Finalmente è stata messa la parola fine sul tormentone della coltivazione di cannabis per uso personale, che negli ultimi anni qualche giudice aveva ritenuto legittima:
[...] la Corte di Cassazione ha sancito ieri, con una sentenza delle sezioni penali unite, che la marijuana 'fatta in casa' è illegale. Il pronunciamento, proprio perché a Sezioni unite presiedute dal primo presidente Vincenzo Carbone, farà giurisprudenza. In futuro vi si dovranno uniformare i tribunali, le corti d’appello e gli stessi giudici di piazza Cavour e questo è quindi da considerare come l’orientamento definitivo della suprema Corte in materia, dopo una serie di verdetti in contraddizione tra loro. [...]
I casi in esame, rimessi alle sezioni unite dalla quarta sezione penale, erano due, uno discusso in udienza pubblica e uno in camera di consiglio. Ma la questione era unica: appurare «se la condotta di coltivazione di piante, dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, sia penalmente rilevante anche quando sia realizzata per la destinazione all’uso personale».
La risposta, come detto, è stata affermativa: «Costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività di coltivazione non autorizzata », si legge in una nota diffusa dopo la lettura del dispositivo. Perciò la Corte ha confermato la condanna a 4 mesi di reclusione e mille euro di multa nei confronti di Vincenzo D.S., cittadino milanese che coltivava marijuana in veranda. Ribaltato invece, il verdetto di proscioglimento del gip di Savona che due anni fa aveva giudicato il giovane Domenico V. non punibile per aver tenuto in casa qualche pianta di 'erba': il ragazzo sarà quindi processato.
In attesa di leggere le motivazioni, si può comunque affermare che esce sconfessata la linea 'antiproibizionista' talvolta sposata da alcune sezioni della stessa Cassazione. I precedenti non mancano, negli ultimi quattordici anni. Era il 1994, infatti, quando la sesta sezione penale distinse «la coltivazione in senso tecnico, un procedimento che presuppone la disponibilità di un terreno e di una serie di attività dei destinatari delle norme sulla coltivazione» dalla detenzione di cannabis per uso personale. A quel pronunciamento, il 10 maggio dello scorso anno, si rifece la stessa sesta sezione (sentenza 17983) per annullare la condanna della Corte d’appello di Roma a carico di un uomo che aveva coltivato nel proprio fondo cinque piante di marijuana.
Ben prima, il 19 ottobre del 2003, la Cassazione aveva annullato la condanna a 6 mesi di reclusione e mille euro di multa per Giovanni M., napoletano allora quarantaseienne, «per aver coltivato illegalmente una pianta di cannabis sativa e detenuto 80 semi della stessa pianta per la coltivazione». Motivo: per condannare il 'coltivatore diretto' di sostanze stupefacenti è necessario che «anche in concreto l’offensività sia ravvisabile almeno in minimo grado». Analoga la sentenza numero 40362 del 31 ottobre del 2007, con la quale ancora la sesta sezione penale affermò la liceità della marijuana (fatta crescere, nel caso in specie, dentro la vasca da bagno) se venduta come «pianta ornamentale». La sentenza fece clamore, tanto che due settimane dopo il primo presidente Vincenzo Carbone diffuse una nota per precisare che la coltivazione domestica era da ritenersi «legittima solo quando siano specificamente provate in fatto l’irrilevante quantità e l’assenza della destinazione all’uso di terzi».
Ieri, infine, la decisione a sezioni unite che fa chiarezza una volta per tutte, per la verità anticipata proprio quest’anno dalla sentenza 871 della quarta sezione: «La coltivazione non autorizzata costituisce un reato».
(Avvenire, 25 Aprile 2008)
Amen!
Sarebbe bello che i radicali mettessero il cuore in pace, ma dubito che succederà. Anzi scommetto che ricominceranno con le solite pagliacciate, che verranno anche troppo generosamente rilanciate da tanti giornalisti italici, che si credono tanto moderni e all'avanguardia...
Nella realtà è la decisione della Suprema Corte a tenere conto dei dati più recenti, come ricorda Claudio Risé sempre su Avvenire di ieri:
[...] Si tratta, in realtà, di una sentenza molto aggiornata, che forse tiene anche conto dei recenti richiami dell’Organizzazione mondiale della Sanità, e dell’Osservatorio europeo sulla droghe, a quei Paesi, come l’Italia, in cui il consumo di droghe, e di cannabis, invece di diminuire, ha continuato ad aumentare, con elevati danni personali e sociali.
Ogni giorno, del resto, si intensificano nel mondo dichiarazioni di categorie, o istituzioni, prima 'liberali', che chiedono ai poteri pubblici più consapevolezza nei confronti della crescente pericolosità della cannabis, la sostanza illecita più diffusa nel mondo, la più legata ad atti di violenza, e pista di lancio per tutte le altre droghe.
Gli ultimi sono stati gli infermieri inglesi, che hanno chiesto con urgenza di togliere la cannabis dalle droghe di tipo C, le meno pericolose, perché la situazione nei reparti ospedalieri dove essi lavorano prova ogni giorno il contrario. La stessa richiesta era stata sollevata un anno fa dal quotidiano Indipendent, che chiese scusa ai propri lettori per essersi battuto in passato per la derubricazione della cannabis in quanto innocua: i dati di cronaca lo avevano smentito. Qualche settimane fa poi, il Governo americano ha diffuso il documento «What Works» (cos’è che funziona nella lotta alla droga), spiegando come aveva ridotto, dal 2001, del 24% l’uso di tutte le droghe illecite, del 25% quello di marijuana, del 54% quello di ecstasy, del 60% quello di Lsd, del 15% quello di alcol. Il primo strumento è stato un forte e inequivocabile supporto legislativo, seguito da una capillare campagna di informazione sui danni della droga, e controlli random sul suo uso tra i giovani, nella scuola e sul lavoro.
Particolarmente alta, in tutto il mondo, è diventata proprio l’attenzione alla coltivazione personale di cannabis. È anche in questo modo infatti, utilizzando fitofarmaci, fertilizzanti, e privilegiando le piante femmine, senza semi, che si ottengono concentrazioni di Thc (tetraidrocannabinolo, il principio attivo della cannabis) pari al 35%: spinelli-bomba che distruggono il cervello, e anche il corpo. Per ottenerli, indoor, tra le mura domestiche, si possono utilizzare anche speciali lampade, assieme a sistemi di controllo dell’idratazione e dei ritmi di fioritura. I semi si comprano facilmente nei mercati specializzati (notissimo quello di Bologna), finora in Italia pubblicizzati con affissioni stradali, e privi di qualsiasi controllo, o su Internet. È anche così, tra le mura domestiche, che nasce oggi la nuova cannabis, il new skunk, e anche peggio. La saggia decisione della Suprema Corte può ostacolare questa tendenza.

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville