre poteri della repubblica, giudiziario, esecutivo e legislativo, stanno funzionando normalmente. Il potere legislativo era in difficoltà perché Zelaya lo aveva privato dei suoi fondi: negli ultimi due mesi i deputati non avevano ricevuto il loro salario, e nemmeno era stato finanziato il capitolo di bilancio per le prossime elezioni, che pure erano state indette da un mese e mezzo."
(Ramon Custodio, commissario nazionale dei Diritti umani, istituzione prevista dalla Costituzione honduregna e la cui nomina è competenza del Parlamento)
Se questo è un golpe
di Rodolfo Casadei
Un presidente, fortunosamente approdato alla poltrona di capo dello Stato col 28 per cento appena dei voti popolari, decide di indire un referendum per convocare un’assemblea costituente attraverso la quale modificare la Costituzione che non gli consente di svolgere più di un mandato presidenziale e di ripresentarsi alle elezioni. Il suo atto è una palese violazione della Costituzione vigente, poiché in base ad essa solo il Parlamento può indire un referendum per modificare le norme costituzionali e il presidente che cerca di farlo al suo posto è ipso facto esautorato, ma il presidente non sottopone il suo atto ai deputati, ben sapendo di andare incontro a una bocciatura. Poiché il Tribunale supremo elettorale si rifiuta di sovrintendere al voto, il presidente si fa inviare il materiale elettorale da un paese straniero e ordina al capo di Stato maggiore delle forze armate di organizzare la logistica della consultazione. Costui si rifiuta per tre buone ragioni: la prima è che la Corte suprema ha sentenziato che il referendum è incostituzionale e che l’esercito non è tenuto a collaborare, la seconda è che il Procuratore generale della repubblica ha ammonito che tutti coloro che prenderanno parte all’organizzazione della consultazione saranno incriminati, la terza è che nel frattempo il Parlamento, che era stato tagliato fuori dal presidente, ha appena votato una legge che annulla il referendum. Il presidente allora rimuove il capo di Stato maggiore, e si rifiuta di reinsediarlo nelle sue funzioni anche dopo che la Corte suprema gli ordina di farlo. Con una turba di sostenitori fa irruzione nella caserma dove è custodito il materiale elettorale arrivato dall’estero e se ne impadronisce. A questo punto la Corte suprema chiede alle forze armate di far rispettare la legge, straziata in tutti i modi dal presidente, mentre il Parlamento esprime parere favorevole al provvedimento. I militari arrestano il capo di Stato che ha tradito la Costituzione e lo mandano in esilio in un paese straniero. Il Parlamento, col sostegno di tutte le altre istituzioni del paese, si riunisce e nomina un presidente ad interim incaricato di reggere il paese fino alle elezioni presidenziali, previste per il mese di novembre.
Se voi foste il capo del governo o il ministro degli Esteri del vostro paese o di un altro paese dell’Unione Europea, o il segretario delle Nazioni Unite, o il segretario dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), o il presidente degli Stati Uniti, o il re di Spagna, o il presidentissimo aspirante dittatore del Venezuela, come definireste questa situazione? Ebbene, vi sembrerà impossibile, ma per tutti costoro il presidente fellone è la povera vittima di un colpo di Stato, e quelli che l’hanno cacciato senza torcergli un capello sono golpisti che hanno violato la legalità e disprezzato la democrazia.
Ciò che abbiamo sin qui descritto è successo in Honduras, paese dell’America centrale di 7,5 milioni di abitanti grande come l’Italia settentrionale, povero assai (reddito pro capite di 1.130 euro all’anno), indipendente da più di 170 anni, ma che ha rinunciato ai regimi militari soltanto dal 1982. Facile quindi, per i superficialoni, dare dei golpisti ai soldati del generale Romeo Vasques Velasquez e della povera vittima al deportato presidente Manuel Zelaya. Ma le cancellerie e le organizzazioni internazionali? Possono ignorare il vero svolgimento degli avvenimenti e passare sopra al fatto che l’unico capo di Stato di un paese della regione che, oltre a condannare il “golpe”, ha dichiarato: «Piegheremo questo golpe dall’interno e dall’esterno, nonostante le loro forze militari», è lo stesso che aveva fornito il materiale elettorale per il referendum truffaldino e al cui modello politico egemonico voleva ricollegarsi Zelaya, cioè Hugo Chávez presidentissimo del Venezuela? Lo stesso che domenica scorsa ha fornito aereo e pilota per il volo con cui Zelaya ha tentato senza successo di rientrare in patria? Possono ignorare che da quasi un decennio il presidente venezuelano e i suoi sodali dell’Alba (Alleanza Bolivariana delle Americhe composta da Venezuela, Bolivia, Ecuador, Cuba, Nicaragua, Antigua, Dominica e Honduras) usano lo strumento della democrazia per distruggere la sostanza della democrazia? Il caso dell’Honduras è paradigmatico. Zelaya è stato eletto presidente nel 2005 come candidato di una formazione moderata, il Partito liberale. Presto però si è avvicinato – contro il parere del suo stesso partito – all’uomo forte di Caracas, che in cambio gli ha concesso petrolio a condizioni di favore, crediti d’aiuto e trattori. E gli ha trasmesso il suo credo politico: annientare il sistema di pesi e contrappesi e di separazione dei poteri che è l’essenza della democrazia e dello Stato di diritto, garantirsi la rielezione all’infinito. Com’è noto, Chávez non è ancora pienamente riuscito nel primo dei due intenti, ma nel secondo sì. Zelaya ha cercato di ottenere tutto in un colpo solo, e mal gliene è incolto.
[continua]
Capita che Santa Maria Goretti diventi la nuova icona della sinistra italica, quella nelle cui fila militano i peggiori laicisti anticlericali, solitamente "offesi dal moralismo bacchettone" della Chiesa, ovvero i "paladini dei diritti, della libertà anche in campo sessuale, del rifiuto delle norme tradizionali e convenzionali, della laicità, dell’opposizione a ogni interferenza religiosa nella sfera dei comportamenti".
Tutto "merito" di Berlusconi, naturalmente... suo malgrado. ;-)
[Interessante anche il commento di Massimo Franco, già editorialista di Avvenire, quindi conoscitore dei metodi comunicativi dell'episcopato italiano].
Capita che in Cina sia in corso una mattanza di musulmani appartenenti a una minoranza etnica, ma gli organismi internazionali (dall'Onu ad Amnesty International al Consiglio d'Europa...) che non perdono occasione per bacchettare l'Italia, accusandola di fare politiche razziste, islamofobe e xenofobe, sembra non abbiano nulla da dire. Onore al presidente Napolitano che non ha taciuto di fronte al presidente cinese.
Capita anche che in Honduras un presidente cerchi di sovvertire la Costituzione per garantirsi l'elezione a vita, venga giustamente bloccato da Corte Suprema, Parlamento e Forze Armate, quindi espulso dal paese, ma la comunità internazionale lo consideri come la "vittima" di un golpe.
Boh?
Avete notato che da qualche giorno le inchieste baresi non conquistano più le prime pagine della stampa "libera e democratica"?
Sarà forse che gli eventi hanno preso una piega imbarazzante per la sinistra, mentre al contrario su Berlusconi non si va oltre i soliti pettegolezzi?
BARI - Racconta delle pressioni politiche, ricevute durante il suo mandato. Lea Cosentino, rimossa dall'incarico di direttore generale dell'Asl dopo aver ricevuto un avviso di garanzia, ha offerto al pm Desirèe Digeronimo nuovi spunti e riscontri alle ipotesi investigative sull'esistenza di un "comitato d'affari" che avrebbe pilotato appalti e nomine nel mondo della sanità pugliese. "Lady Asl" con il magistrato ha parlato per cinque ore dopo aver chiesto di essere ascoltata.
L'inchiesta è quella che il 6 febbraio ha portato alle dimissioni dell'ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco. La posizione di "Lady Asl" è marginale, tanto che si avvierebbe verso l'archiviazione. Ha infatti chiarito il suo ruolo e sembrerebbe anche allontanato una serie di sospetti. È andato anche oltre. La Cosentino, alla quale venerdì è stato notificato un avviso di garanzia nell'ambito di un'altra inchiesta, quella del pm Giuseppe Scelsi, ha parlato di pressioni politiche, delle quali in molti erano a conoscenza. E ha aggiunto che anche il presidente della Regione Nichi Vendola non poteva non sapere.
Ma sono i particolari a rendere il contenuto dell'interrogatorio importante, fondamentale per l'inchiesta. Lea Cosentino (difesa dall'avvocato Francesca Conte) ha citato gli appalti al centro del fascicolo. Accennato alle nomine dei primari, ma soprattutto raccontato del rapporto tra i fornitori delle Asl e il mondo della politica. Dichiarazioni non generiche, ma puntuali che il magistrato e i carabinieri del reparto operativo stanno incrociando con i dati delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Ad ogni affermazione del manager corrisponde un'ipotesi già formulata dalla Procura che lavora all'indagine da più di un anno.
[...]
Cari "democratici", date retta a Giampaolo Pansa, prima che sia troppo tardi.
(AGI) - CdV, 3 lug. - "Non consta che ci siano state critiche che si debbano qualificare come critiche del Vaticano". Lo ha dichiarato il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi a proposito dei titoli dei giornali che oggi attribuiscono alla Santa Sede opinioni in merito al decreto sicurezza espresse invece dall'arcivescovo Agostino Marchetto, numero due del Consiglio per la pastorale dei migranti.
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville