Scusate, ma a leggere queste boiate enunciate con immensa faccia di bronzo da un Mortadella ormai scaduto, e ripetute senza un minimo di contraddittorio sui mass media italici che qualcuno sostiene siano tutti in mano al Cavaliere Nero, certe colorite espressioni dialettali mi sgorgano spontanee...

I giornalisti italiani dovrebbero essere un po' meno succubi dei veri "poteri forti", oppure documentarsi un po' meglio, magari leggendo qualche editoriale di un intellettuale di sinistra (ma intellettualmente onesto) come Luca Ricolfi. Ad esempio, in data 13 Novembre 2007:
"[...] negli ultimi due anni, il processo riformistico non si è semplicemente interrotto, ma ha subito una vera e propria inversione di tendenza: il governo Prodi ha dato avvio a una stagione controriformistica, che ora si sta nitidamente dipanando sotto i nostri occhi. È vero, il governo si limita a galleggiare, ma questo non significa che non faccia nulla: fa quel che ritiene necessario per sopravvivere, e purtroppo questo «necessario per sopravvivere» consiste in un progressivo, lento ma tenace, smantellamento dei risultati della stagione precedente. [...]
Questo è il primo governo che vara manovre che anziché correggere i nostri squilibri li aggravano, e inoltre lo fanno intenzionalmente, ossia non per sbaglio ma programmaticamente. [...]
Ma non basta. Anche le manovre per impiegare l'extragettito fiscale del 2006 e del 2007 hanno un impianto controriformistico: è paradossale, ma senza di esse i nostri squilibri nei conti pubblici sarebbero minori. Da quando in qua una manovra correttiva modifica le tendenze spontanee dell'economia amplificando gli squilibri anziché attenuandoli? [...]"
Con la Premiata Ditta Prodi-TPS-Visco, tutto è possibile... anche fare figure di merda come questa.
Interessante anche questa intervista ad Avvenire dove riferendosi all'Unione la definisce una "coalizione basata sulla menzogna" e a proposito della politica economica del governo Prodi sulle ultime 2 finanziarie sostiene che:
"La prima del 2006, con un problema aperto di bassa crescita, tirò fuori una stangata fiscale che prevedeva un riflesso negativo dello 0,3% sul Pil. Quest'anno sono stati invece aperti i cordoni della borsa con un effetto peggiorativo sui conti pubblici... Uno schizofrenico stop and go. Due finanziarie sbagliate su due".
Ma per certe anime candide se Prodi dice di aver risanato i conti pubblici non è possibile dubitare. Poi vai a vedere il rapporto deficit/Pil e scopri che siamo sempre il fanalino di coda in Europa con il 104%, mentre dovrebbe essere sotto il 60%.
Dove sono finiti tutti i "tesoretti" scoperti in questi 2 anni? Volatilizzati in mille rivoli per tenere a galla un governo nato agonizzante. Abbassare di 2 punti il rapporto deficit/Pil ammazzando il paese di tasse e aumenti di spesa è più o meno equivalente a dare un'aspirina a un malato di bronco-polmonite.
Se ce ne fosse ancora bisogno, ecco l'epitaffio inciso sulla lapide deposta da Ricolfi sugli sproloqui in tema di "risanamento dei conti pubblici".
E adesso come passeranno il tempo questi "autorevoli" economisti, statisti, ecc.?
Io qualche suggerimento ce l'avrei...
Caro Prodi... và a scuà 'l mar cun la furchèta (vai a spazzare il mare con la forchetta).
Oppure, in alternativa... và a Bagg a sonà l’organ (vai a Baggio a suonare l’organo)...
PS: per chi non lo sapesse, a Baggio (periferia di Milano) c’è una cappella votiva con dipinto un organo... avete mai provato a suonare uno strumento musicale dipinto?
Ecco... per la serie: vai a fare una cosa impossibile, che ti tenga occupato a lungo... cioè: togliti dai piedi!
PPS: oltre alle cavolate economiche, Prodi insiste a dire che le paure degli italiani "sono state moltiplicate a scopo di campagna elettorale" dalla destra... ma non ci credono nemmeno gli elettori del Pd!
Altri motivi per NON votare il Partito Democratico di Prodi e Veltroni, oltre al "pasticcio radicale in salsa pannelliana" e all'alleanza col "manettaro" Di Pietro?
L'ipocrisia che hanno rivelato in tema di politiche del lavoro e di gestione dell'economia e delle finanze pubbliche.
[...] L'attuale governo, in carica dalla primavera del 2006, ha goduto non solo di un extragettito, eredità del precedente esecutivo, ma di oltre un anno di congiuntura economica internazionale favorevole; la ripresa, seppur breve, c'è stata e gli altri paesi europei, infatti, non soffrono l'attuale crisi come l'Italia.La differenza sostanziale sta nelle priorità che il governo Prodi si è dato, trascurando totalmente i fattori di crescita della produttività e dei consumi a favore di un risanamento dei conti pubblici che di qui a dodici mesi si rivelerà totalmente fittizio. Non solo perché la mancata crescita produrrà un innalzamento del rapporto deficit/pil (pur rimanendo sotto la soglia del 3%), ma anche perché la spesa pubblica - su cui non si è veramente intervenuti neanche a fronte di entrate record - ricomincerà a correre a causa dei capitoli di spesa messi a bilancio per il prossimo anno. Una gatta in più da pelare per il prossimo governo che - presumibilmente - sarà di centrodestra. Aveva dunque ben poco di cui andare fiero il ministro Padoa Schioppa, quando ha dichiarato che il risanamento è merito del governo mentre il rallentamento economico è colpa della congiuntura internazionale, ed è ben strano che a sostenere questo siano gli stessi personaggi che durante il governo Berlusconi - segnato da episodi come l'11 settembre, due guerre e una crisi mondiale dei rapporti con i paesi islamici - hanno addebitato la bassa crescita economica esclusivamente alle scelte dell'esecutivo di allora; ma allora, quantomeno, la crisi fu fronteggiata senza gravare ulteriormente sulle tasche degli italiani, tentando di razionalizzare la spesa con la riforma della pubblica amministrazione e il blocco delle assunzioni, indispensabile per l'assorbimento degli esuberi nella forza-lavoro realmente necessaria senza procedere a licenziamenti di massa, e con un piano di lungo termine per le infrastrutture la cui mancanza è tra i principali fattori di ritardo rispetto agli altri paesi europei. Un impianto ben diverso dal rastrellamento indiscriminato di risorse, il blocco delle grandi opere e il terrorismo fiscale. Il tutto senza aver inciso minimamente sulla capacità d'acquisto dei lavoratori e sulla piaga del lavoro nero, perché questi due problemi possono essere affrontati soltanto puntando sulla produttività e sulla detassazione degli oneri sul lavoro stesso. Se si calcola che sul compenso di un'ora di lavoro di una collaboratrice domestica, ad esempio, lo Stato pretende dal datore di lavoro una cifra pari al 40% del compenso stesso, le ragioni dell'immobilismo produttivo e salariale saltano agli occhi. Oggi è quasi surreale sentire Veltroni far proprie le parole d'ordine, le promesse e l'ottimismo del Cavaliere della campagna elettorale del 2001, quando il mondo, semplicemente, sembrava andare in tutt'altra direzione, ma la realtà della situazione - e la prudenza che questa determina nel programma e nelle affermazioni del Cavaliere di oggi - è ben rappresentata dalla lunga coda di pensionati davanti ad un distributore di latte con la bottiglia di vetro da un litro da riempire al prezzo di un euro. Cose che non si vedevano, ha sentenziato una signora, dal 1943. [...]
(Valentina Meliadò, RagionPolitica.it)
Secondo Raffaele Bonanni, nella vicenda Alitalia il governo ha tenuto «un comportamento assolutamente detestabile» nei confronti dei sindacati, anche perché gli esuberi sarebbero in realtà 7.000. Il Governo, ha detto il segretario generale della Cisl, «ci tiene all’oscuro di tutto, non prende una posizione chiara, in modo tale da garantire dei punti di approdo. Fanno tutto in silenzio, fanno tutto da soli e poi all’ultimo momento vogliono scaricare sulle nostre spalle la decisione, cucinano questa ministra acida e ci dicono”'o la mangi inacidendo anche tu, altrimenti ti prendi le responsabilità della minestra acida”. È un comportamento assolutamente detestabile». [...]
[Fonte: il Sussidiario.net]
Ma non erano quelli che... "servono concertazione e dialogo"?
Oltre al precedente post sul Cardinal Montini, segnalo un altro interessante articolo apparso sull'Osservatore Romano di ieri (e ringrazio l'amico che me lo ha indicato).
Il nuovo direttore Gian Maria Vian ha dato una bella svolta all'OR, in passato troppo "compassato", e le nuove collaborazioni come quella del banchiere Ettore Gotti Tedeschi (cattolico e liberale) indicano una maggiore attenzione ai temi economici, utile a sgombrare il campo da certi equivoci che spesso generano in ambito cattolico un "anti-capitalismo" ideologico "di maniera", presente anche nella gerarchia ecclesiastica e tra i parroci, purtroppo...
Di ben diverso tenore il magistero recente, e in particolare la Centesimus Annus di Giovanni Paolo II, che, mentre boccia totalmente il marxismo, vede invece nella "«economia d'impresa», o «economia di mercato», o semplicemente «economia libera»" la strada da percorrere per quei paesi "che cercano la via del vero progresso economico e civile" nel rispetto del "ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia". Ovviamente a patto di inquadrare la libertà economica "in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale", onde evitare le degenerazioni del sistema capitalistico.
L'unico appunto che mi tocca fare è che oltretevere sembra non sappiano ancora cosa sia un permalink... ;-)
Moralità della recessione
di Ettore Gotti Tedeschi
E di balle Prodi, Visco e TPS ce ne hanno raccontate tante, ma taaante...
Temo che il risveglio sarà brusco.
Trascrivo la risposta di Giulio Tremonti (pubblicata il 07/03/2008 sul Corriere della Sera) a un editoriale di Giavazzi:
"Io protezionista? Allora anche Obama e McCain"
Caro Direttore, ho letto con particolare interesse l'articolo di Francesco Giavazzi pubblicato il 29 febbraio scorso sul Corriere, sotto il titolo: «La tentazione del protezionismo». Nell'articolo, concentrato sul programma elettorale del Pdl, Giavazzi formula rilievi critici, alcuni a me specificamente diretti. E dunque non solo per ragioni d'ufficio, come si dice, ma anche in nome di una nostra personale amicizia, penso che gli sia dovuta una risposta:
a) sostiene Giavazzi che nel programma elettorale del Pdl ci sarebbe: «... una tentazione protezionista ». La risposta a Giavazzi si trova nello stesso numero del Corriere,
nella pagina immediatamente successiva, in un articolo di Massimo Gaggi: «E l'America impaurita inizia a dubitare del "re mercato"». Forse è il caso di avvertire Obama e McCain che anche sui loro programmi elettorali — e non solo su quello del Pdl — sta per abbattersi una scomunica;
b) sostiene Giavazzi che è male parlare di: «... dazi e quote contro la concorrenza asiatica asimmetrica ». Ancora una volta la risposta a Giavazzi si trova sul Corriere del 3 marzo scorso, in un articolo di Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione europea, pubblicato sotto il titolo: «Così proteggeremo il tessile». Forse è il caso di avvertire anche lui. Dazi e quote sono in realtà già stati introdotti, negli anni scorsi e con effetti molto positivi, proprio dall'Unione Europea, su pressione — tra l'altro — dell'industria e del governo italiani. È a questo tipo sperimentato di politica commerciale, e non ad altro, che si fa riferimento nel programma del Pdl;
c) sostiene Giavazzi che è male chiedere di: «ridurre la regolamentazione comunitaria». Nel 2003 a Stresa, al termine del semestre italiano di presidenza Ue, ho lanciato l'idea di concentrare l'attenzione anche sulla politica legislativa ed in particolare sugli effetti economici negativi tipici di una regolamentazione eccessiva, causa per le imprese di costi addizionali ed artificiali. Ne è derivato, per iniziativa della successiva presidenza olandese, il progetto denominato «Better regulation». È questo e solo questo il tipo di politica legislativa europea che, nel programma del Pdl, si pensa di intensificare;
d) sostiene Giavazzi che: «si propone una Banca del Sud, immagino pubblica... ne abbiamo già sperimentate due, il Banco di Sicilia e quello di Napoli».
La proposta della Banca del Sud, come la proposta del «5X1000» (una formula in cui per la prima volta in Italia si porta l'interesse pubblico fuori dal perimetro dello Stato), le ho avanzate nell'autunno del 2004 in due articoli pubblicati sul Corriere («La banca che il Sud non ha», 11 settembre 2004; «Volontariato e nuovo Welfare», 9 novembre 2004). Quegli articoli del Corriere sono poi diventati articoli di legge, contenuti nella Finanziaria per il 2006. Il Sud era nel 2004, ed è ancora di più ora nel 2008, l'unica grande regione d'Europa ad essere totalmente debancarizzata. La proposta, che sia realizzabile o no in concreto lo vedremo, non era e non è comunque quella di ricostituire una banca pubblica, vietata tra l'altro dalla normativa europea, ma all'opposto e chiaramente di promuovere una banca con diffuso azionariato privato;
e) sostiene infine Gavazzi che si penserebbe a: «Supermercati di Stato... ai magazzini Gum della Mosca sovietica». Comuni e volontariato come reti di distribuzione di beni di prima necessità, per aiutare chi non arriva a fine mese, sono in realtà qualcosa di diverso da un supermercato. Comunque, se proprio si vuole parlare di supermercati, va purtroppo notato che ora è proprio nei supermercati che si sta ripresentando, in forma diversa, ma con pari «cifra» di dramma sociale, la storia antica dei «furti di legname ». Leggiamo ancora sul Corriere del 2 marzo scorso il caso di: «Una pensionata settantenne denunciata per il furto in un supermercato: non arrivo a fine mese, sono costretta a rubare». In un solo anno e per effetto della mitizzata «concorrenza globale», il «carovita» ha in realtà portato via dalle tasche delle famiglie italiane qualcosa come 10 miliardi di euro, incidendo regressivamente soprattutto su chi ha di meno e sta peggio. Ma è lo stesso ovunque nel mondo: dagli Usa alla Russia, dall'Europa alla Cina.
Sulla crisi della globalizzazione, sui suoi lati oscuri ho scritto un libro che il 4 marzo scorso è stato segnalato dal Corriere. In ogni caso, a questa altezza di tempo, parlare di beni di prima necessità, di Comuni e di volontariato, in definitiva di povertà, può essere dibattuto e controverso e certo anche criticato, ma ciò che francamente non mi pare giusto è scherzarci sopra.
Giulio Tremonti
Alla luce anche di queste precisazione, mi pare difficile sostenere che (come sento dire da parte di qualche cattolico) il PdL abbia una tendenza iperliberista in economia, che esalterebbe il mercato e la competizione a danno della solidarietà e del sociale. Anzi vedo una demitizzazione del "mercato" come soluzione di tutti i problemi e attenzione alla sussidiarietà e ai problemi dei ceti più deboli.
D'altro canto, non reggono nemmeno le critiche di tendenze protezionistiche o di colbertismo, alle quali lo stesso Tremonti risponde che "l’alternativa non è tra colbertismo e liberalismo, ma tra astrattismo e realismo".
Nella stessa intervista appena citata, Tremonti definisce sé stesso un liberale:
"Ma essendo nato liberale e avendo una qualche esperienza empirica del mercato non faccio gli errori di chi non è nato liberale e non conosce il mercato. Il mercato non è assenza di regole, non è solo spiriti animali ottimali, è basato sulle regole, sulla parità delle condizioni, sulla proporzionalità delle situazioni. Il mercato non esclude, ma spesso anzi presuppone anche le ragioni generali dell’interesse pubblico. Per esempio, c’è nell’assetto mondiale del mercato lo squilibrio tra aree del mondo che hanno troppe regole (e che in modo suicida ne applicano di sempre nuove, unilateralmente) e aree del mondo che hanno zero regole. Voglio ricordare che le regole utili sono un investimento, quelle inutili – ora tanto di moda in Europa – sono invece un costo che spiazza. In questi termini la parità delle regole non mi sembra contro i principi liberali o contro il mercato. Direi l’opposto"
[...]
Nel suo ultimo libro 'La paura e la speranza' (ed. Mondadori), scritto nell'autunno del 2007, ''prima della campagna elettorale e prima - tiene a sottolineare Tremonti in un colloquio con Ign, testata on line del gruppo Adnkronos - dell’evidenza della crisi economico-finanziaria in atto, a partire dall’America, nel mondo'', l'ex ministro dell'Economia punta il dito contro alcuni aspetti della globalizazzione che avrebbero prodotto una crisi strutturale del sitema.
Il vicepresidente di Forza Italia critica soprattutto ''un eccesso di mercatismo che - spiega - è la caricatura del liberalismo. Il liberalismo è un’ideologia nella quale mi riconosco pienamente, che non riduce tutta l’esistenza, tutta la vita nell’economia. Nessun liberale vero ha mai detto - ricorda - che l’economia è tutto, fa tutto, sa tutto. Ma è vero che negli ultimi 10 anni, cadute le altre ideologie, si è affermata questa ideologia economicistica e cioè il mercatismo. Il mercato provvede a tutto e lo fa, ovviamente, sempre in positivo, mai in negativo. In realtà non è mai stato così, non è così e non sarà così. La vita è qualcosa di più complesso più ricco del mercato''.
[...]
''Per esempio -sottolinea Tremonti- il mio libro non è mica sul protezionismo. A me fa un po’ ridere il ministro Bonino che dice ‘io sono contro i dazi’ quando giustamente sta avviando la procedura dei dazi a difesa dei compressori italiani. Ma ripeto - sottolinea l'ex ministro dell'Economia - il libro non è mica scritto guardando dal buco della serratura dei dazi, né basato sulle quote attraverso cui questa casta culturale sta cercando di difendersi. Non è contro il liberalismo o contro la globalizzazione, ma contro aspetti che stanno manifestando la loro criticità.
E la soluzione non si trova negando la realtà, spezzando il termometro pensando che il male sia nella febbre. La febbre è un sintomo, non è la malattia in sé, si trova pensando a strumenti diversi: per esempio, nel libro la proposta forte è quella di una nuova Bretton Woods, cioè a dire un nuovo accordo globale sulle ragioni di cambio e di scambio. Questo è esattamente l’opposto dell’anti globalizzazione, è l’opposto di una catena di errori che porterebbe a una crisi e che io vorrei evitare con strumenti di governo della globalizzazione. Nel 1944 nel New Hampshire i responsabili della politica e dell’economia del mondo si accordano in ordine ad alcuni capitolati che hanno retto per mezzo secolo. Ecco, io questo credo che dobbiamo fare, capire che la crisi non è banale ma è fondamentale, non è congiunturale ma strutturale e gestirla con strumenti di quel tipo''.
[...]
Quindi l'esponente azzurro attacca la politica perseguita da Romano Prodi attribuendo, tra gli altri, anche al presidente del Consiglio uscente la responsabilità politica della crisi in atto. ''Io mi limito a dire questo: un cambiamento come quello che si è prodotto è un cambiamento che nel corso della storia avrebbe occupato lo spazio di decenni e decenni. Un processo che non puoi fermare. Ma la scelta politica di aprire di colpo il mondo è una scelta che io considero demenziale. Nel '94 a Marrakech decidono di aprire il mondo, nel 2001, l'11 dicembre 2001 Prodi va come Commissione europea in Cina ed è protagonista del grande ingresso della Cina nel Wto. Per me fa una follia. Non l’apertura del mondo ai commerci ma un’apertura così inopinatamente accelerata. Un allargamento di questo tipo lo fai in decenni non lo fai in 5 anni''.
''Nel '57 quando fu fatto il grande trattato sul commercio europeo - ricorda Tremonti - furono applicate verso l’Asia dazi e quote. E l'Europa li ha continuati a tenere per decenni e decenni. Progressivamente li ha ridotti. Quella è stata una politica saggia. Non la politica fatta dai pazzi che hanno governato, anzi sgovernato la globalizzazione in un determinato arco di tempo breve che va dal 1994 al 2001. Troppo breve, è stata una follia, hanno aperto il vaso di Pandora e scatenato forze che neanche loro riescono più a controllare. Quindi, ripeto, il mondo non poteva che fare il suo corso, la globalizzazione non poteva essere fermata ma è stata una pazzia quella di accelerarla di colpo. Adesso ne vediamo i risultati che non sono solo positivi ma anche negativi. Non solo per l’Occidente me anche per l’Asia''.
[...] Se si esaminano le liste veltroniane con milioni di «figli di...», bravini, capacini di ottimini discorsini, con gli occhialini o stivalini (da ragazze bene) giustini. Quando si constata che l’unico operaio valorizzato non è scelto perché dirigente delle lotte o del Pd in fabbrica, ma come tragico testimonial (naturalmente a lui personalmente va tutta la solidarietà) di un terribile dramma, riesce difficile non condividere la sensazione crescente di larghi settori popolari: questi ci hanno abbandonato. L’esperto del lavoro candidato Pietro Ichino - bravo commentatore che vedremo se sa fare il politico, come dice Massimo D’Alema - non è uno che ha lavorato in squadra per formare l’appena costituito Pd: no, è gentilmente prestato dal Corriere della Sera [noto anche come "il quotidiano delle grandi banche" . Nota di Faramir] per piacere alla gente che piace. L’ispirazione del programma del Pd, poi, è dettata da uno dei luoghi più astratti dell’universo, il sito di economisti della «voce.info», che fa sembrare la facoltà di Teologia di Tubinga un posto in cui ci si occupa solo di problemi pratici. E poi, in realtà, l’uomo forte del «lavoro» nelle liste del Pd sarà Paolo Nerozzi, leader del pubblico impiego in Cgil. Come volevasi dimostrare. [...]
Fonte: il Giornale
No comment.
Ovvero: l'hanno fatto un'altra volta. Come volevasi dimostrare.
Prodi prima e Veltroni ora non perdono occasione per vantare che il centro-sinistra avrebbe RISANATO I CONTI PUBBLICI, poi uno apre il Sole24Ore (mica il Giornale o la Padania) e scopre che c'è già un buco di SETTE MILIARDI SETTE di euro da coprire, grazie alla FINANZA CREATIVA di Padoa Schioppa.
In parole povere: il governo Prodi per abbassare il rapporto tra deficit e PIL del 2007 verso il 2% come chiesto dalla UE ha spostato una parte di spese dal bilancio 2007 a quello 2008.
Risultato: nel 2008 rischiamo di ritornare molto vicini al 3% di rapporto deficit-PIL.
A causa dell'ossessione berlusconiana, molti non riescono a cogliere qual è la vera emergenza nazionale in questo momento.
Non si tratta del riscaldamento globale, né del dialogo interculturale, dei cibi Ogm o di altri temi politicamente corretti tanto alla moda.
Quello che occorre risolvere prima di tutto è la contraddizione di un governo che dietro l'alibi di risanare i conti pubblici sta invece affossando definitivamente questo Paese.
Capite quindi che auspicare la bocciatura della manovra finanziaria e l'esercizio provvisorio non sia poi tanto bizzarro...
Ecco, spero che ci si possa confrontare pacatamente su queste cose, che, nel mio piccolo, vado ripetendo da un anno. Se non si sblocca questa situazione tutto il resto, dall'emergenza immigrazione, all'efficienza dell'amministrazione pubblica, della giustizia, ecc. continuerà lentamente, ma inesorabilmente a peggiorare.
Prodi, che di questo immobilismo è il simbolo, non ha purtroppo il buon senso di farsi da parte e recita a soggetto. A questo punto, ci tocca sperare nell'improbabile sussulto di dignità di un Dini o di un senatore a vita. Mala tempora currant...
Allora, tra sabato e lunedì, tutti ai gazebo a firmare!
[...] L'esperienza storica dell'Occidente, da parte sua, dimostra che, se l'analisi e la fondazione marxista dell'alienazione sono false, tuttavia l'alienazione con la perdita del senso autentico dell'esistenza è un fatto reale anche nelle società occidentali. Essa si verifica nel consumo, quando l'uomo è implicato in una rete di false e superficiali soddisfazioni, anziché essere aiutato a fare l'autentica e concreta esperienza della sua personalità. Essa si verifica anche nel lavoro, quando è organizzato in modo tale da «massimizzare» soltanto i suoi frutti e proventi e non ci si preoccupa che il lavoratore, mediante il proprio lavoro, si realizzi di più o di meno come uomo, a seconda che cresca la sua partecipazione in un'autentica comunità solidale, oppure cresca il suo isolamento in un complesso di relazioni di esasperata competitività e di reciproca estraniazione, nel quale egli è considerato solo come un mezzo, e non come un fine. [...]
Ritornando ora alla domanda iniziale, si può forse dire che, dopo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il capitalismo, e che verso di esso vadano indirizzati gli sforzi dei Paesi che cercano di ricostruire la loro economia e la loro società? È forse questo il modello che bisogna proporre ai Paesi del Terzo Mondo, che cercano la via del vero progresso economico e civile?
La risposta è ovviamente complessa. Se con «capitalismo» si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di «economia d'impresa», o di «economia di mercato», o semplicemente di «economia libera». Ma se con «capitalismo» si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa.
La soluzione marxista è fallita, ma permangono nel mondo fenomeni di emarginazione e di sfruttamento, specialmente nel Terzo Mondo, nonché fenomeni di alienazione umana, specialmente nei Paesi più avanzati, contro i quali si leva con fermezza la voce della Chiesa. Tante moltitudini vivono tuttora in condizioni di grande miseria materiale e morale. Il crollo del sistema comunista in tanti Paesi elimina certo un ostacolo nell'affrontare in modo adeguato e realistico questi problemi, ma non basta a risolverli. C'è anzi il rischio che si diffonda un'ideologia radicale di tipo capitalistico, la quale rifiuta perfino di prenderli in considerazione, ritenendo a priori condannato all'insuccesso ogni tentativo di affrontarli, e ne affida fideisticamente la soluzione al libero sviluppo delle forze di mercato. [...]
"Fideisticamente" è la parola giusta. Per alcuni il "libero mercato", da mezzo utile al bene dell'uomo, è diventato un idolo indiscutibile.
Insomma, il Papa suggerisce che l'economia di mercato deve mantenere un "volto umano", perché interesse comune. Essere solidali conviene.
Infatti, sul lungo periodo, il pensare solo al profitto e ignorare le situazioni di povertà sono comportamenti che generano problemi anche a chi vive nel benessere. Le emergenze ambientali e i crescenti flussi migratori di disperati alla ricerca di un mezzo di sostentamente sono argomenti di cronaca quotidiana, dopotutto.
Ma guai se il Papa dice che i valori morali hanno qualcosa da dire a proposito dello sviluppo economico.
I nostri coraggiosi libertari lo etichettano subito come cleromarxista, leader dei noglobal, anticapitalista, ecc.
E questi dovrebbero essere i "think tank" dei radicali?
Poi si sorprendono se nella vita reale non li caga quasi nessuno. Ma a loro basta linkarsi a vicenda per convincersi di poter smuovere le masse...
(Nella foto, un momento della "marcia su Roma" capezzoniana...)

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville