La giustizia internazionale è impazzita. Quella del magistrato argentino Ocampo è un’iniziativa inutile e rischiosa per operatori umanitari e forze Onu nel Darfur
Che cosa spinge un procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) a emettere un mandato di arresto contro un capo di Stato, ben sapendo che lo stesso non potrà essere eseguito e che le conseguenze della sua iniziativa saranno negative? Dopo la sortita di Luis Moreno Ocampo, magistrato argentino in forza alla Cpi, gli operatori umanitari che assistono centinaia di migliaia di sfollati nel Darfur rischiano di essere cacciati, la forza militare di protezione Onu è messa a repentaglio, i negoziati di pace fra il governo di Khartoum e i gruppi ribelli andranno in stallo e gli inviati del Palazzo di Vetro saranno messi alla porta. Ocampo lo sa, eppure ha agito come ha agito. Ci sono ragioni di machiavellismo politico. «Dateci Bush e vi consegneremo Bashir», ha titolato il 15 luglio il quotidiano algerino Algerie News. La prevedibile reazione indignata del mondo arabo e islamico spiana la strada a future incriminazioni di dirigenti americani e israeliani, che allora appariranno imparziali mentre, se fossero state fatte oggi, sarebbero suonate faziose. E ci sono ragioni filosofiche. Il pensiero moderno presuppone la coincidenza di pensiero ed essere, di volontà e razionalità. Ciò conduce, in campo giuridico, al delirio di onnipotenza: la pura razionalità di una decisione è considerata causa sufficiente perché possa tradursi in atto efficace. I fatti provvedono normalmente a smentire tale tracotanza razionalista, ma difficilmente scalfiscono le certezze apodittiche di chi si considera la coscienza del mondo. Da cui la spirale nichilista che il motto dell’imperatore Ferdinando I ha ben sintetizzato: fiat iustitia, pereat mundus. Sia fatta giustizia, anche se il mondo andrà in rovina.
Post tratto da itablogs4darfur )
Le analisi politiche, in particolare le reazioni diplomatiche delle Nazioni Unite e delle maggiori potenze mondiali, superano inoltre le notizie propriamente dette, rivelando in questo anche una diffusa riluttanza a recarsi fisicamente nella regione per appurare di persona quanto stia accadendo in Darfur, sebbene sia innegabile una obiettiva difficoltà a superare le restrittive norme di accesso per i giornalisti nel Paese. In Egitto si registra la più ampia copertura stampa sul conflitto, per motivi connessi alla vicinanza geografica del Sudan e alla sua influenza strategica nel Sahel.
Il video vuole essere anche una denuncia del silenzio dei media sulla crisi umanitaria in corso da oltre cinque anni in Darfur, che ha provocato oltre 300.000 morti e due milioni e mezzo di sfollati: i sei componenti della band salentina, che hanno gli occhi coperti da mani non proprie, sono seduti a semicerchio davanti a un televisore non sintonizzato.
Il procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, riferirà oggi 5 giugno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a New York, della situazione dei diritti umani in Darfur.
Nonostante il Darfur resti una delle più gravi crisi dimenticate dai media, come dimostrano i risultati del nuovo rapporto dell'Osservatorio di Pavia sulle crisi dimenticate, emerge dalla lettura del dossier la prova dell'efficacia della campagna che Italians for Darfur porta avanti contro l'indifferenza dei media mainstream, unica in Italia per il Darfur.
Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia, l UNICEF, ha denunciato la scomparsa di centinaia di bambini tra i 12 e i 18 anni, soprattutto maschi, dopo gli attacchi governativi delle settimane scorsa nel Darfur Occidentale, che sono costati la vita anche a un operatore della Croce Rossa.La situazione in Sudan è sempre gravissima. In attesa che la messa in campo della forza Onu si concretizzi, vi segnalo le ultime notizie dal blog di Italian Blogs for Darfur:
Suliman Ahmed Hamed è solo uno dei tanti rifugiati del Darfur. Ha negli occhi il ricordo della figlia, persa sotto le bombe sudanesi ma porta con sè la speranza di un padre che vorrebbe riabbracciare la sua famiglia nella propria terra. Ora vive insieme a suo figlio, che lo ha raggiunto attraverso il Ciad, in Italia. Confida nella democrazia del nostro Paese. Ma la politica ha i suoi tempi. E Suliman, come tanti in Darfur, aspettano.
Control Arms: dietro i nuovi elicotteri da guerra cinesi anche l' Italia. Il rischio è che vengano venduti al Sudan.Control Arms è la campagna internazionale lanciata il Il 9 ottobre 2003 da Amnesty International, IANSA (International Action Network on Small Arms) e Oxfam, contro i trasferimenti di armi che alimentano conflitti, povertà e gravi violazioni dei diritti umani.
Secondo i responsabili della campagna, l'Italia avrebbe partecipato alla costruzione di una nuova serie di elicotteri da guerra cinesi, gli Z-10: l'italo-inglese AugustaWestland avrebbe infatti fornito l'assistenza allo sviluppo delle pale rotanti dell'elicottero, delle trasmissioni e della scatola del cambio.[...]
Riceviamo un comunicato stampa di Mohammed Saboun Abdelkarim, Segretario Generale dell'ospedale italiano di Nyala fin dalla sua fondazione con Barbara Contini. Lo pubblichiamo per ora nella sua veste inglese; più avanti lo tradurremo in italiano[...]
Con tutti i Casini (ehm...) che sono successi in questi giorni, è passata quasi inosservata una notizia importante.
Martedì 27 marzo, il Senato ha approvato a larghissima maggioranza un ordine del giorno trasversale, sostenuto dai senatori Pianetta (Fi), Martone (Prc), Antonione (Fi) e Mele (Ulivo), riguardante il Darfur.
In particolare, dopo aver ricordato il dramma di questa zona dove sono stati uccisi almeno 300 mila civili e dove due milioni sono gli sfollati, la mozione impegna il Governo ad affrontare in modo efficace in sede di Consiglio di sicurezza dell' Onu la questione.
Inoltre, il Governo dovra' promuovere in tutte le sedi internazionali competenti iniziative appropriate a far si' che cessino in Darfur le gravissime violazioni dei diritti umani. Il documento ricorda che sono quattro milioni gli abitanti del Darfur che soffrono la fame e vivono in condizioni disumane. (Fonte ANSA)
Speriamo che l'impegno del Governo italiano nelle sedi internazionali serva a sbloccare una situazione ormai incancrenita, soprattutto per l'atteggiamento del governo sudanese che si oppone allo spiegamento della forza congiunta di peacekeeping dell’Onu e dell’Unione Africana e continua a boicottare il lavoro delle Nazioni Unite in Darfur.
A livello europeo le uniche iniziative recenti sono state una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo su proposta dell'On. Mario Mauro (FI), con la quale si chiedeva all'ONU e a tutta la comunità internazionale di adoperarsi "con ogni mezzo per porre fine ai crimini di guerra e ai crimini contro l'umanità perpetrati in Darfur'', anche attraverso l'imposizione di sanzioni, inoltre, una settimana fa il presidente della Commissione Affari Esteri del PE, Jacek Saryusz-Wolski, ha ribadito l'urgenza da parte dell'UE di stabilire più dure sanzioni verso il regime di Khartum, sull'esempio di quanto fatto per la Bielorussia.
A proposito del vicepresidente del PE, se tutto va bene, a breve dovrei essere in grado di pubblicare una intervista concessa in esclusiva al sottoscritto proprio dall'On. Mario Mauro, a nome di Italian Blogs for Darfur.
Incrociate le dita...
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville