Oggi è la Giornata mondiale contro la droga, lo sapevate?
Beh, adesso lo sapete... e io vi segnalo questo commento di Antonello Vanni alla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, presentata ieri a Palazzo Chigi dal sottosegretario Giovanardi.
DA LEGGERE BENE E DIFFONDERE IL PIU' POSSIBILE (soprattutto tra genitori e ragazzi). Grazie.
Ciao.
Fonte: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=3166
DROGA/ La “sfida” agli stupefacenti si può vincere. Ecco come
26/06/2008
È stata presentata ieri a Palazzo Chigi dal sottosegretario Giovanardi la Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Ancora una volta le notizie negative superano quelle positive.
Notizie negative: aumentano del 6% i decessi dovuti all’abuso di droga (e non è un caso dato che negli ultimi 5 anni è cresciuto il consumo di sostanze stupefacenti); in aumento il numero dei soggetti segnalati alle Prefetture per possesso di droga e il numero di denunce per reati connessi; diminuiscono i prezzi di cocaina ed eroina (strategia che i trafficanti, ben esperti di marketing promozionale, utilizzano per attirare i cittadini italiani nella loro rete) mentre aumenta il prezzo della cannabis (dimostrando appunto che, dopo anni di promozione, il marketing comincia a rendere), continua l’impegno economico che il nostro Paese deve affrontare per i soggetti in cura presso i diversi servizi, Sert e comunità.
Notizie positive: aumentano del 200% i controlli svolti dalle forze dell’ordine sui guidatori e le attività di prevenzione nelle scuole, nelle associazioni famigliari e nelle comunità locali; gli italiani (84,6%) iniziano finalmente a disapprovare l’uso di sostanze illegali, percependone il rischio connesso all’uso. Fatto che riguarda, e a ragione, soprattutto la cannabis.
E come si può vincere la droga? Ha ragione Giovanardi: la droga può essere efficacemente combattuta. Qualcuno, con le ovvie differenze, lo ha fatto e lo sta facendo: nel marzo 2008 l’Executive Office of The President of the United States ha pubblicato e offerto esplicitamente alla comunità internazionale il resoconto di una quinquennale campagna di lotta alle droghe: What Works. Effective Public Health Responses to Drug Use. Risultato: in Usa dal 2001 ad oggi il 24% in meno di giovani (in tutto 860.000) fa ricorso a sostanze legali e illegali. In questo rapporto è documentato il percorso seguito: campagne mediatiche ad ampio spettro in tutti i contesti giovanili, scolastici e famigliari, coalizione crescente di gruppi, agenzie formative, associazioni culturali e religiose; test random nelle scuole come deterrente e strumento per individuare i giovani bisognosi di aiuto; diffusione della prevenzione nei luoghi di lavoro e soprattutto investimento volto ad aumentare la disapprovazione dell’intera società nei confronti di tutte le droghe. In Italia, però, non abbiamo saputo neppure questo. E non sorprende, quindi, se anche dalla Relazione presentata in Parlamento risulta che gli studenti italiani possono reperire facilmente qualsiasi droga a scuola, in discoteca, o per strada. Noi, come insegnanti e genitori, siamo pronti per la sfida contro la droga e vogliamo, date le gravi circostanze, combatterla: volerlo però non basta, chiediamo di avere gli strumenti e un serio aiuto per vincerla.
Fino ad ora siamo rimasti soli, con evidenti risultati. Intanto oggi è la Giornata mondiale contro la droga. In questo caso di tutti gli interessanti materiali proposti dall’ONU (specifici per bambini, adolescenti, genitori, insegnanti) almeno uno è in italiano: il logo, che dice “Nella tua vita e nella tua comunità, nessuno spazio alla droga”.
Finalmente è stata messa la parola fine sul tormentone della coltivazione di cannabis per uso personale, che negli ultimi anni qualche giudice aveva ritenuto legittima:
[...] la Corte di Cassazione ha sancito ieri, con una sentenza delle sezioni penali unite, che la marijuana 'fatta in casa' è illegale. Il pronunciamento, proprio perché a Sezioni unite presiedute dal primo presidente Vincenzo Carbone, farà giurisprudenza. In futuro vi si dovranno uniformare i tribunali, le corti d’appello e gli stessi giudici di piazza Cavour e questo è quindi da considerare come l’orientamento definitivo della suprema Corte in materia, dopo una serie di verdetti in contraddizione tra loro. [...]
I casi in esame, rimessi alle sezioni unite dalla quarta sezione penale, erano due, uno discusso in udienza pubblica e uno in camera di consiglio. Ma la questione era unica: appurare «se la condotta di coltivazione di piante, dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, sia penalmente rilevante anche quando sia realizzata per la destinazione all’uso personale».
La risposta, come detto, è stata affermativa: «Costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività di coltivazione non autorizzata », si legge in una nota diffusa dopo la lettura del dispositivo. Perciò la Corte ha confermato la condanna a 4 mesi di reclusione e mille euro di multa nei confronti di Vincenzo D.S., cittadino milanese che coltivava marijuana in veranda. Ribaltato invece, il verdetto di proscioglimento del gip di Savona che due anni fa aveva giudicato il giovane Domenico V. non punibile per aver tenuto in casa qualche pianta di 'erba': il ragazzo sarà quindi processato.
In attesa di leggere le motivazioni, si può comunque affermare che esce sconfessata la linea 'antiproibizionista' talvolta sposata da alcune sezioni della stessa Cassazione. I precedenti non mancano, negli ultimi quattordici anni. Era il 1994, infatti, quando la sesta sezione penale distinse «la coltivazione in senso tecnico, un procedimento che presuppone la disponibilità di un terreno e di una serie di attività dei destinatari delle norme sulla coltivazione» dalla detenzione di cannabis per uso personale. A quel pronunciamento, il 10 maggio dello scorso anno, si rifece la stessa sesta sezione (sentenza 17983) per annullare la condanna della Corte d’appello di Roma a carico di un uomo che aveva coltivato nel proprio fondo cinque piante di marijuana.
Ben prima, il 19 ottobre del 2003, la Cassazione aveva annullato la condanna a 6 mesi di reclusione e mille euro di multa per Giovanni M., napoletano allora quarantaseienne, «per aver coltivato illegalmente una pianta di cannabis sativa e detenuto 80 semi della stessa pianta per la coltivazione». Motivo: per condannare il 'coltivatore diretto' di sostanze stupefacenti è necessario che «anche in concreto l’offensività sia ravvisabile almeno in minimo grado». Analoga la sentenza numero 40362 del 31 ottobre del 2007, con la quale ancora la sesta sezione penale affermò la liceità della marijuana (fatta crescere, nel caso in specie, dentro la vasca da bagno) se venduta come «pianta ornamentale». La sentenza fece clamore, tanto che due settimane dopo il primo presidente Vincenzo Carbone diffuse una nota per precisare che la coltivazione domestica era da ritenersi «legittima solo quando siano specificamente provate in fatto l’irrilevante quantità e l’assenza della destinazione all’uso di terzi».
Ieri, infine, la decisione a sezioni unite che fa chiarezza una volta per tutte, per la verità anticipata proprio quest’anno dalla sentenza 871 della quarta sezione: «La coltivazione non autorizzata costituisce un reato».
(Avvenire, 25 Aprile 2008)
Amen!
Sarebbe bello che i radicali mettessero il cuore in pace, ma dubito che succederà. Anzi scommetto che ricominceranno con le solite pagliacciate, che verranno anche troppo generosamente rilanciate da tanti giornalisti italici, che si credono tanto moderni e all'avanguardia...
Nella realtà è la decisione della Suprema Corte a tenere conto dei dati più recenti, come ricorda Claudio Risé sempre su Avvenire di ieri:
[...] Si tratta, in realtà, di una sentenza molto aggiornata, che forse tiene anche conto dei recenti richiami dell’Organizzazione mondiale della Sanità, e dell’Osservatorio europeo sulla droghe, a quei Paesi, come l’Italia, in cui il consumo di droghe, e di cannabis, invece di diminuire, ha continuato ad aumentare, con elevati danni personali e sociali.
Ogni giorno, del resto, si intensificano nel mondo dichiarazioni di categorie, o istituzioni, prima 'liberali', che chiedono ai poteri pubblici più consapevolezza nei confronti della crescente pericolosità della cannabis, la sostanza illecita più diffusa nel mondo, la più legata ad atti di violenza, e pista di lancio per tutte le altre droghe.
Gli ultimi sono stati gli infermieri inglesi, che hanno chiesto con urgenza di togliere la cannabis dalle droghe di tipo C, le meno pericolose, perché la situazione nei reparti ospedalieri dove essi lavorano prova ogni giorno il contrario. La stessa richiesta era stata sollevata un anno fa dal quotidiano Indipendent, che chiese scusa ai propri lettori per essersi battuto in passato per la derubricazione della cannabis in quanto innocua: i dati di cronaca lo avevano smentito. Qualche settimane fa poi, il Governo americano ha diffuso il documento «What Works» (cos’è che funziona nella lotta alla droga), spiegando come aveva ridotto, dal 2001, del 24% l’uso di tutte le droghe illecite, del 25% quello di marijuana, del 54% quello di ecstasy, del 60% quello di Lsd, del 15% quello di alcol. Il primo strumento è stato un forte e inequivocabile supporto legislativo, seguito da una capillare campagna di informazione sui danni della droga, e controlli random sul suo uso tra i giovani, nella scuola e sul lavoro.
Particolarmente alta, in tutto il mondo, è diventata proprio l’attenzione alla coltivazione personale di cannabis. È anche in questo modo infatti, utilizzando fitofarmaci, fertilizzanti, e privilegiando le piante femmine, senza semi, che si ottengono concentrazioni di Thc (tetraidrocannabinolo, il principio attivo della cannabis) pari al 35%: spinelli-bomba che distruggono il cervello, e anche il corpo. Per ottenerli, indoor, tra le mura domestiche, si possono utilizzare anche speciali lampade, assieme a sistemi di controllo dell’idratazione e dei ritmi di fioritura. I semi si comprano facilmente nei mercati specializzati (notissimo quello di Bologna), finora in Italia pubblicizzati con affissioni stradali, e privi di qualsiasi controllo, o su Internet. È anche così, tra le mura domestiche, che nasce oggi la nuova cannabis, il new skunk, e anche peggio. La saggia decisione della Suprema Corte può ostacolare questa tendenza.
Come era facilmente prevedibile, sui finanziamenti alle ricerche che utilizzino embrioni umani, il Parlamento Europeo ha fatto la scelta peggiore.
In questo pessimo risultato, purtroppo, è stato determinante il contributo del nostro governo.
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[...] La decisione del Parlamento europeo circa il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali ottenute attraverso la distruzione di esseri umani allo stadio embrionale del loro sviluppo non è una vittoria politica della ricerca biomedica, ma la sua sconfitta. È andata persa una buona occasione per mostrare il volto umano della scienza che l'Europa vuole promuovere, lasciandosi definitivamente alle spalle gli spettri del secolo che si è da poco chiuso e fornendo l'esempio di come non si rinuncia al progresso scientifico e medico per il solo fatto di porre alcuni limiti alla sperimentazione condotta sull'uomo. Altri tipi di cellule staminali, non embrionali, sono oggetto di feconda ricerca proprio in Europa e fonte di sicura speranza per il trattamento di numerose malattie in un futuro non lontano. |
Prodi ha l'ultima occasione per dimostrare che le sue non sono promesse da marinaio. Personalmente non ci conto molto, ma sarei ben felice di sbagliarmi e di applaudire una sua presa di posizione coraggiosa. Ma può rischiare le dimissioni del ministro Mussi?
D'altra parte, non si può fare a meno di constatare che in questo governo i "colpi di mano" sono ormai routine. Ma vengono tollerati solo quelli a senso unico.
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«Colpo a tradimento», «problema di sostanza e di metodo», «sceneggiate dell'ultimo momento senza preavviso». Ovvero, imperdonabili strappi che rischiano di destabilizzare la maggioranza, o l'Ulivo e il futuro Partito democratico. |
Domanda retorica.
Questi margheritini sembrano già pronti per il futuro "Partito Democratico".
Come erano "democratiche" le repubbliche che stavano ad est della cortina di ferro: zitti e Mosca!
Brutto colpo per la ministro Turco. Dal Corriere online:
Guai per il decreto che ha raddoppiato le quantità di cannabis ad uso personale innalzando la soglia tra detenzione e spaccio. Il provvedimento del ministro della Salute, Livia Turco, ha ricevuto un nuovo colpo in Commissione sanità del Senato. Ieri è passato un ordine del giorno che impegna «il governo a riesaminarlo». Un voto sorprendente, condiviso da Cdl, Margherita e Ds, compresa Anna Serafini, senatrice ds e moglie di Piero Fassino. Ventuno favorevoli, tre i contrari (Verdi e Rifondazione), un astenuto (Ignazio Marino, presidente della Commissione).
Speriamo che lo "scapaccione" sia educativo...
Intanto prendiamo atto che nell'Unione, sui temi etici fondamentali (e non solo), regna il caos totale.
In quanto genitore, sottoscrivo anch'io questo importante appello, segnalato tra gli altri da Passaggioalbosco e Alef. Vi invito ad aderire senza indugio.
In merito alla proposta del ministro Turco di raddoppiare la quantità di principio attivo di cannabis detenibile per consumo personale, non perdiamo tempo a polemizzare sul numero di spinelli, ma chiediamoci quali sono le conseguenze.
Lascio la parola a don Chino Pezzoli, da Avvenire di ieri:
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[...] Intanto il ritornello si ripete: «Le droghe leggere non sono da confondere o equiparare con quelle pesanti»; «Ognuno ha il diritto di usare la droga o di rifiutarla». Grazie a queste pubbliche esternazioni, sappiamo ora che accanto agli spacciatori di sostanze illecite ci sono politici che preparano il terreno. La domanda pesa: forse che alla classe di governo piace il giovane sballato, euforico e disordinato? Ed è forse così che si predispone l'Italia di domani, meno "impazzita" di quanto a qualcuno appaia oggi? Quali no siamo disposti oggi a dire, per avere domani dei cittadini migliori? |
In un Paese serio, un ministro del lavoro che dicesse «In pensione a 58 anni» verrebbe invitato - gentilmente - a rassegnare le dimissioni entro 24 ore.
Personalmente, poi, non ci troverei nulla di strano se lo ricoverassero in un reparto neuro-psichiatrico, ma vabbé... non si può avere tutto dalla vita.
Evidentemente, però, la malattia è contagiosa, se pure una persona tutto sommato rispettabile e competente come il ministro Padoa Schioppa non può fare a meno di contraddirsi da solo e si deve arrampicare sugli specchi per non dire chiaramente che i suoi colleghi non lo lasciano fare quello per cui era stato scelto da Prodi.
In quanto al ministro della solidarietà sociale, infine, ormai non ci sono speranze.
Prima dice che vuol depenalizzare gli spinelli, dimenticandosi che il consumo di droghe è già depenalizzato (si rischia al più una "ramanzina" dal Prefetto, o qualche sanzione amministrativa) e che i drogati finiscono in galera se delinquono allo scopo di procurarsi la "roba" o se commettono altri illeciti. Poi dichiara di "comprendere" il «muro» antispaccio innalzato dalla amministrazione di Padova per tenere a bada gli spacciatori.
Gli stessi spacciatori che il ministro Ferrero vorrebbe "aiutare", raddoppiando la quantità minima per "uso personale".
Naturalmente il problema di Padova è colpa del governo precedente, e il fatto che la giunta padovana sia di centro-sinistra non ha nulla a che vedere con la posizione di Ferrero e compagni. Se la stessa cosa l'avesse fatta una giunta di centro-destra avrebbero fatto le stesse considerazioni... sì, come no!
Se continua così, il "manicomio Prodi" rischia di dover prevedere un aumento di posti letto.
Avvenire è fortemente critico verso l'annuncio del ministro della Salute:
Solerzia fuori tempo e luogo
Non vogliamo assolutamente entrare nel merito, in questa sede. Ma ha ragione don Oreste Benzi: lascia semplicemente basiti la scelta del ministro Livia Turco di rendere nota proprio ieri, giornata internazionale "contro l'abuso di droga e il traffico illecito" (si badi bene: la definizione è delle Nazioni Unite), la sua intenzione di alzare la soglia per il consumo di spinelli che esclude l'ipotesi di illecito penale. Sappiamo che il tema è dibattutissimo. Che anche molti operatori temono un eccesso di criminalizzazione. Ma che segnale si finisce per dare quando si proclama apertamente che il primo, e dunque il più urgente, intervento da compiere è quello di consentire di fatto un possesso più corposo (il doppio, propone subito il collega ministro Paolo Ferrero) per uso personale?
Un segnale molto chiaro, sia ai giovani, con conseguente aumento dei consumatori, sia agli spacciatori, che ringraziano.
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville