Continua Sbai: “Trovo scandaloso come nelle ultime settimane i giornali più importanti e molti programmi televisivi stiano stravolgendo le azioni del governo in tema di sicurezza, fomentando le paure e il malessere degli italiani e degli stranieri. Le operazioni contro la criminalità che sono state avviate riguardano reati come il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, lo spaccio della droga, i furti, le rapine nelle abitazioni e la riduzione in schiavitù. Nel prevedere eventualmente il reato di immigrazione clandestina, il governo distinguerà tra i clandestini che delinquono e i clandestini che sono in Italia per lavorare. Inoltre, il nuovo esecutivo intende realizzare quello che il governo Prodi non è riuscito a fare, e cioè mettere in regola nuovi immigrati lavoratori.
Conclude Sbai: “Concordo con la posizione del sottogretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Roberto Castelli di fare un nuovo decreto flussi senza tetti che consenta di valutare caso per caso la situazione di quei “clandestini” che tali non sono, perché in gran parte si tratta di lavoratori che pagano regolarmente le tasse”.
Sembra che negli amministratori italici sia ancora presente un pizzico di buon senso:
Frana il progetto della nuova moschea di Bologna. Il centro di cultura islamica, l'ente che avrebbe dovuto gestire la struttura, ha infatti detto no alle due condizioni di trasparenza chieste dall'amministrazione comunale. Un doppio rifiuto che ha fatto dire all'assessore all'urbanistica Virginio Merola che "così viene meno la credibilità del nostro interlocutore. Per noi il progetto non esiste più". Merola nei giorni scorsi aveva inviato una lettera al centro sollecitando la nascita della fondazione che avrebbe dovuto garantire la trasparenza dei fondi investiti nella moschea. L'idea, nata da Alleanza Nazionale e appoggiata dal Comune, era stata condivisa anche dai cittadini del quartiere San Donato, dove la moschea sarebbe dovuta sorgere. Inoltre aveva chiesto al centro di tagliare ufficialmente i ponti con l'Ucoii, una delle associazioni musulmane che non ha aderito alla federazione degli enti islamici voluta dal ministro Amato. Daniele Paracino, vicepresidente del centro, ha confermato di non aver neanche risposto alla lettera di Merola. "I nostri rapporti con l'Ucoii non hanno niente a che vedere con questo progetto", ha spiegato, aggiungendo che, anche a riguardo della fondazione, il centro ha piani diversi: "Stiamo ragionando su una soluzione meno dolorosa dal punto di vista economico e più trasparente". Magari una Onlus, sicuramente non la fondazione richiesta dal Comune. Durissima la reazione di Merola: "Se pensano che gli accordi raggiunti con i cittadini siano carta straccia, allora non siamo di fronte ad un interlocutore credibile". Dunque, di fronte ad "una risposta così chiara", "non ci sono più le condizioni per andare avanti". (Repubblica, 28 aprile 2008)Notare l'arroganza del vicepresidente del centro di cultura islamica, il quale non si degna nemmeno di rispondere a una lettera ufficiale dell'amministrazione comunale che ha avuto un atteggiamento estremamente disponibile verso le loro richieste...
Se avete lo stomaco debole non guardatelo. Io vi ho avvisato.
Dopo averlo guardato, però, capisco perché a molti musulmani non piaceva l'idea che venisse diffuso.
L'islam non ci fa una bella figura, con tutti quegli imam che incitano ad uccidere gli infedeli, le mamme che insegnano ai bambini che gli ebrei sono "scimmie e porci", musulmani che innalzano cartelli per ringraziare Hitler o maledire la libertà e la democrazia, ecc. alternati a immagini molto "crude" delle conseguenze di certi "insegnamenti"...
Ma il problema non è il filmato.
Piuttosto quello che sconcerta è che non ci sia una rivolta dei musulmani contro chi usa il nome di Allah per incitare all'odio e uccidere.
Anzi, preoccupa che in tanti, magari accreditati come "moderati", si sforzino di trovare giustificazioni razionali per le gesta aberranti documentate nel suddetto filmato.
Pensate se qualche sacerdote o semplice fedele cristiano invocasse lo sterminio dei "pagani" sostenendo i propri deliri con citazioni dall'Antico Testamento.
Verrebbe subito incriminato e nessuno avrebbe il coraggio di difenderlo.
Con l'islam invece...
Meglio (e più sicuro) prendersela con Magdi Allam, che di certo non ti viene a cercare armato di scimitarra per "risolvere" la questione...
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[...] «La sostanza è che è tutt’ora in vigore la legge Bossi-Fini che impone l’allontanamento dal territorio italiano dei cittadini extracomunitari senza regolare permesso di soggiorno». |
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[...] Tutti parlano di modello Roma. Ma Roma mi pare sempre più una città che cerca di nascondere lo sporco sotto il tappeto. I grandi problemi di una grande città — traffico, sicurezza, legalità — sembrano più spesso elusi, che affrontati e risolti. Va da sé che Roma è bellissima, da San Pietro al Colosseo; ma certo non è merito di Veltroni. [...] |
Buttarla in rissa politica dopo l'orrore di Tor di Quinto è il solito viziaccio italiano: non vuol dire che per ciò che sta succedendo con l'immigrazione non vi siano responsabilità precise. Ad esempio per come sono cresciute e per quello che oggi sono le orride periferie delle nostre città. Basta leggere su «la Repubblica» di ieri l'efficace reportage di Attilio Bulzoni dalla borgata romana di Tor Bella Monaca. Nel 1983 la giunta rossa decise di costruire su quei 188 ettari un quartiere modello, ma quel che n'è venuto fuori è «un quartiere di Mosca, edilizia in puro stile sovietico»: giganteschi blocchi sperduti nel nulla, senza servizi, dove si vive barricati. E intorno il degrado completo, regno della malavita romena. Queste sono le periferie di Roma, amministrata ininterrottamente dalla sinistra negli ultimi trent'anni e prodiga di miliardi per feste, estati e cinematografi vari (naturalmente senza che né il «Manifesto» né «Liberazione» abbiano avuto mai da ridire).
(Ernesto Galli della Loggia, 5 Novembre 2007)
Di solito, a queste osservazioni, che (obiettivamente) mettono il dito nella piaga (della sinistra), i "compagni" rispondono indignati (come sanno indignarsi loro non ce n'è...): "demagogia!", "polemiche strumentali!", ecc.
Al che mi viene spontanea una sonora pernacchia...
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Varese - Giovane marocchina denuncia il consorte. L'uomo è stato arrestato per maltrattamenti e sequestro di persona "Aiutatemi, mio marito mi tiene segregata in casa e mi picchia". Non ne poteva più, la ragazza di 25 anni che sabato scorso si è rifugiata in un bar di viale Belforte dopo essere scappata di casa. Una confessione tutta di un fiato, riversata forse alle prime persone incontrate e finita con con una denuncia per maltrattamenti e l'arresto del marito. Il pm Domenico Novara ne ha chiesto l'arresto per maltrattamenti e sequestro di persona. A sostegno di questa ipotesi di reato, secondo gli inquirenti, anche la testimonianza di alcuni vicini che hanno raccontato di non aver mai visto la donna mettere il naso fuori di casa, se non in alcune, rarissime, occasioni. I parenti della ragazza, venuti dalla Brianza, hanno confermato di essere al corrente della situazione ma di non aver mai potuto parlare a lungo con la giovane a causa delle resistenze del marito. |
Si fa tanto parlare di "integrazione" degli immigrati, soprattutto se musulmani. C'è chi ti accusa di razzismo se dici che la società "multiculturale" (che è altra cosa dal dire "multietnica") ha fallito (vedi Inghilterra e Francia) e ad insistere si rischia di far proliferare i ghetti e legittimare uno stato parallelo a quello ufficiale.
Poi scopri che i primi a remare contro una vera integrazione (cioé la condivisione dei princìpi fondamentali su cui si regge una società) sono proprio certi giudici, quelli che dovrebbero garantire il rispetto delle leggi italiane da parte di tutti, senza eccezioni:
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"[...] La sentenza del tribunale di Bologna del 13 marzo 2003 ha indirettamente riconosciuto il diritto alla poligamia in Italia, sostenendo che «il reato di bigamia può essere commesso solo dal cittadino italiano sul territorio nazionale essendo irrilevante il comportamento tenuto all’estero dallo straniero la cui legge nazionale riconosce la possibilità di contrarre più matrimoni». [...]" |
(Fonte: Corriere della Sera)
Ma il CSM cosa fa?
E la sinistra politicamente corretta de "le leggi devono essere uguali per tutti", che dice?
E i cattolici pacifisti buonisti terzomondisti del dialogo a tutti i costi?
Non pervenuti.
E comunque, se intervenissero, riuscirebbero a dare la colpa anche di questo a Berlusconi e Bush. Meglio se stanno zitti, allora.
E' quanto sostiene Yassine Belkassem, vicepresidente della Comunità marocchina in Italia, in una intervista rilasciata a Dimitri Buffa, pubblicata su L'Opinione.
Cito la parte finale:
[...] Sono gli imam dell’Ucoii quelli che fanno mettere il velo alle immigrate che vengono dai propri paesi senza averlo mai prima indossato?
C’è anche questo problema. Un vero e proprio paradosso, persone che emigrano per trovare nuove speranze di vita, magari per non subire l’oppressione di regimi autoritari o teocratici e che vengono qui e trovano qualche predicatore estremista che le costringe a ritrovare la stessa oppressione che avevano lasciato alle spalle. In tutta l’area del Maghreb poi le donne non sono neanche costrette a portare il velo e emigrano solo per trovare lavoro. Poi arrivano qui e ti trovano un Nour Dachan, siriano che vive qui da 40 anni senza mai essersi integrato, o un neofita convertito come Piccardo, che scrive inaccettabili commenti del Corano, e che li obbligano agendo sui loro sensi di colpa, a mettersi quel velo che non avevano mai indossato in tutta la loro vita. L’Italia può continuare a tollerare questo?
Perché allora le giunte locali di sinistra continuano a prediligere l’Ucoii come interlocutore?
Credo che molto sia dovuto al fatto che Piccardo era un militante della sinistra antagonista prima di convertirsi all’Islam e mantiene tutta quella rete di rapporti istituzionali e non che gli permette di accreditarsi ovunque insieme all’Ucoii come colui che rappresenta un’organizzazione che a sua volta sarebbe quella a cui fanno capo la maggior parte dei cittadini stranieri di fede islamica in Italia. Ma questo non è vero. In Italia le moschee non sono frequentate da 900 mila persone ma forse da 30 mila o 40 mila. Di queste ultime, l’Ucoii non arriva a rappresentare più del 10 per cento.
Che conclusioni si traggono da parte vostra dopo questo spiacevole episodio?
Un’organizzazione che parla a nome di 3 o 4 mila persone non può accreditarsi a nome di tutti gli islamici d’Italia recando loro enormi danni di immagine per iniziative come quella dell’inserzione a pagamento sul Quotidiano nazionale dove Israele viene paragonato ai nazisti e dove vengono diffusi anche dati se non falsi tutti da verificare (esempio: a Jenin non sono morti 500 palestinesi, ma 57 persone in tutto, di cui 23 soldati israeliani, in una battaglia durata due giorni, ndr). Delle millanterie dell’Ucoii sicuramente si parlerà lunedì prossimo alla Consulta islamica e speriamo che anche alle amministrazioni comunali di sinistra di Colle Val d’Elsa e di Poggibonsi arrivi l’eco di queste nostre proteste.
Quando si dice "parlare chiaro"... se avessimo più vescovi come Maggiolini, senza paura di dire le cose giuste, anche se politicamente scorrette, Benedetto XVI avrebbe meno problemi.
Grazie a Kattoliko Pensiero per la segnalazione quanto mai opportuna.
Dopo gli ultimi assalti dei clandestini nord-africani all'enclave di Ceuta e Melilla, che hanno provocato almeno 5 morti e centinaia di feriti ("Sono stati disumani, hanno sparato su gente indifesa", hanno commentato due giovani immigrati [...] "Non avevo mai visto una cosa del genere, una violenza simile", ha confessato un medico che ha accolto un ferito col ventre lacerato dal filo spinato, un altro con diverse fratture, altri ancora colpiti da proiettili di gomma o da pallini d'acciaio.), il primo ministro spagnolo Zapatero ha deciso di inviare l'esercito per riprendere il controllo della situazione.
E adesso chi glielo dice a Pecoraro Scanio & C. il cui sogno è che "il goveno italiano del futuro sia come quello di Zapatero in Spagna, capace di ritirare le truppe"?
Già questa estate c'era stato un episodio molto imbarazzante a proposito delle "relazioni" di Zapatero con gli immigrati clandestini...
Si noti l'accenno allo status del Sahara Occidentale, la cui occupazione da parte del Marocco risale al 1975, con grave sfregio della legge internazionale e del piano di pace dell'Onu che dovrebbe garantire l'autodeterminazione del popolo sahrawi.
Come? Non sapete nemmeno di cosa sto parlando?
Non mi sorprende.
Della tragedia trentennale di questo popolo non gliene frega niente quasi a nessuno, soprattutto ai nostri baldi giornalisti "indipendenti". Nemmeno il fatto che sono musulmani li aiuta, visto che lo sono anche i loro occupanti.
D'altra parte anche questi sahrawi, che cosa pretendono?
Se non si fanno saltare in aria con qualche decina di donne e bambini, i "Grandi Quotidiani" non possono sprecare la prima pagina per una banale occupazione per la quale non si può dare la colpa né agli Usa né ad Israele. Poi adesso tutti pensano alla finanziaria... Dei variopinti "pacifisti" nostrani non parliamo proprio.
Adesso sono occupati con le primarie del centrosinistra. Repressioni poliziesche e torture devono aspettare.
Non tutte le "intifade" sono uguali...
Eppure, proprio recentemente, un italiano è stato nominato rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale. Speriamo che anche il nostro ministro degli Esteri si occupi un po' della cosa.
Primarie del centrodestra permettendo...
Dopo la presentazione di Valentina Colombo ha quindi parlato Souad Sbai a proposito della propria esperienza con le donne marocchine. Alla luce di quanto vede quotidianamente, la Sbai ha affermato che – paradossalmente – le donne musulmane che vengono in Italia, spesso, peggiorano la propria condizione, perché si vedono negati i diritti già acquisiti nei paesi di origine.
Ad esempio, molte vengono costrette dai mariti a restare chiuse in casa oppure a portare il velo se vogliono uscire. Un velo che Souad Sbai dice chiaramente di odiare in quanto “imposizione politica” che non ha niente a che fare con la religione. Si noti che tra il pubblico c’erano due giovani musulmane che portavano il velo. Forse per questo la Sbai ha precisato di ammirare chi indossa il velo per fede, ma ha ribadito che lei è contraria per principio a questa usanza e di essere d’accordo con la legge francese, che vieta il velo nei luoghi pubblici.
I musulmani comunque non vanno criminalizzati in blocco. Quando alcuni uomini arabi si sono lamentati con lei di quello che faceva, perché secondo loro parlava male dell’islam, Souad Sbai li ha invitati a passare alcune ore al telefono a rispondere alle telefonate delle donne che si rivolgevano alla sua associazione. Risultato: diversi di quegli uomini arabi sono diventati volontari dell’associazione.
Souad Sbai ci tiene a dire di non avercela con gli uomini musulmani in genere, ma di essere contro i fondamentalisti che hanno dovuto lasciare i propri paesi per evitare la prigione e che ora, in Italia possono tranquillamente fare propaganda estremista, occupare le moschee e diffondere messaggi di odio verso la società che li ospita e contro gli stessi musulmani che non la pensano come loro.
Spesso qui da noi c’è una certa reticenza nel parlare dei maltrattamenti ai danni delle donne musulmane, perché si ha timore di passare per “razzisti”. Ma la Sbai assicura che non si tratta di esagerazioni.
Un esempio lampante è quello di una donna marocchina che per sette lunghi anni non ha potuto vedere i suoi due figli, rapiti e portati in Marocco dal marito che in precedenza la sottoponeva a vessazioni di ogni genere. La vicenda si è conclusa positivamente nel gennaio scorso, anche grazie al supporto di Magdi Allam, che ne riferiva in un articolo sul Corriere della Sera.
In tema di integrazione, Souad Sbai è molto netta e sostiene posizioni che ricordano quelle della Lega Nord. Ad esempio, per gli immigrati che vogliono restare in Italia, dovrebbe essere obbligatoria la conoscenza della lingua italiana scritta e parlata. Questa sarebbe una grande opportunità per le donne musulmane di uscire dalla reclusione casalinga e di emanciparsi.
Per mettere in chiaro quali siano i problemi, la Sbai ha raccontato che durante la recente sanatoria, molti mariti arabi erano intenzionati a non far rinnovare il permesso di soggiorno per la moglie: “Tanto lei sta a casa: non le serve”. Proprio come se non esistesse, o vivesse in un mondo a parte (uno di quei “ghetti” creati da un’errata concezione di “multi-culturalismo”). Ovviamente, così facendo la donna sarebbe stata facilmente controllabile e ricattabile: se non faceva quello che diceva il marito, rischiava di essere denunciata e rimandata al paese di origine, da sola.
Al termine c’è stato spazio per alcune domande/osservazioni del pubblico.
Da segnalare l’intervento di una delle giovani musulmane velate presenti. Si trattava di quella Fatima citata anche da Magdi Allam in un suo recente articolo, che ha preso le difese degli uomini musulmani, secondo lei ingiustamente descritti come dei “mostri”. Ha fatto notare che non solo tra i musulmani ci sono casi di maltrattamenti sulle donne e che bisogna considerare anche l’influsso delle condizioni sociali, economiche, ecc.
A un certo punto ho pensato: “Di questo passo va a finire che, se le donne musulmane sono maltrattate dai mariti, la colpa è di G.W. Bush”.
Naturalmente è giusto non generalizzare, ma bisogna anche evitare di giustificare qualsiasi comportamento errato scaricando la responsabilità sulla società. Inoltre, se un italiano maltratta la moglie non gli viene nemmeno in mente di giustificarsi citando la Bibbia. Capita invece che dei mariti musulmani accampino motivazioni religiose per dare conto delle vessazioni a cui sottopongono le mogli.
Il problema, prima che religioso, è culturale e ha che fare con l’antropologia di riferimento delle società musulmane. Fino a quando la dignità della donna sarà umiliata da leggi che risentono della tradizione patriarcale e misogina, non sarà possibile un vero progresso civile. Fino a quando, davanti a un giudice, la parola di un uomo varrà di più di quella di una donna, per quei popoli non ci sarà giustizia e nemmeno pace.
"La vera pace è frutto della giustizia" (Giovanni Paolo II)
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville