Gino

venerdì, 04 maggio 2007

Razza di ipocriti

Non mi sorprende affatto la notizia della contro-manifestazione organizzata dai radicali, sempre a Roma in contemporanea al "Family Day", ma a Piazza Navona, nel nome del pomposo "coraggio laico".

E' tipico dei radicali sfruttare ogni occasione per occupare abusivamente spazi sui mezzi di comunicazione, ben oltre alla propria effettiva rappresentatività.
Sono bravi a fare "casino" e ad attirare l'attenzione dei tanti giornalisti ex-sessantottini che hanno simpatie per la loro ideologia radical-individualista-nichilista.

Così, dimostrando di essere loro i veri "reazionari" che manifestano "contro qualcuno", proveranno anche questa volta a distrarre l'attenzione dal vero evento, a cui guardano con molta preoccupazione, anche se non possono ammetterlo pubblicamente.

Lascio il commento al portavoce del Family Day, Savino Pezzotta:

«Io ne ho fatte tante di manifestazioni, ma non ho mai visto che si organizzasse in contemporanea una piazza alternativa. È quantomeno di cattivo gusto: lasciateci manifestare in pace, come noi abbiamo fatto con chi è a favore dei Dico».

Eh, caro Savino, a questi "maestri di civiltà e di tolleranza" di confrontarsi pacificamente con chi non la pensa come loro non gliene frega un tubo.
Questi ci vogliono zittire e basta.
Ma come è successo già per il referendum sulla legge 40, potrebbero avere un brusco risveglio...

Intanto ringraziamo il sindaco Veltroni, principe dei buonisti politicamente corretti, per aver negato il patrocinio del Comune di Roma alla manifestazione del Family Day, mentre lo aveva concesso alla volgare esibizione pro-Dico svoltasi in Marzo, e naturalmente al Gay Pride.

Per lo stesso motivo applaudiamo alla Regione Lazio, che mentre rifiuta il proprio patrocinio al Family Day (con una bella "prova" da parte del nascente Partito Democratico), sostiene economicamente periodici di informazione e cultura di cotanto spessore...


scritto da: Faramir alle ore 00:16 | link | commenti (9)
categorie: famiglia, dico
mercoledì, 04 aprile 2007

Cei: vogliamo il bene comune, non leggi «cristiane»

Mons. Betori, segretario generale della Cei, ribadisce il concetto per i duri di cervice:

La recente Nota sulle unioni di fatto «non è il tentativo di imporre una "legge cristiana" all'intera società». Ma piuttosto «un proporre motivazioni razionali e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune».

Oltre a sottolineare la collegialità e l'unanimità con cui i vescovi hanno deciso in merito alla recente Nota
sulle unioni di fatto («anche negli ultimi due mesi abbiamo visto che gli interventi dei vescovi andavano tutti nella stessa direzione»), Betori ha ricordato che lo scopo della Nota era:

«dire le ragioni sociali e culturali per cui la famiglia fondata sul matrimonio va difesa, e le ragioni per cui occorre non dare approvazione a tutte quelle soluzioni legislative che possono mettere in dubbio questa unicità»

Il vescovo non ha voluto commentare altre proposte legislative specifiche, ma ha confermato il principio di fondo:

«Per salvaguardare l'unicità della famiglia fondata sul matrimonio, bisogna dare eventuali risposte a bisogni o necessità delle persone, non delle coppie. Perciò tutte le proposte che tendono a dare una soggettività alle coppie di fatto vanno rigettate. Secondo noi - ha ribadito - non c'è bisogno in questo campo di una legge organica».

In merito alle polemiche seguite al recente intervento di monsignor Bagnasco a Genova:

Betori ha ricordato come spesso, in Italia il dibattito «si basa solo sui titoli delle agenzie di stampa». «Quasi mai si va a leggere la fonte reale, cioè l'intero testo». Se questa operazione fosse stata compiuta, ha fatto intendere il vescovo, si sarebbe compreso che il presidente della Cei non voleva mettere sullo stesso piano comportamenti di un tipo e dell'altro, quanto affermare che «un riferimento etico non può essere il frutto di una maggioranza o dei desideri di alcune persone, per ancorarsi invece a una precisa antropologia. Questo è il senso dell'espressione del nostro presidente, che io mi sento quindi totalmente di condividere».

Chissà che lo capiscano anche i più lenti...

scritto da: Faramir alle ore 17:39 | link | commenti
categorie: famiglia, dico, chiesa cattolica
domenica, 01 aprile 2007

Vile linciaggio mediatico ai danni di Mons. Bagnasco

Non potendo confutare in maniera ragionevole e razionale le affermazioni dei vescovi italiani, che citano la Costituzione italiana e usano quel buon senso che pare ormai merce rara, i Grandi Giornali Laici e Indipendenti e le solite "Blog Star" di presunte tendenze liberali cosa si inventano?

Prendono le parole di Mons. Bagnasco, le tagliuzzano qua e là e le rimettono insieme a modo loro, sostenendo che il presidente della Cei avrebbe messo sullo stesso piano DiCo, incesto e pedofilia.

Vi pare impossibile? Nel Paese di Pulcinella niente è impossibile!

Ecco come sono andate le cose.
Mons. Bagnasco, intervenendo ad un incontro con gli animatori della cultura e della comunicazione per la diocesi di Genova, a proposito della recente Nota del consiglio permanente della Cei ha detto che:

«è una nota che cerca di parlare all'intelligenza dei credenti attraverso alcuni accenni alla fede ma, soprattutto, all'intelligenza comune, al buon senso, alla ragione attraverso delle motivazioni delle ragioni di tipo antropologico. [...] un esempio di come oggi la comunicazione debba tenere conto delle ragioni antropologiche, non solo delle ragioni che derivano dalla fede, ma delle ragioni che derivano dal retto uso della ragione [...] per non cadere nella facilissima accusa che i cattolici vogliano imporre la propria fede, e le proprie convinzioni al popolo in un contesto di chiaro pluralismo. [...] Certamente se noi come cattolici usassimo solo ed esclusivamente delle ragioni di fede, giustamente saremmo fuori da questo dinamismo democratico che è il confronto delle ragioni. Confronto retto, onesto, il più possibile pacato e rispettoso, cosa che non sempre accade».

Proprio per evitare obiezioni di questo genere, «dobbiamo sempre più abituarci, ancorati alle ragioni della nostra fede, ed imparare ad usare le ragioni della ragione».

Insomma, un discorso ragionevole, che smentiva il luogo comune di una Chiesa arroccata sui propri dogmi, che vorrebbe ipso facto vedere tradotti in leggi dello Stato.
Infatti questa parte dell'intervento di Mons. Bagnasco è stata quasi del tutto ignorata da giornalisti di Grandi Quotidiani e "Blog Star"... non potevano mica sputtanarsi da soli, smentendo quello che scrivono solitamente.

Poi il presidente della Cei ha ampliato il discorso, osservando che siamo di fronte a un problema di «corretta antropologia». Ovvero c'è il rischio che, in mancanza di «un criterio oggettivo per giudicare il bene il male», le scelte vengano fatte sulla base «dell'opinione pubblica generale».
Ma se si arriva a questo punto, allora, «è difficile dire dei no». Perché, se manca un criterio oggettivo su cosa è il bene e il male, tutto diventa relativo. Quindi finiremmo per chiederci: perché «dire di no all'incesto o al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano?». Contro queste «aberrazioni già presenti almeno come germogli iniziali», è difficile resistere, «se viene a cadere il criterio antropologico dell'etica che è anzitutto un dato di natura e non di cultura».

TA-DAAA!
Ecco qua! Ai giornalisti dei Grandi Quotidiani non deve essere sembrato vero. In un crescendo di riflessi pavloviani, tra guaiti di gioia e aumento della salivazione, si sono messi a tempestare i tasti dei loro PC, et voilà!
Dato che nello stesso intervento Mons. Bagnasco ha citato DiCo, incesto e pedofili, è venuto loro spontaneo scrivere che "il presidente della Cei sembra associare il riconoscimento delle coppie di fatto ad altre situazioni come incesto e pedofilia", oppure "dopo i Dico legalizzati pure incesto e pedofilia", e ancora: "No ai Dico come alla pedofilia", ecc.

Naturalmente non è quello che diceva Bagnasco, il quale non ha fatto che richiamare il concetto di "piano inclinato". Ovvero: se cominciamo a scivolare verso il basso equiparando famiglie e convivenze, matrimonio tra uomo e donna con unione di due persone dello stesso sesso, andiamo a incrinare le basi dell'antropologia umana provocando uno scivolamento ulteriore. Scendi oggi, scendi domani, si arriverà anche a giustificare ciò che oggi tutti (o quasi: vedi richieste di ammettere l'incesto in Germania) ritengono una aberrazione.
Ciò significa paragonare le convivenze (anche omosessuali) con incesto e pedofilia?
No. Queste ultime sono molto più in basso sul piano inclinato. Tuttavia se non ci fermiamo prima di incominciare a scivolare, ci arriveremo.

Ma ormai il nodo scorsoio è pronto. Ora non resta che attendere la folla urlante e assetata di sangue, che prontamente risponde.

La Pollastrini, ministro per le pari opportunità e "mamma" dei DiCo in condominio con la Bindi, si dice "stupefatta dall'utilizzo di espressioni che finiscono col ferire la dignità delle persone e della loro vita". D'altra parte, frequentando la Turco e Ferrero, non sorprende che veda le cose "stupefacenti"...

Pecoraro Scanio, ministro per l'ambiente, si augura (magnanimo) che monsignor Bagnasco sia stato male interpretato (in effetti!) e attende pronte rettifiche "perché il paragone tra le convivenze e la pedofilia o l'incesto è gravissimo e, oltre ad essere insensato, offende milioni di persone". Milioni di pedofili e incestuosi? Ohibò! Se si riferisse alle convivenze dovrebbe parlare al massimo di 1 milione di persone, forse meno, visto che le coppie non sposate in Italia sono circa 500mila. E la maggior parte è in attesa di convolare a giuste nozze, quindi dei DiCo non gliene può fregà de meno...

Paolo Ferrero, ministro per la Solidarietà Sociale, si dichiara addirittura "impressionato". Beh, anch'io mi impressiono... quando lo sento parlare di tossicodipendenze, immigrazione, ecc.

Franco Grillini, deputato Ds e presidente onorario dell'Arcigay, ovviamente ritira fuori con scarsa fantasia l'equazione "prete = pedofilo" (tanto cara a certe "Blog Star" ossessionate dai clergyman) e invita Bagnasco a fare "pulizia in casa propria". Chissà, magari se glielo chiede con gentilezza, Grillini gli presta l'aspirapolvere...

L'unico, nell'Unione, che prende le difese di Bagnasco, per adesso, è Mastella: "Non è possibile ogni volta che qualche vescovo italiano o il presidente della Cei interviene su cose normali, di buonsenso religioso e laico, ci siano intemperanze di atteggiamenti un po' isterici. Mi auguro che ognuno di noi faccia la sua parte; mi pare insopportabile questa stagione in cui ognuno vuole spiegare alla chiesa come si fa la chiesa. Mi pare francamente una cosa non dignitosa politicamente e culturalmente".

Nel centrodestra invece, sono compatti in difesa del presidente della Cei.
O cielo, di certe difese, tipo quella di Calderoli ("Se ancora non si è capito essere culattoni è un peccato capitale..."), immagino che Bagnasco farebbe volentieri a meno, ma insomma...

Ovviamente numerosi blogger "liberali" si affanneranno a sfruttare l'occasione per gettare fango sulla Chiesa cattolica.
Sono sicuro che li aspetta una brillante carriera nei Grandi Quotidiani Laici e Indipendenti... lascio a voi giudicare chi sia il talebano.

Alla fine la diocesi di Genova ha pubblicato una breve precisazione. A buon intenditor, poche parole.


scritto da: Faramir alle ore 02:06 | link | commenti (29)
categorie: dico, laicismo, chiesa cattolica, giornalismo alle vongole
sabato, 10 marzo 2007

L'inquisitore Santoro e il giornalismo da luna park

Da Avvenire di oggi, l'editoriale di Umberto Folena, che sottoscrivo al 100%:

Questo è un appello al disarmo giornalistico. Non al giornalismo senza spina dorsale che rinunci alle idee, alla battuta, alla sana polemica, al gioco raffinato dell'ironia. Ma al giornalismo tracotante, fatto di imboscate ed esecuzioni sommarie davanti a un pubblico plaudente che reclama la testa del condannato. Quindi non contro il giornalismo di parte, poiché tutti apparteniamo a qualcuno o qualcosa, idea persona o progetto; ma contro il giornalismo fazioso, che è cosa ben diversa. È un appello o meglio ancora una bandiera bianca, quella che sventolavamo invano - e chi ci vedeva, nel nostro salotto? - giovedì sera davanti allo scempio messo in onda su Raidue da Michele Santoro con il suo Annozero, tema le unioni di fatto e l'impallinamento del ministro Clemente Mastella, piazzato solo su una sedia di fronte all'emiciclo dei giustizieri, il vuoto attorno quasi fosse un appestato, Santoro a danzargli dinanzi sfoggiando il suo più fotogenico sorriso a sfottere, e tutti addosso.
Il disarmo non significa rinuncia al confronto. Disarmo significa poter contare su un arbitro che garantisca il rispetto delle regole e dei contendenti. Un arbitro che intervenga se i toni si fanno offensivi o vengono dette cose false. Quell'arbitro che Santoro orgogliosamente non è. Ad esempio, quando un gay ventunenne, ben attrezzato dialetticamente, dice che il Papa e Ruini disprezzano lui che non può stringere la mano al compagno morente in ospedale, questa è demagogia bell'e buona che istiga all'autocommiserazione quanto all'aggressività, e un arbitro dovrebbe interrompere il gioco e ammonire. Non incoraggiare.
Che il giornalismo splatter faccia più audience, riempiendo di soddisfazione i signori inserzionisti, non ce ne meraviglieremmo. Resta la tristezza di fronte alla progressiva funarizzazione di Michele Santoro, irresistibile nella sua omelia minacciosa da laico inquisitore contro i politici che «devono imparare ad ascoltare», pronunciata quando Mastella si alza e se ne va, e rimasti senza orsetto gli allegri tiratori del luna park non sanno a chi sparare, e la trasmissione s'affloscia di colpo su se stessa; ma Santoro, vecchia lenza catodica, se ne accorge e assume l'iniziativa.
Resta anche l'amaro in bocca per l'occasione perduta; perché quel gay ventunenne, con la sua vita i suoi affetti le sue opinioni, meritava davvero l'ascolto e l'attenzione per i quali giovedì sera mancavano del tutto le condizioni: purtroppo in un mattatoio si squartano i manzi, non si allacciano relazioni.
Inutile dire che parlare di unioni di fatto e Dico in modo disarmato, e assai più produttivo, si può. La stessa sera a Controcorrente, su Sky tg24, il canale all news di Sky, Corrado Formigli arbitrava il civilissimo confronto tra Rocco Buttiglione e la diessina Roberta Pinotti, in versione gentleman e gentlewoman; non mancavano le voci delle lesbiche (americane) e dei gay (italiani), ma erano voci, non urla.
Un canale a pagamento ha svolto quel servizio pubblico di cui troppa Rai non è più capace.
Disarmo sia, dunque. Nel frattempo, Mastella mediterà sulla temeraria decisione di partecipare a un'esecuzione annunciata, la sua, sperando di farla franca. Non poteva immaginare che i vincoli politici determinati dal far parte - lui e Santoro - della stessa maggioranza politica non avrebbero tenuto.
E Santoro si rassegnerà: nessun editto bulgaro, nessun martirio, nessun esilio dorato in qualche Parlamento, europeo o mondiale o galattico: nessuno lo caccerà. Resteranno lì da soli, lui e il suo ego stratosferico, se possibile senza altre vittime sacrificali, a contarsela su. Per fortuna l'etere è vasto.


scritto da: Faramir alle ore 23:28 | link | commenti
categorie: dico, giornalismo alle vongole, fondamentalismo
venerdì, 09 marzo 2007

Minacce BR alla sen. Binetti. Significativi silenzi.

Quando recentemente sono stati arrestati i membri di un gruppo di brigatisti rossi, si sono sprecate le espressioni di solidarietà verso Pietro Ichino, uno dei personaggi nel mirino dei terroristi (molto poca solidarietà per altri "bersagli" come Berlusconi e i redattori del quotidiano Libero, ovviamente...).

Adesso che le minacce sono rivolte alla senatrice Binetti, invece, c'è un silenzio di tomba quasi totale da parte della coalizione di cui fa parte e sui Grandi Quotidiani Laici e Indipendenti. 

Anzi l'onorevole (si fa per dire) Luxuria ordina perentorio alla Margherita di espellere la Binetti se non votasse a favore del ddl sui Dico... che bell'esempio di liberalismo e rispetto per le opinioni altrui!
A margine, notiamo che per il sig. Luxuria, tutti quelli che non la pensano come lui sono "malati", "deviati", "omofobi" e "insultano gli omosessuali"... avrà mangiato pesante?

Eh, che brutta aria tira...


scritto da: Faramir alle ore 15:01 | link | commenti
categorie: politica, terrorismo, dico

Mastella contro tutti

Mastella si accorge solo ora che Santoro non è super partes?
Benvenuto nel mondo reale.

Devo ammettere che sarebbe stato divertente assistere in diretta al siparietto di un Santoro che si lamenta dell'arroganza dei politici. Da che pulpito...

Ma non ce l'ho fatta nemmeno a sintonizzarmi sulla sua trasmissione. Anzi, non l'ho proprio considerata come un'opzione utile. Quindi mi devo fidare dei coraggiosi che l'hanno vista, anche se per pochi minuti.
Coraggiosi sì, masochisti no!


scritto da: Faramir alle ore 12:09 | link | commenti (3)
categorie: dico, giornalismo alle vongole
martedì, 27 febbraio 2007

Sono un pirla

Apprendo da questo editoriale del professor Francesco D'Agostino, che secondo Maria Laura Rodotà il sottoscritto sarebbe un pirla.
Mi consolano tre considerazioni:

a) sono in buona e qualificata compagnia, oltre che in sintonia con molti intellettuali autenticamente laici e liberali

b) essere insultati da una delle donne più snob di tutti i tempi può considerarsi un complimento

c) meglio "pirla" che "coglione"...


Per il resto sottoscrivo le parole del prof. D'Agostino:

"[...]
Dato che pretendo di essere inserito da Maria Laura Rodotà (ma probabilmente lo sono stato già) tra i «pirla», «irrispettosi verso la vita personale e sociale e verso i sentimenti più profondi di molta gente», penso di poter dire anch'io «come la penso». E la penso in modo semplicissimo: quando l'argomentazione è sostituita dall'insulto o dall'invettiva, c'è poco da stare allegri. Perché questa è la situazione del dibattito italiano attuale sulla famiglia e sulle convivenze: da una parte c'è chi insulta, poi si scusa e poi torna ad insultare («però lo penso»), dall'altra (quella dei «pirla») c'è chi con pazienza riflette ed argomenta. [...]
Sarò quindi un «pirla», secondo la pittoresca espressione della Rodotà, ma almeno (spero che questo mi venga riconosciuto) uno dei tanti pirla che portano qualche argomento (e non si limitano a fare "proclami") e che sarebbero felicissimi, invece di essere insultati, di ascoltare almeno una volta, da parte di chi non è d'accordo con loro, argomenti veramente alternativi, dotati di consistenza. Non basta, per andare a fondo sul problema della legalizzazione delle convivenze, parlare di «diritti che nell'Europa avanzata sono acquisiti da tempo», o fare l'elogio di Tony Blair che ha da poco vietato alle agenzie cattoliche per l'adozione di discriminare le coppie gay. Vogliamo ascoltare argomenti consistenti, non essere esortati ad imitare gli errori altrui. Vogliamo che tutti, proprio tutti, si mettano a pensare: insultare può essere divertente, ma non può sostituire il buon uso dell'intelligenza."

Lo stesso invito rivolgo gentilmente anche a chi non la pensa come il sottoscritto e sogna certi "progressi".

"[...]
La Gran Bretagna del terzo millennio potrebbe diventare il luogo in cui si verifica la profezia di Francis Crick, uno degli scopritori del Dna: «In un futuro nessun nascituro potrebbe essere dichiarato umano fino a che non abbia superato una batteria di test sul suo patrimonio genetico, e non superando questi test potrebbe perdere il diritto alla vita». [...]
La briglia sciolta in materia di riproduzione assistita e ricerca non solo soddisfa i "desideri-diritti" di chi vuole un figlio fuori dalla naturalità, ma fa della Gran Bretagna l'avanguardia in una ricerca economicamente promettente. I soggetti deboli di queste mutazioni - i nascituri che non nasceranno nella logica del "diritto al figlio sano", i figli senza padre o assegnati a coppie gay nella logica del "diritto al figlio" - non scioperano, e non hanno sindacati. Nemmeno proletari ma "ultimi" davvero, dimenticati da una politica che ha perso orientamento e memoria nell'inseguire non un bene comune, ma l'appagamento, possibilmente immediato, dei privati desideri."

Oh, Brave New World...


scritto da: Faramir alle ore 15:30 | link | commenti (5)
categorie: famiglia, dico, bioetica, giornalismo alle vongole
mercoledì, 21 febbraio 2007

Opposizione laica ai Dico

Le ragioni di Ostellino, Tremonti e Martino contro il pasticcio prodiano
(Il Foglio - 20 Febbraio 2007)

La polemica sulla regolamentazione delle coppie di fatto si sta polarizzando in una diatriba tra gerarchia ecclesiastica e laicisti, secondo uno schema tanto facile quanto impreciso. Quello che è destinato a subire la concorrenza del similmatrimonio ideato da Barbara Pollastrini e Rosy Bindi, infatti, non è il sacramento matrimoniale, ma il matrimonio civile. Negli ultimi giorni però hanno cominciato a farsi sentire le ragioni dei laici, che si oppongono a un pasticcio paternalistico, a una omologazione forzata dall’alto di tipi diversi di convivenza, all’indebolimento del sistema di valori civili, del rapporto tra diritti e doveri, su cui è fondata la famiglia.
Piero Ostellino, Giulio Tremonti e Antonio Martino, seppure sotto profili differenti, vedono nella statalizzazione dei rapporti affettivi una intromissione nella sfera privata che ogni laico dovrebbe considerare impropria, e, nelle forme in cui è proposta, pericolosa. I problemi di tutela dei diritti individuali, spiegano, si può realizzare in altre forme, in modo contrattuale o a partire dalla regolamentazione, già esistente, della convivenza anagrafica. Il carattere più insidioso dei Dico, infatti, consiste nell’ideologia di cui sono espressione. L’idea che ogni legittimo desiderio individuale diventa un “bisogno” che deve ricevere una sanzione giuridica, statale, come “diritto” di carattere collettivo, porta alla distruzione di ogni equilibrio tra libertà e responsabilità, oltre che all’omologazione tra condizioni diverse, che perdono la loro stessa originaria libertà. Una delle più antiche e serie regole dei laici è che lo stato non deve mettere il naso tra le lenzuola. Paradossalmente ora sono i laicisti a volerlo fare, col pretesto della garanzia di diritti individuali, che non sarebbero più tali una volta assogettati a una nuova normativa e istituzionalizzati in un nuovo modello. In tutto questo, com’è evidente, il sacramento matrimoniale non c’entra niente. C’entra molto, invece, la laicissima concezione della libertà e della responsabilità.

scritto da: Faramir alle ore 14:36 | link | commenti
categorie: dico, libertà, laicità, responsabilita
martedì, 20 febbraio 2007

I gay pretendono «una legge che riconosca il valore sociale dell'amore omosessuale»

Interessante questa notiziuola.
Come era evidente, alle organizzazioni gay non bastano nemmeno i DiCo e puntano chiaramente a:

«una legge sulle unioni civili che riconosca anche il valore sociale dell’amore omosessuale»

Ovvero, quello che il nostro diritto esclude assolutamente, non occupandosi di "vincoli affettivi" né tantomeno di quello che fanno in camera da letto i cittadini italiani maggiorenni, consenzienti e vaccinati. Come ricorda
il professor Giuseppe Dalla Torre, giurista e rettore della Università Lumsa:

«Il diritto non tutela vincoli affettivi, nemmeno nel matrimonio. Il codice civile non ne parla. Anzi, il matrimonio è tutelato perché trascende gli interessi meramente privati e perché ha funzioni sociali e solidaristiche rilevanti, come l’educazione dei figli. Lo Stato non verifica se due si vogliono bene prima di andare davanti al sindaco a sposarsi, né se l’affetto rimane nel tempo. I sentimenti personali per il diritto sono irrilevanti.»

Ma la strategia è chiara:

«Faremo un grande convegno - ha detto Gigi Malaroda del Circolo Maurice, presidente della Circoscrizione 6 - sull’educazione dei giovani alla diversità. Le evoluzioni culturali profonde possono avvenire solo attraverso la trasformazione della mentalità»

Ma una legge che riconosca giuridicamente il "vincolo affettivo" delle convivenze anche omosessuali - di fatto - ne sancisce il "valore sociale", ed è quindi il primo passo nella "trasformazione della mentalità" auspicata dai militanti gay più ideologizzati.
Attenzione a non fare da inconsapevoli sponde a questa strategia che porterà inevitabilmente al trionfo del relativismo e alla ulteriore svalutazione della famiglia fondata sul matrimonio (civile o religioso), già troppo bastonata
.

lunedì, 19 febbraio 2007

Altro che Pacs e Dico. E' così che si aiuta veramente chi ha bisogno

Dal portale della Regione Lombardia apprendo questa notizia, gentilmente segnalatami da Sguardo Leale:

Meno Ici e Tarsu per le famiglie numerose, intesa Regione-Anci

Regione e ANCI Lombardia collaboreranno attivamente per promuovere in tutti i Comuni il taglio dell'Ici e della Tarsu (tassa rifiuti) che pagano le famiglie numerose (quelle con più i tre figli). Lo stabilisce un Protocollo d'intesa sottoscritto dall'assessore alla Famiglia e Solidarietà sociale, Gian Carlo Abelli, e dal presidente dell'ANCI Lombardia, Lorenzo Guerini.

Il Protocollo d'Intesa per "La promozione e la diffusione territoriale di misure di agevolazione in materia di fiscalità locale per le famiglie numerose" stabilisce infatti che "la Regione Lombardia, nell'ambito delle politiche fiscali a sostegno delle famiglie, ritiene prioritario introdurre forme di agevolazione che tengano conto non solo del criterio della capacità contributiva del soggetto, ma anche del carico familiare.
Pertanto la Regione, nell'ambito delle proprie attività istituzionali, e l'ANCI Lombardia, nell'ambito della propria rete associativa, si impegnano a favorire la conoscenza e l'introduzione delle agevolazioni
attraverso le detrazioni sull'Ici e sulla Tarsu. In una prima fase, tutta sperimentale, i Comuni potranno aderire al protocollo con delibera consiliare".

"Premesso che piuttosto che preoccuparsi di Pacs e di Dico, preferiremmo che il Governo dimostrasse per la famiglia la nostra stessa attenzione, nel pieno rispetto dell'autonomia di regolamentazione dei Comuni - ha spiegato l'assessore Abelli - crediamo che questa campagna di sensibilizzazione rientri perfettamente nelle politiche regionali per la famiglia".
"Sono questi - ha aggiunto Abelli - interventi che migliorano concretamente la vita delle persone, soprattutto di quelle che sfidano le difficoltà economiche e, contrariamente alle tendenze 'alternative' dei nostri tempi, mettono al mondo dei figli".

Più dettagliatamente, in tema di Ici i possibili interventi, da parte dei Comuni, in base alla normativa vigente, si potranno tradurre in un aumento della detrazione per l'abitazione principale, portandola da 103 fino a 258 euro, oppure all'esenzione totale se ci sono condizioni di disagio economico molto forti.
In tema di Tarsu i benefici potranno essere collegati a condizioni di svantaggio, come, per esempio, famiglie che hanno case piccole rispetto al numero dei componenti, tipologia dell'abitazione, reddito familiare. (Ln)


scritto da: Faramir alle ore 17:56 | link | commenti
categorie: politica, famiglia, dico, lombardia

DiCo: se il cattolico per salvare il potere vende l'anima

Penso che in questo intervento, pubblicato su Avvenire di sabato scorso, Monsignor Luigi Negri, Vescovo di San Marino e Montefeltro, abbia colto con eccellente sintesi il cuore del problema:

[...] Un minimalismo ipocrita, purtroppo targato di un cattolicesimo che per salvare il potere vende l'anima, ha voluto dimostrarci che non si trattava di svolte radicali ma solo di «aggiornamenti» giuridici ed amministrativi. La verità è invece che si vuol distruggere la famiglia: quella famiglia che Benedetto XVI ha evocato nella sua irripetibile unicità.
La famiglia cattolica, che non è un particolare opzionale, ma la forma radicale e compiuta di ogni aggregazione che voglia essere autenticamente umana.
È una grande lezione di laicità quella che la Chiesa sta dando all'intero Paese. La questione fondamentale è che la società è fondata sulla famiglia, eterosessuale, unita, stabile, feconda, capace di educazione e di responsabilità culturale e sociale.
I «Dico» tendono a compromettere radicalmente l'esistenza di questa cellula sana della società per sostituirla, di fatto e di diritto, con aggregazioni consumistiche ed utilitarie.
La Chiesa sta difendendo la laicità della società. Coloro che hanno fatto i Comitati per la difesa della Costituzione la stanno distruggendo nei suoi capisaldi fondamentali.

Così, noi cattolici, ci assumiamo la responsabilità dell'educazione delle prossime generazioni.
L'educazione incomincia se si hanno delle grandi proposte ideali da fare al cuore dei giovani: quelle che l'indimenticabile Giovanni Paolo II ha riassunto nella formula efficacissima «la misura alta della vita». Questo può muovere e commuovere i giovani di oggi: quello che Ezio Mauro chiama il pensiero forte della Chiesa e sembra rimproverarcelo come una colpa o come una volontà egemonica.
Negli areopaghi di oggi portiamo senza paura questo pensiero forte e lo rivolgiamo alla libertà di tutti, certi come siamo che se i giovani lo accoglieranno, cammineranno verso una vita - come dicono loro - «alla grande».
Ma le generazioni cui pensano i «Dico», quelle per cui l'omosessualità e l'eterosessualità saranno equivalenti, che si impegneranno in coppie senza nessuna identità e stabilità, senza gratuità e capacità di dedizione, recuperando anche gli anni della convivenza per la pensione o per le mutue: a queste generazioni è proposta una «misura bassa» della vita.
Staranno anche bene materialmente, saranno pieni di cose e forse anche di complessi: diciamo la verità, aveva ragione il Cardinale Biffi, saranno «sazi e disperati».
Se questa è la sfida, la storia non potrà non vedere da che parte si è situata la Chiesa: con la persona e con il popolo. Per la loro verità e libertà.


Questo è uno dei tanti pareri contrari al ddl Bindi-Pollastrini raccolti da Avvenire e dal resto della stampa cattolica nei giorni scorsi. Non solo la quasi totalità dei vescovi, e praticamente TUTTI i movimenti e le associazioni di ispirazione cattolica, ma anche giuristi, costituzionalisti, avvocati, diversi dei quali non credenti, e che smontano il ddl in questione per motivi essenzialmente giuridici e pratici.

I Grandi Quotidiani Indipendenti e Laici, invece, che fanno?
Vanno disperatamente alla ricerca di quei pochi porporati che, pur di offrire una stampella a Prodi e Bindi, fanno dichiarazioni decisamente avventate, per non dire bizzarre.
Un esempio è Repubblica che sollecita opportunamente il vescovo di Pisa, Monsignor Plotti:

Monsignor Plotti, l'argomento del giorno è la Nota sui Dico, preannunciata dalla Cei. Si sono scatenati appelli e controappelli.
"Se è un tema davvero così importante, allora è giusto che sia redatta da tutti i vescovi. Mi auguro che non la faccia solo la presidenza Cei. Una Nota dell'episcopato - sottolineo una Nota pastorale - dev'essere discussa per prassi in assemblea, il testo va mandato a tutti, bisogna poter fare emendamenti".


Certo, chiediamo il parere di tutti i vescovi, mi pare giusto, ma perché fermarsi ai vescovi?
Consultiamo tutti i parroci, i coadiutori, i diaconi permanenti, i seminaristi, le suore e i frati, le monache di clausura, le dame della San Vincenzo, i sacrestani, i chierichetti... anzi, perché non facciamo un bel referendum per decidere le questioni dottrinali, eh?
Anzi no.
Meglio un sondaggio, magari affidato al solito Mannheimer, il quale - apparentemente - non trova contraddittorio sostenere, nello stesso articolo (a distanza di poche righe l'una dall'altra), le due seguenti affermazioni relative al ddl sui DiCo:

"la maggioranza assoluta della popolazione si dichiara decisamente favorevole sul principio ispiratore della legge"

"L’elettorato è praticamente diviso a metà, tra favorevoli e non al provvedimento."

Forse Mannheimer deve giustificare in qualche modo il fatto che solo una settimana prima, il Corriere dava un 70% degli italiani a favorevo dei DiCo, chissà...

Ma io scherzo... invece monsignor Plotti pare dica sul serio:

"Il problema fondamentale è come educare la gente. Non basta richiamare i principi. Se no va a finire che noi predichiamo certe cose e poi si aprono i giornali e troviamo che le statistiche ci dicono che i cattolici questi principi non li seguono. E' successo ieri. Sondaggi alla mano, almeno per quello che leggo, i cattolici interrogati si dicono favorevoli alle coppie di fatto. E allora i principi rimangono lì, appesi per aria".


Appunto. Educare significa soprattutto parlare chiaro, non preoccuparsi solo di "abbassare i toni" per non disturbare il "manovratore", in quanto "autorevole guida cattolica"... sic!

Qualcuno dovrebbe spiegare a monsignor Plotti, che Ruini con questa nota non si inventa nulla di nuovo: sarà un riassunto di quello che c'è già scritto nel magistero, ad uso dei "duri di comprendonio". E non si preoccupi: il card. Ruini non è stupido, e per fugare dubbi di derive autoritarie, presenterà questa nota pastorale al prossimo Consiglio permanente della CEI, in modo collegiale.
Intanto i lupi si fregano le mani... ma potrebbero restare a bocca asciutta.


scritto da: Faramir alle ore 16:10 | link | commenti (2)
categorie: politica, famiglia, dico, valori, chiesa cattolica, laicità
venerdì, 16 febbraio 2007

Ri-DI-CO-li...

Premessa: questo editoriale affronta l’argomento DICO da un punto di vista strettamente laico, senza esprimere giudizi sui comportamenti individuali di chicchessia, tanto meno in materia di sessualità.

Scusate, ma… di questa faccenda ne ho veramente piene le scatole.
Ma io DICO: era proprio necessario provocare tutta questa baraonda per poi partorire un risultato così riDICOlo?
Già fa sorridere l’inventare un nome nuovo (“Diritti e Doveri dei Conviventi”) e l’utilizzo di termini inusuali (“contestualmente” invece di “congiuntamente” che richiamava troppo il “congiungersi in matrimonio”) per nascondere il fatto che si voleva creare un “piccolo matrimonio”.
L’idea della raccomandata con avviso di ricevimento, però, è degna di una pièce alla Ionesco, oltre che uno spericolato atto di fede nell’efficienza delle Poste Italiane: il teatro dell’assurdo!
Divertitevi voi a elencare tutti i possibili disguidi e malintesi che potrebbero verificarsi.
A questo punto è forte la tentazione di liquidare il tutto con l’espressione resa famosa dal rag. Fantozzi quando gli fu chiesto di commentare il capolavoro del Grande Regista russo Sergej Eisenstein: La Corazzata Potemkin
Ma va detto che, oltre ad essere un pasticcio, questo disegno di legge è inutile, come risulta evidente da questa tabella riassuntiva, in quanto i diritti dei conviventi che si vorrebbero “riconoscere” sono già tutelati da leggi esistenti o fissate dalla giurisprudenza nel corso degli anni con numerose sentenze.
Valeva la pena suscitare uno scontro così duro da lacerare governo, maggioranza, parlamento e Paese al solo scopo di rendere “direttamente esigibili” (Rosy Bindi) tutele che esigibili lo erano già?
DICOno: c’era scritto nel programma dell’Unione. Grazie tante. Ma nel programma dell’Unione ci sono scritte tante cose. Era proprio questa una delle emergenze sociali più pressanti? Non direi, visto che non si vedono milioni di coppie di fatto che affollano le strade per chiedere un inutile riconoscimento. In effetti, il numero delle convivenze è da anni stabile intorno alle 500mila, buona parte delle quali in attesa di poter contrarre regolare matrimonio. E ciò nonostante molti giornalisti, negli ultimi giorni, si siano affannati per presentare le cifre fornite dall’Istat come un segnale del vertiginoso incremento di questo fenomeno.
E poi questo governo ha già fatto cose che nel programma non erano scritte e che Prodi aveva solennemente promesso non sarebbero state fatte, come aumentare le tasse, quindi…
Inutile nascondersi dietro un dito: questo ddl è un biscottino lanciato alla sinistra più radicale per tener buone le lobby gay, alle quali non basta che le odiose discriminazioni nei confronti degli omosessuali siano giustamente esecrate da tutti – almeno nel mondo occidentale – e chiedono a gran voce (loro sì!) una legittimazione delle proprie abitudini sessuali da parte dello Stato.
Ecco il motivo del riferimento ai “reciproci vincoli affettivi”. Per sostenere la tesi che dove ci sono due persone (anche dello stesso sesso) che si amano, là ci sono dei diritti da riconoscere, come accade nel caso delle coppie non omosessuali. E qui scatta il meccanismo della equiparazione di due situazioni che nella realtà – obiettivamente – sono ben diverse.
Ma è giusto trattare allo stesso modo situazioni diverse?
Don Milani, un sacerdote tanto caro alla sinistra, era convinto di no. Ma anche la Costituzione italiana che, ci ricorda il professor Giuseppe Dalla Torre, giurista e rettore della Università Lumsa, all’articolo 3 “fa divieto di trattare in modo diverso situazioni eguali, ma anche in modo eguale situazioni diverse”.
Inoltre, allo Stato non interessa un tubo dei “vincoli affettivi”:
«Il diritto non tutela vincoli affettivi, nemmeno nel matrimonio. Il codice civile non ne parla. Anzi, il matrimonio è tutelato perché trascende gli interessi meramente privati e perché ha funzioni sociali e solidaristiche rilevanti, come l’educazione dei figli. Lo Stato non verifica se due si vogliono bene prima di andare davanti al sindaco a sposarsi, né se l’affetto rimane nel tempo. I sentimenti personali per il diritto sono irrilevanti. L’ordinamento giuridico protegge certe situazioni solo perché ci sono in gioco questioni di giustizia. L’aggettivo "affettivo" deve sparire dal provvedimento».
Meglio far sparire tutto il ddl, visto che, come spiega il prof. Dalla Torre, andrebbe a creare un modello di “parafamiglia” ponendo tutta una serie di problemi tecnici in tema di alimenti, successioni, pensioni, in contraddizione con la Costituzione e a danno non solo della collettività, ma anche di quei soggetti più deboli che nelle intenzioni del ministro Bindi – e come sostenuto anche da Franco Monaco, altro ex presidente dell’Azione cattolica – da questa legge dovrebbero essere tutelati.
Per non parlare del rischio di aprire la strada alla legittimazione del matrimonio poligamico e dell'incesto nel nostro ordinamento!
Infine, nel tentativo – clamorosamente fallito – di far ingoiare il rospo alla parte moderata della coalizione, sono riusciti a scontentare anche quelli che – sotto sotto – erano i veri destinatari del provvedimento in discussione:
«i Dico sono un compromesso inaccettabile, dal momento che i 14 articoli scritti dai due ministri non sono altro che una rivisitazione precaria della convivenza "more uxorio" , mentre la serie di vincoli temporali rende la legge di fatto inapplicabile».
Parola di Francesco Piomboni, presidente di Arcigay Firenze. D’altra parte questo è il migliore compromesso possibile e l’unico che abbia qualche flebile speranza di passare al Senato. Se non hanno proposto un provvedimento mirato apertamente ai soli omosessuali è perché sanno che gli italiani non lo accetterebbero.
Allora, laicamente, razionalmente e anche in base al comune buon senso, direi che ci sono un mucchio di buoni motivi per accantonare questo ddl e affrontare le vere emergenze del Paese.
In primo luogo, il sostegno e la promozione della famiglia (come riconosciuta dalla Costituzione italiana), che oltre ad essere stata ignorata e svalutata per decenni, è stata ulteriormente danneggiata con il passaggio dalle deduzioni alle detrazioni dei carichi famigliari sancito nella recente legge finanziaria. E invece di prendere misure per favorire un aumento del tasso di natalità – nel quale siamo ultimi al mondo, con gravi ripercussioni sociali ed economiche – il nuovo ticket sanitario di 10 € è stato esteso alle visite specialistiche in gravidanza... salvo precipitose retromarce, nel tentativo di recuperare i consensi in caduta libera.
Resta da capire se la nostra classe politica sia semplicemente incompetente oppure se ci sia anche un po’ di masochismo in tutto ciò.

Gino

 SAMIZDATONLINE


scritto da: Faramir alle ore 12:37 | link | commenti (4)
categorie: politica, famiglia, dico

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


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