Altro che i leghisti!
Ecco chi sono i veri incivili, che godono di una sorta di impunità, nell'indifferenza totale dei "democratici".
«So che spesso è stato difficile far capire ciò che intendevo quando dicevo di essere stato nella Fgci senza essere comunista. Il Pci di allora era un partito nel quale c'erano persone - come Calvino, Pasolini, Moravia - che ideologicamente non erano comuniste, ma animate da volontà di giustizia sociale e questioni morali. Persone che come me erano affascinati da una personalità come Enrico Berlinguer. Io penso che sia importante poter dire che oggi viviamo in un sistema democratico e in un tempo senza le due dittature, fascismo e comunismo, che hanno fatto male al '900»
Ora basta con queste panzane sui comunisti!
Diciamolo chiaramente: i comunisti in Italia non sono MAI esistiti!

Trascrivo questo articolo da AsiaNews, senza commenti. Non credo ce ne sia bisogno. Diffondetelo anche voi. Non devono farla franca.
Ma non inviate le foto per email: qualcuno particolarmente sensibile, aprendole senza sapere cosa lo aspetta, potrebbe subire uno shock. Inviate il link all'articolo avvisando che si tratta di immagini per stomaci forti.
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26/10/2007 11:56 “Carissimi, le parole vengono meno. Queste foto di un monaco assassinato sono state prese in segreto in un obitorio. Pensate quanti molti altri hanno subito lo stesso destino. Vi prego, diffondete queste fotografie a più gente possibile, perché il mondo sappia che c’è bisogno di molto più che a semplice condanna di questi bastardi [della giunta]”. Con queste parole di dolore e d’ira, attraverso esuli birmani, ci sono giunte le due foto che abbiamo deciso di pubblicare con un avvertimento: sono foto molto crude e violente, forse non adatte a tutti i lettori. Ma esse sono le foto della vergogna: 1) Vergogna della giunta, che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di “riconciliarsi” con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Ma siccome le autorità dei monasteri hanno proibito ai loro bonzi di farlo, i militari hanno inscenato una farsa, con falsi monaci, per una falsa riconciliazione. La giunta cerca di far “comprendere” alle autorità buddiste la “necessità” della repressione. Ma queste foto accusano ogni buona intenzione ed esigono domanda di perdono e un cambiamento radicale nel Paese. Secondo fonti diplomatiche, questa nuova repressione del governo militare del Myanmar – che si definisce socialista e laico, ma cerca l’appoggio dei monaci per continuare il suo dominio – è costata a vita a centinaia di persone e l’arresto di oltre 6 mila. 2) Vergogna per noi, che al di là di qualche sussulto di scandalo verso le violenze dei militari, abbiamo pensato che in fondo si tratta solo della soppressione di alcune manifestazioni, quando invece si tratta di un sistema che uccide, ammazza, schiavizza una popolazione di quasi 50 milioni di persone. 3) Vergogna per l’Onu e la comunità internazionale, che non trova strumenti efficaci per garantire la democrazia a un popolo che l’ha scelta da tempo. Il problema è che si tratta con la giunta solo con il minuetto diplomatico, mentre occorre dare voce alla società civile mondiale per affrontare quella che è un’emergenza umanitaria. Occorre che la Croce Rossa internazionale possa andare in Myanmar a visitare le prigioni; che l’Ufficio Onu del lavoro visiti gli schiavi dei lavori forzati; che le Ong possano svolgere un lavoro a favore della popolazione impoverita dal dominio e dal commercio della giunta con Cina, India e Thailandia. Papa Benedetto XVI ha chiesto a tutto il mondo di pregare per il popolo del Myanmar e per la “dolorosa prova” che sta attraversando, molto simile al martirio dei Santi Innocenti che, senza conoscerlo, hanno testimoniato per Cristo con il sangue, spazzati dalla furia del potere bestiale. ATTENZIONE: LE FOTO SONO MOLTO CRUDE E FORSE NON ADATTE A TUTTO IL PUBBLICO. |
«Il mio non è revisionismo, racconto come è stato il nostro passato. Quando la sinistra perde il proprio passato è finita. La sinistra ha sempre raccontato balle, a partire dall'invasione dell'Ungheria passando per la campagna del Fronte Popolare. Tutti i partiti mentono, ma qualcuno di più. Il Pci però ha sempre mentito».
-- Giampaolo Pansa
Si discuteva sul blog di un amico (seppure di diverse idee politiche) a proposito del cosiddetto "sdoganamento" del comunismo che si sarebbe realizzato con le recenti nomine delle alte cariche dello Stato.
Casualmente (o provvidenzialmente?), su Avvenire di oggi viene pubblicata una lettera che tratta proprio questo argomento:
[...] pur non essendo allergico ai comunisti – alcuni amici che ho cari e stimo provengono dalle frange più colorate della sinistra – mi stupisce e incuriosisce intellettualmente la "scioglievolezza" con cui sta giungendo a compimento lo sdoganamento definitivo. Sarà che ho ancora vivo il ricordo di quanto fosse "infamante", imperdonabile negli anni 70 presentarsi in università come democristiani; quanto i logorroici extraparlamentari di varia denominazione, ma anche le componenti giovanili di Pci e Psi millantassero una superiorità morale tranchante nei confronti di noi "infidi riformisti", ma qualche conto oggi davvero non torna. Mentre Dc, Psi, Psdi… hanno pagato un prezzo altissimo per gli errori e le disonestà commesse, gli eredi della sinistra – tante facce dei quali erano già alla ribalta nei miei anni giovanili – sono ancora là. Eppure nei confronti della storia la loro colpa è ben maggiore di quelle, pur esecrabili, emerse con Tangentopoli.
C’è chi si dichiara speranzoso che l’ascesa al Colle di Napolitano e quella, complementare, di Bertinotti alla presidenza di Montecitorio, rappresentino il definitivo sdoganamento degli ex-comunisti. Non ho nulla in contrario, ma continuo a non rassegnarmi a quella che mi pare una palese contraddizione: se ora pretendono di avere ragione, riconoscano che allora – prima della caduta del Muro e prima della Bolognina – avevano torto. E che noi "riformisti", vilipesi, insultati e qualche volta anche minacciati e malmenati (personalmente da quelli di Potop, oggi magari in blazer e Rolex), avevamo ragione. Poi si tengano pure le loro poltrone (e le usino bene).
[Firma]
Il Direttore di Avvenire, Dino Boffo, fornisce una lunga e interessante risposta:
Sono in tanti oramai a ritenere che sia giusto dare per compiuto lo "sdoganamento" dei Ds e che la scelta nonviolenta di Rifondazione (della quale, peraltro, Caruso non è un alfiere molto convincente) lasci presagire che l’etichetta "comunista" diventerà sempre più elemento di modernariato, priva di rilevanza attuale. Però ciò che lei testimonia è inconfutabile. Dc e alleati hanno pagato sanguinosamente le loro colpe, mentre nulla di analogo – anche grazie ai "compagni Greganti" – è successo alla sinistra di matrice comunista. Che oggi è ai vertici delle istituzioni del Paese senza che la discontinuità rispetto al passato abbia scombussolato la classe dirigente (con l’eccezione pressoché solitaria di Achille Occhetto). Gli altri c’erano e ci sono, importanti e riveriti. Ancora a riguardo del suo ragionamento, mi è sorto spontaneo il confronto con alcune espressioni dell’intervista rilasciata da Piero Fassino a Repubblica, giovedì 11. Rispondendo a una domanda sul primo ex-comunista al Quirinale, il segretario Ds ha detto: «C’è il riconoscimento per la persona. Ma c’è anche il riconoscimento di una storia, di cosa ha rappresentato per l’Italia la sinistra e in particolare quel grande partito che è stato il Pci. Partito che anche grazie a Napolitano si è trasformato in una grande forza riformista quali sono oggi i Ds. Con l’elezione di Napolitano si chiude ogni forma di pregiudizio, di diffidenza, di discriminazione vorrei dire, nei confronti di chiunque venga da quella tradizione. Peraltro Napolitano è uno degli uomini che di più ha incarnato l’originalità culturale e politica del Pci e della sua evoluzione. Antesignano del riformismo dentro il Partito comunista, precursore dell’approdo socialdemocratico che ha segnato gli ultimi passaggi del Pci prima con Berlinguer poi con la svolta di Occhetto. Giorgio è l’uomo che ha contribuito a dare alla sinistra italiana cultura di governo, identità pienamente occidentale e collocazione nel socialismo europeo».
Citazione lunga, parole alte ed eleganti, il cui succo però conferma che ancora permane lo scoglio della contraddizione da lei rilevata. Se il valore di Napolitano – che siamo certi sarà un ottimo presidente – e la legittimità dell’attuale partito dei Ds si radicano nell’approdo socialdemocratico e nel cammino che ha condotto ad esso, come si può conservare un giudizio positivo per ciò che ha preceduto questa fase? Hanno peso maggiore in questo epilogo le persone nominate o chi ha democraticamente impedito che il Pci andasse al potere al tempo di Togliatti, o quando avallava l’assassinio di Imre Nagy, digeriva l’invasione della Cecoslovacchia, si opponeva alla Nato e all’Unione europea, contestava il dispiegamento in Europa dei missili Cruise e Pershing 2? Quel Pci che ha avversato a lungo il decentramento regionale ("triviale mitologia" per "Rinascita" nel 1947) e la sussidiarietà?
Oggi nessuno dubita dell’approdo democratico e occidentale dei Ds, ma – come lei ben rileva – delle due l’una: se hanno ragione adesso, allora avevano torto, gravissimo. Restiamo comunque in attesa di un candidato premier diessino che ottenga la conferma del voto popolare: se e quando si verificherà, sarà quella la sanzione definitiva del «passaggio ad Ovest» dei nostri ex-comunisti.
Casualmente (provvidenzialmente?), oggi, 16 maggio 2006, ricorre i il 40mo anniversario della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, iniziata il 16 maggio 1966, che provocò milioni di vittime.
In Cina è sceso il silenzio totale sull'evento.
E anche i "compagni italiani" sembrano "distratti". Forse perché quando erano giovani marciavano sventolando il Libretto Rosso di Mao, ma al sicuro, nelle strade della borghese Italia.
D'altra parte, per il nostro "autorevole" presidente della Camera, il problema della Cina non è la mancanza di libertà e democrazia, o i dissidenti sbattuti in galera senza processo, o le migliaia di esecuzioni comminate ogni anno, o la politica del figlio unico imposto con aborti e sterilizzazioni forzate.
No. Per Bertinotti il problema della Cina è l’apertura al libero mercato. 
Direi che il ritratto fattone da Pansa è decisamente azzeccato:
"Un logorroico imbattibile. Un vanitoso. Un egocentrico. Un cultore del birignao, la sua specialità: quella dizione viziata dalle erre arrotate, che ci gratta il cervello in tutti i telegiornali. Un costruttore infaticabile di bastoni fra le ruote. Un superficiale incompetente. E infine uno convinto che questa Italia in difficoltà sia uguale a un comitato politico del suo partito, dove i guai si allontanano parlando, parlando, parlando."
L'avete voluto? Mo' godetevelo...
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville