Al punto in cui era giunta la "telenovela Alitalia", era difficile sperare in un finale da favola ("... e vissero tutti felici e contenti"). Troppi gli errori politici e gli episodi di cattiva amministrazione degli ultimi 10 anni.
Con la classe politica e imprenditoriale che ci ritroviamo, non si possono fare miracoli...
Ad ogni modo, sempre ammesso che la Commissione Europea non veda irregolarità tali da bloccare l'operazione, sarebbe auspicabile che la lezione serva per il futuro.
Segnalo questo editoriale di Francesco Riccardi su Avvenire di ieri:
L’ operazione di salvataggio dell’Alitalia si presta a diverse letture sul piano finanziario, degli assetti azionari e del 'sacrificio' chiesto ancora una volta alla collettività per mantenere – non si sa per quanto tempo – in mani italiane l’ex compagnia di bandiera. Con giudizi che legittimamente possono essere molto diversi. C’è però un aspetto che – a valle di tutte le analisi, esaurito il dibattito politico – dovrebbe trovare unanimità di consensi e suscitare uno sforzo collettivo tra maggioranza e opposizione, tra aziende e sindacati, tra pubblico e privato: la ricollocazione professionale dei dipendenti in esubero. Perché su questo, forse ancor più che sulla vendita o meno dell’Alitalia a una compagnia straniera, si gioca una sfida decisiva per il futuro del sistema-Paese, per la sua modernizzazione.
Sul tavolo, dietro le cifre ancora incerte, ci sono 4-5mila o forse più persone in carne e ossa, lavoratori che non possono essere né scaricati come pacchi in qualche ente pubblico, né 'condannati' a lustri di cassaintegrazione, fatti invecchiare prima del tempo in vista di una pensione futura, magari arrotondando con qualche lavoretto in nero. Si tratterebbe di un costo aggiuntivo per la collettività, di uno spreco sociale inaccettabile, soprattutto di un’offesa alla dignità degli stessi lavoratori. Al di là della garanzia di un sussidio per i periodi di disoccupazione, occorre allora compiere un passo deciso verso un sistema di welfare realmente orientato al lavoro, e non più solo passivo. Attivando tutte le leve dell’incontro tra domanda e offerta, della formazione, della riqualificazione quando necessaria, è possibile riaccompagnare sul mercato – una ad una – queste migliaia di persone perché trovino una nuova occupazione nel proprio settore o in un altro.
Il governo, con il ministro Sacconi, è orientato su questa linea e ha già indicato in Italia Lavoro lo strumento utilizzabile. Dal 2005, infatti, l’agenzia del ministero del Welfare ha attivato il programma 'Pari' che ha ricollocato nelle imprese 11mila lavoratori, l’80% a tempo indeterminato. Ancora più efficace, probabilmente, sarebbe coinvolgere nel progetto le agenzie per il lavoro e le società di outplacement, poco conosciute ma già attive in Italia, che vantano percentuali di ricollocazione dei dipendenti superiori al 90%. È l’occasione per aggiungere un mattone alla costruzione di un mercato del lavoro più fluido e dinamico, come quello dei Paesi scandinavi. Obiettivo condivisibile anche dall’opposizione, in linea con quanto previsto dal governo Prodi nel protocollo sul welfare dello scorso anno.
Il confronto con i sindacati – ritenuto decisivo per il nuovo assetto di Alitalia – si aprirà nelle prossime ore.
Peseranno molti fattori, il giudizio delle organizzazioni dipenderà ovviamente dalla credibilità del piano industriale e dalle prospettive future. Cgil, Cisl, Uil e le altre sigle autonome, però, resterebbero rivolte all’indietro se rifiutassero la sfida di questo nuovo «welfare to work», rifugiandosi nell’illusione che i lavoratori si tutelano coi prepensionamenti o un mezzo posto pubblico, anziché con una nuova occupazione. Già due anni fa, su richiesta anche dei vertici di Confindustria, per 2mila impiegati in esubero della Fiat fu individuata solo la vecchia strada della mobilità lunga fino alla pensione. Oggi, però, senza un cambio di mentalità, non solo l’Alitalia, ma l’intero sistema-Paese resterà incollato a terra, col piombo nelle ali.
Secondo Raffaele Bonanni, nella vicenda Alitalia il governo ha tenuto «un comportamento assolutamente detestabile» nei confronti dei sindacati, anche perché gli esuberi sarebbero in realtà 7.000. Il Governo, ha detto il segretario generale della Cisl, «ci tiene all’oscuro di tutto, non prende una posizione chiara, in modo tale da garantire dei punti di approdo. Fanno tutto in silenzio, fanno tutto da soli e poi all’ultimo momento vogliono scaricare sulle nostre spalle la decisione, cucinano questa ministra acida e ci dicono”'o la mangi inacidendo anche tu, altrimenti ti prendi le responsabilità della minestra acida”. È un comportamento assolutamente detestabile». [...]
[Fonte: il Sussidiario.net]
Ma non erano quelli che... "servono concertazione e dialogo"?
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville