Gino

giovedì, 26 giugno 2008

La battaglia contro la droga si può vincere. Ecco come

Oggi è la Giornata mondiale contro la droga, lo sapevate?
Beh, adesso lo sapete... e io vi segnalo
questo commento di Antonello Vanni alla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, presentata ieri a Palazzo Chigi dal sottosegretario Giovanardi.

DA LEGGERE BENE E DIFFONDERE IL PIU' POSSIBILE (soprattutto tra genitori e ragazzi). Grazie.
Ciao.

Fonte: http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=3166

DROGA/ La “sfida” agli stupefacenti si può vincere. Ecco come
26/06/2008

È stata presentata ieri a Palazzo Chigi dal sottosegretario Giovanardi la Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Ancora una volta le notizie negative superano quelle positive.
Notizie negative: aumentano del 6% i decessi dovuti all’abuso di droga (e non è un caso dato che negli ultimi 5 anni è cresciuto il consumo di sostanze stupefacenti); in aumento il numero dei soggetti segnalati alle Prefetture per possesso di droga e il numero di denunce per reati connessi; diminuiscono i prezzi di cocaina ed eroina (strategia che i trafficanti, ben esperti di marketing promozionale, utilizzano per attirare i cittadini italiani nella loro rete) mentre aumenta il prezzo della cannabis (dimostrando appunto che, dopo anni di promozione, il marketing comincia a rendere), continua l’impegno economico che il nostro Paese deve affrontare per i soggetti in cura presso i diversi servizi, Sert e comunità.
Notizie positive: aumentano del 200% i controlli svolti dalle forze dell’ordine sui guidatori e le attività di prevenzione nelle scuole, nelle associazioni famigliari e nelle comunità locali; gli italiani (84,6%) iniziano finalmente a disapprovare l’uso di sostanze illegali, percependone il rischio connesso all’uso. Fatto che riguarda, e a ragione, soprattutto la cannabis.

Secondo Giovanardi la situazione è grave, ma non allarmante: «La sfida si può vincere». Condividiamo favorevolmente queste parole, ma ora scendiamo sul campo, nella realtà. Dopo aver incontrato in diverse occasioni genitori e insegnanti che ci hanno espresso disappunto per l’abbandono informativo e di counselling in cui la famiglia e la scuola sono state lasciate mentre gli adolescenti svenivano sui banchi o davanti alle scuole e i pullman si ribaltavano provocando la morte di bambini perché l’autista aveva fumato uno spinello, e soprattutto, dopo aver incontrato con inquietudine, nei quartieri al limite delle nostre città italiane, bambini di 10 anni che ci parlavano di hashish, Ice e allucinogeni, ci chiediamo:questa sfida quali obiettivi ha, chi la deve combattere, e come si può vincere? È ora infatti che gli italiani, all’oscuro per anni su questi punti, vengano informati.
 
Cominciamo dagli obiettivi: nessuno di noi, o quasi, sa che l’UE ha stabilito per il 2005-2012 una strategia internazionale contro la droga avente come obiettivi netti la riduzione della domanda e dell’offerta di droghe (la prevenzione insomma) focalizzando l’attenzione su due punti chiave: 1) la cooperazione internazionale e soprattutto 2) una pianificazione basata su ricerca, informazione e valutazione. Rispetto a questi obiettivi siamo molto in ritardo (e già l’anno scorso eravamo, con Malta, il fanalino di coda), basti pensare al fatto che mentre Usa, Spagna, Francia, Ontario, Australia combattevano con ampie campagne dissuasive la cannabis, da noi il Ministro della Salute ne favoriva il consumo raddoppiando la quantità di THC detenibile per uso personale. Su questi obiettivi noi chiediamo che anche l’Italia finalmente si adoperi (e abbiamo i migliori studiosi di neuroscienze e dipendenza) in questo processo di aggiornamento scientifico, di informazione, collaborazione e allineamento internazionale.
 
Ma chi deve combattere questa battaglia? Hanno detto bene recentemente i medici del Dipartimento Dipendenze dell’ASL di Milano: «Il tema della prevenzione non può più essere solo materia dell’ASL. Tutte le istituzioni devono collaborare. Più servizi al cittadino e più informazioni». E quali sono queste istituzioni? Quelle che, soprattutto per quanto riguarda la tutela dell’integrità psicofisica degli adolescenti, hanno quasi taciuto (il Ministero dell’Istruzione ad esempio) o hanno fatto proposte sconcertanti (l’ex Ministero della Salute) e quelle che sono state lasciate in balia di questo silenzio: la famiglia e la scuola.
Il problema è che in Italia non siamo stati informati neppure del fatto che l’Onu ha raccolto e pubblicato gratuitamente una quantità notevole di strategie e protocolli evidence-based (testati sul campo, valutati positivamente e adattabili ai diversi contesti), destinati alla prevenzione: come trasformare la scuola in un luogo efficace per combattere la droga, come trasformare il web in luogo interattivo di media education contro le sostanze, come meglio coinvolgere le famiglie solitamente restie ai momenti di informazione, come mandare in modo più efficace ai giovani i messaggi antidrug. E non basta: in Francia il Ministero della salute ha fornito specifici opuscoli ai genitori e agli studenti per informarli sui gravi pericoli provocati dalla cannabis mentre da noi molti ancora credono al “cosa vuoi che faccia uno spinello”; inoltre per gli studenti francesi è stato attivato uno specifico numero verde Ecoute Cannabis, mentre da noi i ragazzi ti ringraziano stupiti quando vai nelle scuole a dire che lo spinello non è uno scherzo, facendoti notare che “non glielo ha mai detto nessuno”. E ancora: negli Usa, l’Accademia americana dei Pediatri ha firmato una guida destinata ai genitori per spiegare loro cosa fare se sospettano l’uso di sostanze da parte dei figli, quali indizi osservare e come passare all’azione per salvaguardare la salute degli adolescenti, mentre da noi i genitori non sanno a chi chiedere un consiglio o, peggio, a volte non si accorgono di nulla.
Tutto questo è un campo scoperto, anche perché questo prezioso materiale è generalmente in inglese e nessuno per ora si è preoccupato di tradurcelo (a parte il meritevole Dronet del Veneto che da anni informa in tempo reale e offre diverse traduzioni di queste pubblicazioni per operatori, genitori, insegnanti e studenti).  

E come si può vincere la droga? Ha ragione Giovanardi: la droga può essere efficacemente combattuta. Qualcuno, con le ovvie differenze, lo ha fatto e lo sta facendo: nel marzo 2008 l’Executive Office of The President of the United States ha pubblicato e offerto esplicitamente alla comunità internazionale il resoconto di una quinquennale campagna di lotta alle droghe: What Works. Effective Public Health Responses to Drug Use. Risultato: in Usa dal 2001 ad oggi il 24% in meno di giovani (in tutto 860.000) fa ricorso a sostanze legali e illegali. In questo rapporto è documentato il percorso seguito: campagne mediatiche ad ampio spettro in tutti i contesti giovanili, scolastici e famigliari, coalizione crescente di gruppi, agenzie formative, associazioni culturali e religiose; test random nelle scuole come deterrente e strumento per individuare i giovani bisognosi di aiuto; diffusione della prevenzione nei luoghi di lavoro e soprattutto investimento volto ad aumentare la disapprovazione dell’intera società nei confronti di tutte le droghe. In Italia, però, non abbiamo saputo neppure questo. E non sorprende, quindi, se anche dalla Relazione presentata in Parlamento risulta che gli studenti italiani possono reperire facilmente qualsiasi droga a scuola, in discoteca, o per strada. Noi, come insegnanti e genitori, siamo pronti per la sfida contro la droga e vogliamo, date le gravi circostanze, combatterla: volerlo però non basta, chiediamo di avere gli strumenti e un serio aiuto per vincerla.

Fino ad ora siamo rimasti soli, con evidenti risultati. Intanto oggi è la Giornata mondiale contro la droga.
In questo caso di tutti gli interessanti materiali proposti dall’ONU (specifici per bambini, adolescenti, genitori, insegnanti) almeno uno è in italiano: il logo, che dice “Nella tua vita e nella tua comunità, nessuno spazio alla droga”.

(Antonello Vanni, curatore della documentazione scientifica del libro “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita” di Claudio Risé)

scritto da: Faramir alle ore 10:10 | link |
categorie: famiglia, scuola, droga, sanita
sabato, 26 aprile 2008

Brutto colpo per gli antiproibizionisti

Finalmente è stata messa la parola fine sul tormentone della coltivazione di cannabis per uso personale, che negli ultimi anni qualche giudice aveva ritenuto legittima:

[...] la Corte di Cassazione ha sancito ieri, con una sentenza delle sezioni penali unite, che la marijuana 'fatta in casa' è illegale. Il pronunciamento, proprio per­ché a Sezioni unite presiedute dal primo pre­sidente Vincenzo Carbone, farà giurispru­denza. In futuro vi si dovranno uniformare i tribunali, le corti d’appello e gli stessi giudi­ci di piazza Cavour e questo è quindi da con­siderare come l’orientamento definitivo del­la suprema Corte in materia, dopo una serie di verdetti in contraddizione tra loro. [...]
I casi in esame, rimessi al­le sezioni unite dalla quarta sezione penale, erano due, uno discusso in udienza pubbli­ca e uno in camera di consiglio. Ma la que­stione era unica: appurare «se la condotta di coltivazione di piante, dalle quali sono e­straibili sostanze stupefacenti, sia penal­mente rilevante anche quando sia realizza­ta per la destinazione all’uso personale».
  La risposta, come detto, è stata affermativa: «Costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività di coltivazione non auto­rizzata », si legge in una nota diffusa dopo la lettura del dispositivo. Perciò la Corte ha con­fermato la condanna a 4 mesi di reclusione e mille euro di multa nei confronti di Vincenzo D.S., cittadino milane­se che coltivava ma­rijuana in veranda. Ri­baltato invece, il ver­detto di prosciogli­mento del gip di Savo­na che due anni fa ave­va giudicato il giovane Domenico V. non puni­bile per aver tenuto in casa qualche pianta di 'erba': il ragazzo sarà quindi processato.
  In attesa di leggere le motivazioni, si può co­munque affermare che esce sconfessata la li­nea 'antiproibizioni­sta' talvolta sposata da alcune sezioni della stessa Cassazione. I precedenti non man­cano, negli ultimi quat­tordici anni. Era il 1994, infatti, quando la sesta sezione penale distinse «la coltivazione in sen­so tecnico, un procedi­mento che presuppone
la disponibilità di un terreno e di una serie di attività dei destinatari delle norme sulla coltivazione» dalla detenzione di cannabis per uso personale. A quel pronunciamento, il 10 maggio dello scorso anno, si rifece la stessa sesta sezione (sentenza 17983) per an­nullare la condanna della Corte d’appello di Roma a carico di un uomo che aveva colti­vato nel proprio fondo cinque piante di ma­rijuana.
  Ben prima, il 19 ottobre del 2003, la Cassa­zione aveva annullato la condanna a 6 mesi di reclusione e mille euro di multa per Gio­vanni M., napoletano allora quarantaseien­ne, «per aver coltivato illegalmente una pian­ta di cannabis sativa e detenuto 80 semi del­la stessa pianta per la coltivazione». Motivo: per condannare il 'coltivatore diretto' di so­stanze stupefacenti è necessario che «anche in concreto l’offensività sia ravvisabile al­meno in minimo grado». Analoga la sentenza numero 40362 del 31 ot­tobre
del 2007, con la quale ancora la sesta sezione penale affermò la liceità della ma­rijuana (fatta crescere, nel caso in specie, dentro la vasca da bagno) se venduta come «pianta ornamentale». La sentenza fece cla­more, tanto che due settimane dopo il pri­mo presidente Vincenzo Carbone diffuse u­na nota per precisare che la coltivazione do­mestica era da ritenersi «legittima solo quan­do siano specificamente provate in fatto l’ir­rilevante quantità e l’assenza della destina­zione all’uso di terzi».
  Ieri, infine, la decisione a sezioni unite che fa chiarezza una volta per tutte, per la verità anticipata proprio quest’anno dalla senten­za 871 della quarta sezione: «La coltivazione
non autorizzata costituisce un reato».
(Avvenire, 25 Aprile 2008)

 

Amen!
Sarebbe bello che i radicali mettessero il cuore in pace, ma dubito che succederà. Anzi scommetto che ricominceranno con le solite pagliacciate, che verranno anche troppo generosamente rilanciate da tanti giornalisti italici, che si credono tanto moderni e all'avanguardia...

Nella realtà è la decisione della Suprema Corte a tenere conto dei dati più recenti, come ricorda Claudio Risé sempre su Avvenire di ieri:

[...] Si tratta, in realtà, di una sentenza molto aggiornata, che forse tiene anche conto dei recenti richiami dell’Organizzazione mondiale della Sanità, e dell’Osservatorio europeo sulla droghe, a quei Paesi, come l’Italia, in cui il consumo di droghe, e di cannabis, invece di diminuire, ha continuato ad aumentare, con elevati danni personali e sociali.
  Ogni giorno, del resto, si intensificano nel mondo dichiarazioni di categorie, o istituzioni, prima 'liberali', che chiedono ai poteri pubblici più consapevolezza nei confronti della crescente pericolosità della cannabis, la sostanza illecita più diffusa nel mondo, la più legata ad atti di violenza, e pista di lancio per tutte le altre droghe.
  Gli ultimi sono stati gli infermieri inglesi, che hanno chiesto con urgenza di togliere la cannabis dalle droghe di tipo C, le meno pericolose, perché la situazione nei reparti ospedalieri dove essi lavorano prova ogni giorno il contrario. La stessa richiesta era stata sollevata un anno fa dal quotidiano Indipendent, che chiese scusa ai propri lettori per essersi battuto in passato per la derubricazione della cannabis in quanto innocua: i dati di cronaca lo avevano smentito. Qualche settimane fa poi, il Governo americano ha diffuso il documento «What Works» (cos’è che funziona nella lotta alla droga), spiegando come aveva ridotto, dal 2001, del 24% l’uso di tutte le droghe illecite, del 25% quello di marijuana, del 54% quello di ecstasy, del 60% quello di Lsd, del 15% quello di alcol. Il primo strumento è stato un forte e inequivocabile supporto legislativo, seguito da una capillare campagna di informazione sui danni della droga, e controlli random
  sul suo uso tra i giovani, nella scuola e sul lavoro.
  Particolarmente alta, in tutto il mondo, è diventata proprio l’attenzione alla coltivazione personale di cannabis. È anche in questo modo infatti, utilizzando
fitofarmaci, fertilizzanti, e privilegiando le piante femmine, senza semi, che si ottengono concentrazioni di Thc (tetraidrocannabinolo, il principio attivo della cannabis) pari al 35%: spinelli-bomba che distruggono il cervello, e anche il corpo. Per ottenerli, indoor,  tra le mura domestiche, si possono utilizzare anche speciali lampade, assieme a sistemi di controllo dell’idratazione e dei ritmi di fioritura. I semi si comprano facilmente nei mercati specializzati (notissimo quello di Bologna), finora in Italia pubblicizzati con affissioni stradali, e privi di qualsiasi controllo, o su Internet. È anche così, tra le mura domestiche, che nasce oggi la nuova cannabis, il new skunk,  e anche peggio. La saggia decisione della Suprema Corte può ostacolare questa tendenza.


scritto da: Faramir alle ore 18:12 | link |
categorie: giustizia, droga
sabato, 02 dicembre 2006

La sconfitta della politica

Come era facilmente prevedibile, sui finanziamenti alle ricerche che utilizzino embrioni umani, il Parlamento Europeo ha fatto la scelta peggiore.

In questo pessimo risultato, purtroppo, è stato determinante il contributo del nostro governo.

[...] La decisione del Parlamento europeo circa il finanziamento della ricerca sulle cellule staminali ottenute attraverso la distruzione di esseri umani allo stadio embrionale del loro sviluppo non è una vittoria politica della ricerca biomedica, ma la sua sconfitta. È andata persa una buona occasione per mostrare il volto umano della scienza che l'Europa vuole promuovere, lasciandosi definitivamente alle spalle gli spettri del secolo che si è da poco chiuso e fornendo l'esempio di come non si rinuncia al progresso scientifico e medico per il solo fatto di porre alcuni limiti alla sperimentazione condotta sull'uomo. Altri tipi di cellule staminali, non embrionali, sono oggetto di feconda ricerca proprio in Europa e fonte di sicura speranza per il trattamento di numerose malattie in un futuro non lontano.
Ieri, a Strasburgo, è mancata alla maggioranza dei parlamentari una scelta coraggiosa. [...] Ci auguriamo che il Consiglio dei ministri dell'Unione possa ritornare sui propri passi e che il nostro Governo, al di là delle dichiarazioni di principio, contribuisca incisivamente a questo auspicabile e ancor possibile cambiamento.

Prodi ha l'ultima occasione per dimostrare che le sue non sono promesse da marinaio. Personalmente non ci conto molto, ma sarei ben felice di sbagliarmi e di applaudire una sua presa di posizione coraggiosa. Ma può rischiare le dimissioni del ministro Mussi?

D'altra parte, non si può fare a meno di constatare che in questo governo i "colpi di mano" sono ormai routine. Ma vengono tollerati solo quelli a senso unico.

«Colpo a tradimento», «problema di sostanza e di metodo», «sceneggiate dell'ultimo momento senza preavviso». Ovvero, imperdonabili strappi che rischiano di destabilizzare la maggioranza, o l'Ulivo e il futuro Partito democratico.
Se «Il Riformista» di ieri non si fosse curato di mettere ben in evidenza il nome dell'imputata di siffatte viltà («Cara Binetti, a che gioco gioca?»), prendendo il suo editoriale a spizzichi e bocconi, uno avrebbe potuto pensare che il quotidiano diretto da Paolo Franchi si riferisse al blitz unilaterale del Ministro Mussi, il quale a maggio fece saltare il blocco di minoranza dei Paesi contrari ai finanziamenti Ue alla ricerca sulle staminali embrionali, ponendo le condizioni del voto decisivo tenutosi proprio ieri a Strasburgo (per cui ora anche i risparmi degli italiani contribuiranno alla distruzione di embrioni umani). O si riferisse all'avventatezza del ministro Turco, alla sua scelta di raddoppiare con un decreto legge le dosi di cannabis consentite per uso personale, senza consultare le forze della maggioranza e senza la minima urgenza per un tale provvedimento (di fatto nessun consumatore rischiava il carcere con i limiti precedenti).
Invece no, la bifida figura è quella di Paola Binetti, «che ha dato la sensazione di tirare il sasso e di nascondere la mano, facendosi peraltro scudo di qualche autorevole voto piovuto sulla mozione tipo quello della Ds Anna Serafini». Mefistofelica teodem, insomma, capace di usare come scudi umani ignari ostaggi quali la moglie del segretario della Quercia Piero Fassino, più tutti gli altri esponenti dell'Ulivo che hanno votato la mozione contro il decreto Turco... Evidentemente, però, la logica del capro espiatorio permette una qualche consolazione. Così «L'Unità», piuttosto di chiedersi come mai i voti diessini abbiano premiato la mozione contestata, preferisce ricordare che «la Binetti ha sui temi cosiddetti etici una rispettabilissima visione personale, assai apprezzata dalle gerarchie vaticane [e te pareva... ndr] ma in contrasto con le linee guida del programma dell'Ulivo». Solo, risulta difficile trovare la pagina del programma dell'Ulivo in cui è indicato il raddoppio dei quantitativi minimi di cannabis.
«Europa», il quotidiano vicino alla Margherita, cerca di prenderla con filosofia: «la questione non va drammatizzata, il parlamento è un luogo di libertà», «è bene che ci siano momenti di maggiore autonomia che implicano l'eventualità di convergenze con l'opposizione». Salvo notare che «ieri, probabilmente non era così indispensabile». Domanda: quando mai sarà indispensabile, se non sulle questioni «eticamente sensibili»?

Domanda retorica.
Questi margheritini sembrano già pronti per il futuro "Partito Democratico".
Come erano "democratiche" le repubbliche che stavano ad est della cortina di ferro:  zitti e Mosca!


scritto da: Faramir alle ore 00:06 | link |
categorie: unione europea, bioetica, droga, prodi, cellule staminali
giovedì, 30 novembre 2006

Commissione sanità: censurata la Turco pro-spinello

Brutto colpo per la ministro Turco. Dal Corriere online:

Guai per il decreto che ha raddoppiato le quantità di cannabis ad uso personale innalzando la soglia tra detenzione e spaccio. Il provvedimento del ministro della Salute, Livia Turco, ha ricevuto un nuovo colpo in Commissione sanità del Senato. Ieri è passato un ordine del giorno che impegna «il governo a riesaminarlo». Un voto sorprendente, condiviso da Cdl, Margherita e Ds, compresa Anna Serafini, senatrice ds e moglie di Piero Fassino. Ventuno favorevoli, tre i contrari (Verdi e Rifondazione), un astenuto (Ignazio Marino, presidente della Commissione).

Speriamo che lo "scapaccione" sia educativo...

Intanto prendiamo atto che nell'Unione, sui temi etici fondamentali (e non solo), regna il caos totale.


scritto da: Faramir alle ore 09:30 | link |
categorie: politica, educazione, droga
mercoledì, 29 novembre 2006

Insegnanti e genitori: no allo Stato che droga

In quanto genitore, sottoscrivo anch'io questo importante appello, segnalato tra gli altri da Passaggioalbosco e Alef. Vi invito ad aderire senza indugio.


scritto da: Faramir alle ore 10:27 | link |
categorie: educazione, droga
giovedì, 16 novembre 2006

Sulle droghe troppe bugie

In merito alla proposta del ministro Turco di raddoppiare la quantità di principio attivo di cannabis detenibile per consumo personale, non perdiamo tempo a polemizzare sul numero di spinelli, ma chiediamoci quali sono le conseguenze.

Lascio la parola a don Chino Pezzoli, da Avvenire di ieri:

[...] Intanto il ritornello si ripete: «Le droghe leggere non sono da confondere o equiparare con quelle pesanti»; «Ognuno ha il diritto di usare la droga o di rifiutarla». Grazie a queste pubbliche esternazioni, sappiamo ora che accanto agli spacciatori di sostanze illecite ci sono politici che preparano il terreno. La domanda pesa: forse che alla classe di governo piace il giovane sballato, euforico e disordinato? Ed è forse così che si predispone l'Italia di domani, meno "impazzita" di quanto a qualcuno appaia oggi? Quali no siamo disposti oggi a dire, per avere domani dei cittadini migliori?
C'è chi ha affermato, in interviste andate in onda al telegiornale, che l'uso di marijuana e hashish facilita un concetto positivo di sé. Ipotecare una simile idiozia, equivale a sostenere la tesi che tutte le persone per evolvere e prendere coscienza del proprio io, dovrebbero usare "canne" o altre sostanze stupefacenti, stimolanti, eccitanti. Ma così siamo realmente alla fiera del demenziale. Si vuole legittimare una sostanza stupefacente che, assunta magari per capriccio, nuoce gravemente alla salute. Si cerca, inoltre, di sostenere che gli "spinelli" abbiano assunto, nella cultura giovanile, lo stesso significato psico-sociali che veniva associato all'alcol e al tabacco nelle generazioni pr ecedenti.
Di fronte a simili affermazioni, sarà bene precisare - come già faceva ieri don Mazzi dalle colonne di questo giornale - che i consumatori di marijuana e hashish corrono rischi concreti. Queste sostanze stupefacenti - falsamente definite leggere - producono nel tempo effetti pesanti. Si può clinicamente sostenere che un bombardamento di hashish e marijuana sulla struttura neurologica è psicotizzante. Sono ormai documentati, nelle cartelle cliniche dei diversi centri psichiatrici, centinaia di casi psicotici provocati dall'uso o abuso di cannabis.
Lavoro da più di 25 anni tra i tossicomani e non ho alcuna voglia di fare del terrorismo massmediale. Ma la verità che è portato di un'esperienza va pur detta. Talora, tra i più compromessi nella psiche ci sono proprio i consumatori della cosiddetta "droga leggere" o "erba". Molti psichiatri ormai parlano di disturbi vari di personalità causati proprio dal consumo di marijuana e hashish. Gli effetti tossici e gli scompensi non sono leggeri. [...]
Il criterio per definire "droghe leggere" i derivati della cannabis è quello obsoleto della crisi d'astinenza fisica come per l'eroina, la morfina e gli oppioidi in generale. La cannabis non provoca crisi dolorose d'astinenza, ma dà un'indubbia dipendenza psicologica, legata al ricordo dell'esperienza piacevole. Se è vero che una "canna" sopisce le fonti interne ed esterne d'ansia, disinibisce e rilassa, è altrettanto certo che produce impulsività, distorsione del tempo e dello spazio, pensieri deliranti, angoscia. Leggiamo su un pacchetto di sigarette: «Il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno». Forse varrebbe la pena dire la stessa cosa per le cannabis, altro che raddoppiare la disponibilità giornaliera.


scritto da: Faramir alle ore 00:21 | link |
categorie: politica, droga, idiozia
lunedì, 04 settembre 2006

Il manicomio Prodi si allarga...

il ministro DamianoIn un Paese serio, un ministro del lavoro che dicesse «In pensione a 58 anni» verrebbe invitato - gentilmente - a rassegnare le dimissioni entro 24 ore.
Personalmente, poi, non ci troverei nulla di strano se lo ricoverassero in un reparto neuro-psichiatrico, ma vabbé... non si può avere tutto dalla vita.

Evidentemente, però, la malattia è contagiosa, se pure una persona tutto sommato rispettabile e competente come il ministro Padoa Schioppa non può fare a meno di contraddirsi da solo e si deve arrampicare sugli specchi per non dire chiaramente che i suoi colleghi non lo lasciano fare quello per cui era stato scelto da Prodi.

il ministro FerreroIn quanto al ministro della solidarietà sociale, infine, ormai non ci sono speranze.
Prima dice che vuol
depenalizzare gli spinelli, dimenticandosi che il consumo di droghe è già depenalizzato (si rischia al più una "ramanzina" dal Prefetto, o qualche sanzione amministrativa) e che i drogati finiscono in galera se delinquono allo scopo di procurarsi la "roba" o se commettono altri illeciti. Poi dichiara di "comprendere" il «muro» antispaccio innalzato dalla amministrazione di Padova per tenere a bada gli spacciatori.
Gli stessi spacciatori che il ministro Ferrero vorrebbe "aiutare", raddoppiando la quantità minima per "uso personale".
Naturalmente il problema di Padova è colpa del governo precedente, e il fatto che la giunta padovana sia di centro-sinistra non ha nulla a che vedere con la posizione di Ferrero e compagni. Se la stessa cosa l'avesse fatta una giunta di centro-destra avrebbero fatto le stesse considerazioni... sì, come no!

Se continua così, il "manicomio Prodi" rischia di dover prevedere un aumento di posti letto.


scritto da: Faramir alle ore 12:17 | link |
categorie: politica, lavoro, economia, droga
martedì, 27 giugno 2006

Più spinelli per tutti!

Mamma la Turco!

Avvenire è fortemente critico verso l'annuncio del ministro della Salute:

Solerzia fuori tempo e luogo

Non vogliamo assolutamente entrare nel merito, in questa sede. Ma ha ragione don Oreste Benzi: lascia semplicemente basiti la scelta del ministro Livia Turco di rendere nota proprio ieri, giornata internazionale "contro l'abuso di droga e il traffico illecito" (si badi bene: la definizione è delle Nazioni Unite), la sua intenzione di alzare la soglia per il consumo di spinelli che esclude l'ipotesi di illecito penale. Sappiamo che il tema è dibattutissimo. Che anche molti operatori temono un eccesso di criminalizzazione. Ma che segnale si finisce per dare quando si proclama apertamente che il primo, e dunque il più urgente, intervento da compiere è quello di consentire di fatto un possesso più corposo (il doppio, propone subito il collega ministro Paolo Ferrero) per uso personale?

Un segnale molto chiaro, sia ai giovani, con conseguente aumento dei consumatori, sia agli spacciatori, che ringraziano.


scritto da: Faramir alle ore 13:51 | link |
categorie: politica, droga

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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