Gino

mercoledì, 30 aprile 2008

Guida (politicamente scorretta) all’Islam e alle Crociate

Se posso suggerirvi una lettura utile (o un'idea-regalo per un amico con quell'aria un po'  da "antropologicamente superiore"... ), provate questo libro di Robert Spencer.

Tutto (o quasi) ciò che sapete sull’Islam e le Crociate è falso perché la gran parte dei testi scolastici e dei libri di storia più diffusi sono scritti da accademici e da apologeti dell’Islam che giustificano le loro teorie e scelte con «fatti» storici mistificati. Ma non temete: Robert Spencer rifiuta i miti popolari e rivela aspetti della storia che non vi insegneranno a scuola né ascolterete mai al telegiornale della sera. L’Autore coinvolge i lettori in un viaggio incalzante e politicamente scorretto alla scoperta della dottrina islamica e della storia delle Crociate. Un viaggio da cui trarre tutte le informazioni che occorrono per comprendere la reale natura del conflitto globale che l’Occidente, oggi, si trova ad affrontare.

«Non ho concepito questo libro né come un’introduzione generale alla religione islamica né come un esaustivo resoconto storico sulle Crociate. Piuttosto, mi propongo di analizzare una serie di affermazioni sull’Islam e sulle Crociate tanto tendenziose quanto popolari. Con la speranza di rendere il discorso pubblico un po’ più vicino alla verità.»
(Robert Spencer)

ROBERT SPENCER, direttore del Jihad Watch e membro aggiuntivo del Free Congress Foundation, è autore di quattro libri sull’Islam, tra cui Islam Unveiled: Disturbing Questions About the World’s Fastest Growing Faith (Encounter Books, San Francisco 2002) e Onward Muslim Soldiers: How Jihad Still Threatens America and the West (Regnery, Washington DC 2003), oltre che di otto monografie e di centinaia di articoli. Vive sotto protezione in una località segreta.

Il motivo di questa vita sotto protezione è facilmente intuibile, purtroppo, visto il livello di "tolleranza" alle critiche da parte di troppi musulmani...


scritto da: Faramir alle ore 00:41 | link | commenti
categorie: cultura, storia, islam
martedì, 15 gennaio 2008

Er consijo de Facoltà

Grazie ad uno scoop del mitico Berlicche siamo in grado di svelarvi come si è arrivati alla controversa decisione di invitare il papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico presso l'Università La Scemenza... ehm, volevo dire La Sapienza di Roma.

Mi raccomando: prima di leggere il post di Berlicche assicuratevi che non ci sia il vostro capo nei paraggi, che se vi vede rotolare per le risate potrebbe avere qualche obiezione... ;-)

scritto da: Faramir alle ore 15:34 | link | commenti (3)
categorie: cultura, satira, università, benedetto xvi
lunedì, 12 novembre 2007

Don Benzi, piccola antologia quasi inedita

Segnalo una piccola antologia di pensieri scritti da don Benzi, raccolti da Valerio Lessi.

Alcuni passaggi che mi hanno colpito particolarmente:

Io peccatore
Rimango sempre sbalordito dall’amore di chi, nelle case famiglia, deve alzarsi anche tre o quattro volte per notte per muovere nel letto il ragazzo miodistrofico, o portano nel bagno e puliscono, sempre con il sorriso sulle labbra, persone che non sono autonome. Rimango impressionato dall’amore di chi lascia un buon lavoro e va in pensione prima del tempo per potersi dedicare ai nomadi. E anche da chi va tutte le sere in stazione per offrire un letto chi non ce l’ha e, nonostante sia stato pestato proprio da coloro che voleva aiutare, continua ad andarci sempre.
Quando penso ai miei fratelli della comunità dai quali prendo lezioni di vita così forti, dico sempre al Signore “Allontanati da me perché sono un peccatore”.

La preghiera
Ripeto sempre ai membri della comunità che per stare in piedi bisogna stare in ginocchio e che sa stare con il povero chi sta tutto con il Signore. Chi non prega non solo non capisce, ma nemmeno capisce di non capire.

Il senso religioso
Un ragazzo è salvo solo se incontra Qualcuno e in questa relazione sviluppa la pienezza di sé, scopre di avere un senso nel mondo, acquisisce un futuro.
Si afferma che l’uomo è un essere razionale. Io dico che non sempre è vero, tante volte l’uomo è un essere irrazionale. L’uomo è un essere religioso, questo invece è sicuro. L’uomo è rapporto con l’Altro e nessun rapporto particolare può essere sopportato se l’uomo prima non trova il rapporto grazie al quale acquista senso ogni altra relazione.

L’epoca gramsciana
Gramsci notò che in Italia la Chiesa era forte sul piano culturale, quindi individuò il primo obiettivo nella distruzione della cultura cattolica. Non occorreva combatterla direttamente, era più opportuno togliere alla Chiesa l’opportunità di fare cultura. In questa prospettiva alla Chiesa viene lasciato l’esercizio della carità, intesa in senso peggiorativo e limitativo. Lo Stato lascia che i preti facciano l’elemosina, riservando a sé il potere di fare cultura. I passaggi per arrivarci sono: l’attività cattolica deve rientrare nel sistema dei servizi pubblici; lo Stato deve potere somministrare metadone ed eroina, in modo da svuotare e spegnere le comunità di recupero che hanno come punto di riferimento la visione cristiana dell’esistenza; alla scuola cattolica non viene concessa una parità autentica ma solo di facciata. Quest’azione è accompagnata da un’opera da “gas soporifero”, in modo che la Chiesa sia neutralizzata e non riesca più ad avvicinarsi al mondo dei giovani. Siamo cioè arrivati agli obiettivi indicati da Gramsci, uno dei comunisti più acuti e intelligenti che la storia registri.

La politica
I cattolici devono impegnarsi al massimo in politica, devono costruire la città terrena, però la devono costruire con il coraggio della verità di cui sono portatori. Capisco che i programmi di governo debbano essere mediati con forze politiche che non sono cristiane. È però importante che il politico cristiano non abbia dentro di sé compromessi o secondi fini e che, oltre alla purezza delle intenzioni, compia i fatti; sono gli atti concreti che modificano la vita e la storia. Il politico cristiano non deve essere prigioniero di altri criteri che non siano quelli della fede e del Corpo mistico di Cristo. Se i cattolici sono impegnati in diversi partiti, devono però ritrovarsi uniti intorno ai valori della loro concezione di vita. Ma l’impegno deve essere a tradurre nei fatti questi valori, a trasformarli in legge. A questo proposito sono un po’ pessimista. Mi sembra che spesso i cattolici obbediscano più alle logiche del partito in cui militano e si dimentichino dei valori che dovrebbero promuovere.

Parole sante...

scritto da: Faramir alle ore 15:10 | link | commenti
categorie: cultura, politica, solidarietà, cattolici, don benzi
martedì, 07 agosto 2007

La modernità? È cristiana

Flavio Felice recensisce il nuovo saggio del filosofo statunitense Robert Royal dall'emblematico titolo The God that did not Fail. How Religion Built and Sustains the West ("Il Dio che non ha fallito. Come la religione ha costruito e sostenuto l'Occidente").

[...] Royal tenta di evidenziare un problema che è di ordine esistenziale, politico, oltre che storico: qual è l'avvenire della religione, ed in modo particolare del cristianesimo, tanto in Europa quanto nella realtà culturale e politica dell'Occidente? Si tratta di una domanda fondamentale che mai come oggi sta assumendo i caratteri di una disputa culturale; si pensi al dibattito sulla Costituzione europea, ovvero all'aspra dialettica tra chi sostiene laicamente la legittimità da parte dei credenti di intervenire nell'arena pubblica e chi negherebbe ai credenti lo stesso diritto. Il problema viene affrontato dal filosofo con grande rigore teorico ed attenta cura storiografica: la sua tesi è che il cristianesimo può ancora rappresentare una forza determinante per la civiltà occidentale del XXI secolo. Tesi, proprio perché tenta di non cedere a superficiali approssimazioni, argomentata attraverso una poderosa ricostruzione storica del ruolo giocato dal cristianesimo alla nascita e allo sviluppo delle istituzioni politiche e culturali tipiche delle moderne società occidentali.
[...]
Accanto alla denuncia delle culture che hanno proclamato la morte di Dio e delle ideologie che, in forza di quella dichiarazione di morte, hanno manifestato anche il disprezzo per l'umanità, un disprezzo che è giunto fino a concepire lo sterminio per ragioni etniche, religiose, politiche, Royal riafferma con forza la matrice di quelle identità culturali che hanno rappresentato un pensiero ed un'azione sociale a difesa della persona. Royal individua un ponte ideale che unisce le due sponde dell'Atlantico (basti pensare a Maritain e Sturzo). Un ponte dato dalla elaborazione di una cultura politica pensata come argine contro gli abusi del "razionalismo". Un abuso della ragione che ha finito per ridurre lo spazio della coscienza individuale, ovvero una progressiva costrizione che ha condotto in molti casi al divieto stesso di professare pubblicamente la fede e con essa ha negato l'esercizio delle libertà personali anche nel campo della partecipazione politica e dell'agire economico, inf erendo un colpo mortale al riconoscimento della dignità della persona umana. A parere Royal, l'edificazione di questo ponte è stata formalizzata da Pio XI nel 1931 con l'enciclica sociale Quadragesimo anno, dove viene elaborato in forma sistematica il principio di sussidiarietà orizzontale. Il suddetto principio incontra la tradizione del liberalismo classico nelle nozioni di federalismo, rule of law e bilanciamento dei poteri. Non a caso, qualche decennio prima, fu proprio Lincoln ad affermare: «L'oggetto legittimo del governo è realizzare quello che una comunità avrebbe dovuto fare, ma che non è stata in grado di fare, o quello che i singoli non possono fare da soli, facendo appello alle proprie capacità. Ma il governo dovrebbe evitare di interferire in tutto quello che la gente può e sa fare da sé». Di qui il richiamo di Royal al contributo del cristianesimo - storicamente innegabile e teoricamente rilevante - all'esercizio della tradizionale virtù della saggezza pratica e della ragione prudenziale all'interno di una più corretta comprensione della natura e dell'ordine sociale, al centro del quale c'è il fondamentale ruolo svolto dalle libere persone e dall'associazionismo nel pieno rispetto del principio logico, morale e politico-economico della sussidiarietà.

scritto da: Faramir alle ore 14:06 | link | commenti
categorie: cultura, cristianesimo, liberalismo, occidente, sussidiarietà
lunedì, 23 luglio 2007

Giù le mani da Magdi Allam

Che le tesi sostenute da Magdi Allam risultino indigeste a molti è un fatto che non ha bisogno di conferme, ma che addirittura vi possa essere chi, non avendo nient’altro di meglio da fare, decida di promuovere un appello contro la sua persona, beh… questo francamente è troppo. Nei giorni scorsi, infatti, sull’ultimo numero di «Reset», la rivista diretta da Giancarlo Borsetti, è stato pubblicato un documento, sottoscritto da numerosi studiosi di vaglia, tra i quali Paolo Branca e David Bidussa, Angelo d’Orsi e Ombretta Fumagalli Carulli, Patrizia Valduga ed Enzo Bianchi, estremamente critico nei confronti di «Viva Israele», l’ultimo libro di Magdi Allam, per via della sua «sfrontatezza», per di più «lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale», indice di «un preoccupante imbarbarimento dell’informazione» cagionata, par di capire, dall’attacco molto duro che Allam avrebbe riservato a due docenti universitari italiani.

Sul Corriere del 19 Luglio Pigi Battista, a tal proposito, si è chiesto: "Cosa mai possono concretamente sperare le (così dicono) «centinaia di firme» apposte a un documento che si scaglia contro un libro, quello di Magdi Allam?”. Documento che per di più non confuta nessuna delle tesi contenute in «Viva Israele», ma si limita semplicemente a bersagliarlo “per il solo fatto che esiste” e ad attaccare “il suo autore perché accusato di «tifare» per le ragioni di Israele (e se anche fosse, dov’è il reato, o il peccato?) e per giunta firmato “in gruppo credendo di rafforzare la loro credibilità con il numero delle adesioni e non con la vis persuasiva di un argomento”. “Forse – continua Battista – si vuole indurre l’autore ad abiurare? L’editore a ritirare il volume? I librai a disfarsene?A dichiarare fuori legge un saggio per aver violato chissà quale articolo del codice penale? Oppure, come è più probabile ma non meno inquietante, a rinchiudere il bersaglio di tanta ardente indignazione in un recinto infetto, fare terra bruciata attorno a lui, insomma a procurare un effetto intimidatorio su chi si è macchiato della grave colpa di aver scritto quel libro?

Anche Il Foglio - il cui direttore è uno che di queste querelle se ne intende – all’argomento vi ha dedicato un editoriale. In esso si legge: “Un appello di duecento intellettuali, pubblicato dal contenitore amatiano Reset, intende screditare Allam e il suo nobile lavoro di sradicamento della cultura della persecuzione dal nostro paese. Criticare un giornalista arabo che ha rotto con l’omertà tribale, venuto in Italia a denunciare l’infiltrazione fondamentalista nelle nostre moschee trasformate in centrali dell’odio, che scrive inni alla dignità della persona contro il negazionismo endemico che assedia come la peste una parte del mondo islamico, mettere in dubbio la sua apologia dell’occidente come destino di libertà, tutto questo è ovviamente lecito e ammissibile. Non lo è mostrificare Magdi Allam. Perché lui non è un analista qualunque, ma un pezzo importante di una guerra culturale che durerà decenni. Forse il gran censore Angelo D’Orsi pensava ad altro all’epoca, ma noi ci ricordiamo il trattamento in occidente dei dissidenti sovietici. E quest’appello ha tutto il sapore dell’umiliazione pubblica leninista”.

Da parte nostra, come Associazione SOL, a Magdi Allam non possiamo che confermare la nostra stima ed esprimergli tutta la nostra solidarietà, riconoscendogli il merito di essere stato l’unico che, pur non essendo né cristiano, né ebreo, ha avuto l’idea di promuovere una manifestazione in difesa della libertà religiosa di tutti noi e nel mondo.

Si invita chiunque volesse manifestare la propria solidarietà al vicedirettore ad personam del Corriere a scrivergli presso il suo forum: www.corriere.it/allam.


scritto da: Faramir alle ore 11:15 | link | commenti (1)
categorie: cultura, islam, libertà religiosa, fondamentalismo
venerdì, 13 luglio 2007

«Sulla bioetica la rivincita del senso comune»

Vi segnalo la relazione che Eugenia Roccella ha tenuto il 6 luglio scorso a Roma ricevendo il premio Walter Tobagi per il giornalismo anticonformista, alla sua prima edizione.
E' disponibile anche un video su YouTube, con la presentazione del Premio Tobagi.

Organizzato dalla Fondazione Liberal, il premio è stato assegnato in occasione di «Liberalmedia», una iniziativa che intende unire tutti i professionisti dell’informazione contrari all’omologazione del pensiero unico conformista dominante nei principali mezzi di comunicazione (Internet compresa), soprattutto quando sono in gioco temi eticamente sensibili come quelli della bioetica.
  
«Oggi si tratta di intercettare, dare voce, legittimazione culturale e rappresentanza al senso comune. È compito di molti, non soltanto delle élites: giornalisti consapevoli, insegnanti responsabili, intellettuali e pensatori estranei alla logica del politically correct. Tutti possono-debbono farsi custodi della memoria, artefici della creatività, verificatori di notizie, traduttori delle diversità culturali e sociali, elaboratori di nuovi codici deontologici», per «liberare la comunicazione dal conformismo».

Quello che anche il sottoscritto (nel suo piccolo e inadeguatamente) cerca di fare, ispirandosi a professionisti come Eugenia Roccella:

«Oggi è in atto una riformulazione dell’utopia sociale – quella che ha infestato il Novecento – in altri termini, cioè trasferendola sul terreno della scienza e della biopolitica. La nuova utopia non parla il linguaggio marxista delle classi e della necessità storica, ma quello falsamente neutrale del progresso della scienza e della libera scelta. È uno straordinario paradosso: attraverso la libera scelta individuale stiamo attuando per esempio la più implacabile pulizia genetica delle diversità individuali (vedi la scomparsa dei bambini Down, che vengono abortiti). Grazie al diritto alla morte, in Olanda e in Belgio nella metà dei casi l’eutanasia viene decisa non dal malato ma da terzi, medico o parenti.

Oggi l’informazione scientifica, nei giornali, non può più essere quel territorio separato in cui dare informazioni specifiche, come era una volta: è una pagina politica, forse la più delicata, perché si parla di biopolitica, cioè di esercizio diretto del potere sui corpi, di decisioni sull’identità individuale e le caratteristiche genetiche, la vita e la morte delle persone. L’informazione scientifica oggi viene scissa in due parti, entrambe gestite alla vecchia maniera: da una parte le notizie politiche, dall’altra quelle tecniche. La parte che riguarda direttamente le battaglie parlamentari e legislative si affronta con i commenti dei politici, e dei notisti politici; mentre si lasciano agli esperti e ai giornalisti scientifici le pagine in cui si danno informazioni tecniche. Ma oggi questo sistema non funziona: sono le stesse informazioni scientifiche a essere direttamente politiche, perché sono filtrate, manipolate, a volte sbagliate, a volte volutamente false, false all’origine.
[...]

Insomma, la scienza non è neutrale e l’informazione scientifica tantomeno. Ma non dobbiamo farci spaventare da una situazione evidente di disparità di forze, per due motivi. Il primo è che anche se abbiamo a disposizione giornali di nicchia, o comunque non le grandi corazzate, questo può bastare: insistere sulla verità, ribattere sempre colpo su colpo è stancante ma funziona, così come funziona fare rete. Poi c’è un altro motivo, più importante: forse siamo minoranza nell’informazione, ma siamo maggioranza nel Paese. Gran parte della sinistra, e i laicisti, non si rendono conto dello scollamento che c’è oggi tra loro e l’Italia. Vanno avanti automaticamente, sulla forza d’inerzia di pensieri già fatti, irrimediabilmente datati e inadeguati. Al referendum sulla procreazione assistita, per esempio, ci si aspettava la "valanga rosa", il voto delle donne, sulla scorta di quello che era accaduto trent’anni fa su divorzio e aborto. Invece non c’è stata, e i commenti del giorno dopo erano increduli, quasi surreali.

Ripeto spesso – l’ho detto anche al Family Day – che c’è un grave scollamento tra luogo comune e senso comune. Il senso comune non ha confidenza con la cultura, a volte, e per questo manca di forza autonoma di rappresentazione culturale, non sa inserirsi nel dibattito pubblico, ha difficoltà a concettualizzare, a condurre una guerra culturale. A noi tocca cambiare questa situazione, condurre la lunga guerra culturale che abbiamo davanti, per la difesa dell’umano, in primo luogo, e delle nostre radici. Gli altri, i nostri avversari, dispongono non di un’egemonia, ma di una élite diffusa e comodamente adagiata nel luogo comune, in un conformismo consolante.

Lo scrittore cecoslovacco Milan Kundera ha raccontato che quando ha abbandonato il comunismo ha dovuto fare i conti con la nostalgia del "danzare in cerchio": mai più ha provato il confortante senso dell’omologazione, del sentirsi in piena armonia con un gruppo compatto. Noi non possiamo danzare nel cerchio. In compenso abbiamo, credo, il consenso popolare nel Paese, e non è poco. Per adesso dobbiamo agire come piccole navi corsare, navi leggere e veloci. Fare operazioni di controinformazione, di "guerriglia comunicativa". E intanto andare avanti con un’opera lenta di ricostruzione, che dia legittimità e dignità culturale al senso comune.»


scritto da: Faramir alle ore 11:39 | link | commenti
categorie: cultura, giornalismo, bioetica

Saggezze, rabbie, e pagine "pazzesche"!

Contrasti: saggezza colta e ridicolo spericolato. "Croce, lettere su Dio" ("Repubblica", 7/7, p. 49). Nello Ajello in un bel pezzo presenta un epistolario tra Benedetto Croce e la poetessa napoletana Maria Curtopassi. Il filosofo ricorda a tutti - e il monito vale per allora e per oggi - che "la civiltà moderna è figlia di Cristo". Servirebbe a tanti "ignoranti" che sempre, anche ieri, riempiono le pagine delle loro delusioni ideologiche, politiche e professionali disprezzando il Cristianesimo e indicando la Chiesa come tale "nemica" dell'umanità. Requiescant! Valeva per il "saggio". Al ridicolo spericolato e balzano provvede, stessa "Repubblica" (p. 51) e "Stampa" (intera p. 37, "Gesù e le donne. Pregar danzando") Dario Fo che sentenzia: «Se leggi i Vangeli senza il filtro della fede scopri verità meravigliose». Annuncia poi che «nel Cenacolo la figura di Giovanni in realtà è chiaro che è la Maddalena», ed è sicuro che nelle catacombe le donne ballavano «pure nei riti sacri», che «Il personaggio di Cristo" somiglia al "mito di Dioniso"», che «durante il primo Concilio di Nicea gli ariani, di fronte ai fedeli cristiani cattolici entusiasmarono con danze e canti» e - scoperta degna del Nobel - che «il Cantico dei Cantici» non è «mistico», ma solo «erotico». Il tutto è concluso con l'attribuzione a Gesù in persona di un dialoghetto, inventato sull'unghia, la cui conclusione, «s'affoga nel buio», può valere per tutto il pezzo. Destino baro! Stessa pagina, in alto, come una premonizione sovrasta il tutto. Testuale, con sottintesa celebre ironia alla Fantozzi: "La corazzata Potiomkin"… Pare la firma.
(Lupus in Pagina, 10/07/2007)

scritto da: Faramir alle ore 10:34 | link | commenti (1)
categorie: cultura, idiozia, cristianesimo

Antireligione: rozza, raffinata. Sempre cieca

Cecità antireligione: tra rozzezza e cultura. A Parigi i resti microscopici del Partito Comunista spingono affinché la Fondazione Teilhard De Chardin, gesuita, scienziato, antropologo, poeta e teologo, "in nome della laicità dello Stato" sia espulsa dal Museo Nazionale di storia naturale. Viene da ridere. Leggi anche("Il Foglio", ieri, p. 2) che il socialista René Hollande strilla: «Non c'è posto per la religione nella Repubblica che vogliamo»! Rozzi, e non paghi della batosta elettorale recente! E da noi? Cose più fini, ma siamo lì. Si sa: da qualche anno "L'Unità" ha la passione dell'Illuminismo e lunedì, tutta p. 20, Roberto Carnero coglie al volo il grande semiologo interculturale Tzvetan Todorov, che ha appena pubblicato "Lo spirito dell'Illuminismo". Per ascoltarlo? No! Per fargli dire ciò che già il titolo proclama: «Civiltà dell'Europa? La radice è nei Lumi»! Già l'inizio è sparato: «Morto Dio e crollate le ideologie, secondo il grande pensatore è proprio dall'Illuminismo che dobbiamo ripartire». Ora: che le ideologie siano crollate, compresa quella di casa all'"Unità", è sicuro, ma Dio è veramente "morto"? Tutta la realtà non solo europea, pur con tanti aspetti complessi, dice l'opposto, ma i Carnero sono così sicuri che non colgono neppure il fatto che il loro dotto interlocutore, interrogato sulle radici cristiane, risponde testuale: «L'identità europea non può poggiare solo sul Cristianesimo». Quindi per lui è chiaro che essa poggia "anche" sul Cristianesimo, Toh! Proprio come pensano Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Raffinatezze, da noi: ma sempre cieche.
(Lupus in Pagina, 27/06/2007)

scritto da: Faramir alle ore 10:16 | link | commenti
categorie: cultura, cristianesimo, anticlericalismo
martedì, 10 luglio 2007

La strada in salita del giornalista non omologato

In tempi "politicamente corretti" come i nostri, hanno avuto un bel coraggio Ferdinando Adornato e Mauro Mazza ad offrire un palco da cui parlare ai giornalisti italiani di "area liberale". Non foss'altro perché dovremmo esserlo tutti, "liberali", per poter solo continuare a chiamarci giornalisti. Ma evidentemente le cose non stanno così. O forse non lo sono mai state, se è vero che veniamo da una stagione lunghissima segnata da un'egemonia culturale (quella maturata sull'asse Gramsci-Dossetti), che ha saputo trasformarsi e adattarsi ai tempi nuovi, prendendo i nomi e le forme dello scalfarismo o del mielismo. Giù giù, sino ai nostri giorni, segnati dalla "produzione di notizie mediante notizie", dalla riduzione dei mass media a "ufficio stampa polivalente", dal giornalismo sempre più eterodiretto. Ma per tutto questo rimandiamo alla lettura delle tesi presentate dalla Fondazione Liberal sotto il titolo "Cambiamo pagina".
In questa sede offriamo solo due elementi aggiuntivi alla riflessione sviluppatasi nei giorni scorsi a Roma.
[Leggi tutto]


scritto da: Faramir alle ore 22:59 | link | commenti
categorie: cultura, giornalismo, libertà
venerdì, 20 aprile 2007

Domani il Domenicale gratis con il Giornale

Domani, sabato 21 Aprile, Il Domenicale sarà distribuito gratuitamente in edicola allegato al Giornale.
Il Domenicale, settimanale di cultura, è un utile strumento di approfondimento ed analisi che contribuisce alla diffusione degli ideali liberali.

Dalla settimana successiva, troverete il Domenicale e il Giornale allegati al prezzo di 1,50 euro.

scritto da: Faramir alle ore 11:47 | link | commenti
categorie: cultura, liberalismo
giovedì, 12 aprile 2007

Diritto naturale

Altra perla di saggezza:

Su «la Repubblica» Gustavo Zagrebelsky, per screditare l’idea di «diritto naturale» enumera un gran numero di orribili cose che accadono in natura e con le quali nessuno di noi vorrebbe avere a che fare: per concludere che non esiste un’astratta «natura umana», e che non alla natura bisogna dar retta, ma alla cultura e alla civiltà. Personalmente avrei qualche dubbio che il diritto naturale equivalga al mero «fare come in natura», come sembrerebbe pensare l’autore, dal momento che almeno secondo i padri del giusnaturalismo era inerente ad esso un’istanza di razionalità universale che non ritrovo nella versione alquanto caricaturale che ne dà Zagrebelsky. Mi ha colpito però la conclusione dell’articolo, laddove si legge che gli esseri umani «hanno il dovere di agire nel mondo con responsabilità e secondo la libertà che è loro propria». «La libertà che è loro propria?». Un momento: ma non è diritto naturale della più bell’acqua?
(Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera, 6 Aprile 2007)


scritto da: Faramir alle ore 14:07 | link | commenti (7)
categorie: cultura, libertà, diritto naturale
giovedì, 05 aprile 2007

Cento chiodi di banale conformismo

Non ho visto il nuovo film di Ermanno Olmi e non so se avrò tempo di vederlo. Certo che a leggere questa recensione di Carlo Meroni, pubblicata sul giornale online della Fondazione Magna Carta, ovvero L'Occidentale, mi passa la voglia di spendere tempo e soldi per vedere "Cento chiodi" piuttosto banalotti e qualunquisti.

Leggetela tutta, ne vale la pena. Qui vi copio il finale:

Concludo con le parole del regista a “Famiglia Cristiana”:

“Da sempre i più prepotenti dichiarano "Dio è con noi". Io sono contro qualsiasi forma di Chiesa che considera il Dogma più importante dell'uomo, sono per la libertà dell'uomo. Le religioni hanno portato l'umanità dentro dei baratri spaventosi. La religione può dare suggerimenti che qualche volta possono indirizzare le nostre idee, ma guai se questi diventano imposizioni... Spesso i libri sono una forma di soggezione che mortifica il nostro diritto di vivere liberamente. Sono convinto che si impari molto di più tra la gente che a scuola. C'è questa arroganza della cultura accademica per cui devi pensarla per forza in un certo modo e quei pochi studenti che si sono azzardati ad andare contro questa imposizione sono stati cacciati. La vera cultura è la possibilità di cambiare la cultura”.

Caro Olmi, se questi erano i suoi intenti, allora più che far interpretare a Raz Degan un seminarista fallito e sacerdote improvvisato, sarebbe stato meglio cucirgli addosso la parte di un professore milanese dell'università statale, frequentatore della moschea di viale Jenner, mancato imam, integralista e iscritto all'ucoii oltre che a rifondazione comunista. Avrebbe calzato a pennello con le sue parole, ma forse le avrebbe causato qualche problema in più e qualche spettatore in meno. Meglio parlare di religioni oppressive, di dogmi, di imposizioni, di pensiero dominante... “Sparando” sempre e solo sulla Chiesa Cattolica, che invece è l'unica religione che coniuga al meglio fede e ragione. Ma accanirsi sui preti e su Gesù non costa nulla e, specie al giorno d'oggi (vedi molti libri degli ultimi anni), garantisce anche un buon ritorno economico.

Complimenti Olmi. 7+ alla trovata commerciale, 6- al film.


scritto da: Faramir alle ore 10:32 | link | commenti (4)
categorie: cultura, cinema, religione
giovedì, 22 marzo 2007

12 Maggio. Tutti a Roma per non essere irrilevanti

Adesso tocca alle famiglie scendere in piazza.
La famiglia "
fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna, e aperta a un’ordinata generazione naturale" deve dimostrare alla classe politica e ai mezzi di comunicazione di avere la forza e il coraggio di rivendicare quell che le spetta di diritto.

L'appuntamento è a Roma, il prossimo 12 Maggio. Non ci sono scuse valide per mancare.

Un recente sondaggio Demos-Eurisko, commissionato da Repubblica (quindi non sospettabile di "papismo")
, ha rilevato che in Italia «l'86,4% della popolazione si professa cattolica, e che l'88% - e il 75 dei non praticanti - ritiene importante dare ai figli un'educazione cattolica».
Inoltre:

«La "accettabilità" del divorzio sarebbe scesa in tre anni dal 62,4 al 55%, e quella dell'aborto dal 29,7 al 23,4%. Quanto ai Dico, il 50,3% di favorevoli è una quota di 13 punti inferiore al consenso di un anno fa - e questo nonostante la domanda di Eurisko non menzioni espressamente le convivenze omosessuali.»

Quindi la tendenza alla "secolarizzazione" della società o, meglio, la fuga nell'indifferenza verso il fatto religioso ed i valori etici, che si era andata affermando negli anni '70 e primi '80, si sta invertendo.
Il merito principale va di sicuro a un pontificato eccezionale come quello di Giovanni Paolo II.
Ma anche al lavoro del Card. Ratzinger prima e di Benedetto XVI ora.
E come dimenticare la svolta data alla Chiesa italiana dal Card. Ruini, con la sua proposta di Progetto Culturale?
Questa svolta si può riassumere proprio con una frase pronunciata da Ruini poche settimane fa:

«è preferibile essere contestati che essere irrilevanti».

Sempre Ruini spiega che «[...] come cattolici, dobbiamo stare dentro alle dinamiche della comunicazione. Senza limitarci al gioco di rimessa. Solo in questo modo la cultura cristiana potrà avere piena cittadinanza nel pensiero attuale. Ma soprattutto dare alla cultura di tutti un nuovo slancio».

Ma se l'azione pubblica della Chiesa ha dato ottimi risultati, sarebbe illusorio pensare che possano bastare le prese di posizione della gerarchia, per quanto autorevoli, a far uscire definitivamente dall'ombra (diciamo pure da un "ghetto culturale") quella parte del Paese ignorata dai mezzi di comunicazione, troppo preoccupati di cercare la "trasgressione" o il "trash" che fanno audience, invece di dare spazio alle famiglie "normali", che lavorando in silenzio e educando i figli, mandano avanti questo bizzarro Paese.

No. Qui ci vuole una presa di coscienza collettiva, che i Grandi Quotidiani Laici ed Indipendenti non possano far finta di non vedere.

Come dice un amico, riflettendo su quanto successo in Friuli recentemente, a proposito di buoni scuola:

«[...] cari amici cattolici, care famiglie, gente che lavora seriamente e non cerca piaceri dalla politica... è tutto inutile. Potete avere tutte le ragioni di questo mondo ma se non alzate la voce nessuno vi ascolterà. Credete forse che qualcuno oggi parlerebbe di DICO e di gay se delle piccolissime lobby molto ideologizzate non gridassero a squarciagola con tutti i mezzi in ogni occasione utile? Lo so, andare in piazza, fare chiasso va contro il nostro modo di essere. Ma il giorno in cui migliaia di rappresentanti di famiglie numerose si dovessero ammanettare in tutte le piazze d'Italia forse otterrebbero una piccola parte della considerazione oggi riservata ad altre categorie. Il giorno in cui tutti i genitori cattolici ritirassero i figli dalla scuola statale, reclamando la reale possibilità di una libertà di educazione che non richieda di pagare due volte l'istruzione dei propri figli (una volta - con le imposte - la scuola statale che non si desidera utilizzare e una volta con le rette quella della scuola liberamente scelta) forse si tornerebbe a parlare seriamente anche di questo.»

E' questo il momento di far sentire, forte e chiara, la voce delle famiglie, perché - come giustamente ricorda il manifesto per il Family Day - "
ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese".

Le grandi manovre diversive per determinare il "fallimento mediatico" dell'iniziativa sono già iniziate:

«[...] Leggi i giornali, infatti, e che cosa leggiamo? Delle associazioni gay che si autoinvitano, pur non avendo alcuna intenzione di sottoscrivere il manifesto che fa discrimine stilato dagli organizzatori. I quali, democratici e sorridenti, non cascano nel tranello di chi li vorrebbe chiusi, aggressivi e ringhiosi e replicano: prego, accomodatevi pure, magari vedete di essere educati, la piazza è di tutti ma la festa l’abbiamo organizzata noi. I contenuti qui fanno la differenza. Leggiamo dei politici – io ci vo, no tu no, io forse, io vedrò – anche se la giornata non ha finalità politiche. Poiché è per la famiglia e contro nessuno, naturalmente non si parla di famiglia ma di "nessuno": dello spettro dei Dico, delle unioni di fatto, dei gay, eccetera. E siccome è tutto pensato e scritto e sottoscritto da fedeli laici, vai con la caccia al vescovo da spremere, nella speranza che conceda uno spiraglio, anche sottile come un capello a cui aggrapparsi per scatenare la polemica, perché questo fronte unanime e sereno e alacre delle aggregazioni laicali un po’ di rabbia fa: e dove sono i cattolici afasici, rancorosi, pigri, privi d’iniziativa? Sarebbe anche l’occasione per scoprire che cosa sono queste aggregazioni. Per lasciarsi trasportare dalla curiosità di andare a vedere, ascoltare, capire e raccontare che cosa unisce centinaia di migliaia di italiani che la cronaca ostinatamente ignora, prigioniera di troppi schemini ideologici. Non c’è spazio? A costo di apparire politicamente scorrettissimi, suggeriamo: un’intervista (la solita) in meno a un leader gay (il solito), e un’inchiesta in più per andare al cuore di un laicato cattolico che può sembrare afasico, signori, soprattutto perché nessuno lo sta a sentire, non i giornalisti, non i professori. Sette settimane e mezza, il tempo ci sarebbe. La voglia, beh, quella è tutto un altro discorso.»

E allora, la voglia di parlarne a costoro, dobbiamo farla venire noi, con la nostra presenza... e i nostri piedi.
TUTTI A ROMA!!!

scritto da: Faramir alle ore 18:08 | link | commenti
categorie: cultura, politica, famiglia, educazione, chiesa cattolica
mercoledì, 29 novembre 2006

Messori ospite di Porta a Porta

Annuciazio'! annunciazio'! ...

Vittorio Messori sarà ospite di Porta a Porta, questa sera, 29 novembre 2006, su RaiUno subito dopo il TG1 di mezza sera, ore 23.00 - 23.30 circa, per un dibattito su Nativity, il filma sulla Sacra Famiglia in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane.

Grazie a Sebastiano Mallia per la segnalazione.


scritto da: Faramir alle ore 09:52 | link | commenti
categorie: cultura, cinema, cristianesimo
martedì, 17 ottobre 2006

Essere cristiano è già proclamarlo

In risposta al post del Megafono relativo alla prolusione tenuta da S.E. Card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, al Convegno ecclesiale nazionale di Verona, ho lasciato questo commento:


Attenzione a non cadere nel tranello delle contrapposizioni (queste si’ strumentali) tra il Papa e qualche vescovo o tra il Papa e “il popolo cattolico”.
Se leggiamo tutto il passaggio citato si vede che esso e’ rivolto ai cristiani in quanto credenti, che professano la fede in Cristo (in fondo e’ un convegno “ecclesiale”):

«Quelli che fanno professione di appartenere a Cristo si riconosceranno
dalle loro opere. Ora non si tratta di fare una professione di fede a parole, ma di perseverare nella pratica della fede sino alla fine. E’ meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo» (Lettera agli Efesini).

Notare che Paolo non invita i cristiani a chiudere la propria fede in una sorta di intimismo anonimo (come piacerebbe a certi laicisti radicali…), ma dice che se uno vive coerentemente la fede non ha bisogno di proclamarsi cristiano a parole, perche’ saranno i suoi comportamenti a renderlo evidente a tutti.
Marcello Pera - invece - non si dichiara cristiano praticante, ma riconosce l’importanza culturale delle radici cristiane e dei valori da esse derivati. La cosa mi pare evidentemente diversa.
Se poi abbia “scopi personali e strumentali” o sia sincero, questo e’ un altro discorso. Io ho l’impressione che ci creda in quello che sostiene. Cio’ non significa che gli concedo carta bianca.

Tettamanzi ha detto anche:

[…] l’evangelizzazione e la fede si ripropongono oggi con singolare acutezza come il “caso serio” della Chiesa. Di qui l’urgenza di tenere viva la preoccupazione per la “distanza” che esiste tra la fede cristiana e la mentalità moderna e contemporanea. […] come eliminare o attenuare questa “distanza”?
Risponderei dicendo che prioritario e decisivo oggi è di tenere massimamente desta non tanto la preoccupazione per la “distanza”, quanto la preoccupazione per la “differenza”, per la “specificità” della fede cristiana. Meglio e inserendoci nell’orizzonte del Convegno, diciamo: siamo chiamati a “custodire”, ossia conservare, vivere e rilanciare l’originalità, di più la novità – unica e universale – della speranza cristiana, il DNA cristiano della speranza presente e operante nella storia.
L’appello del Convegno è di tornare e ritornare senza sosta, con lucidità e coraggio, a interrogarci – per agire di conseguenza – su:
chi è la speranza cristiana? quali sono i suoi tratti qualificanti? come essa incrocia l’uomo concreto d’oggi nei suoi problemi e nelle sue attese?
La speranza è Gesù Cristo!
[…]

Non mi pare siano concetti diversi da quelli che ribadisce spesso Papa Benedetto.
Capisco che a qualcuno la preoccupazione per la “differenza”, per la “specificità” della fede cristiana faccia venire l’orticaria (anche se poi sono soprattutto quelli che esaltano qualsiasi altra “differenza” o “diversità”…), ma
all’islamizzazione piu’ o meno strisciante si resiste solo se si ha un’identità forte e il coraggio di difenderla.
E l’unica possibilità concreta oggi risiede nell’identità cristiana e nei suoi valori, che sono alla base della cultura occidentale (indipendentemente dal credere o meno, o dall’essere d’accordo su quanto dice il Papa su qualsiasi cosa).
2000 anni di tradizione non si improvvisano dall’oggi al domani, e non dovrebbero essere gettati nel cesso spensieratamente.


scritto da: Faramir alle ore 13:49 | link | commenti (11)
categorie: cultura, chiesa cattolica, cristianesimo, occidente

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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