Buttarla in rissa politica dopo l'orrore di Tor di Quinto è il solito viziaccio italiano: non vuol dire che per ciò che sta succedendo con l'immigrazione non vi siano responsabilità precise. Ad esempio per come sono cresciute e per quello che oggi sono le orride periferie delle nostre città. Basta leggere su «la Repubblica» di ieri l'efficace reportage di Attilio Bulzoni dalla borgata romana di Tor Bella Monaca. Nel 1983 la giunta rossa decise di costruire su quei 188 ettari un quartiere modello, ma quel che n'è venuto fuori è «un quartiere di Mosca, edilizia in puro stile sovietico»: giganteschi blocchi sperduti nel nulla, senza servizi, dove si vive barricati. E intorno il degrado completo, regno della malavita romena. Queste sono le periferie di Roma, amministrata ininterrottamente dalla sinistra negli ultimi trent'anni e prodiga di miliardi per feste, estati e cinematografi vari (naturalmente senza che né il «Manifesto» né «Liberazione» abbiano avuto mai da ridire).
(Ernesto Galli della Loggia, 5 Novembre 2007)
Di solito, a queste osservazioni, che (obiettivamente) mettono il dito nella piaga (della sinistra), i "compagni" rispondono indignati (come sanno indignarsi loro non ce n'è...): "demagogia!", "polemiche strumentali!", ecc.
Al che mi viene spontanea una sonora pernacchia...

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville