Non mi sorprende affatto la notizia della contro-manifestazione organizzata dai radicali, sempre a Roma in contemporanea al "Family Day", ma a Piazza Navona, nel nome del pomposo "coraggio laico".
E' tipico dei radicali sfruttare ogni occasione per occupare abusivamente spazi sui mezzi di comunicazione, ben oltre alla propria effettiva rappresentatività.
Sono bravi a fare "casino" e ad attirare l'attenzione dei tanti giornalisti ex-sessantottini che hanno simpatie per la loro ideologia radical-individualista-nichilista.
Così, dimostrando di essere loro i veri "reazionari" che manifestano "contro qualcuno", proveranno anche questa volta a distrarre l'attenzione dal vero evento, a cui guardano con molta preoccupazione, anche se non possono ammetterlo pubblicamente.
Lascio il commento al portavoce del Family Day, Savino Pezzotta:
«Io ne ho fatte tante di manifestazioni, ma non ho mai visto che si organizzasse in contemporanea una piazza alternativa. È quantomeno di cattivo gusto: lasciateci manifestare in pace, come noi abbiamo fatto con chi è a favore dei Dico».
Eh, caro Savino, a questi "maestri di civiltà e di tolleranza" di confrontarsi pacificamente con chi non la pensa come loro non gliene frega un tubo.
Questi ci vogliono zittire e basta.
Ma come è successo già per il referendum sulla legge 40, potrebbero avere un brusco risveglio...
Intanto ringraziamo il sindaco Veltroni, principe dei buonisti politicamente corretti, per aver negato il patrocinio del Comune di Roma alla manifestazione del Family Day, mentre lo aveva concesso alla volgare esibizione pro-Dico svoltasi in Marzo, e naturalmente al Gay Pride.
Per lo stesso motivo applaudiamo alla Regione Lazio, che mentre rifiuta il proprio patrocinio al Family Day (con una bella "prova" da parte del nascente Partito Democratico), sostiene economicamente periodici di informazione e cultura di cotanto spessore...
Non potendo confutare in maniera ragionevole e razionale le affermazioni dei vescovi italiani, che citano la Costituzione italiana e usano quel buon senso che pare ormai merce rara, i Grandi Giornali Laici e Indipendenti e le solite "Blog Star" di presunte tendenze liberali cosa si inventano?
Prendono le parole di Mons. Bagnasco, le tagliuzzano qua e là e le rimettono insieme a modo loro, sostenendo che il presidente della Cei avrebbe messo sullo stesso piano DiCo, incesto e pedofilia.
Vi pare impossibile? Nel Paese di Pulcinella niente è impossibile!
Ecco come sono andate le cose.
Mons. Bagnasco, intervenendo ad un incontro con gli animatori della cultura e della comunicazione per la diocesi di Genova, a proposito della recente Nota del consiglio permanente della Cei ha detto che:
«è una nota che cerca di parlare all'intelligenza dei credenti attraverso alcuni accenni alla fede ma, soprattutto, all'intelligenza comune, al buon senso, alla ragione attraverso delle motivazioni delle ragioni di tipo antropologico. [...] un esempio di come oggi la comunicazione debba tenere conto delle ragioni antropologiche, non solo delle ragioni che derivano dalla fede, ma delle ragioni che derivano dal retto uso della ragione [...] per non cadere nella facilissima accusa che i cattolici vogliano imporre la propria fede, e le proprie convinzioni al popolo in un contesto di chiaro pluralismo. [...] Certamente se noi come cattolici usassimo solo ed esclusivamente delle ragioni di fede, giustamente saremmo fuori da questo dinamismo democratico che è il confronto delle ragioni. Confronto retto, onesto, il più possibile pacato e rispettoso, cosa che non sempre accade».
Proprio per evitare obiezioni di questo genere, «dobbiamo sempre più abituarci, ancorati alle ragioni della nostra fede, ed imparare ad usare le ragioni della ragione».
Insomma, un discorso ragionevole, che smentiva il luogo comune di una Chiesa arroccata sui propri dogmi, che vorrebbe ipso facto vedere tradotti in leggi dello Stato.
Infatti questa parte dell'intervento di Mons. Bagnasco è stata quasi del tutto ignorata da giornalisti di Grandi Quotidiani e "Blog Star"... non potevano mica sputtanarsi da soli, smentendo quello che scrivono solitamente.
Poi il presidente della Cei ha ampliato il discorso, osservando che siamo di fronte a un problema di «corretta antropologia». Ovvero c'è il rischio che, in mancanza di «un criterio oggettivo per giudicare il bene il male», le scelte vengano fatte sulla base «dell'opinione pubblica generale».
Ma se si arriva a questo punto, allora, «è difficile dire dei no». Perché, se manca un criterio oggettivo su cosa è il bene e il male, tutto diventa relativo. Quindi finiremmo per chiederci: perché «dire di no all'incesto o al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano?». Contro queste «aberrazioni già presenti almeno come germogli iniziali», è difficile resistere, «se viene a cadere il criterio antropologico dell'etica che è anzitutto un dato di natura e non di cultura».
TA-DAAA!
Ecco qua! Ai giornalisti dei Grandi Quotidiani non deve essere sembrato vero. In un crescendo di riflessi pavloviani, tra guaiti di gioia e aumento della salivazione, si sono messi a tempestare i tasti dei loro PC, et voilà!
Dato che nello stesso intervento Mons. Bagnasco ha citato DiCo, incesto e pedofili, è venuto loro spontaneo scrivere che "il presidente della Cei sembra associare il riconoscimento delle coppie di fatto ad altre situazioni come incesto e pedofilia", oppure "dopo i Dico legalizzati pure incesto e pedofilia", e ancora: "No ai Dico come alla pedofilia", ecc.
Naturalmente non è quello che diceva Bagnasco, il quale non ha fatto che richiamare il concetto di "piano inclinato". Ovvero: se cominciamo a scivolare verso il basso equiparando famiglie e convivenze, matrimonio tra uomo e donna con unione di due persone dello stesso sesso, andiamo a incrinare le basi dell'antropologia umana provocando uno scivolamento ulteriore. Scendi oggi, scendi domani, si arriverà anche a giustificare ciò che oggi tutti (o quasi: vedi richieste di ammettere l'incesto in Germania) ritengono una aberrazione.
Ciò significa paragonare le convivenze (anche omosessuali) con incesto e pedofilia?
No. Queste ultime sono molto più in basso sul piano inclinato. Tuttavia se non ci fermiamo prima di incominciare a scivolare, ci arriveremo.
Ma ormai il nodo scorsoio è pronto. Ora non resta che attendere la folla urlante e assetata di sangue, che prontamente risponde.
La Pollastrini, ministro per le pari opportunità e "mamma" dei DiCo in condominio con la Bindi, si dice "stupefatta dall'utilizzo di espressioni che finiscono col ferire la dignità delle persone e della loro vita". D'altra parte, frequentando la Turco e Ferrero, non sorprende che veda le cose "stupefacenti"...
Pecoraro Scanio, ministro per l'ambiente, si augura (magnanimo) che monsignor Bagnasco sia stato male interpretato (in effetti!) e attende pronte rettifiche "perché il paragone tra le convivenze e la pedofilia o l'incesto è gravissimo e, oltre ad essere insensato, offende milioni di persone". Milioni di pedofili e incestuosi? Ohibò! Se si riferisse alle convivenze dovrebbe parlare al massimo di 1 milione di persone, forse meno, visto che le coppie non sposate in Italia sono circa 500mila. E la maggior parte è in attesa di convolare a giuste nozze, quindi dei DiCo non gliene può fregà de meno...
Paolo Ferrero, ministro per la Solidarietà Sociale, si dichiara addirittura "impressionato". Beh, anch'io mi impressiono... quando lo sento parlare di tossicodipendenze, immigrazione, ecc.
Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario dell'Arcigay, ovviamente ritira fuori con scarsa fantasia l'equazione "prete = pedofilo" (tanto cara a certe "Blog Star" ossessionate dai clergyman) e invita Bagnasco a fare "pulizia in casa propria". Chissà, magari se glielo chiede con gentilezza, Grillini gli presta l'aspirapolvere...
L'unico, nell'Unione, che prende le difese di Bagnasco, per adesso, è Mastella: "Non è possibile ogni volta che qualche vescovo italiano o il presidente della Cei interviene su cose normali, di buonsenso religioso e laico, ci siano intemperanze di atteggiamenti un po' isterici. Mi auguro che ognuno di noi faccia la sua parte; mi pare insopportabile questa stagione in cui ognuno vuole spiegare alla chiesa come si fa la chiesa. Mi pare francamente una cosa non dignitosa politicamente e culturalmente".
Nel centrodestra invece, sono compatti in difesa del presidente della Cei.
O cielo, di certe difese, tipo quella di Calderoli ("Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale..."), immagino che Bagnasco farebbe volentieri a meno, ma insomma...
Ovviamente numerosi blogger "liberali" si affanneranno a sfruttare l'occasione per gettare fango sulla Chiesa cattolica.
Sono sicuro che li aspetta una brillante carriera nei Grandi Quotidiani Laici e Indipendenti... lascio a voi giudicare chi sia il talebano.
Alla fine la diocesi di Genova ha pubblicato una breve precisazione. A buon intenditor, poche parole.
Da Avvenire di oggi, l'editoriale di Umberto Folena, che sottoscrivo al 100%:
Questo è un appello al disarmo giornalistico. Non al giornalismo senza spina dorsale che rinunci alle idee, alla battuta, alla sana polemica, al gioco raffinato dell'ironia. Ma al giornalismo tracotante, fatto di imboscate ed esecuzioni sommarie davanti a un pubblico plaudente che reclama la testa del condannato. Quindi non contro il giornalismo di parte, poiché tutti apparteniamo a qualcuno o qualcosa, idea persona o progetto; ma contro il giornalismo fazioso, che è cosa ben diversa. È un appello o meglio ancora una bandiera bianca, quella che sventolavamo invano - e chi ci vedeva, nel nostro salotto? - giovedì sera davanti allo scempio messo in onda su Raidue da Michele Santoro con il suo Annozero, tema le unioni di fatto e l'impallinamento del ministro Clemente Mastella, piazzato solo su una sedia di fronte all'emiciclo dei giustizieri, il vuoto attorno quasi fosse un appestato, Santoro a danzargli dinanzi sfoggiando il suo più fotogenico sorriso a sfottere, e tutti addosso.
Il disarmo non significa rinuncia al confronto. Disarmo significa poter contare su un arbitro che garantisca il rispetto delle regole e dei contendenti. Un arbitro che intervenga se i toni si fanno offensivi o vengono dette cose false. Quell'arbitro che Santoro orgogliosamente non è. Ad esempio, quando un gay ventunenne, ben attrezzato dialetticamente, dice che il Papa e Ruini disprezzano lui che non può stringere la mano al compagno morente in ospedale, questa è demagogia bell'e buona che istiga all'autocommiserazione quanto all'aggressività, e un arbitro dovrebbe interrompere il gioco e ammonire. Non incoraggiare.
Che il giornalismo splatter faccia più audience, riempiendo di soddisfazione i signori inserzionisti, non ce ne meraviglieremmo. Resta la tristezza di fronte alla progressiva funarizzazione di Michele Santoro, irresistibile nella sua omelia minacciosa da laico inquisitore contro i politici che «devono imparare ad ascoltare», pronunciata quando Mastella si alza e se ne va, e rimasti senza orsetto gli allegri tiratori del luna park non sanno a chi sparare, e la trasmissione s'affloscia di colpo su se stessa; ma Santoro, vecchia lenza catodica, se ne accorge e assume l'iniziativa.
Resta anche l'amaro in bocca per l'occasione perduta; perché quel gay ventunenne, con la sua vita i suoi affetti le sue opinioni, meritava davvero l'ascolto e l'attenzione per i quali giovedì sera mancavano del tutto le condizioni: purtroppo in un mattatoio si squartano i manzi, non si allacciano relazioni.
Inutile dire che parlare di unioni di fatto e Dico in modo disarmato, e assai più produttivo, si può. La stessa sera a Controcorrente, su Sky tg24, il canale all news di Sky, Corrado Formigli arbitrava il civilissimo confronto tra Rocco Buttiglione e la diessina Roberta Pinotti, in versione gentleman e gentlewoman; non mancavano le voci delle lesbiche (americane) e dei gay (italiani), ma erano voci, non urla. Un canale a pagamento ha svolto quel servizio pubblico di cui troppa Rai non è più capace.
Disarmo sia, dunque. Nel frattempo, Mastella mediterà sulla temeraria decisione di partecipare a un'esecuzione annunciata, la sua, sperando di farla franca. Non poteva immaginare che i vincoli politici determinati dal far parte - lui e Santoro - della stessa maggioranza politica non avrebbero tenuto. E Santoro si rassegnerà: nessun editto bulgaro, nessun martirio, nessun esilio dorato in qualche Parlamento, europeo o mondiale o galattico: nessuno lo caccerà. Resteranno lì da soli, lui e il suo ego stratosferico, se possibile senza altre vittime sacrificali, a contarsela su. Per fortuna l'etere è vasto.
Quando recentemente sono stati arrestati i membri di un gruppo di brigatisti rossi, si sono sprecate le espressioni di solidarietà verso Pietro Ichino, uno dei personaggi nel mirino dei terroristi (molto poca solidarietà per altri "bersagli" come Berlusconi e i redattori del quotidiano Libero, ovviamente...).
Adesso che le minacce sono rivolte alla senatrice Binetti, invece, c'è un silenzio di tomba quasi totale da parte della coalizione di cui fa parte e sui Grandi Quotidiani Laici e Indipendenti.
Anzi l'onorevole (si fa per dire) Luxuria ordina perentorio alla Margherita di espellere la Binetti se non votasse a favore del ddl sui Dico... che bell'esempio di liberalismo e rispetto per le opinioni altrui!
A margine, notiamo che per il sig. Luxuria, tutti quelli che non la pensano come lui sono "malati", "deviati", "omofobi" e "insultano gli omosessuali"... avrà mangiato pesante?
Eh, che brutta aria tira...
Mastella si accorge solo ora che Santoro non è super partes?
Benvenuto nel mondo reale.
Devo ammettere che sarebbe stato divertente assistere in diretta al siparietto di un Santoro che si lamenta dell'arroganza dei politici. Da che pulpito...
Ma non ce l'ho fatta nemmeno a sintonizzarmi sulla sua trasmissione. Anzi, non l'ho proprio considerata come un'opzione utile. Quindi mi devo fidare dei coraggiosi che l'hanno vista, anche se per pochi minuti.
Coraggiosi sì, masochisti no!
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[...] Un minimalismo ipocrita, purtroppo targato di un cattolicesimo che per salvare il potere vende l'anima, ha voluto dimostrarci che non si trattava di svolte radicali ma solo di «aggiornamenti» giuridici ed amministrativi. La verità è invece che si vuol distruggere la famiglia: quella famiglia che Benedetto XVI ha evocato nella sua irripetibile unicità. |
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Monsignor Plotti, l'argomento del giorno è la Nota sui Dico, preannunciata dalla Cei. Si sono scatenati appelli e controappelli. |
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"Il problema fondamentale è come educare la gente. Non basta richiamare i principi. Se no va a finire che noi predichiamo certe cose e poi si aprono i giornali e troviamo che le statistiche ci dicono che i cattolici questi principi non li seguono. E' successo ieri. Sondaggi alla mano, almeno per quello che leggo, i cattolici interrogati si dicono favorevoli alle coppie di fatto. E allora i principi rimangono lì, appesi per aria". |
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville