Gino

mercoledì, 30 luglio 2008

Fiat iustitia, pereat mundus

Temo proprio che, sugli ultimi sviluppi del dramma Darfur, quelli di Tempi abbiano ragione:

La giustizia internazionale è impazzita. Quella del magistrato argentino Ocampo è un’iniziativa inutile e rischiosa per operatori umanitari e forze Onu nel Darfur

Che cosa spinge un procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) a emettere un mandato di arresto contro un capo di Stato, ben sapendo che lo stesso non potrà essere eseguito e che le conseguenze della sua iniziativa saranno negative? Dopo la sortita di Luis Moreno Ocampo, magistrato argentino in forza alla Cpi, gli operatori umanitari che assistono centinaia di migliaia di sfollati nel Darfur rischiano di essere cacciati, la forza militare di protezione Onu è messa a repentaglio, i negoziati di pace fra il governo di Khartoum e i gruppi ribelli andranno in stallo e gli inviati del Palazzo di Vetro saranno messi alla porta. Ocampo lo sa, eppure ha agito come ha agito. Ci sono ragioni di machiavellismo politico. «Dateci Bush e vi consegneremo Bashir», ha titolato il 15 luglio il quotidiano algerino Algerie News. La prevedibile reazione indignata del mondo arabo e islamico spiana la strada a future incriminazioni di dirigenti americani e israeliani, che allora appariranno imparziali mentre, se fossero state fatte oggi, sarebbero suonate faziose. E ci sono ragioni filosofiche. Il pensiero moderno presuppone la coincidenza di pensiero ed essere, di volontà e razionalità. Ciò conduce, in campo giuridico, al delirio di onnipotenza: la pura razionalità di una decisione è considerata causa sufficiente perché possa tradursi in atto efficace. I fatti provvedono normalmente a smentire tale tracotanza razionalista, ma difficilmente scalfiscono le certezze apodittiche di chi si considera la coscienza del mondo. Da cui la spirale nichilista che il motto dell’imperatore Ferdinando I ha ben sintetizzato: fiat iustitia, pereat mundus. Sia fatta giustizia, anche se il mondo andrà in rovina.

scritto da: Faramir alle ore 15:05 | link | commenti
categorie: politica internazionale, giustizia, darfur

Ai media arabi non piacciono gli "Arabi cattivi": silenzio sul Darfur

( Post tratto da itablogs4darfur )

C'è un paradossale disinteresse del mondo arabo al conflitto in Darfur: il 40 per cento della popolazione sudanese è Araba, così come Arabi sono parte delle popolazioni interessate dal conflitto.

Nonostante il numero di civili coinvolti sia simile a quello stimato in Iraq, secondo Lawrence Pintak, giornalista esperto di media arabi, il conflitto in Darfur non ha la copertura mediatica che ci si aspetterebbe perchè in Darfur viene definitivamente rotto lo schema degli Arabi vittime degli altri. In Darfur, gli "altri" sono gli Arabi. L'attacco più importante al silenzio dei media arabi è arrivato tre anni fa da Nabil Kassem, di Al Arabiya, produttore del censurato documentario "jihad on horseback".

Sono soprattutto le notizie e le testionianze, anche fotografiche, dai campi profughi del Darfur a non trovare spazio nei media arabi contrariamente a quanto accade nei Paesi occidentali, che pure faticano a fare vera informazione sul conflitto in corso, limitandosi spesso a riportare eventi e testimonianze delle star del cinema e dello spettacolo abilmente coinvolte quali testimonials della campagna per i diritti umani delle associazioni e ong internazionali, che vedono in essi l'unica via di accesso ai mezzi di informazione di massa.

Le analisi politiche, in particolare le reazioni diplomatiche delle Nazioni Unite e delle maggiori potenze mondiali, superano inoltre le notizie propriamente dette, rivelando in questo anche una diffusa riluttanza a recarsi fisicamente nella regione per appurare di persona quanto stia accadendo in Darfur, sebbene sia innegabile una obiettiva difficoltà a superare le restrittive norme di accesso per i giornalisti nel Paese. In Egitto si registra la più ampia copertura stampa sul conflitto, per motivi connessi alla vicinanza geografica del Sudan e alla sua influenza strategica nel Sahel. 
Per ulteriori analisi dei media arabi si possono consultare le pagine del
MEMRI (Middle East Media Research Institute), organizzazione indipendente e nonprofit.


Guarda il video di Al Jazeera English: "The media on Darfur";

Approfondisci: "Darfur: covering the 'forgotten' story".

scritto da: Faramir alle ore 14:55 | link | commenti
categorie: politica internazionale, mass media, darfur, censura, arabi
lunedì, 30 giugno 2008

Firma la petizione ai Capi di Stato del G8 per il Darfur

Italians for Darfur sostiene in Italia l'iniziativa di Human Rights First sulla petizione ai Capi di Stato del G8 affinchè prendano una decisione concreta sulla crisi del Darfur.

In due settimane i capi di Stato e di Governo dei Paesi del G8 (USA, Canada, Giappone, Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Russia) si incontreranno durante il summit annuale in Giappone per discutere di questioni di interesse globale.
É evidente come la violenza in Darfur, che ha provocato piú di 300.000 morti e 2.000.000 di sfollati, sia una questione di interesse globale.

L’imminente summit del G8 di Hokkaido, Giappone, si colloca in un momento particolarmente delicato per la popolazione del Darfur e di tutto il Sudan. L’intensificarsi delle violenze in Darfur ha causato centinaia di morti e di sfollati. I recenti combattimenti di Abyei pongono a rischio il già fragile Comprehensive Peace Agreement (CPA) tra il nord e il sud del Paese.
Il Governo del Sudan e il mondo intero presteranno la massima attenzione al G8.
La scorsa settimana oltre 40 organizzazioni non governative, in rappresentanza di tutti gli Stati membri del G8 e del Sudan, hanno inviato un
appello ai Capi di Stato e di Governo del G8 e del Sudan, esortando l’adozione delle seguenti misure:

• Cessazione immediata delle violenze in Darfur.
• Interruzione del trasferimento, diretto o indiretto, di armi in Darfur, il quale avviene in palese violazione dell’embargo delle Nazioni Unite
• Rapido dispiegamento della forza di peacekeeping in Darfur (United Nations African Mission in Darfur - UNAMID).
• Un rafforzato processo di pace in Darfur.
• Giustizia e responsabilità per i crimini commessi.

Clicca qui per unirti ad attivisti di tutto il mondo e per chiedere ai leader del G8 di prendere una decisa posizione, inclusa una promessa di azioni concrete, contro le violenze in Darfur e Sudan.
Grazie.
 

 


scritto da: Faramir alle ore 17:15 | link | commenti (2)
categorie: politica internazionale, africa, darfur
lunedì, 09 giugno 2008

Giustizia in Darfur: la campagna internazionale

ITALIANS FOR DARFUR lancia un appello per la consegna dei criminali di guerra al Tribunale Penale Internazionale. Testimonials d’eccezione i NEGRAMARO.

"Roma, 5/6/08 – Parte oggi, anche in Italia, la campagna internazionale per la giustizia in Darfur, grazie alla collaborazione nata tra Italians for Darfur, associazione per i diritti umani in Darfur e membro della Save Darfur Coalition, e i Negramaro, una delle più importanti e note band italiane.
“Giù le mani dagli occhi – Via le mani dal Darfur” è il messaggio del video, presentato in anteprima al concerto del 31 Maggio a San Siro, attraverso il quale i NEGRAMARO rilanciano l’appello di Italians for Darfur al Governo Italiano affinchè esprima profonda preoccupazione, presso le Nazioni Unite, per la volontà del governo sudanese di non consegnare alla Corte Penale Internazionale i due principali sospettati di crimini contro l’umanità, Ahmad Harun and Ali Kushayb.

Il video vuole essere anche una denuncia del silenzio dei media sulla crisi umanitaria in corso da oltre cinque anni in Darfur, che ha provocato oltre 300.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati: i sei componenti della band salentina, che hanno gli occhi coperti da mani non proprie, sono seduti a semicerchio davanti a un televisore non sintonizzato.


Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, riferirà oggi 5 giugno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York, della situazione dei diritti umani in Darfur.
Il Tribunale Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per i due principali sospettati di gravi crimini contro l’umanità da oltre un anno, dal 27 Aprile 2007. Ahmad Harun e Ali Kushayb, rispettivamente Ministro agli Affari Umanitari e capo della milizia janjaweed, hanno a loro carico ben 51 capi di accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, incluse esecuzioni sommarie, persecuzioni, torture e stupro, ma non sono stati ancora consegnati dal governo sudanese all’ autorità internazionale.

Italians for Darfur e le associazioni della Save Darfur Coalition chiedono che le Nazioni Unite adottino una nuova risoluzione affinchè il Sudan cooperi completamente con la Corte Penale Internazionale."

Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha presentato un dettagliato rapporto il 5 giugno scorso sulla situazione dei diritti umani in Darfur al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York. La notizia non ha avuto eco nei quotidiani e nei TG italiani*. E là dove si ferma la stampa, arriva Italian Blogs for Darfur, i bloggers di Italians for Darfur! ..diffondete! Grazie.

*il comunicato è stato tuttavia ripreso dalle agenzie ANSA, ADNKRONOS, APCOM e ILVELINO.

scritto da: Faramir alle ore 10:24 | link | commenti (3)
categorie: africa, mass media, darfur
giovedì, 20 marzo 2008

Grande successo della campagna di Italians for Darfur

Nonostante il Darfur resti una delle più gravi crisi dimenticate dai media, come dimostrano i risultati del nuovo rapporto dell'Osservatorio di Pavia sulle crisi dimenticate, emerge dalla lettura del dossier la prova dell'efficacia della campagna che Italians for Darfur porta avanti contro l'indifferenza dei media mainstream, unica in Italia per il Darfur.
Da quando è attiva la campagna mediatica di Italians for Darfur, grazie ai due passati Global Day for Darfur, i primi in Italia, e al concerto all' Auditorium di Roma, si è registrato un forte aumento delle notizie dedicate alla martoriata regione del Sudan, sebbene il loro numero sia ancora del tutto insufficiente.
Scrive l'Osservatorio di Pavia:
"Nel precedente rapporto sulle crisi dimenticate la situazione del Darfur riceveva un’attenzione scarna (12 notizie), mentre nel 2007 i servizi che parlano di Darfur sono diventati 54. In questo numero sono incluse le notizie che si limitano a citare il problema in pochi secondi [...] molta della visibilità è stata garantita dalle iniziative di sensibilizzazione che si sono susseguite durante tutto l’anno, quali, per citarne alcune, il Global Day for Darfur (per la prima volta anche in Italia) alla fine di aprile, la giornata mondiale per il Darfur a settembre, il riconoscimento assegnato a George Clooney in occasione del Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace, l’uscita del doppio CD contenente il rifacimento delle canzoni di John Lennon, il cui ricavato è stato destinato alle popolazioni vittime del conflitto.
Lo scopo di alcune di queste iniziative, al di là della raccolta di fondi, è stato proprio quello di far uscire dalla spirale mediatica del silenzio un paese che rimaneva dimenticato, nonostante la gravità della situazione; da questo punto di vista, non sono mancati servizi giornalistici che hanno dedicato una riflessione alla dimenticanza dei media."

Anche quest'anno l'azione di Italians for Darfur continua il 9 aprile dalle ore 17.00 all'Università RomaTRE, Scienze Politiche con un Workshop sul Darfur, in preparazione al GLOBAL DAY FOR DARFUR, il 12 Aprile ore 10.00 a Piazza Venezia, Roma.

scritto da: Faramir alle ore 13:55 | link | commenti
categorie: politica internazionale, africa, darfur
venerdì, 29 febbraio 2008

Vergognoso silenzio dell'Onu su uccisioni di civili in Darfur

(New York, 27 febbraio 2008) "Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe intraprendere un'azione decisiva nei confronti del Sudan per i recenti attentati. Il Consiglio di Sicurezza dovrebbe denunciare con forza il governo sudanese sul recente bombardamento di civili e villaggi del Darfur occidentale ed imporre sanzioni mirate ai responsabili"  lo ha scritto in una lettera Human Rights Watch.

L''Human Rights Watch ha avvertito che l'inazione del Consiglio ha dato al Sudan una luce verde per continuare ad attaccare obiettivi civili, violando il diritto internazionale e le risoluzioni dello stesso Consiglio. 

"Gli attentati  recenti del governo sudanese ci riportano ai giorni più bui del conflitto", ha detto Georgette Gagnon, direttore di Africa, Human Rights Watch,. "Il Consiglio di Sicurezza non dovrebbe fare alcuna pausa come se si trattasse di una questione di consueta ordinarietà".
 
Dal 8 febbraio 2008, le truppe del governo sudanese e le milizie "Janjaweed" appoggiato da elicotteri gunships e bombardieri Antonov hanno effettuato una serie di attacchi uccidendo centinaia di civili. Decine di migliaia di persone sono state sfollate dai bombardamenti continui, che stanno anche impedendo all'assistenza umanitaria di raggiungere alcune delle zone più colpite per la prevenzione salva-vita.
Gli attacchi sono solo l'ultima manifestazione della negligenza e disprezzo del Sudan per le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e ai suoi obblighi ai sensi del diritto internazionale, nessuna delle quali ha provocato una forte reazione da parte del Consiglio di Sicurezza. Questi includono per il Sudan, la ripetuta violazione di embargo sulle armi delle Nazioni Unite, la mancata attuazione di sanzioni delle Nazioni Unite, e l'ostruzione del mantenimento della pace "Questi orribili attacchi sui civili mostra la consapevolezza del Khartoum che non ci saranno conseguenze reali per le sue azioni", ha detto Gagnon. "E 'il momento per il Consiglio di Sicurezza a dimostrare che hanno torto."
Human Rights Watch ha invitato il Consiglio di Sicurezza a rilasciare una dichiarazione della presidenza di condanna del Sudan alle violazioni del diritto internazionale umanitario in West Darfur, la nomina del capo Musa Hilal di Janjaweed a 'consigliere presidenziale,' e il suo rifiuto di collaborare con la Corte criminale internazionale . Il Consiglio dovrebbe anche inviare un gruppo di esperti delle Nazioni Unite per indagare immediatamente gli attacchi in West Darfur, e dovrebbe imporre sanzioni mirate sui responsabili.

(Trad. Giulia Fresca da
http://hrw.org/   e da    http://english.aljazeera.net/ )

scritto da: Faramir alle ore 14:32 | link | commenti
categorie: africa, darfur

Centinaia di bambini scomparsi in West Darfur

Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, l UNICEF, ha denunciato la scomparsa di centinaia di bambini tra i 12 e i 18 anni, soprattutto maschi, dopo gli attacchi governativi delle settimane scorsa nel Darfur Occidentale, che sono costati la vita anche a un operatore della Croce Rossa.

Circa 30.000 civili hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni in fiamme (il 60% delle case nella città di Abu Suroji) e i morti si contano a centinaia, 600 nei soli ultimi dieci giorni. I nuovi attacchi non possono che aggravare il tasso di malnutrizione in Darfur, nonostante gli aiuti umanitari che spesso vengono dirottati dagli uffici governativi che fanno da intermediari tra le ONG e gli sfollati.
Si ringrazia
Isabel per la segnalazione.

scritto da: Faramir alle ore 12:58 | link | commenti
categorie: africa, darfur
lunedì, 14 gennaio 2008

Lo stupro come arma: il Darfur è anche questo

Ricevo da Italian Blogs for Darfur e invito a diffondere:
 
"I could hear the women crying for help, but there was no one to help them.”
Dal 2003, inizio del conflitto in Darfur, migliaia di donne e bambine sopra gli otto anni sono state stuprate e ridotte a schiave sessuali dai miliziani janjaweed. Gli attacchi avvengono spesso mentre le donne si allontanano dai campi profughi, per le normali attività di ogni giorno, e gli stupratori sono quasi sempre in gruppo. Di ritorno al campo, le donne vengono rinnegate dalle loro stesse famiglie.
Lo scopo dei janjaweed, con la complicità delle forze regolari sudanesi, è infatti umiliare, punire, controllare, e terrorizzare la comunità da cui provengono. Lo stupro diventa così un'arma e porta, oltre al trauma in sè, le mutilazioni genitali, le ferite, l'alto rischio di contrarre e diffondere l'AIDS e altre malattie sessuali.
Refugees International ha ora rilasciato "Laws Without Justice", un dossier sull'accesso ai servizi legali delle vittime di stupro in Sudan: ne emerge un quadro dalle tinte fosche, in cui le donne sono vittime due volte.
Un chiaro esempio è il rischio, per la donna che denuncia le violenze ma che non riesca a provarle, di essere accusata di "zina", adulterio: la pena è morte per lapidazione per le donne sposate o centinaia di frustate per chi non lo sia.
Anche il ricorso alle cure mediche fornite dalla ONG presenti in Darfur risulta difficile e rischioso. Le ONG sottostanno alle rigide regole del Governo per continuare a operare nel terriorio, nonostante intimidazioni e attacchi, e perdono così molta della fiducia delle vittime, costrette spesso a compilare un modulo di denuncia che le espone ai rischi della giustizia sudanese.
Queste sono solo due delle conclusioni a cui sono giunte le analisi della Refugees International. Il resto lo trovate qui.

Link:
"Darfur Advocacy Agenda": come fermare la violenza sessuale in Darfur

scritto da: Faramir alle ore 14:19 | link | commenti
categorie: africa, darfur, solidarietà
martedì, 04 settembre 2007

E il Darfur aspetta...

La situazione in Sudan è sempre gravissima. In attesa che la messa in campo della forza Onu si concretizzi, vi segnalo le ultime notizie dal blog di Italian Blogs for Darfur:

Suliman Ahmed Hamed è solo uno dei tanti rifugiati del Darfur. Ha negli occhi il ricordo della figlia, persa  sotto le bombe sudanesi ma  porta con sè la speranza di un padre che vorrebbe riabbracciare la sua famiglia nella propria terra. Ora vive insieme a suo figlio, che lo ha raggiunto attraverso il Ciad, in Italia. Confida nella democrazia del nostro Paese. Ma la politica ha i suoi  tempi. E Suliman, come tanti in Darfur, aspettano.

Control Arms: dietro i nuovi elicotteri da guerra cinesi anche l' Italia. Il rischio è che vengano venduti al Sudan.

Control Arms è la campagna internazionale lanciata il Il 9 ottobre 2003 da Amnesty International, IANSA (International Action Network on Small Arms) e Oxfam, contro i trasferimenti di armi che alimentano conflitti, povertà e gravi violazioni dei diritti umani.

Secondo i responsabili della campagna, l'Italia avrebbe partecipato alla costruzione di una nuova serie di elicotteri da guerra cinesi, gli Z-10: l'italo-inglese AugustaWestland avrebbe infatti fornito l'assistenza allo sviluppo delle pale rotanti dell'elicottero, delle trasmissioni e della scatola del cambio.[...]

Jihad on Horseback: i media arabi censurano il conflitto in Darfur. 

Per motivi diversi, tra cui l'appartenenza della quasi totalità della classe dirigente sudanese e delle milizie janjaweed all'etnia "araba", anche la stampa e le televisioni arabe evitano di documentare il conflitto in corso nella regione.
In realtà non mancano i tentativi di libera informazione, ma vengono stroncati sul nascere. E' quanto è accaduto, come segnala il blog Darfur Awareness, con il film-documentario Jihad on Horseback (Jihad ala Al Jiyad) di Nabil Kassem, produttore per Al-Arabiya, la cui trasmissione in Medio Oriente sarebbe stata bloccata da una telefonata del Presidente sudanese Omar Al-Bashir in Arabia Saudita.[...]
 

Olimpiadi di Pechino: il sogno olimpico non sia solo uno slogan.

E' partito dal Chad e dal Rwanda il tour simbolico della torcia olimpica per ricordare il dramma del Darfur e portare il "sogno olimpico" nella martoriata regione sudanese. A guidarlo Mia Farrow, ambasciatrice di pace dell' Unicef, e altri importanti personaggi pubblici statunitensi.
Il 9 Agosto, esattamente a un anno dalle cerimonie di apertura delle Olimpiadi di Pechino, già messe sotto accusa per via degli innumereveoli sfregi alle libertà individuali dei lavoratori e delle minoranze nella stessa Cina, la torcia ha toccato i confini del Darfur, con la speranza di poterli oltrepassare. La torcia è stata poi portata a Kigali, accompagnata da 200 sopravvissuti del genocidio rwandese in una scuola dove 2000 Tutsi vennero massacrati mentre le forze ONU si ritiravano[...]
 

Nyala italian hospital, no support from Italy!

Riceviamo un comunicato stampa di Mohammed Saboun Abdelkarim, Segretario Generale dell'ospedale italiano di Nyala fin dalla sua fondazione con Barbara Contini. Lo pubblichiamo per ora nella sua veste inglese; più avanti lo tradurremo in italiano[...]



scritto da: Faramir alle ore 17:28 | link | commenti
categorie: darfur
martedì, 07 agosto 2007

Finalmente buone notizie dall'Africa?

Segnali di speranza da Darfur (Sudan) e Uganda.

scritto da: Faramir alle ore 13:27 | link | commenti
categorie: africa, darfur
lunedì, 02 aprile 2007

Darfur: uccisi 5 soldati della forza africana

La situazione in Darfur sembra complicarsi ogni giorno di più:


"Cinque soldati della Forza africana nel Darfur sono stati uccisi ieri. Lo riferisce oggi il portavoce dell'Unione africana a Khartoum Nurredin Mezni.

"I soldati della forza di protezione dell'Amis (la forza africana) - ha detto il portavoce - sono stati attaccati da uomini armati mentre sorvegliavano un deposito di acqua a Umm Barru, nel nordovest del Darfur", vicino alla frontiera con il Ciad.

Mezni ha condannato l'attacco definendolo "ingiustificato" ed ha deplorato che "soldati africani giunti per aiutare a ristabilire la pace in Darfur siano obiettivo di tali attacchi". "Siamo scioccati da tali fatti", ha aggiunto."


Speriamo che, ripresisi dallo shock, si decidano a fare qualcosa di concreto per fermare il genocidio in corso in Darfur.

scritto da: Faramir alle ore 18:20 | link | commenti (2)
categorie: darfur
giovedì, 29 marzo 2007

Dal Senato un impegno per il Darfur

Con tutti i Casini (ehm...) che sono successi in questi giorni, è passata quasi inosservata una notizia importante.

Martedì 27 marzo, il Senato ha approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno trasversale, sostenuto dai senatori Pianetta (Fi), Martone (Prc), Antonione (Fi) e Mele (Ulivo), riguardante il Darfur.
In particolare, dopo aver ricordato il dramma di questa zona dove sono stati uccisi almeno 300 mila civili e dove due milioni sono gli sfollati, la mozione impegna il Governo ad affrontare in modo efficace in sede di Consiglio di sicurezza dell' Onu la questione.
Inoltre, il Governo dovra' promuovere in tutte le sedi internazionali competenti iniziative appropriate a far si' che cessino in Darfur le gravissime violazioni dei diritti umani. Il documento ricorda che sono quattro milioni gli abitanti del Darfur che soffrono la fame e vivono in condizioni disumane. (Fonte ANSA)

Speriamo che l'impegno del Governo italiano nelle sedi internazionali serva a sbloccare una situazione ormai incancrenita, soprattutto per l'atteggiamento del governo sudanese che si oppone allo spiegamento della forza congiunta di peacekeeping dell’Onu e dell’Unione Africana e continua a boicottare il lavoro delle Nazioni Unite in Darfur.

A livello europeo le uniche iniziative recenti sono state una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo su proposta dell'On. Mario Mauro (FI), con la quale si chiedeva all'ONU e a tutta la comunità internazionale di adoperarsi "con ogni mezzo per porre fine ai crimini di guerra e ai crimini contro l'umanità perpetrati in Darfur'', anche attraverso l'imposizione di sanzioni, inoltre, una settimana fa il presidente della Commissione Affari Esteri del PE, Jacek Saryusz-Wolski, ha ribadito l'urgenza da parte dell'UE di stabilire più dure sanzioni verso il regime di Khartum, sull'esempio di quanto fatto per la Bielorussia.

A proposito del vicepresidente del PE, se tutto va bene, a breve dovrei essere in grado di pubblicare una intervista concessa in esclusiva al sottoscritto proprio dall'On. Mario Mauro, a nome di
Italian Blogs for Darfur.
Incrociate le dita...


scritto da: Faramir alle ore 18:17 | link | commenti (2)
categorie: darfur
martedì, 27 febbraio 2007

La Corte penale internazionale: processate ministro sudanese

Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) ha accusato oggi di crimini di guerra l'ex ministro degli interni sudanese Ahmed Haroun e il capo di una milizia, Ali Muhammad Ali Abd-al Rahaman, conosciuto come Ali Kushayb, e ha invitato i giudici ad emettere un mandato di comparizione contro di essi.

Fonte: Avvenire online

Per news riguardanti il Sudan vedi anche
Italian Blogs for Darfur.


scritto da: Faramir alle ore 14:31 | link | commenti
categorie: darfur
venerdì, 16 febbraio 2007

Darfur. Mario Mauro: «Fine delle violenze, anche con sanzioni»

(ANSA) - STRASBURGO, 15 FEB - Oggi il Parlamento europeo chiedera' all'Onu e tutta la comunita' internazionale ''di adoperarsi con ogni mezzo per porre fine ai crimini di guerra e ai crimini contro l'umanita' perpetrati in Darfur'', anche attraverso l'imposizione di sanzioni. Lo sottolinea Mario Mauro, vice Presidente del Parlamento europeo, che ha presentato la proposta di risoluzione sul Darfur, nella quale si chiede di imporre sanzioni per violazioni del cessate il fuoco. ''Quattrocentomila morti e 2,5 milioni di senza tetto non possono piu' aspettare e l'Onu, anche in assenza di un accordo con il governo sudanese, deve fissare una data per l'invio nel Darfur di una forza di pace''. ''Non e' un mistero - prosegue Mauro - che il Sudan sia il secondo fornitore africano di petrolio per la Cina e che per questo motivo il gigante asiatico difenda in tutti forum internazionali il Sudan dalle accuse di violazione dei diritti umani e di genocidio. Tredici delle quindici compagnie petrolifere straniere presenti in Sudan sono cinesi'', afferma Mauro. Per questa ragione, spiega l'europarlamentare, la risoluzione chiede alla Cina di utilizzare ''in modo responsabile la sua considerevole influenza nella regione, di porre fine alle esportazioni di armi verso il Sudan e di cessare di bloccare, in seno al Consiglio di sicurezza dell'Onu, le decisioni riguardanti sanzioni mirate contro il governo sudanese''.(ANSA). CLG15-FEB-07 11:38 NNNN

------------
Eh, quando gli interessi petroliferi non riguardano gli USA, i pacifisti "senza se e senza ma" si distraggono facilmente. La Cina poi è lontana... il Sudan pure...
E' più urgente marciare per far chiudere una caserma americana a Vicenza.

scritto da: Faramir alle ore 15:28 | link | commenti
categorie: unione europea, politica internazionale, darfur

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
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