Gino

lunedì, 03 novembre 2008

Ma quale nuovo Sessantotto?

La situazione attuale è totalmente diversa.
Quarant'anni fa c'era un clima ideologico-rivoluzionario molto ma molto più pesante e quasi impossibile da contrastare (e provarci voleva dire rischiare come minimo un fracco di legnate).
Oggi c'è solo l'ultimo (speriamo) disperato tentativo di mantenere lo status quo da parte di chi vorrebbe salvare i propri privilegi e il proprio potere all'interno della scuola (sindacati e sinistra in primis), sfruttando una ristretta cerchia di studenti politicizzati che si lasciano manovrare come fantocci.
 
La grande maggioranza di studenti non ne vuole sapere di contestazioni, ma pensa a studiare (o solo a divertirsi, purtroppo).
 
Certamente l'impressione che se ne trae dai mass media è diversa, anche perché molti presidi e professori fanno di tutto per alzare fumo... sta anche a noi individuare e diffondere una informazione corretta.
Vedi sotto.
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Da Avvenire di giovedì 30 Ottobre:

Quelli che... a lezione ci vogliono andare 
 
Da Nord a Sud sono tante le scuole dove, anche in questi giorni di "mobilitazione", l'attività didattica è proseguita regolarmente

 DI PAOLO FERRARIO  

Si può discutere della riforma della scuola senza occupare gli istituti, bloccare le lezioni, andare in piazza e, magari, menare le mani? La risposta è «sì» e viene dalle tante città dove, anche in questi giorni di "mobilitazione" contro il ministro Gelmini, le lezioni sono continuate regolarmente, così come i momenti di confronto sulla nuova legge. È l'altra faccia di un'Italia che cerca di capire, che si confronta, ma lo fa sui banchi e nelle aule continuando, in definitiva, a fare il proprio dovere.
  È il caso del Piemonte, dove al liceo classico "D'Azeglio" è cominciata ieri l'autogestione, che si concluderà alle 18 di oggi. Prima e dopo, però, tutti in aula. E per chi non è interessato all'occupazione, fa sapere una circolare del preside Salvatore Iuvara, le lezioni vanno avanti. Come proseguono, a dire la verità, in molti altri istituti superiori di Torino: dal " Volta" all'"Avogadro", passando per il "Gioberti" e il "Beccaria", la parola d'ordine è «protestare e occupare», ma senza interrompere le lezioni.
  Originale l'iniziativa attuata, ieri sera, al liceo classico "Cavour"; oltre 400 studenti hanno partecipato alla lettura pubblica del decreto Gelmini. Presenti all'incontro anche genitori e docenti, che hanno sostenuto in questi giorni la protesta «propositiva» dei ragazzi che hanno continuato nelle mattine a svolgere regolarmente le lezioni.
  Scuole aperte anche a Bologna e nel resto dell'Emilia Romagna, con esempi di calmorosi flop delle proteste annunciate. È il caso di Porretta Terme, dove la manifestazione anti-Gelmini, sponsorizzata anche dagli amministratori locali, ha visto la partecipazione di pochissimi studenti.
 Episodio significativo al liceo "Righi" di Bologna. Il giorno dopo l'occupazione uno studente, che aveva passato due notti a scuola ed era un po' stanco e deluso, ha detto in classe: «In fondo nessuna riforma può garantire la cosa più importante, cioè che ci siano studenti desiderosi di imparare e insegnanti capaci e desiderosi di insegnare». E allora, ha raccontato un'insegnante «la discussione ha preso forma: il problema non era più il "no" al decreto o decidere da che parte stare, la scuola pubblica o quella privata, il numero dei maestri o degli Ata, ma il desiderio di capire che cosa può aiutare quel modo di imparare e di insegnare. Alla fine dell'ora i ragazzi erano grati per aver potuto "dialogare" come non era stato possibile durante l'occupazione ». E, a quanto sembra, quello del Righi non è un episodio isolato.
  Gli studenti medi genovesi si sono dati appuntamento per questa mattina per un corteo che attraverserà il capoluogo ligure, al quale si uniranno anche gli universitari. Negli ultimi giorni non sono mancate iniziative e mobilitazioni anche se, girando per gli istituti della città, l'impressione e che la maggioranza degli studenti si sia astenuta da ogni forma di protesta continuando a frequentare regolarmente le lezioni.
  Clima tranquillo anche in Trentino, dove nessuna scuola è stata ocupata. Gli studenti, infatti, sanno che la competenza della Provincia autonoma in materia potrebbe anche rendere ininfluenti le novità della riforma Gelmini. Il presidente uscente, Lorenzo Dellai, ha già di- chiarato che se sarà riconfermato alle amministrative del 9 novembre, non applicherà la riforma. Di parere opposto il candidato del centrodestra, Sergio Divina, che, di contro, intende attuare la nuova legge. Aule piene e lezioni regolari anche in Abruzzo, dove prevale la voglia di stare sui banchi, mentre da Pavia arriva la notizia di un preside che, per oggi, aveva previsto la sospensione delle lezioni in tutte e cinque le sedi della propria scuola.
Il motivo? «L'alto numero di adesioni allo sciopero ».  
«Sono andata dal preside – racconta una docente – chiedendo di verificare la reale adesione allo sciopero e mi sono sentita rispondere che la previsione era stata effettuata sulla base delle firme per presa visione di un avviso sullo sciopero . Ho verificato di persona, scoprendo così che, in realtà, chi aveva in programma di disertare le lezioni era una minoranza». Il preside ha così ritirato la circolare ma soltanto nella sede dell'insegnante che aveva protestato e mantenendo la sospensione dell'attività didattica nelle altre quattro. «L'eventuale "massiccia" adesione allo sciopero si misurerà anche così...», commenta l'insegnante.

 (Hanno collaborato: Diego Andreatta, Stefano Andrini, Dino Frambati e Alex Vittone)

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Da Avvenire di venerdì 31 Ottobre:

LA DENUNCIA
«CI HANNO IMPEDITO DI STARE IN CLASSE»

« A
bbiamo trovato i cancelli della scuola incatenati e cinque file di persone che fisicamente hanno impedito l'ingresso».
Erano almeno 300 i ragazzi che avrebbero voluto entrare in classe anziché aderire alla protesta. Gli è stato impedito.
  Lo raccontano loro stessi in una lettera nella quale denunciano la «perdita di umanità» registrata ieri mattina. «Ad un certo punto i cancelli si sono magicamente aperti – raccontano –, ma il picchetto è rimasto. Quando duecento studenti circa, compresi ex-carducciani ed esterni, radunati in assemblea, hanno votato l'occupazione, il cancello è stato chiuso». E non si è più riaperto. «C'è chi ha abbandonato il picchetto, chi l'occupazione, chi, pur contestando il decreto, ha criticato questa forma di protesta, chi ha dovuto ammettere che quanto stava facendo era antidemocratico». Un confronto dai toni accesi, in aperto contrasto con quel «principio della libertà con cui vogliamo riprendere nella scuola un dialogo con tutti».
  Anche a San Vittore Olona si sono viste le medesime scene, denunciate da 19 docenti: «Oggi (ieri, ndr) il diritto allo sciopero di una parte dei docenti italiani è stato tutelato – lamentano gli insegnanti –, mentre non è stato tutelato il diritto all'insegnamento», dato che hanno trovate chiuse 4 sedi su 5, «impedendo di fatto il regolare svolgimento delle lezioni, seppur limitato ad alcune classi».
(N.S.)

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Ma c'è chi ha scelto di fare lezione: oltre il 40%

DA MILANO ENRICO LENZI
 «S
cendere in piazza oggi, sa­rebbe stato come manifesta­re contro noi stessi». Fabrizio Foschi, presidente nazionale di Diesse, associazione dei docenti vicini alla Cdo, non usa perifrasi per ribadire il «no allo sciopero». Ma non si tratta di una voce solitaria. A testimoniarlo ci sono anche le cifre fornite dal ministero della Pub­blica Istruzione circa l'adesione allo scio­pero proclamato dai confederali, Snals e Gilda: su 452.105 dipendenti tenuti al servizio, 258.152 hanno scioperato, pari al 57,1%. Ma leggendo questi dati si con­stata anche che il 42,9% del personale scolastico è restato al suo posto in clas­se o a scuola. Davvero una percentuale consistente rispetto al passato dove l'a­desione agli scioperi lasciava fuori sol­tanto una piccola fetta del personale.
  Difficile sostenere che questo 42,9% di personale scolastico al lavoro si ricono­sca totalmente nelle parole del presi­dente di Diesse, ma è l'indicatore di una situazione che in queste ultime settima­ne più volte è stato segnalato: c'è anche chi dice no a tutta questa mobilitazione. «Abbiamo letto con attenzione la piat­taforma sindacale alla base di questa protesta – spiega ancora Foschi – e vi ab
biamo trovato una netta opposizione al­lo sviluppo e al riconoscimento di una professione docente, attraverso uno sta­tus giuridico del docente. Ci vogliono an­cora funzionari e non professionisti del­l'educazione, come invece siamo. E que­sto non possiamo accettarlo». Ma anche sul fronte studentesco chi non ha aderi­to ai cortei di questi giorni ha rivendica­to il proprio «diritto a studiare e a veder rispettato il nostro diritto ad andare in classe». Una protesta che in alcuni casi si è trasformata in aperta denuncia, co­me quella di un gruppo di stu­denti del liceo classico Carduc­ci di Milano che, con un volan­tino, ha voluto segnalare come «questo sciopero non può lede­re il nostro diritto allo studio» e «ci vediamo costretti a subire un blocco della scuola che non ri­spetta la libertà; il primo modo per essere li­beri è la cono­scenza, que­sta stessa che oggi ci viene negata. Vo­gliamo entra­re in classe per difendere ciò che è di tutti». [...]


scritto da: Faramir alle ore 14:52 | link | commenti (2)
categorie: scuola

Commenti
#1   04 Novembre 2008 - 00:56
 
Grazie per i contributi "bibliografici" davvero preziosi. Alcune cose le avevo lette, altre no. Ora però dovrai aggiornare con lo smarcamento dalla maggioranza di Roberto Formigoni. Ne ho fatto un post in inglese, ma i collegamenti ipetestuali sono in italiano (anche se non ne avrai bisogno poiché saarai di sicuro già informato). Un caro saluto.
Roberto
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente windrosehotel

#2   04 Novembre 2008 - 13:27
 
grazie a te.
in effetti non avevo ancora letto i giornali di oggi...

ma + che di "smarcamento" parlerei di un condivisibile suggerimento a "potare" là dove serve.
cosa non facile, quando non ci sono ancora criteri certi per valutare i risultati.

le "lamentazioni preventive" dei rettori sono prevedibili e comprensibili: quando si comincia a parlare di tagliare i finanziamenti a pioggia tutti sono lesti a mettere le mani avanti... ;-)

perché non cominciano a sfruttare la loro autonomia cercando partners (e fondi) nel mondo delle imprese?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Faramir

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