PUBBLICATO L’ELENCO DEI CONTRIBUENTI. MA L ’AUTHORITY NON CI STA
Giorgio Ferrari (Avvenire, 1/5/2008)
Come minimo consideriamola una scelleratezza. Per due ragioni almeno: la prima perché l’obbligo di una trasparenza erga omnes può valere al massimo per i personaggi pubblici, gli uomini politici, i grand commis di Stato (ma anche qui con giudizio: quando Romano Prodi venne scrutinato clandestinamente 128 volte ci fu giustamente un’inchiesta della Procura); la seconda perché rendere accessibile la consistenza patrimoniale di tutti i contribuenti può da un lato vellicare la legittima curiosità dei cittadini (legittima? Davvero siamo così contenti che il nostro vicino di banco ci possa fare i conti in tasca?) ma certamente fa un regalo inaspettato a chi era indeciso su chi taglieggiare, chi rapinare, chi rapire e fino a ieri esitava, dubbioso se gettarsi sul piccolo imprenditore di provincia piuttosto che sul facoltoso notaio. Per più di ventiquattr’ore tuttavia ogni segreto circa le denunce dei redditi non è stato più tale. Ad autorizzare la pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate degli elenchi di tutte le dichiarazioni dei contribuenti italiani relative ai redditi del 2005 è stato il direttore Massimo Romano, ma diciamo pure che il responsabile politico dell’operazione è il mai dimenticato Vincenzo Visco. «Tali disposizioni - hanno spiegato al ministero - sono sottese a perseguire la finalità di interesse pubblico per realizzare un quadro di trasparenza e di circolazione dei dati in possesso dell’amministrazione finanziaria in tema di dichiarazioni fiscali mediante la pubblicazione di appositi elenchi». Tradotto dal burocratese, significa una cosa sola: che chiunque ieri poteva controllare la situazione patrimoniale di qualunque cittadino italiano.
Come valutare questo regalo di fine legislatura? Male, diremmo, anzi: malissimo. Perché la casa di vetro che la malintesa demagogia ministeriale intendeva magnificare ci convince assai poco. Pensiamo invece ai danni concreti che questo diluvio di dati sensibili improvvisamente aperti a tutti potrebbe arrecare: con un po’ di pazienza e di lavoro notturno - e abbiamo notizia di molti che lo hanno fatto - si poteva scaricare da internet una miriade di elenchi di contribuenti attingendo da questa banca dati virtuale che non negava risposte a nessuno, bastava connettersi e domandare. E non fatichiamo a immaginare come le associazioni dei consumatori hanno tempestivamente segnalato - che i più ghiotti e curiosi fra i navigatori della rete saranno stati appunto i criminali, ai quali questo dono provvidenziale dev’esser parso più che gradito. Tanto che la definizione dell’Adusbef di 'molestie fiscali' ci pare assai appropriata. Ma non esisteva forse un garante della privacy? Un’autorità cioè che proprio in questi casi è chiamata a intervenire? C’era, anzi c’è, ma a quanto si capisce non era stata informata. E non a caso appena lo ha saputo ha intimato al ministero di bloccare l’accesso al sito delle entrate, rendendo parimenti conclamato il conflitto fra organismi dello Stato. Perché dell’inutilità e della pericolosità del provvedimento se ne poteva rendere conto chiunque, bastava riflettere un istante. Cosa che al ministero evidentemente non è accaduto.
Conclusione mia: addio, decisamente senza rimpianti.


La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville