Gino

lunedì, 15 gennaio 2007

Rullar di tamburi e commedia degli equivoci

Ormai anche i più ingenui tra gli elettori dell'Unione devono cominciare a subodorare la fregatura.
Ovvero che "la serietà al governo" era solo uno dei tanti slogan propagandistici di facciata, dietro i quali si nascondevano le infinite contraddizioni di una coalizione degna della peggior armata Brancaleone.

Solo chi si rifiuta di vedere può negare che siano propaganda i continui proclami roboanti che in un Paese normale i Grandi Quotidiani spernacchierebbero immediatamente.
Basta pensare all'annuncio sui 100 miliardi di euro destinati al Mezzogiorno.
100 miliardi di fondi EUROPEI, non governativi! che quindi sarebbero arrivati comunque, ma di cui Prodi & C. vorrebbero prendersi il merito. Come si volevano prendere il merito dell'eccezionale incremento delle entrate tributarie del 2006.
Che faccia tosta... ma loro sono "seri"!

Per non parlare della commedia degli equivoci su liberalizzazioni, riforme, pensioni, ecc.
Tanto che ormai si può parlare tranquillamente di
"populismo bersaniano", per citare Alberto Mingardi dell'Istituto Bruno Leoni:

[...] Fra un po’ Pierluigi Bersani proporrà di liberalizzare i trenini elettrici e i cioccolatini al rhum, beni che hanno un costo ben più alto di quello che i loro consumatori auspicherebbero. Fateci caso. La sinistra al governo parla volentieri di “concorrenza”. Mai di “mercato”. Dice “foglia”, ma non “insalata”.

[...] La proposta del ministro Bersani di aprire i canali distributivi per la benzina è giusta, quella è vera concorrenza, e condividiamo l’entusiasmo di Repubblica. Però se il governo vuole pieni meno cari cominci col tagliare le accise, che contano per il 70% del prezzo alla pompa. Abolire il costo di ricarica dei cellulari, cioè dire ad imprese private che prezzi debbono fare, non ha nulla a che vedere con la concorrenza. Lo stesso discorso vale per le limitazioni alla libertà contrattuale delle odiatissime assicurazioni introdotte col decreto Bersani. Schiaffeggiare un’industria impopolare non è “liberalizzare”. È solo populismo. Roba da Hugo Chavez, non da Mario Monti.

Ormai si promettono prezzi più bassi con lo stesso spirito con cui una volta si regavalano posti da bidello. Il risultato sarà una nuova declinazione politica del mercato, una sorta di “OK il prezzo è giusto” romano. Per le imprese che lo azzeccano, baci e abbracci. Le altre, alla gogna.

Gli orfani dell’ideologia hanno trovato rifugio sotto l’ombrello del consumerismo. Sono gli entusiasti del tre per due. È la nuova demagogia chic, per cui il ruolo dello Stato è farci pagare di meno. Idea luminosa. E se cominciassimo dalle tasse?

Non posso che sottoscrivere l'analisi di Giorgio Ferrari su Avvenire di domenica scorsa: certe sceneggiate lasciano "un senso di incompiutezza, come di un bersaglio mancato":

[...] Perché il "conclave" casertano (loro stessi lo hanno chiamato così...) non ha designato nessun papa, nessun programma vero, nessuna nota significativa che facesse pensare a una vera svolta, a uno scatto in avanti, a un moto di orgoglio [...] ci pare piuttosto che fra le mura dello splendido palazzo voluto da Carlo III di Borbone scimmiottando il modello di Versailles, fra quelle sale ariose squadrate con l'eleganza di un'epoca perduta dall'architetto Vanvitelli si sia consumato sotto traccia l'ufficio funebre del riformismo, almeno per questa stagione.

[...] nonostante il pomposo titolo (poi ritirato, per decenza) di "Manifesto di Caserta", da quella reggia è uscita più una piattaforma elettorale che un programma di azione governativo, più un dépliant di lodevoli intenzioni che un succoso e magari tormentato carnet di decisioni per il futuro.
Diciamolo, in Paesi d'abitudine severi con la classe politica come la Germania, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti un esito come quello casertano verrebbe derubricato come una sconfitta del governo, soprattutto sul piano dell'immagine: ha fatto più notizia la telefonata-pirata di Pannella che trasmetteva in diretta a Radio Radicale la prolusione di Romano Prodi che l'intero catalogo delle linee guida del governo. Il che, al di là di tutto, vorrà pur dire qualcosa.

Di sicuro dice qualcosa sulla reale "serietà" dei nostri governanti. Ma anche su quella dei mezzi di comunicazione di questo Paese, sempre più allineati ai poteri forti, con poche lodevoli eccezioni.


scritto da: Faramir alle ore 23:05 | link | commenti
categorie: politica, prodi, riforme

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(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


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