In tempi "politicamente corretti" come i nostri, hanno avuto un bel coraggio Ferdinando Adornato e Mauro Mazza ad offrire un palco da cui parlare ai giornalisti italiani di "area liberale". Non foss'altro perché dovremmo esserlo tutti, "liberali", per poter solo continuare a chiamarci giornalisti. Ma evidentemente le cose non stanno così. O forse non lo sono mai state, se è vero che veniamo da una stagione lunghissima segnata da un'egemonia culturale (quella maturata sull'asse Gramsci-Dossetti), che ha saputo trasformarsi e adattarsi ai tempi nuovi, prendendo i nomi e le forme dello scalfarismo o del mielismo. Giù giù, sino ai nostri giorni, segnati dalla "produzione di notizie mediante notizie", dalla riduzione dei mass media a "ufficio stampa polivalente", dal giornalismo sempre più eterodiretto. Ma per tutto questo rimandiamo alla lettura delle tesi presentate dalla Fondazione Liberal sotto il titolo "Cambiamo pagina".
In questa sede offriamo solo due elementi aggiuntivi alla riflessione sviluppatasi nei giorni scorsi a Roma.
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La libertà , se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità , ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà .
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà .
-- Alexis de Tocqueville