Gino

giovedì, 08 febbraio 2007

«Più famiglia meno pacs»

Sui motivi per dire no a qualsiasi legge che introduca una nuova forma di istituto pseudo-famigliare (che si chiami "unione di fatto", pacs o altro), ritengo che Slowhand abbia colto il succo della questione.

Sta di fatto che ormai la discussione si è fatta molto accesa, e  siamo qui che dobbiamo attaccarci disperatamente a Clemente Mastella - quello che vorrebbe reintrodurre il reato d'opinione... - e a quei pochi parlamentari della Margherita che ancora conservano un po' di comune buon senso e di rispetto per la Costituzione italiana.

Netto "no" a qualsiasi forma di «parafamiglie» da parte dei teodem, mentre Romano Prodi prende tempo: si parla di una nuova stesura del disegno di legge sulle unioni civili, e comunque non se ne discuterà in Consiglio dei ministri prima del suo ritorno dall'India, cioè non prima del 16. Che ieri a Palazzo Chigi non si sia discusso dell'articolato lo hanno confermato sia il ministro della Giustizia Clemente Mastella, che quello della Politiche per la Famiglia Rosy Bindi.
«Più famiglia meno pacs», così ha sintetizzato la posizione dei teodem Paola Binetti nella conferensa stampa tenuta ieri. Programma alla mano Luigi Bobba, ha ricordato che alla famiglia sono dedicate 187 righe e al riconoscimento dei diritti delle persone che compongono le unioni molto di meno. «Con quelle sette righe - ha sottolineato Enzo Carra - è stato fatto un passo avanti notevolissimo: non vorremmo che a qualcuno sia venuto in mente di forzare quella volontà che ha trovato il nostro impegno e che noi rispetteremo. Se arrivasse in aula un testo squilibrato rispetto a questo impegno molti dei nostri parlamentari si sentirebbero in diritto di votare no».
«Curioso - ha aggiunto - che qualcuno invece di occuparsi del testo Pollastrini-Bindi si preoccupi di che cosa deve o non deve fare la Cei». E con un riferimento all'editoriale di Avvenire di martedì, l'esponente della Margherita ha evidenziato di non considerare «né irrituale né ininfluente che qualcuno ci ricordi momenti difficili della nostra storia». La posizione assunta dal gruppo dei deputati dl è comunque «laicissima», ha confermato Marco Calgaro, perché «non c'è nessun ordine dall'alto». «Noi abbiamo sottoscritto nel programma - ha evidenziato l'ex vicesindaco di Torino - e ribadito nella mozione dell'Ulivo della scorsa settimana, che vogliamo diritti per gli individui», non il riconoscimento di un istituto. «Di un tema così rilevante era bene che si occupasse il Parlamento e non il governo». Quindi la rivendicazione è quella della «libertà di affrontare il testo quando sarà conosciuto nei suoi contenuti». «Ci auguriamo che passi una legge accettabile - ha auspicato la Binetti - impostata solo sui diritti individuali dei componenti delle unioni, altrimenti non la voterò». C'è comunque fiducia che si possa registrare «una vittoria per la famiglia, un trampolino di lancio per politiche adeguate».
Il programma del centrosinistra può essere considerato «quella sintesi a cui faceva riferimento il presidente della Repubblica», ha rimarcato Emanuela Baio Dossi sollecitando politiche efficaci per la famiglia. Bobba ha messo in guardia da equiparazioni surrettizie delle unioni: «Non possiamo fare un catalogo di diritti del tutto analogo a quello dell'istituto familiare». «Diciamo "no" a "parafamiglie" - ha aggiunto l'ex presidente della Acli - ma non perché c'è qualche ordine del Vaticano, ma perché sarebbe anticostituzionale. Chi vuole cambiare la Costituzione lo proponga». Dorina Bianchi ha fatto notare che «i conviventi hanno già a loro vantaggio molta giurisprudenza». Quindi la legge sulle unioni «non è una priorità».
Intanto dall'opposizione Gianfranco Fini sembra gelare qualsiasi speranza di soccorso all'esecutivo in questa materia. «Il governo, con arroganza - sottolinea il presidente di An - ha detto che sulle unioni di fatto "la legge la facciamo noi", e che quella sarà la legge che il Parlamento dovrà discutere. Voglio vedere se hanno la maggioranza». La sua convinzione è che «su questa vicenda il governo attuale la maggioranza non ce l'ha».


E oggi, sempre su Avvenire, Edoardo Patriarca esprime i pesanti dubbi dei cattolici che hanno dato fiducia al centrosinistra:

[...] Andiamo alla sostanza, ed è su quella che in queste ore molti cittadini sono in apprensione. Non solo i sostenitori di progetti spinti, tipo pacs; c'è apprensione anche in tantissimi altri che sono su posizioni diverse. E apprensione c'è, se posso per una volta parlare come uno che fin dal primo momento ha aderito al progetto della Margherita, in chi ha votato la maggioranza oggi al governo. Ovvio che ci sia allarme, e ovvio che ci si auguri scelte di estremo equilibrio. Scelte delle quali noi elettori non dobbiamo un giorno pentirci. Scelte che non abbiano a restringere la vivibilità dei cattolici in quell'area, scelte che non mortifichino le identità e i valori che un vero pluralismo deve esaltare, non mortificare.
È evidente come in questi giorni nel centrosinistra si ponga il problema della laicità. Ma sarebbe un errore grossolano interpretare la laicità come una sorta di depotenziamento dei valori costituzionali. Quando si sente invece oggi più che mai la necessità insopprimibile di non far indietreggiare le culture politiche che hanno scritto la Carta Costituzionale, fra le quali, quella del cattolicesimo politico nelle sue articolazioni e varietà. Una cultura politica che ha messo al centro la persona e i suoi diritti, le formazioni sociali e la famiglia fondata sul matrimonio come recita l'art.29 della Costituzione.
E questa famiglia, risorsa str ategica per il futuro del Paese, non può essere inquinata da qualsivoglia tentativo di equiparazione che svaluterebbe la formazione sociale a cui la Costituzione italiana, laicamente, riconosce una tutela e un favore specifico. Bisogna sforzarsi in ogni modo per non mandare deluse le attese di chi vede messo in dubbio il futuro della famiglia. Sono attese a cui non si può rispondere con doppiezze tipiche del politichese. Come non si può accettare che le soluzioni vengano poste in termini di prendere o lasciare, che ha più il sapore del "diktat" politico che di un serio tentativo di farsi carico delle ragioni di molti.
Di qui alcune domande strategiche: in una coalizione che ha due gambe solide (Ds e Margherita) non dovrebbe essere la più forte anche numericamente a farsi attenta e preoccupata delle ragioni dell'altra? E poiché di elettori si tratta, non ci si dovrebbe seriamente preoccupare del consenso eticamente più sensibile, nella consapevolezza che questa sensibilità è una risorsa per tutti? Perché ferire alcune delle ragioni più profonde in chi ha creduto nella possibilità di costruire un dialogo forte e costruttivo nel centrosinistra, senza doversi continuamente veder rinfacciata la propria condizione di credente? Forse che i voti cattolici raccolti sotto le insegne del centrosinistra pesano - a tratti - di meno o addirittura infastidiscono, sino al punto da ipotizzare di poterne fare a meno senza pagare dazio? Solo un politico improvvido può non capire la portata della posta in gioco: la presenza politicamente significativa dei credenti in tutte le formazioni politiche, in un contesto bipolare temperato. Non perché i credenti in questo Paese debbano avere diritto di veto, ma perché delle loro ispirazioni e dei loro valori sia tenuto conto debitamente. Almeno al pari delle lobby femministe e gay, almeno al pari di certi grandi gruppi di potere economici e bancari, almeno al pari dei sindacati e delle organizzazioni datoriali.
Se nell'elettore del centrosin istra, laico ma credente, si insinua il dubbio che nel proprio schieramento non vi sia riconosciuto uno spazio e una agibilità politica sui valori e sui temi che più stanno a cuore, e soprattutto non si rispetti lo spirito del programma, certo che tutto si complica.


E speriamo che non arrivino improvvidi soccorsi da qualche senatore del centrodestra...

scritto da: Faramir alle ore 16:44 | link | commenti (2)
categorie: famiglia, sinistra, cattolici, pacs

Commenti
#1   10 Febbraio 2007 - 18:03
 
Hai letto il post sull'esagono relativo ai Di.Co.? Che ne pensi?
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ago86

#2   12 Febbraio 2007 - 11:26
 
Non li avevo letti ancora, ma avrei potuto quasi prevedere le parole...
Direi che sono cotti al punto giusto per il "Partito Democratico".

Divertente la rivalutazione del Foglio, già temibile strumento dell'armata Teocon-"Atei devoti".
;-)
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