Gino

giovedì, 18 settembre 2008

Benedetto XVI in Francia

Il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Francia è stato ingiustamente (e prevedibilmente) snobbato dai "Grandi Quotidiani Laici Indipendenti", ma volendo è possibile ripercorrerlo grazie all'ottimo lavoro fatto dal sito del Vaticano.

Per chi volesse una sintesi rapidissima, vale il consiglio di Sandro Magister, che ha citato le stesse parole di papa Banedetto XVI nell'udienza di mercoledì scorso:

[...] La visita è iniziata a Parigi, dove ho incontrato idealmente l’intero popolo francese, rendendo così omaggio a un’amata Nazione nella quale la Chiesa, già dal II secolo, ha svolto un fondamentale ruolo civilizzatore. E’ interessante che proprio in tale contesto sia maturata l’esigenza di una sana distinzione tra la sfera politica e quella religiosa, secondo il celebre detto di Gesù: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Mc 12,17). Se sulle monete romane era impressa l’effige di Cesare e per questo a lui esse andavano rese, nel cuore dell’uomo c’è però l’impronta del Creatore, unico Signore della nostra vita. Autentica laicità non è pertanto prescindere dalla dimensione spirituale, ma riconoscere che proprio questa, radicalmente, è garante della nostra libertà e dell’autonomia delle realtà terrene, grazie ai dettami della Sapienza creatrice che la coscienza umana sa accogliere ed attuare.

In questa prospettiva si colloca l’ampia riflessione sul tema: “Le origini della teologia occidentale e le radici della cultura europea”, che ho sviluppato nell’incontro con il mondo della cultura, in un luogo scelto per la sua valenza simbolica. Si tratta del Collège des Bernardins, che il compianto Cardinale Jean-Marie Lustiger volle valorizzare quale centro di dialogo culturale, un edificio del XII secolo, costruito per i cistercensi, dove i giovani hanno fatto i loro studi. Quindi c’è proprio la presenza di questa teologia monastica che ha dato anche origine alla nostra cultura occidentale. Punto di partenza del mio discorso è stata una riflessione sul monachesimo, il cui scopo era di ricercare Dio, quaerere Deum. Nell’epoca di crisi profonda della civiltà antica, i monaci, orientati dalla luce della fede, scelsero la via maestra: la via dell’ascolto della Parola di Dio. Essi furono pertanto i grandi cultori delle Sacre Scritture e i monasteri divennero scuole di sapienza e scuole “dominici servitii”, “del servizio del Signore”, come li chiamava san Benedetto. La ricerca di Dio portava così i monaci, per natura sua, ad una cultura della parola. Quaerere Deum, cercare Dio, lo cercavano sulla scia della sua Parola e dovevano quindi conoscere sempre più in profondità questa Parola. Bisognava penetrare nel segreto della lingua, comprenderla nella sua struttura. Per la ricerca di Dio, rivelatosi a noi nelle Sacre Scritture, diventavano in tal modo importanti le scienze profane, volte ad approfondire i segreti delle lingue. Si sviluppava di conseguenza nei monasteri quella eruditio che avrebbe consentito il formarsi della cultura. Proprio per questo, quaerere Deum - cercare Dio, essere in cammino verso Dio, resta oggi come ieri la via maestra ed il fondamento di ogni vera cultura. [...]

Non sorprende che certi "laicisti" a corto di argomenti preferiscano far finta di non sentire...


scritto da: Faramir alle ore 00:03 | link | commenti
categorie: francesi, benedetto xvi, laicità
venerdì, 29 agosto 2008

Uno sguardo verso Est

[post rivisto e corretto per essere pubblicato su Samizdatonline. Non è detto che sia la versione definitiva...]

Difficile immaginare fino a che punto si spingerà la Russia nel tentativo di riconquistare un ruolo di egemonia - quantomeno regionale - e di "vendicare" la sconfitta subita nella Guerra fredda.
Ancora più arduo capire se la Nato, e soprattutto l'UE, sono pronti a prendere delle contromisure che vadano oltre le generiche condanne.

"Oggi la Georgia potrà anche apparire lontana e, magari, cinicamente sacrificabile alla continuità nei rifornimenti di gas e petrolio russi. Ma che faremmo se una crisi analoga dovesse ripetersi in Ucraina, o se le minoranze russe nei Paesi baltici dovessero pensare di poter chiedere la protezione di Mosca?"
(
Vittorio Parsi, Avvenire, 13-8-2008)

L'incertezza è aumentata dal fatto che la situazione attuale è estremamente dinamica e non esistono regole codificate e accettate da tutte le parti. Non è certo il caso di rimpiangere i tempi della "cortina di ferro", ma occorre essere consapevoli dei rischi per poterli affrontare.
La storia insegna che essere remissivi con i prepotenti è una tattica che non paga. Quindi c'è da sperare che Usa ed Ue sappiano trovare le parole e gli argomenti giusti per riportare alla ragionevolezza la Russia. La quale forse si rende conto di aver fatto un passo avventato, ritrovandosi ora isolata. Anche
Cina e India si guardano dall'assecondarla, nel timore che i propri focolai indipendentisti interni (Tibet, Kashmir, ecc.) riesplodano.

Ci preme richiamare l'appello lanciato domenica scorsa da Benedetto XVI, che constatando "con amarezza, il rischio di un progressivo deterioramento di quel clima di fiducia e di collaborazione tra le Nazioni che dovrebbe invece caratterizzarne i rapporti", invitava ad "approfondire la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, che in ultima istanza è un destino trascendente (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2006, n. 6), per scongiurare il ritorno a contrapposizioni nazionalistiche che tanto tragiche conseguenze hanno prodotto in altre stagioni storiche. [...] non bisogna cedere al pessimismo! Occorre piuttosto impegnarsi attivamente affinché venga respinta la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi. La violenza va ripudiata! La forza morale del diritto, trattative eque e trasparenti per dirimere le controversie, a partire da quelle legate al rapporto tra integrità territoriale e autodeterminazione dei popoli, fedeltà alla parola data, ricerca del bene comune: ecco alcune delle principali strade da percorrere, con tenacia e creatività, per costruire relazioni feconde e sincere e per assicurare alle presenti e alle future generazioni tempi di concordia e di progresso morale e civile!"

Infatti, fino a quando il criterio è il "potere", non si può arrivare che alla guerra; mentre dove il criterio è la comune dignità di figli, scoppia solamente la pace, la costruzione e la comunione fra opposti.

Riferimenti:
Angelus di domenica 24 agosto
L’autodeterminazione? Maschera per altri obiettivi (Vittorio Parsi)
La Russia sfrontata, la Georgia e il declino del coraggio (Bernard-Henry Lévi) 
Mosca cerca appoggi sulla Georgia, ma Cina e India temono il separatismo (AsiaNews)
Il ricatto del gas russo (Fausto Carioti)
Nei campi della morte della nuova Cecenia (Bernard-Henry Lévi)
La gelida logica degli «Zar» sfida l'Occidente (Vittorio Parsi)
Mosca vuole tornare superpotenza (Vittorio Parsi)
Putin alla guerra per il monopolio del gas(Fausto Carioti)


martedì, 15 luglio 2008

Buona estate con la GMG2008


scritto da: Faramir alle ore 17:09 | link | commenti
categorie: giovani, chiesa cattolica, benedetto xvi, gmg
giovedì, 24 aprile 2008

Benedetto XVI conquista l'America

La visita negli Usa di papa Benedetto XVI è passata un po' in sordina sui media italiani, a causa del "rumore" prodotto dall'agenda politica, ma c'è da credere che lascerà un segno nella società americana. Ci sono effettivamente più motivi per essere felici di questo papa.

Mi ha colpito un commento riportato da Gianluca Zappa:

“Calore, candore e compassione”, sono le caratteristiche di Benedetto XVI notate da Bill Bennett, uno dei pensatori cattolici più influenti, il quale ha aggiunto che questa visita “è servita a introdurre all’America un Papa che amava il suo predecessore, ma non conosceva lui. La sua venuta era stata preceduta da voci sulla sua presunta durezza, ideologica ed umana. Voci sotterrate per sempre”.

Dal post di Gianluca si capisce anche chi sono quelli veramente distaccati dalla realtà...

Vi segnalo anche una serie di commenti sul sito ilSussidiario.net, oltre a tutti i discorsi tenuti da Benedetto XVI in terra americana.

E sul sito di H2O News trovate dei servizi filmati.


scritto da: Faramir alle ore 09:41 | link | commenti (2)
categorie: america, chiesa cattolica, benedetto xvi
giovedì, 20 marzo 2008

A quelli che criticano il Papa sul Tibet

Cari direttori, editorialisti ed opinionisti dei Grandi Quotidiani Laici e Indipendenti e dei TG nazionali (inchino riverente)...
Cari blogger pseudo-liberali de noantri che vi esaltate nel contare gli accessi ai vostri blogghettini e vi eccitate a leggere i commenti dei vostri fans... (genuflessione)
Insomma, in parole povere, cari palloni gonfiati... piantatela di rompere gli zebedei con sta storia del Papa: se parla, perché parla... se non parla, perché non parla... eccheppalle!

Mettetevi il cuore in pace: il Papa parla quando deve e nei modi che gli si confanno.
Non ubbidisce alle vostre direttive.
Lo so che la cosa infastidisce il vostro ego smisurato, ma vedrete che con un piccolo sforzo ve ne farete una ragione.


scritto da: Faramir alle ore 11:41 | link | commenti (3)
categorie: cina, tibet, mass media, chiesa cattolica, benedetto xvi
lunedì, 21 gennaio 2008

Le bugie dei Radicali

Con Pannella è Carnevale tutto l'anno...Questa volta Pannella & C. l'hanno sparata troppo grossa (sarà il clima da Carnevale ormai imminente...).
Tanto grossa che hanno costretto il TG1 a trasmettere un comunicato nell'edizione di prima serata (la più vista) per precisare che i dati dei Radicali sullo spazio concesso al Papa dai telegiornali sono sbagliati.
E sbagliati alla grande, come qualsiasi persona che non vivesse su Marte potrebbe testimoniare per esperienza diretta.

D'altra parte, se costruiscono "statistiche ad hoc" in modo che la realtà si adatti alle loro strampalate teorie, poi non si dovrebbero lamentare che nessuno (a parte i nipotini di Stalin dei Collettivi Studenteschi - novelli Beria de noantri - e certi tipi balzani che passano pure per essere blogger acuti e brillanti...) li prenda sul serio.
Ma è sempre stata questa la strategia dei Radicali: sparare numeri assurdi per conquistare le prime pagine, tanto poi quello che resta nella memoria della maggior parte dei lettori sono i titoli cubitali, non le rettifiche con riferimenti ai dati reali rilasciate da parte di coloro che affrontano gli argomenti in maniera razionale.

Scusate, ma giudicate voi stessi.
Cosa pensereste di chi vi venisse a dire che i telegiornali delle reti Rai dedicano il 30 (TRENTA) per cento del loro spazio al Papa e ad altri esponenti della Chiesa Cattolica (immagino si riferiscano a vescovi, cardinali, sacerdoti e religiosi, dimenticandosi che la Chiesa Cattolica è formata anche da laici)?
Immagino che la prima reazione sarebbe di stropicciarvi gli occhi e di darvi un pizzicotto, per aver la certezza di essere svegli.
Dopodiché, probabilmente vi fareste una risata e suggerireste al soggetto in questione di non eccedere con gli alcolici (o gli spinelli, visto di chi si tratta...).

Eppure è facile ottenere una "statistica" (metto le virgolette per rispetto dei veri statistici, che potrebbero offendersi del paragone improprio) che dia ragione a questi deliri.
Basta considerare come 100 la somma dei tempi riservati ai seguenti quattro soggetti: Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Governo e Vaticano (intendendo con esso il Papa e gli altri esponenti della Chiesa cattolica).
Il tutto spacciato, come al solito, per "dati documentati e verificati della realtà" che dimostrerebbero (rullo di tamburi) la sistematica "occupazione del sistema dell'informazione da parte di esponenti del clero".
Ma trattenetevi ancora un attimo dallo scoppiare a ridere, per favore.

Aggiungiamoci pure che considerando i tempi effettivi, il TG1 è "accusato" (che "felloni", complici degli "oscurantisti clericali"!) di aver dedicato a Papa e altri esponenti della Chiesa la "incredibile" cifra di 26 ore, 35 minuti e rotti... in circa 2 anni e 9 mesi! Ovvero, dal 19 aprile 2005 (elezione Benedetto XVI) al 14 gennaio 2008.
(Per inciso, un'altra questione da tenere presente riguarderebbe anche il "modo" in cui nei telegiornali si affrontano argomenti relativi alla Chiesa Cattolica e alla religione in genere, che spesso non ricevono un trattamento "benevolo", anzi...)

Avete smesso di rotolarvi dalle risate?
Bene. Ricomponetevi, per favore...
Ora potete leggere come stanno veramente le cose.


Le bugie dei Radicali
 Sono senza fondamento i numeri diffusi nei giorni scorsi dall’esponente dei Radicali, Marco Pannella, durante la trasmissione 'Porta a porta', sulla presenza della Chiesa cattolica e del Papa nei telegiornali delle tv italiane.
  Secondo i dati del Centro di ascolto radiotelevisivo radicale, da quando Papa Ratzinger è stato eletto, il Tg1 gli avrebbe dato mediamente il 29,13% degli spazi, il Tg2 il 32% e il Tg3 il 25%. In un articolo pubblicato ieri dal quotidiano «Italia oggi», questi numeri vengono smentiti dalle cifre dell’Osservatorio
Isimm ricerche, che fornisce i dati ufficiali all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. «Alla voce Vaticano e altri soggetti religiosi – si legge nell’articolo –, il tempo dedicato all’argomento, raggiunge il 3-4 per cento in Rai e una cifra quasi sempre inferiore in Mediaset». Inoltre, secondo i dati diffusi da CanaleTre sui passaggi televisivi, il Vaticano è in linea con gli spazi dati a Francia, Gran Bretagna, e molto lontano da quelli dedicati agli Stati Uniti.
(Fonte: Avvenire 20 Gennaio 2008)

Concludendo, intoniamo tutti insieme:
Para-para-pà... para-para-pà... para-para-pa-ppà... figura di merda!

Due incontestati maestri della politica spettacolo...

martedì, 15 gennaio 2008

Er consijo de Facoltà

Grazie ad uno scoop del mitico Berlicche siamo in grado di svelarvi come si è arrivati alla controversa decisione di invitare il papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico presso l'Università La Scemenza... ehm, volevo dire La Sapienza di Roma.

Mi raccomando: prima di leggere il post di Berlicche assicuratevi che non ci sia il vostro capo nei paraggi, che se vi vede rotolare per le risate potrebbe avere qualche obiezione... ;-)

scritto da: Faramir alle ore 15:34 | link | commenti (3)
categorie: cultura, satira, università, benedetto xvi
lunedì, 14 gennaio 2008

L'intolleranza dei libertari

A quei poveri bischeri, malati di crassa ignoranza, che vorrebbero impedire a Benedetto XVI di partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università La Sapienza di Roma, ha già risposto degnamente il laico Pierluigi Battista, sul laicissimo (a volte laicista) Corriere della Sera.
Inutile aggiungere altro.

Una risata li seppellirà.

Mi limito a ricordare come l'Università La Sapienza - che qualche buffo buontempone alla Odifreddi vorrebbe vietare al Papa - venne fondata oltre sette secoli fa (20 Aprile 1303) proprio per volontà di un altro pontefice: Bonifacio VIII.
Quello spumarino pallido di Enrico Boselli dovrebbe fare un ripassino di Storia...

PS: forse rendendosi conto dell'idiozia di tutto ciò, iniziano ad arrivare le prime defezioni.

 


scritto da: Faramir alle ore 15:22 | link | commenti (3)
categorie: laicismo, idiozia, università, benedetto xvi
venerdì, 21 dicembre 2007

Buon Natale di Nostro Signore Gesù Cristo

Sì, [questa storia] è accaduta realmente.
Gesù non è un mito, è un uomo fatto carne e sangue,
una presenza tutta reale nella storia.

Possiamo visitare i luoghi e seguire le vie che Egli ha percorso.
Possiamo, per tramite dei testimoni, udire le sue parole.
Egli è morto e risorto…
e i miti hanno aspettato Lui,
in cui il desiderio è diventato realtà.

Benedetto XVI


(Natività di Gerrit van Honthorst)

scritto da: Faramir alle ore 16:36 | link | commenti (13)
categorie: natale, gesu, benedetto xvi

Aspiranti liberali, ripassate il francese

«La Repubblica laica ha sottostimato l’importanza dell’aspirazione spirituale. Io e il Papa abbiamo la stessa vocazione. La Chiesa è necessaria al nostro futuro». Nicolas Sarkozy fa breccia in Vaticano rievocando «le radici della Francia essenzialmente cristiane» e il «legame indefettibile che dai tempi di Carlo Magno unisce la Francia alla Città Eterna». E poiché «non basta rendere omaggio al passato, per quanto prestigioso esso sia», la sua «missione» a Roma è un «passo che testimonia la fedeltà della Francia alla sua storia e a una delle fonti maggiori della sua civilizzazione». [...]
Una svolta storica per il leader della nazione che, con Giscard d’Estaing, più si è opposta al riferimento alle radici cristiane nel preambolo della Carta Ue. È proprio sul dialogo con la fede e sul contributo che questa può dare alla società che Sarkozy ha giocato la sua giornata tra il Vaticano e il Laterano: «Voglio interpretare la modernità della Francia attraverso la tradizione». Rilancia la «laicità positiva», definizione cara a Ratzinger.  [...]
Nel pomeriggio, ricevuto nella cattedrale di Roma dal cardinale vicario Camillo Ruini, Sarkozy proclama la «libertà di credere o di non credere, di praticare una religione e di cambiarla, di non essere urtato nella propria coscienza da pratiche ostentatorie, libertà per i genitori di far dare ai loro figli un’educazione conforme alle loro convinzioni, libertà di non essere discriminati dall’amministrazione in ragione della propria fede». [...]
Rilevando che la Francia tiene ancora sotto tutela le congregazioni religiose, non riconosce un carattere di culto alle attività caritative della Chiesa, né riconosce il valore dei diplomi rilanciati dagli istituti cattolici, Sarkozy ammette che «questa situazione è dannosa per il nostro paese», in quanto è «evidente come la disaffezione progressiva delle parrocchie rurali, il deserto spirituale delle banlieues non abbiano reso i francesi più felici». E «la laicità non deve essere «negazione del passato» e «non ha il potere di tagliare la Francia dalle sue radici cristiane», sottolinea. Per questo è necessario «tenere insieme i due estremi della catena: assumere le radici cristiane della Francia, e anche valorizzarle, difendendo al tempo stesso la laicità divenuta matura». Anzi, «le diverse religioni e in primo luogo il messaggio cristiano possono «contribuire a illuminare le nostre scelte e costruire il nostro futuro».
[fonte: La Stampa]

Dice bene Davide Rondoni su Avvenire di oggi: "D'ora in poi chi userà il termine laicità opposto a religiosità si qualificherà come un appartenente al passato"... remoto, ci aggiungerei io.


scritto da: Faramir alle ore 13:48 | link | commenti (1)
categorie: religione, libertà, chiesa cattolica, benedetto xvi, laicità, sarkozy
lunedì, 03 dicembre 2007

La Speranza è l'ultima a morire...

Così almeno si usa dire... anche se per un cristiano la Speranza non muore mai.

Quello che si continua a sperare è che anche i non cristiani imparino a leggere le encicliche papali senza paraocchi fatti di pregiudizi ideologici. E soprattutto, dopo averle lette, facciano uno sforzo per capirle.

Anche questa volta le reazioni stizzite - quando non furibonde: come osa costui criticare, oltre al marxismo, il "Sacro Illuminismo"? - non potevano mancare.

Ma - consoliamoci - si trova anche qualche analisi intelligente e "open minded":

Testo coraggioso e sorprendente, quello dell’enciclica Spe Salvi dedicato alla speranza. Coraggioso, perché parla ad un’umanità sazia e disperata nella propria pienezza; sorprendente perché svela un lato del Pontefice molto riservato e raramente esibito ai media. Joseph Ratzinger stupisce: perché, sia pure nella pacatezza dell’esposizione, mostra di essere fratello di ogni uomo e ogni lettore, con le sue attese e speranze. Sia pure testimoniando, ovviamente, il valore cristiano della speranza. L’enciclica tocca alcuni temi e altri ne prefigura. Possiamo individuare alcune linee guida: ... [continua>>]
(Antonino D'Anna, su Affaritaliani)

 


scritto da: Faramir alle ore 17:00 | link | commenti (3)
categorie: chiesa cattolica, benedetto xvi
martedì, 23 ottobre 2007

Quando fa comodo, il Papa non "ingerisce"

Molto opportune le osservazioni di Fabio Cavallari in questa intervista a Radio Formigoni sulle reazioni agli interventi del Papa in campo sociale.

scritto da: Faramir alle ore 11:50 | link | commenti (6)
categorie: politica, lavoro, sinistra, chiesa cattolica, benedetto xvi
giovedì, 27 settembre 2007

I fondamentalisti del libero mercato

Non c'è niente da fare.
E' più forte di loro.
Mi riferisco ai radicaloidi presunti liberali, liberisti, libertari, ecc. ecc.

Qualunque cosa
dica il Papa, loro devono fargli le pulci e scovare un appiglio per dargli addosso.

Alcuni giorni fa, commentando una parabola con la quale Gesù spiegava quale fosse il modo migliore di utilizzare il denaro e le ricchezze materiali, Benedetto XVI ha detto una cosa ovvia, ovvero che:

«Il denaro non è "disonesto" in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l'uomo in un cieco egoismo.»

Per poi accennare al "vasto e complesso campo di riflessione sul tema della ricchezza e della povertà", ricordando i fondamenti della dottrina sociale della Chiesa, sintetizzabili nel concetto per cui "la logica del profitto e quella della equa distribuzione dei beni [...] non sono in contraddizione l'una con l'altra, purché il loro rapporto sia bene ordinato".

Niente di nuovo per chi ha una minima confidenza con le encicliche degli ultimi due pontefici.
La Centesimus Annus citata dallo stesso Benedetto XVI:

«La moderna economia d'impresa comporta aspetti positivi, la cui radice è la libertà della persona, che si esprime in campo economico come in tanti altri campi» (n. 32)

Mentre nella stessa enciclica Giovanni Paolo II riconosceva apertamente il "fallimento del comunismo". Verdetto ribadito da Benedetto XVI nella sua prima enciclica (Deus Caritas Est, n. 27).
Forse per questo gli hooligans liberisti si aspettavano che la Chiesa promuovesse il capitalismo-senza-se-e-senza-ma...
Ma... eh, già, c'è sempre un "ma".

Come osserva il banchiere Ettore Gotti Tedeschi (che dovrebbe capirci di economia):

«Il capitalismo non è buono né cattivo: va direzionato.»
«Sono convinto - aggiunge Gotti Tedeschi - che il Papa sappia bene che il capitalismo è semplicemente un modello con il quale si organizza l'economia, un modello in sé neutrale, e che attualmente non ha altra alternativa reale che lo statalismo. Il quale sinora ha fallito ovunque».


Per ritornare alla Centesimus Annus (n. 41 e 42):

[...] L'esperienza storica dell'Occidente, da parte sua, dimostra che, se l'analisi e la fondazione marxista dell'alienazione sono false, tuttavia l'alienazione con la perdita del senso autentico dell'esistenza è un fatto reale anche nelle società occidentali. Essa si verifica nel consumo, quando l'uomo è implicato in una rete di false e superficiali soddisfazioni, anziché essere aiutato a fare l'autentica e concreta esperienza della sua personalità. Essa si verifica anche nel lavoro, quando è organizzato in modo tale da «massimizzare» soltanto i suoi frutti e proventi e non ci si preoccupa che il lavoratore, mediante il proprio lavoro, si realizzi di più o di meno come uomo, a seconda che cresca la sua partecipazione in un'autentica comunità solidale, oppure cresca il suo isolamento in un complesso di relazioni di esasperata competitività e di reciproca estraniazione, nel quale egli è considerato solo come un mezzo, e non come un fine. [...]

Ritornando ora alla domanda iniziale, si può forse dire che, dopo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il capitalismo, e che verso di esso vadano indirizzati gli sforzi dei Paesi che cercano di ricostruire la loro economia e la loro società? È forse questo il modello che bisogna proporre ai Paesi del Terzo Mondo, che cercano la via del vero progresso economico e civile?

La risposta è ovviamente complessa. Se con «capitalismo» si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di «economia d'impresa», o di «economia di mercato», o semplicemente di «economia libera». Ma se con «capitalismo» si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa.

La soluzione marxista è fallita, ma permangono nel mondo fenomeni di emarginazione e di sfruttamento, specialmente nel Terzo Mondo, nonché fenomeni di alienazione umana, specialmente nei Paesi più avanzati, contro i quali si leva con fermezza la voce della Chiesa. Tante moltitudini vivono tuttora in condizioni di grande miseria materiale e morale. Il crollo del sistema comunista in tanti Paesi elimina certo un ostacolo nell'affrontare in modo adeguato e realistico questi problemi, ma non basta a risolverli. C'è anzi il rischio che si diffonda un'ideologia radicale di tipo capitalistico, la quale rifiuta perfino di prenderli in considerazione, ritenendo a priori condannato all'insuccesso ogni tentativo di affrontarli, e ne affida fideisticamente la soluzione al libero sviluppo delle forze di mercato. [...]

"Fideisticamente" è la parola giusta. Per alcuni il "libero mercato", da mezzo utile al bene dell'uomo, è diventato un idolo indiscutibile.

Insomma, il Papa suggerisce che l'economia di mercato deve mantenere un "volto umano", perché interesse comune. Essere solidali conviene.
Infatti, sul lungo periodo, il pensare solo al profitto e ignorare le situazioni di povertà sono comportamenti che generano problemi anche a chi vive nel benessere. Le emergenze ambientali e i crescenti flussi migratori di disperati alla ricerca di un mezzo di sostentamente sono argomenti di cronaca quotidiana, dopotutto.

Ma guai se il Papa dice che i valori morali hanno qualcosa da dire a proposito dello sviluppo economico.
I nostri coraggiosi libertari lo etichettano subito come cleromarxista, leader dei noglobal, anticapitalista, ecc.

E questi dovrebbero essere i "think tank" dei radicali?
Poi si sorprendono se nella vita reale non li caga quasi nessuno. Ma a loro basta linkarsi a vicenda per convincersi di poter smuovere le masse...

(Nella foto, un momento della "marcia su Roma" capezzoniana...)


 


venerdì, 13 luglio 2007

Il Papa, Einstein e gli equivoci "relativisti"

Ancora "perle" in pagina, ma qui comincio dai loro riflessi. Sentita ieri da testimoni diretti. Esami di maturità, orali in corso: un presidente di Commissione, docente di Fisica, tutto serio, interviene sicuro su religione e scienza: "Benedetto XVI è oggi il grande avversario della scienza, a cominciare da Einstein e dalla sua relatività!" Di più: un docente accenna timidamente alla differenza tra relatività e relativismo e lui ribatte sicuro: "Collega, legga i giornali!". Equivoci nati in certe pagine, da noi purtroppo tante, e proliferanti in chi legge solo quelle. Equivoci? Legione. Anche tra i migliori. "La Stampa" (29/6, p. 1): "Libertà di messa". Massimo Gramellini, di solito gradevole e serio, parla della Messa in latino e si meraviglia che la stessa Chiesa, mentre introduce per legge la libertà della Messa in latino, che "non mette a repentaglio" quella in italiano, non accolga la legge che introdurrebbe la libertà dei Dico, che non mettono a repentaglio il matrimonio. Fila? No. La Messa, latino o italiano, è sempre la stessa, ma coppie di fatto, etero o omo, non sono, non vogliono e non possono essere la stessa cosa del matrimonio. Ultima perla: su "Panorama" (28/6, p. 235) leggi che "la gerarchia non ha mai perdonato" al prof. Alberigo - ora defunto - "l'essersi schierato per il no al referendum sul divorzio nel 1974". Eppure poco sotto, stessa firma, è scritto che Benedetto XVI, che il 7 febbraio scorso lo aveva ricevuto ed elogiato, ha inviato "un messaggio privato di condoglianze" alla famiglia. E allora? Il Papa non è "gerarchia"? O non è cattolico? Equivoci… molto equivoci…
(Lupus in Pagina, 04/07/2007)

scritto da: Faramir alle ore 10:21 | link | commenti (7)
categorie: chiesa cattolica, benedetto xvi
domenica, 15 aprile 2007

Ad multos annos!


scritto da: Faramir alle ore 15:47 | link | commenti
categorie: benedetto xvi

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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