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[...] Andiamo alla sostanza, ed è su quella che in queste ore molti cittadini sono in apprensione. Non solo i sostenitori di progetti spinti, tipo pacs; c'è apprensione anche in tantissimi altri che sono su posizioni diverse. E apprensione c'è, se posso per una volta parlare come uno che fin dal primo momento ha aderito al progetto della Margherita, in chi ha votato la maggioranza oggi al governo. Ovvio che ci sia allarme, e ovvio che ci si auguri scelte di estremo equilibrio. Scelte delle quali noi elettori non dobbiamo un giorno pentirci. Scelte che non abbiano a restringere la vivibilità dei cattolici in quell'area, scelte che non mortifichino le identità e i valori che un vero pluralismo deve esaltare, non mortificare.
È evidente come in questi giorni nel centrosinistra si ponga il problema della laicità. Ma sarebbe un errore grossolano interpretare la laicità come una sorta di depotenziamento dei valori costituzionali. Quando si sente invece oggi più che mai la necessità insopprimibile di non far indietreggiare le culture politiche che hanno scritto la Carta Costituzionale, fra le quali, quella del cattolicesimo politico nelle sue articolazioni e varietà. Una cultura politica che ha messo al centro la persona e i suoi diritti, le formazioni sociali e la famiglia fondata sul matrimonio come recita l'art.29 della Costituzione.
E questa famiglia, risorsa str ategica per il futuro del Paese, non può essere inquinata da qualsivoglia tentativo di equiparazione che svaluterebbe la formazione sociale a cui la Costituzione italiana, laicamente, riconosce una tutela e un favore specifico. Bisogna sforzarsi in ogni modo per non mandare deluse le attese di chi vede messo in dubbio il futuro della famiglia. Sono attese a cui non si può rispondere con doppiezze tipiche del politichese. Come non si può accettare che le soluzioni vengano poste in termini di prendere o lasciare, che ha più il sapore del "diktat" politico che di un serio tentativo di farsi carico delle ragioni di molti.
Di qui alcune domande strategiche: in una coalizione che ha due gambe solide (Ds e Margherita) non dovrebbe essere la più forte anche numericamente a farsi attenta e preoccupata delle ragioni dell'altra? E poiché di elettori si tratta, non ci si dovrebbe seriamente preoccupare del consenso eticamente più sensibile, nella consapevolezza che questa sensibilità è una risorsa per tutti? Perché ferire alcune delle ragioni più profonde in chi ha creduto nella possibilità di costruire un dialogo forte e costruttivo nel centrosinistra, senza doversi continuamente veder rinfacciata la propria condizione di credente? Forse che i voti cattolici raccolti sotto le insegne del centrosinistra pesano - a tratti - di meno o addirittura infastidiscono, sino al punto da ipotizzare di poterne fare a meno senza pagare dazio? Solo un politico improvvido può non capire la portata della posta in gioco: la presenza politicamente significativa dei credenti in tutte le formazioni politiche, in un contesto bipolare temperato. Non perché i credenti in questo Paese debbano avere diritto di veto, ma perché delle loro ispirazioni e dei loro valori sia tenuto conto debitamente. Almeno al pari delle lobby femministe e gay, almeno al pari di certi grandi gruppi di potere economici e bancari, almeno al pari dei sindacati e delle organizzazioni datoriali.
Se nell'elettore del centrosin istra, laico ma credente, si insinua il dubbio che nel proprio schieramento non vi sia riconosciuto uno spazio e una agibilità politica sui valori e sui temi che più stanno a cuore, e soprattutto non si rispetti lo spirito del programma, certo che tutto si complica.
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