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Nel suo ultimo libro 'La paura e la speranza' (ed. Mondadori), scritto nell'autunno del 2007, ''prima della campagna elettorale e prima - tiene a sottolineare Tremonti in un colloquio con Ign, testata on line del gruppo Adnkronos - dell’evidenza della crisi economico-finanziaria in atto, a partire dall’America, nel mondo'', l'ex ministro dell'Economia punta il dito contro alcuni aspetti della globalizazzione che avrebbero prodotto una crisi strutturale del sitema.
Il vicepresidente di Forza Italia critica soprattutto ''un eccesso di mercatismo che - spiega - è la caricatura del liberalismo. Il liberalismo è un’ideologia nella quale mi riconosco pienamente, che non riduce tutta l’esistenza, tutta la vita nell’economia. Nessun liberale vero ha mai detto - ricorda - che l’economia è tutto, fa tutto, sa tutto. Ma è vero che negli ultimi 10 anni, cadute le altre ideologie, si è affermata questa ideologia economicistica e cioè il mercatismo. Il mercato provvede a tutto e lo fa, ovviamente, sempre in positivo, mai in negativo. In realtà non è mai stato così, non è così e non sarà così. La vita è qualcosa di più complesso più ricco del mercato''.
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''Per esempio -sottolinea Tremonti- il mio libro non è mica sul protezionismo. A me fa un po’ ridere il ministro Bonino che dice ‘io sono contro i dazi’ quando giustamente sta avviando la procedura dei dazi a difesa dei compressori italiani. Ma ripeto - sottolinea l'ex ministro dell'Economia - il libro non è mica scritto guardando dal buco della serratura dei dazi, né basato sulle quote attraverso cui questa casta culturale sta cercando di difendersi. Non è contro il liberalismo o contro la globalizzazione, ma contro aspetti che stanno manifestando la loro criticità.
E la soluzione non si trova negando la realtà, spezzando il termometro pensando che il male sia nella febbre. La febbre è un sintomo, non è la malattia in sé, si trova pensando a strumenti diversi: per esempio, nel libro la proposta forte è quella di una nuova Bretton Woods, cioè a dire un nuovo accordo globale sulle ragioni di cambio e di scambio. Questo è esattamente l’opposto dell’anti globalizzazione, è l’opposto di una catena di errori che porterebbe a una crisi e che io vorrei evitare con strumenti di governo della globalizzazione. Nel 1944 nel New Hampshire i responsabili della politica e dell’economia del mondo si accordano in ordine ad alcuni capitolati che hanno retto per mezzo secolo. Ecco, io questo credo che dobbiamo fare, capire che la crisi non è banale ma è fondamentale, non è congiunturale ma strutturale e gestirla con strumenti di quel tipo''.
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Quindi l'esponente azzurro attacca la politica perseguita da Romano Prodi attribuendo, tra gli altri, anche al presidente del Consiglio uscente la responsabilità politica della crisi in atto. ''Io mi limito a dire questo: un cambiamento come quello che si è prodotto è un cambiamento che nel corso della storia avrebbe occupato lo spazio di decenni e decenni. Un processo che non puoi fermare. Ma la scelta politica di aprire di colpo il mondo è una scelta che io considero demenziale. Nel '94 a Marrakech decidono di aprire il mondo, nel 2001, l'11 dicembre 2001 Prodi va come Commissione europea in Cina ed è protagonista del grande ingresso della Cina nel Wto. Per me fa una follia. Non l’apertura del mondo ai commerci ma un’apertura così inopinatamente accelerata. Un allargamento di questo tipo lo fai in decenni non lo fai in 5 anni''.
''Nel '57 quando fu fatto il grande trattato sul commercio europeo - ricorda Tremonti - furono applicate verso l’Asia dazi e quote. E l'Europa li ha continuati a tenere per decenni e decenni. Progressivamente li ha ridotti. Quella è stata una politica saggia. Non la politica fatta dai pazzi che hanno governato, anzi sgovernato la globalizzazione in un determinato arco di tempo breve che va dal 1994 al 2001. Troppo breve, è stata una follia, hanno aperto il vaso di Pandora e scatenato forze che neanche loro riescono più a controllare. Quindi, ripeto, il mondo non poteva che fare il suo corso, la globalizzazione non poteva essere fermata ma è stata una pazzia quella di accelerarla di colpo. Adesso ne vediamo i risultati che non sono solo positivi ma anche negativi. Non solo per l’Occidente me anche per l’Asia''.

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville