Quelli che... a lezione ci vogliono andare
Da Nord a Sud sono tante le scuole dove, anche in questi giorni di "mobilitazione", l'attività didattica è proseguita regolarmente
DI PAOLO FERRARIO
Si può discutere della riforma della scuola senza occupare gli istituti, bloccare le lezioni, andare in piazza e, magari, menare le mani? La risposta è «sì» e viene dalle tante città dove, anche in questi giorni di "mobilitazione" contro il ministro Gelmini, le lezioni sono continuate regolarmente, così come i momenti di confronto sulla nuova legge. È l'altra faccia di un'Italia che cerca di capire, che si confronta, ma lo fa sui banchi e nelle aule continuando, in definitiva, a fare il proprio dovere.
È il caso del Piemonte, dove al liceo classico "D'Azeglio" è cominciata ieri l'autogestione, che si concluderà alle 18 di oggi. Prima e dopo, però, tutti in aula. E per chi non è interessato all'occupazione, fa sapere una circolare del preside Salvatore Iuvara, le lezioni vanno avanti. Come proseguono, a dire la verità, in molti altri istituti superiori di Torino: dal " Volta" all'"Avogadro", passando per il "Gioberti" e il "Beccaria", la parola d'ordine è «protestare e occupare», ma senza interrompere le lezioni.
Originale l'iniziativa attuata, ieri sera, al liceo classico "Cavour"; oltre 400 studenti hanno partecipato alla lettura pubblica del decreto Gelmini. Presenti all'incontro anche genitori e docenti, che hanno sostenuto in questi giorni la protesta «propositiva» dei ragazzi che hanno continuato nelle mattine a svolgere regolarmente le lezioni.
Scuole aperte anche a Bologna e nel resto dell'Emilia Romagna, con esempi di calmorosi flop delle proteste annunciate. È il caso di Porretta Terme, dove la manifestazione anti-Gelmini, sponsorizzata anche dagli amministratori locali, ha visto la partecipazione di pochissimi studenti.
Episodio significativo al liceo "Righi" di Bologna. Il giorno dopo l'occupazione uno studente, che aveva passato due notti a scuola ed era un po' stanco e deluso, ha detto in classe: «In fondo nessuna riforma può garantire la cosa più importante, cioè che ci siano studenti desiderosi di imparare e insegnanti capaci e desiderosi di insegnare». E allora, ha raccontato un'insegnante «la discussione ha preso forma: il problema non era più il "no" al decreto o decidere da che parte stare, la scuola pubblica o quella privata, il numero dei maestri o degli Ata, ma il desiderio di capire che cosa può aiutare quel modo di imparare e di insegnare. Alla fine dell'ora i ragazzi erano grati per aver potuto "dialogare" come non era stato possibile durante l'occupazione ». E, a quanto sembra, quello del Righi non è un episodio isolato.
Gli studenti medi genovesi si sono dati appuntamento per questa mattina per un corteo che attraverserà il capoluogo ligure, al quale si uniranno anche gli universitari. Negli ultimi giorni non sono mancate iniziative e mobilitazioni anche se, girando per gli istituti della città, l'impressione e che la maggioranza degli studenti si sia astenuta da ogni forma di protesta continuando a frequentare regolarmente le lezioni.
Clima tranquillo anche in Trentino, dove nessuna scuola è stata ocupata. Gli studenti, infatti, sanno che la competenza della Provincia autonoma in materia potrebbe anche rendere ininfluenti le novità della riforma Gelmini. Il presidente uscente, Lorenzo Dellai, ha già di- chiarato che se sarà riconfermato alle amministrative del 9 novembre, non applicherà la riforma. Di parere opposto il candidato del centrodestra, Sergio Divina, che, di contro, intende attuare la nuova legge. Aule piene e lezioni regolari anche in Abruzzo, dove prevale la voglia di stare sui banchi, mentre da Pavia arriva la notizia di un preside che, per oggi, aveva previsto la sospensione delle lezioni in tutte e cinque le sedi della propria scuola. Il motivo? «L'alto numero di adesioni allo sciopero ».
«Sono andata dal preside – racconta una docente – chiedendo di verificare la reale adesione allo sciopero e mi sono sentita rispondere che la previsione era stata effettuata sulla base delle firme per presa visione di un avviso sullo sciopero . Ho verificato di persona, scoprendo così che, in realtà, chi aveva in programma di disertare le lezioni era una minoranza». Il preside ha così ritirato la circolare ma soltanto nella sede dell'insegnante che aveva protestato e mantenendo la sospensione dell'attività didattica nelle altre quattro. «L'eventuale "massiccia" adesione allo sciopero si misurerà anche così...», commenta l'insegnante.
(Hanno collaborato: Diego Andreatta, Stefano Andrini, Dino Frambati e Alex Vittone)
LA DENUNCIA
«CI HANNO IMPEDITO DI STARE IN CLASSE»
« Abbiamo trovato i cancelli della scuola incatenati e cinque file di persone che fisicamente hanno impedito l'ingresso».
Erano almeno 300 i ragazzi che avrebbero voluto entrare in classe anziché aderire alla protesta. Gli è stato impedito.
Lo raccontano loro stessi in una lettera nella quale denunciano la «perdita di umanità» registrata ieri mattina. «Ad un certo punto i cancelli si sono magicamente aperti – raccontano –, ma il picchetto è rimasto. Quando duecento studenti circa, compresi ex-carducciani ed esterni, radunati in assemblea, hanno votato l'occupazione, il cancello è stato chiuso». E non si è più riaperto. «C'è chi ha abbandonato il picchetto, chi l'occupazione, chi, pur contestando il decreto, ha criticato questa forma di protesta, chi ha dovuto ammettere che quanto stava facendo era antidemocratico». Un confronto dai toni accesi, in aperto contrasto con quel «principio della libertà con cui vogliamo riprendere nella scuola un dialogo con tutti».
Anche a San Vittore Olona si sono viste le medesime scene, denunciate da 19 docenti: «Oggi (ieri, ndr) il diritto allo sciopero di una parte dei docenti italiani è stato tutelato – lamentano gli insegnanti –, mentre non è stato tutelato il diritto all'insegnamento», dato che hanno trovate chiuse 4 sedi su 5, «impedendo di fatto il regolare svolgimento delle lezioni, seppur limitato ad alcune classi». (N.S.)
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Ma c'è chi ha scelto di fare lezione: oltre il 40%
DA MILANO ENRICO LENZI
«Scendere in piazza oggi, sarebbe stato come manifestare contro noi stessi». Fabrizio Foschi, presidente nazionale di Diesse, associazione dei docenti vicini alla Cdo, non usa perifrasi per ribadire il «no allo sciopero». Ma non si tratta di una voce solitaria. A testimoniarlo ci sono anche le cifre fornite dal ministero della Pubblica Istruzione circa l'adesione allo sciopero proclamato dai confederali, Snals e Gilda: su 452.105 dipendenti tenuti al servizio, 258.152 hanno scioperato, pari al 57,1%. Ma leggendo questi dati si constata anche che il 42,9% del personale scolastico è restato al suo posto in classe o a scuola. Davvero una percentuale consistente rispetto al passato dove l'adesione agli scioperi lasciava fuori soltanto una piccola fetta del personale.
Difficile sostenere che questo 42,9% di personale scolastico al lavoro si riconosca totalmente nelle parole del presidente di Diesse, ma è l'indicatore di una situazione che in queste ultime settimane più volte è stato segnalato: c'è anche chi dice no a tutta questa mobilitazione. «Abbiamo letto con attenzione la piattaforma sindacale alla base di questa protesta – spiega ancora Foschi – e vi abbiamo trovato una netta opposizione allo sviluppo e al riconoscimento di una professione docente, attraverso uno status giuridico del docente. Ci vogliono ancora funzionari e non professionisti dell'educazione, come invece siamo. E questo non possiamo accettarlo». Ma anche sul fronte studentesco chi non ha aderito ai cortei di questi giorni ha rivendicato il proprio «diritto a studiare e a veder rispettato il nostro diritto ad andare in classe». Una protesta che in alcuni casi si è trasformata in aperta denuncia, come quella di un gruppo di studenti del liceo classico Carducci di Milano che, con un volantino, ha voluto segnalare come «questo sciopero non può ledere il nostro diritto allo studio» e «ci vediamo costretti a subire un blocco della scuola che non rispetta la libertà; il primo modo per essere liberi è la conoscenza, questa stessa che oggi ci viene negata. Vogliamo entrare in classe per difendere ciò che è di tutti». [...]

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville