Gino

lunedì, 04 settembre 2006

I giudici italiani sponsorizzano la "sharia"

Si fa tanto parlare di "integrazione" degli immigrati, soprattutto se musulmani. C'è chi ti accusa di razzismo se dici che la società "multiculturale" (che è altra cosa dal dire "multietnica") ha fallito (vedi Inghilterra e Francia) e ad insistere si rischia di far proliferare i ghetti e legittimare uno stato parallelo a quello ufficiale.

Poi scopri che i primi a remare contro una vera integrazione (cioé la condivisione dei princìpi fondamentali su cui si regge una società) sono proprio certi giudici, quelli che dovrebbero garantire il rispetto delle leggi italiane da parte di tutti, senza eccezioni:

"[...] La sentenza del tribunale di Bologna del 13 marzo 2003 ha indirettamente riconosciuto il diritto alla poligamia in Italia, sostenendo che «il reato di bigamia può essere commesso solo dal cittadino italiano sul territorio nazionale essendo irrilevante il comportamento tenuto all’estero dallo straniero la cui legge nazionale riconosce la possibilità di contrarre più matrimoni». [...]"

(Fonte: Corriere della Sera)

Ma il CSM cosa fa? 
E la sinistra politicamente corretta de "le leggi devono essere uguali per tutti", che dice?
E i cattolici pacifisti buonisti terzomondisti del dialogo a tutti i costi?
Non pervenuti.

E comunque, se intervenissero, riuscirebbero a dare la colpa anche di questo a Berlusconi e Bush. Meglio se stanno zitti, allora.


scritto da: Faramir alle ore 14:09 | link | commenti (7)
categorie: islam, immigrazione, idiozia

Commenti
#1   04 Settembre 2006 - 15:25
 
Ma i giudici di Bologna sono forse affiliati ai fratelli musulmani? No, perché prima dicono che arruolare kamikaze non è reato, poi dicono che se uno all'estero pratica la poligamia può praticarla anche qui (e se all'estero c'è la pena di morte che fa, vale anche qui?).
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#2   04 Settembre 2006 - 16:11
 
no comment...
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#3   07 Settembre 2006 - 15:15
 
Con un certo dispiacere, perchè di solito apprezzo i tuoi post e gli interventi che leggo anche altrove, devo dire che -effettivamente- la decisione dei giudici è corretta.
La legge penale italiana vale, infatti, per il cittadino italiano, e per i reati commessi da stranieri contro italiani, o sul territorio italiano.
Così che un tipo X, che ha commesso un furto nel proprio paese, non può essere processato in Italia per quel reato; e, anzi, perché sia arrestato è necessaria una specifica richiesta del paese di origine (e, addirittura, bisogna anche che il reato per cui si chiede di procedere sia riconosciuto come tale anche in Italia, o sia inserito in accordi internazionali, ecc ecc).
Insomma, se un islamico, a casa sua, ha due o più mogli, la legge italiana nulla può fare (e, per conto mio, mi sembra un irrinunciabile principio di civiltà giuridica). Dirò di più, che lo stesso isalmico, se portasse in Italia le sue due o più mogli, non commetterebbe reato (a meno che non pretendesse per tutte il riconoscimento di un pari status coniugale o pretendesse di sposarle tutte secondo la legge italiana). Addirittura, nel caso di matrimoni di cittadini italiani celebratisi all'estero, perché la loro validiotà sia estesa all'Italia agli effetti di legge è necessaria una apposita procedura. Insomma, per quanto ci faccia girare le scatole, la sentenza nun fa 'na piega...
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#4   07 Settembre 2006 - 16:25
 
Formalmente, in astratto, la decisione dei giudici può essere corretta, ma la legge va applicata ai casi concreti che riguardano persone reali.
E come saprai "il sabato (la legge) è fatto per l'uomo, non l'uomo per il sabato".

Se un musulmano si sposa due volte al suo paese e se ne sta lì, la giustizia italiana non può fare nulla.
Ma quando il tizio viene qui e si presenta con 2 donne (o le fa arrivare successivamente magari sfruttando la possibilità del ricongiungimento famigliare) deve specificare il rapporto che li lega.
Quella sentenza lo legittima a dichiarare che ha 2 mogli e a praticare la poligamia sul territorio italiano. Poco importa che per l'Italia i suoi matrimoni all'estero non abbiano valore legale. Nei fatti è poligamo.

Finché le mogli non si lamentano, posso capire che ci sia una certa ritrosia a intervenire, ma quando sono le mogli stesse che denunciano il fatto e la situazione di sfruttamento e violenza a cui sono costrette, io mi aspetto che la giustizia italiana faccia qualcosa.
Altrimenti siamo ipocriti che chiudono gli occhi di fronte ai problemi.
Poi c'è da dire che anche il legislatore dovrebbe aggiornare il nostro codice per prevenire certe situazioni.

Leggi bene l'articolo fino in fondo.

"... da Nuoro la marocchina Halima, seconda moglie di un connazionale, ha preso il coraggio di denunciare il fatto che il marito, nullafacente, si fa mantenere da entrambe le consorti e le costringe a condividere la stessa casa. I consolati arabi in Italia conoscono centinaia di casi che coniugano la poligamia alla violenza. Ma preferiscono tacere. Contando anche sulla ritrosia delle autorità italiane a intervenire. "
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#5   07 Settembre 2006 - 18:41
 
Ma se non si configura il reato di violenza, non c'è modo di intervenire.
Teoricamente, persino io, cittadino italiano, se non ho con esse un rapporto ufficialmente riconosciuto dallo stato italiano, posso convivere anche con tre, quattro donne diverse. Il fatto è che per eserci bigamia deve esserci un doppio matrimonio, e deve succedere che entrambi (per frode, o per errore) siano validi per lo stato italiano.
Poi, volendo, certo, la legge potrebbe essere cambiata, in modo da impedire questa pratica barbara anche se non manifestata in modo formale. Però l'individuazione di certe "forme" non sarebbe comunque semplice. E', tra l'altro, lo stesso motivo per cui, a termine di legge, secondo me, i PACS non si possono proprio fare: cioè la sostanziale equivalenza, l'impossibilità di distinguere convivenze di stampo diverso senza che ne derivino effetti, negativi o positivi. Il sistema sarebbe quello di proibire le convivenze plurime, ma se -ad esempio- uno vive con moglie e cognata, che si fa? Insomma, anche l'eventuale intervento non è facilissimo.
Una cosa che possiamo fare, però, e anche abbastanza facilmente, è quella di garantire una sorta di assistenza alle donne che volessero sfuggire al polimarito - padrone. Ma non bisogna illudersi più di tanto, la forza delle consuetudini e il deserto che queste poverette finirebbero per trovarsi intorno le scoraggerebbe dal compiere un passo di tal sorta. Insomma, è una zona grigia, nella quale bisogna muoversi come il manzoniano cocchiere, "con juicio". Integrazione. Bah.
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#6   08 Settembre 2006 - 09:39
 
Di violenza nelle situazioni descritte mi pare ce ne sia già troppa.

Poi mi piacerebbe sapere perché lo Stato italiano non riconosce il matrimonio islamico, ma:

"... sullo stato di famiglia, Aisha e Mohammad risultano sposati. Esclusivamente sulla base della constatazione della residenza domiciliare operata da un vigile urbano."
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#7   11 Settembre 2006 - 11:47
 
Ecco, in questi termini, piacerebbe saperlo anche a me...
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Commenti

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