Ma i suoi governanti - da bravi e coerenti socialisti quali sono - se ne fregano e tirano dritto.
Ciò che dovrebbe far riflettere (come mi fa notare un amico) è che i "Sì" hanno raggiunto il 59% sul 44% di coloro che sono andati a votare, ovvero nemmeno il 26% degli aventi diritto al voto!
Come chiamereste quelli che vorrebbero imporre la propria volontà a tutti, potendo contare solo su un quarto dei consensi?
Tra l'altro, in Portogallo l'interruzione volontaria della gravidanza oggi è già ammessa in tre casi: stupro, malformazione del feto e grave rischio per la salute psico-fisica della donna. Alla fine non c'è una grande differenza con la legge italiana, che però tra i motivi accettabili per abortire considera anche le "condizioni economiche, o sociali o familiari" in cui si trova la madre.
Ciò ha ampliato spropositatamente l'ambito di applicazione della legge, portando ad ammettere la legittimità dell'aborto anche in circostanze nelle quali, con un po' di buona volontà e un minimo di risorse economiche - come hanno dimostrato i volontari del Movimento per la Vita: oltre 75mila bambini salvati, insieme con le loro mamme, dal dramma dell'aborto in 30 anni -, le madri in difficoltà potrebbero essere aiutate a portare a termine la gravidanza.
Siamo giunti quindi al paradosso per cui una legge che "riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio" (art.1 della Legge 194/1978), rimanendo sostanzialmente inapplicata laddove aveva come obiettivo
la prevenzione dell'aborto e la tutela della maternità, ha di fatto portato a una liberalizzazione assoluta dell'aborto. Anzi al "diritto di abortire" in qualsiasi circostanza.
E adesso vorrebbero pure
la "pillola abortiva" (tacendo sui tanti pericolosi effetti collaterali). Come se la gravidanza fosse una malattia.