Il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Francia è stato ingiustamente (e prevedibilmente) snobbato dai "Grandi Quotidiani Laici Indipendenti", ma volendo è possibile ripercorrerlo grazie all'ottimo lavoro fatto dal sito del Vaticano.
Per chi volesse una sintesi rapidissima, vale il consiglio di Sandro Magister, che ha citato le stesse parole di papa Banedetto XVI nell'udienza di mercoledì scorso:
[...] La visita è iniziata a Parigi, dove ho incontrato idealmente l’intero popolo francese, rendendo così omaggio a un’amata Nazione nella quale la Chiesa, già dal II secolo, ha svolto un fondamentale ruolo civilizzatore. E’ interessante che proprio in tale contesto sia maturata l’esigenza di una sana distinzione tra la sfera politica e quella religiosa, secondo il celebre detto di Gesù: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Mc 12,17). Se sulle monete romane era impressa l’effige di Cesare e per questo a lui esse andavano rese, nel cuore dell’uomo c’è però l’impronta del Creatore, unico Signore della nostra vita. Autentica laicità non è pertanto prescindere dalla dimensione spirituale, ma riconoscere che proprio questa, radicalmente, è garante della nostra libertà e dell’autonomia delle realtà terrene, grazie ai dettami della Sapienza creatrice che la coscienza umana sa accogliere ed attuare.
In questa prospettiva si colloca l’ampia riflessione sul tema: “Le origini della teologia occidentale e le radici della cultura europea”, che ho sviluppato nell’incontro con il mondo della cultura, in un luogo scelto per la sua valenza simbolica. Si tratta del Collège des Bernardins, che il compianto Cardinale Jean-Marie Lustiger volle valorizzare quale centro di dialogo culturale, un edificio del XII secolo, costruito per i cistercensi, dove i giovani hanno fatto i loro studi. Quindi c’è proprio la presenza di questa teologia monastica che ha dato anche origine alla nostra cultura occidentale. Punto di partenza del mio discorso è stata una riflessione sul monachesimo, il cui scopo era di ricercare Dio, quaerere Deum. Nell’epoca di crisi profonda della civiltà antica, i monaci, orientati dalla luce della fede, scelsero la via maestra: la via dell’ascolto della Parola di Dio. Essi furono pertanto i grandi cultori delle Sacre Scritture e i monasteri divennero scuole di sapienza e scuole “dominici servitii”, “del servizio del Signore”, come li chiamava san Benedetto. La ricerca di Dio portava così i monaci, per natura sua, ad una cultura della parola. Quaerere Deum, cercare Dio, lo cercavano sulla scia della sua Parola e dovevano quindi conoscere sempre più in profondità questa Parola. Bisognava penetrare nel segreto della lingua, comprenderla nella sua struttura. Per la ricerca di Dio, rivelatosi a noi nelle Sacre Scritture, diventavano in tal modo importanti le scienze profane, volte ad approfondire i segreti delle lingue. Si sviluppava di conseguenza nei monasteri quella eruditio che avrebbe consentito il formarsi della cultura. Proprio per questo, quaerere Deum - cercare Dio, essere in cammino verso Dio, resta oggi come ieri la via maestra ed il fondamento di ogni vera cultura. [...]
Non sorprende che certi "laicisti" a corto di argomenti preferiscano far finta di non sentire...
Difficile immaginare fino a che punto si spingerà la Russia nel tentativo di riconquistare un ruolo di egemonia - quantomeno regionale - e di "vendicare" la sconfitta subita nella Guerra fredda.
Ancora più arduo capire se la Nato, e soprattutto l'UE, sono pronti a prendere delle contromisure che vadano oltre le generiche condanne.
L'incertezza è aumentata dal fatto che la situazione attuale è estremamente dinamica e non esistono regole codificate e accettate da tutte le parti. Non è certo il caso di rimpiangere i tempi della "cortina di ferro", ma occorre essere consapevoli dei rischi per poterli affrontare.
La storia insegna che essere remissivi con i prepotenti è una tattica che non paga. Quindi c'è da sperare che Usa ed Ue sappiano trovare le parole e gli argomenti giusti per riportare alla ragionevolezza la Russia. La quale forse si rende conto di aver fatto un passo avventato, ritrovandosi ora isolata. Anche Cina e India si guardano dall'assecondarla, nel timore che i propri focolai indipendentisti interni (Tibet, Kashmir, ecc.) riesplodano.
Ci preme richiamare l'appello lanciato domenica scorsa da Benedetto XVI, che constatando "con amarezza, il rischio di un progressivo deterioramento di quel clima di fiducia e di collaborazione tra le Nazioni che dovrebbe invece caratterizzarne i rapporti", invitava ad "approfondire la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, che in ultima istanza è un destino trascendente (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2006, n. 6), per scongiurare il ritorno a contrapposizioni nazionalistiche che tanto tragiche conseguenze hanno prodotto in altre stagioni storiche. [...] non bisogna cedere al pessimismo! Occorre piuttosto impegnarsi attivamente affinché venga respinta la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi. La violenza va ripudiata! La forza morale del diritto, trattative eque e trasparenti per dirimere le controversie, a partire da quelle legate al rapporto tra integrità territoriale e autodeterminazione dei popoli, fedeltà alla parola data, ricerca del bene comune: ecco alcune delle principali strade da percorrere, con tenacia e creatività, per costruire relazioni feconde e sincere e per assicurare alle presenti e alle future generazioni tempi di concordia e di progresso morale e civile!"
Infatti, fino a quando il criterio è il "potere", non si può arrivare che alla guerra; mentre dove il criterio è la comune dignità di figli, scoppia solamente la pace, la costruzione e la comunione fra opposti.
Riferimenti:
Angelus di domenica 24 agosto
L’autodeterminazione? Maschera per altri obiettivi (Vittorio Parsi)
La Russia sfrontata, la Georgia e il declino del coraggio (Bernard-Henry Lévi)
Mosca cerca appoggi sulla Georgia, ma Cina e India temono il separatismo (AsiaNews)
Il ricatto del gas russo (Fausto Carioti)
Nei campi della morte della nuova Cecenia (Bernard-Henry Lévi)
La gelida logica degli «Zar» sfida l'Occidente (Vittorio Parsi)
Mosca vuole tornare superpotenza (Vittorio Parsi)
Putin alla guerra per il monopolio del gas(Fausto Carioti)
La visita negli Usa di papa Benedetto XVI è passata un po' in sordina sui media italiani, a causa del "rumore" prodotto dall'agenda politica, ma c'è da credere che lascerà un segno nella società americana. Ci sono effettivamente più motivi per essere felici di questo papa.
Mi ha colpito un commento riportato da Gianluca Zappa:
“Calore, candore e compassione”, sono le caratteristiche di Benedetto XVI notate da Bill Bennett, uno dei pensatori cattolici più influenti, il quale ha aggiunto che questa visita “è servita a introdurre all’America un Papa che amava il suo predecessore, ma non conosceva lui. La sua venuta era stata preceduta da voci sulla sua presunta durezza, ideologica ed umana. Voci sotterrate per sempre”.
Dal post di Gianluca si capisce anche chi sono quelli veramente distaccati dalla realtà...
Vi segnalo anche una serie di commenti sul sito ilSussidiario.net, oltre a tutti i discorsi tenuti da Benedetto XVI in terra americana.
E sul sito di H2O News trovate dei servizi filmati.
Cari direttori, editorialisti ed opinionisti dei Grandi Quotidiani Laici e Indipendenti e dei TG nazionali (inchino riverente)...
Cari blogger pseudo-liberali de noantri che vi esaltate nel contare gli accessi ai vostri blogghettini e vi eccitate a leggere i commenti dei vostri fans... (genuflessione)
Insomma, in parole povere, cari palloni gonfiati... piantatela di rompere gli zebedei con sta storia del Papa: se parla, perché parla... se non parla, perché non parla... eccheppalle!
Mettetevi il cuore in pace: il Papa parla quando deve e nei modi che gli si confanno.
Non ubbidisce alle vostre direttive.
Lo so che la cosa infastidisce il vostro ego smisurato, ma vedrete che con un piccolo sforzo ve ne farete una ragione.
Questa volta Pannella & C. l'hanno sparata troppo grossa (sarà il clima da Carnevale ormai imminente...). 
A quei poveri bischeri, malati di crassa ignoranza, che vorrebbero impedire a Benedetto XVI di partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università La Sapienza di Roma, ha già risposto degnamente il laico Pierluigi Battista, sul laicissimo (a volte laicista) Corriere della Sera.
Inutile aggiungere altro.
Una risata li seppellirà.
Mi limito a ricordare come l'Università La Sapienza - che qualche buffo buontempone alla Odifreddi vorrebbe vietare al Papa - venne fondata oltre sette secoli fa (20 Aprile 1303) proprio per volontà di un altro pontefice: Bonifacio VIII.
Quello spumarino pallido di Enrico Boselli dovrebbe fare un ripassino di Storia...
PS: forse rendendosi conto dell'idiozia di tutto ciò, iniziano ad arrivare le prime defezioni.
Sì, [questa storia] è accaduta realmente.
«La Repubblica laica ha sottostimato l’importanza dell’aspirazione spirituale. Io e il Papa abbiamo la stessa vocazione. La Chiesa è necessaria al nostro futuro». Nicolas Sarkozy fa breccia in Vaticano rievocando «le radici della Francia essenzialmente cristiane» e il «legame indefettibile che dai tempi di Carlo Magno unisce la Francia alla Città Eterna». E poiché «non basta rendere omaggio al passato, per quanto prestigioso esso sia», la sua «missione» a Roma è un «passo che testimonia la fedeltà della Francia alla sua storia e a una delle fonti maggiori della sua civilizzazione». [...]
Così almeno si usa dire... anche se per un cristiano la Speranza non muore mai.
Quello che si continua a sperare è che anche i non cristiani imparino a leggere le encicliche papali senza paraocchi fatti di pregiudizi ideologici. E soprattutto, dopo averle lette, facciano uno sforzo per capirle.
Anche questa volta le reazioni stizzite - quando non furibonde: come osa costui criticare, oltre al marxismo, il "Sacro Illuminismo"? - non potevano mancare.
Ma - consoliamoci - si trova anche qualche analisi intelligente e "open minded":
Testo coraggioso e sorprendente, quello dell’enciclica Spe Salvi dedicato alla speranza. Coraggioso, perché parla ad un’umanità sazia e disperata nella propria pienezza; sorprendente perché svela un lato del Pontefice molto riservato e raramente esibito ai media. Joseph Ratzinger stupisce: perché, sia pure nella pacatezza dell’esposizione, mostra di essere fratello di ogni uomo e ogni lettore, con le sue attese e speranze. Sia pure testimoniando, ovviamente, il valore cristiano della speranza. L’enciclica tocca alcuni temi e altri ne prefigura. Possiamo individuare alcune linee guida: ... [continua>>]
(Antonino D'Anna, su Affaritaliani)
[...] L'esperienza storica dell'Occidente, da parte sua, dimostra che, se l'analisi e la fondazione marxista dell'alienazione sono false, tuttavia l'alienazione con la perdita del senso autentico dell'esistenza è un fatto reale anche nelle società occidentali. Essa si verifica nel consumo, quando l'uomo è implicato in una rete di false e superficiali soddisfazioni, anziché essere aiutato a fare l'autentica e concreta esperienza della sua personalità. Essa si verifica anche nel lavoro, quando è organizzato in modo tale da «massimizzare» soltanto i suoi frutti e proventi e non ci si preoccupa che il lavoratore, mediante il proprio lavoro, si realizzi di più o di meno come uomo, a seconda che cresca la sua partecipazione in un'autentica comunità solidale, oppure cresca il suo isolamento in un complesso di relazioni di esasperata competitività e di reciproca estraniazione, nel quale egli è considerato solo come un mezzo, e non come un fine. [...]
Ritornando ora alla domanda iniziale, si può forse dire che, dopo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il capitalismo, e che verso di esso vadano indirizzati gli sforzi dei Paesi che cercano di ricostruire la loro economia e la loro società? È forse questo il modello che bisogna proporre ai Paesi del Terzo Mondo, che cercano la via del vero progresso economico e civile?
La risposta è ovviamente complessa. Se con «capitalismo» si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di «economia d'impresa», o di «economia di mercato», o semplicemente di «economia libera». Ma se con «capitalismo» si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa.
La soluzione marxista è fallita, ma permangono nel mondo fenomeni di emarginazione e di sfruttamento, specialmente nel Terzo Mondo, nonché fenomeni di alienazione umana, specialmente nei Paesi più avanzati, contro i quali si leva con fermezza la voce della Chiesa. Tante moltitudini vivono tuttora in condizioni di grande miseria materiale e morale. Il crollo del sistema comunista in tanti Paesi elimina certo un ostacolo nell'affrontare in modo adeguato e realistico questi problemi, ma non basta a risolverli. C'è anzi il rischio che si diffonda un'ideologia radicale di tipo capitalistico, la quale rifiuta perfino di prenderli in considerazione, ritenendo a priori condannato all'insuccesso ogni tentativo di affrontarli, e ne affida fideisticamente la soluzione al libero sviluppo delle forze di mercato. [...]
"Fideisticamente" è la parola giusta. Per alcuni il "libero mercato", da mezzo utile al bene dell'uomo, è diventato un idolo indiscutibile.
Insomma, il Papa suggerisce che l'economia di mercato deve mantenere un "volto umano", perché interesse comune. Essere solidali conviene.
Infatti, sul lungo periodo, il pensare solo al profitto e ignorare le situazioni di povertà sono comportamenti che generano problemi anche a chi vive nel benessere. Le emergenze ambientali e i crescenti flussi migratori di disperati alla ricerca di un mezzo di sostentamente sono argomenti di cronaca quotidiana, dopotutto.
Ma guai se il Papa dice che i valori morali hanno qualcosa da dire a proposito dello sviluppo economico.
I nostri coraggiosi libertari lo etichettano subito come cleromarxista, leader dei noglobal, anticapitalista, ecc.
E questi dovrebbero essere i "think tank" dei radicali?
Poi si sorprendono se nella vita reale non li caga quasi nessuno. Ma a loro basta linkarsi a vicenda per convincersi di poter smuovere le masse...
(Nella foto, un momento della "marcia su Roma" capezzoniana...)

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville