Gino

lunedì, 28 luglio 2008

Perché l'Inquisizione fu una necessità

Qualche anti-clericale di quart'ordine vi rinfaccia le "malefatte oscurantiste della Santa Inquisizione medievale"?

Fategli notare che l'Inquisizione fu una necessità storica, per evitare quello che - ancora oggi - capita in Africa.

E non mi riferisco solo al fatto che dei poveracci, la cui unica colpa è avere un aspetto un po' particolare, vengano uccisi e fatti a pezzi per preparare "pozioni magiche".

La presenza dell'Inquisizione, oltre a scoraggiare streghe e stregoni, tutelava anche i sospettati di stregoneria dai linciaggi a furor di popolo, richiedendo delle testimonianze attendibili (non anonime).
Spesso infatti gli accusati non erano affatto praticanti in arti magiche (o ciarlatani che si fingevano tali), ma semplicemente vittime delle dicerie o delle invidie dei propri vicini, sulle quali poi venivano costruite storie fantasiose, ma sufficienti a provocare una caccia alla strega "fai-da-te", con rogo assicurato.

I numerosi documenti storici a nostra disposizione, invece, dimostrano che la pena capitale era comminata raramente dai tribunali inquisitoriali, che il più delle volte si accontentavano di un'abiura e di una penitenza simbolica.

Naturalmente anche i tribunali dell'Inquisizione - come qualsiasi iniziativa umana - erano soggetti ad errori ed abusi, ma da qui alla "leggenda nera" che ci hanno costruito sopra, ce ne passa.

E non fatemi parlare di certi magistrati italiani contemporanei, che rischio...

PS: ah! mi raccomando, non andate in giro a dire che siamo più avanti degli africani, che i cultori del "politicamente corretto" hanno l'indignazione facile di questi tempi... a parte quando i "provvedimenti discriminatori" (o presunti tali) li prendono i sindaci di sinistra... allora tutti (o quasi) zitti e comprensivi.
Caritas compresa:
«Questa ordinanza dichiara guerra non all'elemosina ma al racket dell'accattonaggio. Quello che dà fastidio non sono i poveri ma il mantenimento della povertà: per loro abbiamo mense, dormitori, centri d'ascolto»

Se invece un ministro di centro-destra cerca di sottrarre i bambini Rom dalla schiavitù imposta dai loro stessi genitori, che li obbligano ad accattonare e rubare, allora alla Caritas "insorgono" subito e lo accusano di "razzismo". Boh!?


lunedì, 30 giugno 2008

Firma la petizione ai Capi di Stato del G8 per il Darfur

Italians for Darfur sostiene in Italia l'iniziativa di Human Rights First sulla petizione ai Capi di Stato del G8 affinchè prendano una decisione concreta sulla crisi del Darfur.

In due settimane i capi di Stato e di Governo dei Paesi del G8 (USA, Canada, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Russia) si incontreranno durante il summit annuale in Giappone per discutere di questioni di interesse globale.
É evidente come la violenza in Darfur, che ha provocato piú di 300.000 morti e 2.000.000 di sfollati, sia una questione di interesse globale.

L’imminente summit del G8 di Hokkaido, Giappone, si colloca in un momento particolarmente delicato per la popolazione del Darfur e di tutto il Sudan. L’intensificarsi delle violenze in Darfur ha causato centinaia di morti e di sfollati. I recenti combattimenti di Abyei pongono a rischio il già fragile Comprehensive Peace Agreement (CPA) tra il nord e il sud del Paese.
Il Governo del Sudan e il mondo intero presteranno la massima attenzione al G8.
La scorsa settimana oltre 40 organizzazioni non governative, in rappresentanza di tutti gli Stati membri del G8 e del Sudan, hanno inviato un
appello ai Capi di Stato e di Governo del G8 e del Sudan, esortando l’adozione delle seguenti misure:

• Cessazione immediata delle violenze in Darfur.
• Interruzione del trasferimento, diretto o indiretto, di armi in Darfur, il quale avviene in palese violazione dell’embargo delle Nazioni Unite
• Rapido dispiegamento della forza di peacekeeping in Darfur (United Nations African Mission in Darfur - UNAMID).
• Un rafforzato processo di pace in Darfur.
• Giustizia e responsabilità per i crimini commessi.

Clicca qui per unirti ad attivisti di tutto il mondo e per chiedere ai leader del G8 di prendere una decisa posizione, inclusa una promessa di azioni concrete, contro le violenze in Darfur e Sudan.
Grazie.
 

 


scritto da: Faramir alle ore 17:15 | link | commenti (2)
categorie: politica internazionale, africa, darfur
lunedì, 09 giugno 2008

Giustizia in Darfur: la campagna internazionale

ITALIANS FOR DARFUR lancia un appello per la consegna dei criminali di guerra al Tribunale Penale Internazionale. Testimonials d’eccezione i NEGRAMARO.

"Roma, 5/6/08 – Parte oggi, anche in Italia, la campagna internazionale per la giustizia in Darfur, grazie alla collaborazione nata tra Italians for Darfur, associazione per i diritti umani in Darfur e membro della Save Darfur Coalition, e i Negramaro, una delle più importanti e note band italiane.
“Giù le mani dagli occhi – Via le mani dal Darfur” è il messaggio del video, presentato in anteprima al concerto del 31 Maggio a San Siro, attraverso il quale i NEGRAMARO rilanciano l’appello di Italians for Darfur al Governo Italiano affinchè esprima profonda preoccupazione, presso le Nazioni Unite, per la volontà del governo sudanese di non consegnare alla Corte Penale Internazionale i due principali sospettati di crimini contro l’umanità, Ahmad Harun and Ali Kushayb.

Il video vuole essere anche una denuncia del silenzio dei media sulla crisi umanitaria in corso da oltre cinque anni in Darfur, che ha provocato oltre 300.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati: i sei componenti della band salentina, che hanno gli occhi coperti da mani non proprie, sono seduti a semicerchio davanti a un televisore non sintonizzato.


Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, riferirà oggi 5 giugno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York, della situazione dei diritti umani in Darfur.
Il Tribunale Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per i due principali sospettati di gravi crimini contro l’umanità da oltre un anno, dal 27 Aprile 2007. Ahmad Harun e Ali Kushayb, rispettivamente Ministro agli Affari Umanitari e capo della milizia janjaweed, hanno a loro carico ben 51 capi di accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, incluse esecuzioni sommarie, persecuzioni, torture e stupro, ma non sono stati ancora consegnati dal governo sudanese all’ autorità internazionale.

Italians for Darfur e le associazioni della Save Darfur Coalition chiedono che le Nazioni Unite adottino una nuova risoluzione affinchè il Sudan cooperi completamente con la Corte Penale Internazionale."

Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha presentato un dettagliato rapporto il 5 giugno scorso sulla situazione dei diritti umani in Darfur al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York. La notizia non ha avuto eco nei quotidiani e nei TG italiani*. E là dove si ferma la stampa, arriva Italian Blogs for Darfur, i bloggers di Italians for Darfur! ..diffondete! Grazie.

*il comunicato è stato tuttavia ripreso dalle agenzie ANSA, ADNKRONOS, APCOM e ILVELINO.

scritto da: Faramir alle ore 10:24 | link | commenti (3)
categorie: africa, mass media, darfur
giovedì, 20 marzo 2008

Grande successo della campagna di Italians for Darfur

Nonostante il Darfur resti una delle più gravi crisi dimenticate dai media, come dimostrano i risultati del nuovo rapporto dell'Osservatorio di Pavia sulle crisi dimenticate, emerge dalla lettura del dossier la prova dell'efficacia della campagna che Italians for Darfur porta avanti contro l'indifferenza dei media mainstream, unica in Italia per il Darfur.
Da quando è attiva la campagna mediatica di Italians for Darfur, grazie ai due passati Global Day for Darfur, i primi in Italia, e al concerto all' Auditorium di Roma, si è registrato un forte aumento delle notizie dedicate alla martoriata regione del Sudan, sebbene il loro numero sia ancora del tutto insufficiente.
Scrive l'Osservatorio di Pavia:
"Nel precedente rapporto sulle crisi dimenticate la situazione del Darfur riceveva un’attenzione scarna (12 notizie), mentre nel 2007 i servizi che parlano di Darfur sono diventati 54. In questo numero sono incluse le notizie che si limitano a citare il problema in pochi secondi [...] molta della visibilità è stata garantita dalle iniziative di sensibilizzazione che si sono susseguite durante tutto l’anno, quali, per citarne alcune, il Global Day for Darfur (per la prima volta anche in Italia) alla fine di aprile, la giornata mondiale per il Darfur a settembre, il riconoscimento assegnato a George Clooney in occasione del Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace, l’uscita del doppio CD contenente il rifacimento delle canzoni di John Lennon, il cui ricavato è stato destinato alle popolazioni vittime del conflitto.
Lo scopo di alcune di queste iniziative, al di là della raccolta di fondi, è stato proprio quello di far uscire dalla spirale mediatica del silenzio un paese che rimaneva dimenticato, nonostante la gravità della situazione; da questo punto di vista, non sono mancati servizi giornalistici che hanno dedicato una riflessione alla dimenticanza dei media."

Anche quest'anno l'azione di Italians for Darfur continua il 9 aprile dalle ore 17.00 all'Università RomaTRE, Scienze Politiche con un Workshop sul Darfur, in preparazione al GLOBAL DAY FOR DARFUR, il 12 Aprile ore 10.00 a Piazza Venezia, Roma.

scritto da: Faramir alle ore 13:55 | link | commenti
categorie: politica internazionale, africa, darfur
venerdì, 29 febbraio 2008

Vergognoso silenzio dell'Onu su uccisioni di civili in Darfur

(New York, 27 febbraio 2008) "Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe intraprendere un'azione decisiva nei confronti del Sudan per i recenti attentati. Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe denunciare con forza il governo sudanese sul recente bombardamento di civili e villaggi del Darfur occidentale ed imporre sanzioni mirate ai responsabili"  lo ha scritto in una lettera Human Rights Watch.

L''Human Rights Watch ha avvertito che l'inazione del Consiglio ha dato al Sudan una luce verde per continuare ad attaccare obiettivi civili, violando il diritto internazionale e le risoluzioni dello stesso Consiglio. 

"Gli attentati  recenti del governo sudanese ci riportano ai giorni più bui del conflitto", ha detto Georgette Gagnon, direttore di Africa, Human Rights Watch,. "Il Consiglio di Sicurezza non dovrebbe fare alcuna pausa come se si trattasse di una questione di consueta ordinarietà".
 
Dal 8 febbraio 2008, le truppe del governo sudanese e le milizie "Janjaweed" appoggiato da elicotteri gunships e bombardieri Antonov hanno effettuato una serie di attacchi uccidendo centinaia di civili. Decine di migliaia di persone sono state sfollate dai bombardamenti continui, che stanno anche impedendo all'assistenza umanitaria di raggiungere alcune delle zone più colpite per la prevenzione salva-vita.
Gli attacchi sono solo l'ultima manifestazione della negligenza e disprezzo del Sudan per le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e ai suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale, nessuna delle quali ha provocato una forte reazione da parte del Consiglio di Sicurezza. Questi includono per il Sudan, la ripetuta violazione di embargo sulle armi delle Nazioni Unite, la mancata attuazione di sanzioni delle Nazioni Unite, e l'ostruzione del mantenimento della pace "Questi orribili attacchi sui civili mostra la consapevolezza del Khartoum che non ci saranno conseguenze reali per le sue azioni", ha detto Gagnon. "E 'il momento per il Consiglio di Sicurezza a dimostrare che hanno torto."
Human Rights Watch ha invitato il Consiglio di Sicurezza a rilasciare una dichiarazione della presidenza di condanna del Sudan alle violazioni del diritto internazionale umanitario in West Darfur, la nomina del capo Musa Hilal di Janjaweed a 'consigliere presidenziale,' e il suo rifiuto di collaborare con la Corte criminale internazionale . Il Consiglio dovrebbe anche inviare un gruppo di esperti delle Nazioni Unite per indagare immediatamente gli attacchi in West Darfur, e dovrebbe imporre sanzioni mirate sui responsabili.

(Trad. Giulia Fresca da
http://hrw.org/   e da    http://english.aljazeera.net/ )

scritto da: Faramir alle ore 14:32 | link | commenti
categorie: africa, darfur

Centinaia di bambini scomparsi in West Darfur

Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, l UNICEF, ha denunciato la scomparsa di centinaia di bambini tra i 12 e i 18 anni, soprattutto maschi, dopo gli attacchi governativi delle settimane scorsa nel Darfur Occidentale, che sono costati la vita anche a un operatore della Croce Rossa.

Circa 30.000 civili hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni in fiamme (il 60% delle case nella città di Abu Suroji) e i morti si contano a centinaia, 600 nei soli ultimi dieci giorni. I nuovi attacchi non possono che aggravare il tasso di malnutrizione in Darfur, nonostante gli aiuti umanitari che spesso vengono dirottati dagli uffici governativi che fanno da intermediari tra le ONG e gli sfollati.
Si ringrazia
Isabel per la segnalazione.

scritto da: Faramir alle ore 12:58 | link | commenti
categorie: africa, darfur
lunedì, 14 gennaio 2008

Lo stupro come arma: il Darfur è anche questo

Ricevo da Italian Blogs for Darfur e invito a diffondere:
 
"I could hear the women crying for help, but there was no one to help them.”
Dal 2003, inizio del conflitto in Darfur, migliaia di donne e bambine sopra gli otto anni sono state stuprate e ridotte a schiave sessuali dai miliziani janjaweed. Gli attacchi avvengono spesso mentre le donne si allontanano dai campi profughi, per le normali attività di ogni giorno, e gli stupratori sono quasi sempre in gruppo. Di ritorno al campo, le donne vengono rinnegate dalle loro stesse famiglie.
Lo scopo dei janjaweed, con la complicità delle forze regolari sudanesi, è infatti umiliare, punire, controllare, e terrorizzare la comunità da cui provengono. Lo stupro diventa così un'arma e porta, oltre al trauma in sè, le mutilazioni genitali, le ferite, l'alto rischio di contrarre e diffondere l'AIDS e altre malattie sessuali.
Refugees International ha ora rilasciato "Laws Without Justice", un dossier sull'accesso ai servizi legali delle vittime di stupro in Sudan: ne emerge un quadro dalle tinte fosche, in cui le donne sono vittime due volte.
Un chiaro esempio è il rischio, per la donna che denuncia le violenze ma che non riesca a provarle, di essere accusata di "zina", adulterio: la pena è morte per lapidazione per le donne sposate o centinaia di frustate per chi non lo sia.
Anche il ricorso alle cure mediche fornite dalla ONG presenti in Darfur risulta difficile e rischioso. Le ONG sottostanno alle rigide regole del Governo per continuare a operare nel terriorio, nonostante intimidazioni e attacchi, e perdono così molta della fiducia delle vittime, costrette spesso a compilare un modulo di denuncia che le espone ai rischi della giustizia sudanese.
Queste sono solo due delle conclusioni a cui sono giunte le analisi della Refugees International. Il resto lo trovate qui.

Link:
"Darfur Advocacy Agenda": come fermare la violenza sessuale in Darfur

scritto da: Faramir alle ore 14:19 | link | commenti
categorie: africa, darfur, solidarietà
martedì, 07 agosto 2007

Finalmente buone notizie dall'Africa?

Segnali di speranza da Darfur (Sudan) e Uganda.

scritto da: Faramir alle ore 13:27 | link | commenti
categorie: africa, darfur

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
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