Gino

martedì, 13 maggio 2008

Grazie Gesù... con dedica

E' il titolo del nuovo libro di Magdi Allam nelle librerie dal 9 maggio.

Nella società occidentale post-moderna dominata dall'ipocrisia del "politicamente corretto" non sembra esserci spazio per un cristianesimo vissuto integralmente, alla luce del sole, ma senza cadute fideistiche o fondamentaliste, ben ancorato alla Ragione.
Trattare argomenti come la conversione da una fede religiosa ad un'altra, poi, è a dir poco disdicevole. Un attentato alla Pace e alla Tolleranza. Uno sfregio irreparabile al Dialogo Interreligioso. Soprattutto se la fede di provenienza è l'islam e quella a cui si approda è il cattolicesimo.
Magdi Cristiano Allam, però, non è tipo da lasciarsi intimorire da luoghi comuni e usanze consolidate. Dopo averci illustrato i rischi del fondamentalismo islamico e dei kamikaze "made in Europe", dopo aver lanciato il suo "Viva Israele", ora Magdi Cristiano ci racconta il percorso che lo ha condotto ad abbracciare la fede in Gesù Cristo.

Proponiamo alcune recensioni di "Grazie Gesù" e cogliamo l'occasione per ringraziare l'autore di questa bella dedica a SamizdatOnLine e all'amico Nando:

Per gentile concessione dell’autore pubblichiamo uno stralcio di “Grazie Gesù”

Le ragioni della mia conversione - Mondadori

Non poteva che essere così, Magdi Allam non è certo uno che si preoccupa di ciò che gli altri penseranno .. - Cultura Cattolica


scritto da: Faramir alle ore 11:44 | link | commenti (3)
categorie: religione, fede, islam, gesu, cristianesimo, magdi allam
mercoledì, 30 aprile 2008

Guida (politicamente scorretta) all’Islam e alle Crociate

Se posso suggerirvi una lettura utile (o un'idea-regalo per un amico con quell'aria un po'  da "antropologicamente superiore"... ), provate questo libro di Robert Spencer.

Tutto (o quasi) ciò che sapete sull’Islam e le Crociate è falso perché la gran parte dei testi scolastici e dei libri di storia più diffusi sono scritti da accademici e da apologeti dell’Islam che giustificano le loro teorie e scelte con «fatti» storici mistificati. Ma non temete: Robert Spencer rifiuta i miti popolari e rivela aspetti della storia che non vi insegneranno a scuola né ascolterete mai al telegiornale della sera. L’Autore coinvolge i lettori in un viaggio incalzante e politicamente scorretto alla scoperta della dottrina islamica e della storia delle Crociate. Un viaggio da cui trarre tutte le informazioni che occorrono per comprendere la reale natura del conflitto globale che l’Occidente, oggi, si trova ad affrontare.

«Non ho concepito questo libro né come un’introduzione generale alla religione islamica né come un esaustivo resoconto storico sulle Crociate. Piuttosto, mi propongo di analizzare una serie di affermazioni sull’Islam e sulle Crociate tanto tendenziose quanto popolari. Con la speranza di rendere il discorso pubblico un po’ più vicino alla verità.»
(Robert Spencer)

ROBERT SPENCER, direttore del Jihad Watch e membro aggiuntivo del Free Congress Foundation, è autore di quattro libri sull’Islam, tra cui Islam Unveiled: Disturbing Questions About the World’s Fastest Growing Faith (Encounter Books, San Francisco 2002) e Onward Muslim Soldiers: How Jihad Still Threatens America and the West (Regnery, Washington DC 2003), oltre che di otto monografie e di centinaia di articoli. Vive sotto protezione in una località segreta.

Il motivo di questa vita sotto protezione è facilmente intuibile, purtroppo, visto il livello di "tolleranza" alle critiche da parte di troppi musulmani...


scritto da: Faramir alle ore 00:41 | link | commenti
categorie: cultura, storia, islam

Bologna: addio alla nuova moschea

Sembra che negli amministratori italici sia ancora presente un pizzico di buon senso:

Frana il progetto della nuova moschea di Bologna. Il centro di cultura islamica, l'ente che avrebbe dovuto gestire la struttura, ha infatti detto no alle due condizioni di trasparenza chieste dall'amministrazione comunale. Un doppio rifiuto che ha fatto dire all'assessore all'urbanistica Virginio Merola che "così viene meno la credibilità del nostro interlocutore. Per noi il progetto non esiste più". Merola nei giorni scorsi aveva inviato una lettera al centro sollecitando la nascita della fondazione che avrebbe dovuto garantire la trasparenza dei fondi investiti nella moschea. L'idea, nata da Alleanza Nazionale e appoggiata dal Comune, era stata condivisa anche dai cittadini del quartiere San Donato, dove la moschea sarebbe dovuta sorgere. Inoltre aveva chiesto al centro di tagliare ufficialmente i ponti con l'Ucoii, una delle associazioni musulmane che non ha aderito alla federazione degli enti islamici voluta dal ministro Amato. Daniele Paracino, vicepresidente del centro, ha confermato di non aver neanche risposto alla lettera di Merola. "I nostri rapporti con l'Ucoii non hanno niente a che vedere con questo progetto", ha spiegato, aggiungendo che, anche a riguardo della fondazione, il centro ha piani diversi: "Stiamo ragionando su una soluzione meno dolorosa dal punto di vista economico e più trasparente". Magari una Onlus, sicuramente non la fondazione richiesta dal Comune. Durissima la reazione di Merola: "Se pensano che gli accordi raggiunti con i cittadini siano carta straccia, allora non siamo di fronte ad un interlocutore credibile". Dunque, di fronte ad "una risposta così chiara", "non ci sono più le condizioni per andare avanti". (Repubblica, 28 aprile 2008)

 

Notare l'arroganza del vicepresidente del centro di cultura islamica, il quale non si degna nemmeno di rispondere a una lettera ufficiale dell'amministrazione comunale che ha avuto un atteggiamento estremamente disponibile verso le loro richieste...

scritto da: Faramir alle ore 00:27 | link | commenti
categorie: islam, immigrazione
venerdì, 28 marzo 2008

Fitna è online

Se avete lo stomaco debole non guardatelo. Io vi ho avvisato.

Dopo averlo guardato, però, capisco perché a molti musulmani non piaceva l'idea che venisse diffuso.
L'islam non ci fa una bella figura, con tutti quegli imam che incitano ad uccidere gli infedeli, le mamme che insegnano ai bambini che gli ebrei sono "scimmie e porci", musulmani che innalzano cartelli per ringraziare Hitler o maledire la libertà e la democrazia, ecc. alternati a immagini molto "crude" delle conseguenze di certi "insegnamenti"...

Ma il problema non è il filmato.
Piuttosto quello che sconcerta è che non ci sia una rivolta dei musulmani contro chi usa il nome di Allah per incitare all'odio e uccidere.
Anzi, preoccupa che in tanti, magari accreditati come "moderati", si sforzino di trovare giustificazioni razionali per le gesta aberranti documentate nel suddetto filmato.

Pensate se qualche sacerdote o semplice fedele cristiano invocasse lo sterminio dei "pagani" sostenendo i propri deliri con citazioni dall'Antico Testamento.
Verrebbe subito incriminato e nessuno avrebbe il coraggio di difenderlo.

Con l'islam invece...

Meglio (e più sicuro) prendersela con Magdi Allam, che di certo non ti viene a cercare armato di scimitarra per "risolvere" la questione...


martedì, 25 marzo 2008

Una Pasqua col «botto»

Due fatti notevoli per Pasqua.

Per prima cosa, mi sono svegliato che nevicava, alla faccia del riscaldamento globale e con tanti saluti ad Al Gore...

La seconda, più seria... ho saputo con grande commozione e gioia della conversione di Magdi Allam, battezzato niente meno che da Benedetto XVI in mondovisione!

Ammetto che uno dei primi pensieri ha riguardato le possibili ripercussioni "geo-politiche" di tale gesto, considerando la intrinseca "suscettibilità" di certi ambienti islamici di fronte ai musulmani "apostati", ovvero coloro che abbandonano la fede di Maometto.

Per adesso le reazioni, in Italia, sono abbastanza moderate.
Alcune, come quella dell'imam Yahya Pallavicini, rivelano che molti musulmani non hanno ben chiara la differenza tra islam e cristianesimo.

All'estero i toni sono un po' più "accesi" (ma era prevedibile), con il solito contorno di retoriche accuse relative ai presunti "interessi economici" come motivo della conversione. Abbastanza ridicolo poi il sito al Muslim, che arriva a definire il Corriere della Sera come «rappresentante della destra italiana»...

Ma la cosa che infastidisce di più certi musulmani è il "grande risalto mediatico" che questa conversione ha avuto.
Cioé, il messaggio nemmeno tanto subliminale è: "se proprio volete abbandonare l'islam fatelo senza farvi notare!". E chi non segue questa regola non scritta rischia molto.
Quando invece qualche "cristiano" si converte all'islam, loro utilizzano senza alcun pudore la notizia per fare propaganda alla propria religione.

Comunque, bando alle polemiche: lascio la parola allo stesso Magdi Cristiano Allam.

Update: segnalo anche questo "dietro le quinte" del vaticanista Paolo Rodari.


scritto da: Faramir alle ore 11:54 | link | commenti
categorie: islam, pasqua, cristianesimo, magdi allam
martedì, 06 novembre 2007

Caro Abdullah, non fare orecchie da mercante

Roma, 6 nov (Velino) - Il re dell’Arabia Saudita, Abdullah II, si è incontrato oggi con Papa Benedetto XVI in Vaticano. “Un incontro storico”, titola la stampa straniera, compresa quella araba. Per la prima volta nella storia un monarca saudita viene ricevuto da un pontefice nel cuore della cristianità cattolica. Su 21,6 milioni di abitanti, i cristiani in Arabia Saudita sono 900 mila. La comunità cristiana in Arabia Saudita, costituita perlo più da cittadini stranieri immigrati per lavoro, continua a soffrire per le restrizioni sulla libertà religiosa. È vietato il possesso della Bibbia, il proselitismo religioso è punito con la morte, l’apostasia e la conversione pure. Oltre a costituire il gruppo non-musulmano più numeroso, i cristiani sono anche i più organizzati come gruppi clandestini di preghiera e sono per questo bersaglio preferito delle autorità saudite. Considerata “terra sacra” musulmana, l’Arabia Saudita non permette ai fedeli di altre religioni di costruire propri luoghi di culto né di poter celebrare tali culti in privato. Gruppi di preghiera o studio della Bibbia si trovano nelle maggiori città (Riyadh, Jiddah, Al Jubayl e Dammam). La partecipazione a queste riunioni è rischiosa. I fedeli devono stare sempre in guardia nel comunicare data e luogo dell’incontro. Inoltre, il possesso di materiale non-islamico (rosario, croci, immagini sacre e bibbie) porta dritto all’arresto da parte dei “mutawa” (la polizia religiosa del buon costume). La famigerata “mutawa” ciclicamente colpisce i cristiani in Arabia Saudita. Negli ultimi anni, grazie alle pressioni internazionali, la corona saudita ha permesso la pratica di altre religioni, ma solo in privato. La polizia religiosa, però, continua ad arrestare, imprigionare e torturare persone che praticano altre fedi anche se privatamente.

Sono proprio curioso di vedere se questo colloquio avrà qualche conseguenza positiva sulla libertà religiosa in Arabia Saudita.
Certo non credo che domani succederà nulla. Ma nel medio lungo periodo, chissà...

scritto da: Faramir alle ore 15:06 | link | commenti (2)
categorie: islam, chiesa cattolica, libertà religiosa
lunedì, 23 luglio 2007

Giù le mani da Magdi Allam

Che le tesi sostenute da Magdi Allam risultino indigeste a molti è un fatto che non ha bisogno di conferme, ma che addirittura vi possa essere chi, non avendo nient’altro di meglio da fare, decida di promuovere un appello contro la sua persona, beh… questo francamente è troppo. Nei giorni scorsi, infatti, sull’ultimo numero di «Reset», la rivista diretta da Giancarlo Borsetti, è stato pubblicato un documento, sottoscritto da numerosi studiosi di vaglia, tra i quali Paolo Branca e David Bidussa, Angelo d’Orsi e Ombretta Fumagalli Carulli, Patrizia Valduga ed Enzo Bianchi, estremamente critico nei confronti di «Viva Israele», l’ultimo libro di Magdi Allam, per via della sua «sfrontatezza», per di più «lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale», indice di «un preoccupante imbarbarimento dell’informazione» cagionata, par di capire, dall’attacco molto duro che Allam avrebbe riservato a due docenti universitari italiani.

Sul Corriere del 19 Luglio Pigi Battista, a tal proposito, si è chiesto: "Cosa mai possono concretamente sperare le (così dicono) «centinaia di firme» apposte a un documento che si scaglia contro un libro, quello di Magdi Allam?”. Documento che per di più non confuta nessuna delle tesi contenute in «Viva Israele», ma si limita semplicemente a bersagliarlo “per il solo fatto che esiste” e ad attaccare “il suo autore perché accusato di «tifare» per le ragioni di Israele (e se anche fosse, dov’è il reato, o il peccato?) e per giunta firmato “in gruppo credendo di rafforzare la loro credibilità con il numero delle adesioni e non con la vis persuasiva di un argomento”. “Forse – continua Battista – si vuole indurre l’autore ad abiurare? L’editore a ritirare il volume? I librai a disfarsene?A dichiarare fuori legge un saggio per aver violato chissà quale articolo del codice penale? Oppure, come è più probabile ma non meno inquietante, a rinchiudere il bersaglio di tanta ardente indignazione in un recinto infetto, fare terra bruciata attorno a lui, insomma a procurare un effetto intimidatorio su chi si è macchiato della grave colpa di aver scritto quel libro?

Anche Il Foglio - il cui direttore è uno che di queste querelle se ne intende – all’argomento vi ha dedicato un editoriale. In esso si legge: “Un appello di duecento intellettuali, pubblicato dal contenitore amatiano Reset, intende screditare Allam e il suo nobile lavoro di sradicamento della cultura della persecuzione dal nostro paese. Criticare un giornalista arabo che ha rotto con l’omertà tribale, venuto in Italia a denunciare l’infiltrazione fondamentalista nelle nostre moschee trasformate in centrali dell’odio, che scrive inni alla dignità della persona contro il negazionismo endemico che assedia come la peste una parte del mondo islamico, mettere in dubbio la sua apologia dell’occidente come destino di libertà, tutto questo è ovviamente lecito e ammissibile. Non lo è mostrificare Magdi Allam. Perché lui non è un analista qualunque, ma un pezzo importante di una guerra culturale che durerà decenni. Forse il gran censore Angelo D’Orsi pensava ad altro all’epoca, ma noi ci ricordiamo il trattamento in occidente dei dissidenti sovietici. E quest’appello ha tutto il sapore dell’umiliazione pubblica leninista”.

Da parte nostra, come Associazione SOL, a Magdi Allam non possiamo che confermare la nostra stima ed esprimergli tutta la nostra solidarietà, riconoscendogli il merito di essere stato l’unico che, pur non essendo né cristiano, né ebreo, ha avuto l’idea di promuovere una manifestazione in difesa della libertà religiosa di tutti noi e nel mondo.

Si invita chiunque volesse manifestare la propria solidarietà al vicedirettore ad personam del Corriere a scrivergli presso il suo forum: www.corriere.it/allam.


scritto da: Faramir alle ore 11:15 | link | commenti (1)
categorie: cultura, islam, libertà religiosa, fondamentalismo
giovedì, 08 marzo 2007

Facciamo un 8 marzo anche per loro

Ieri su Avvenire c'era un bell'editoriale di Souad Sbai, presidente delle donne marocchine in Italia, e membro della Consulta per l'Islam in Italia, nel quale era descritta la situazione di tante donne immigrate che, nella "civile" Italia, subiscono una serie scandalosa di soprusi e discriminazioni, sulle quali il più delle volte cala un inquietante silenzio omertoso:

[...] Italia, marzo 2007: una donna marocchina, che da anni vive in Italia con regolare permesso di soggiorno, si rivolge alle istituzioni per chiedere aiuto. Per anni ha subito dal marito egiziano violenze fisiche e psicologiche, minacce e soprusi di ogni tipo. È costretta a subire un matrimonio poligamico, a vivere con la seconda moglie del marito e con i figli nati da questo secondo matrimonio. Continuano le violenze e il Tribunale dei minori di Roma le riconosce l'affido dei quattro figli; per tutta risposta il marito rapisce i due bambini più piccoli e li porta in Egitto. Tutto questo non accade a Kabul o a Teheran ma in Occidente, nella nostra Italia.
È passato un secolo da quando l'8 marzo è stato proposto come giornata di lotta internazionale a favore delle donne, in ricordo dei fatti di New York; ma di fronte a storie come questa, accaduta in Italia, una delle tante storie di diritti negati e violati, ci si chiede quanto realmente si possa parlare di emancipazione femminile.
C'è da festeggiare o non sarebbe il caso di riscoprire l'8 marzo come giornata di riflessione sulla condizione delle donne che ancora vedono i loro diritti ignorati o sopraffatti? Se è un triste dato di fatto che la condizione femminile - in termini non solo di pari opportunità ma di elementari diritti umani - è critica in tanti Paesi, è ancor più grave constatare che in un Paese come il nostro, nel quale l'acquisizione di pari diritti e doveri tra uomini e donne dovrebbe essere un dato accertato, per tutte e non solo per le italiane, ci siano ancora tante storie di donne immigrate sottomesse, violate ed ignorate.
In Italia ci sono ragazze, come è stato per la pakistana Hina Salem, che non possono vivere come italiane perché ciò va contro non i precetti islamici, ma il volere di padri e fratelli, padroni indisturbati dell'individualità delle «loro donne». I dati che emergono da un sondaggio condotto da Al Maghrebiya, unico organo di informazione araba diffuso in tutto il territorio nazionale, fanno riflettere. Alla domanda su quali siano le situazioni che provocano maggiori sofferenze alle immigrate, il 42% delle intervistate ha risposto «la disparità di diritti tra uomo e donna nella famiglia e nell'educazione dei figli», mentre il 30% indica la «mancanza di un'istruzione adeguata e difficoltà di accedere al mondo del lavoro». Quasi 9 su 10 ritengono che le bambine non siano in condizione di maturare una scelta autonoma e consapevole sull'uso del velo. Sempre di più sono le mogli costrette a subire matrimoni poligamici, che arrivano in Italia e si vedono private dei documenti, della libertà e del futuro. Tante quelle che non conoscono la lingua e le leggi di questo Paese, ma neppure sanno leggere e scrivere nella loro lingua d'origine, tagliate fuori dal mondo del lavoro e dei diritti civili. Tantissime coloro che vivono il paradosso di un peggioramento della loro condizione una volta giunte qui, dove troppo spesso la tolleranza si trasforma in indifferenza e in silenzio, dove troppo poco ascoltate sono le voci di chi denuncia una situazione anomala e non più tollerabile. [...]

Finché non si affronteranno seriamente queste emergenze, l'8 marzo rimarrà davvero la festa dell'ipocrisia.


scritto da: Faramir alle ore 23:13 | link | commenti
categorie: islam, condizione femminile
mercoledì, 07 febbraio 2007

Meglio gay che cattolico?

Se lo chiede l'amico Kattoliko Pensiero, visto quello che succede in Nuova Zelanda...

Firmate la petizione online per evitare che Thomas Yadegary venga rispedito in Iran, dove rischierebbe la vita in quanto apostata.


scritto da: Faramir alle ore 17:42 | link | commenti (1)
categorie: islam, libertà religiosa, fondamentalismo

Non siamo noi ad essere intolleranti...

... sono loro che sono un po' razzisti.

Non tutti i musulmani sono così, ovviamente!

Quei musulmani che non si riconoscono nei fondamentalisti predicatori di odio dovrebbero però avere il coraggio di appoggiare chi, come Ayaan Hirsi Ali, non ha paura di tacere di fronte alle minacce di morte, tanto per fare un esempio.


scritto da: Faramir alle ore 14:26 | link | commenti
categorie: islam, fondamentalismo
lunedì, 08 gennaio 2007

Poligamia: un problema reale in Italia ed Europa

Di solito, quando qualcuno avanza l'ipotesi che in Italia (e in buona parte d'Europa) sia in atto una "islamizzazione strisciante", la cosa migliore che gli possa capitare è di essere sbeffeggiato ed etichettato come "neocon" o "teocon"... il peggiore degli insulti per i cultori del progressismo politicamente corretto.

Adesso però che il quotidiano Avvenire lancia un allarme ben documentato sulla poligamia in quanto pratica già diffusa tra gli immigrati musulmani e anche tra diversi italiani convertiti all'islam?

L'Italia, e l’Europa, devono affrontare ormai il problema della poligamia e del suo primo affacciarsi nei nostri territori. Ne parlano i giornali, e vi ha fatto riferimento la Risoluzione del Parlamento europeo del 24 ottobre 2006 per chiedere ai governi di difendere la struttura monogamica del matrimonio. In alcuni Paesi come la Francia le convivenze poligamiche crescono, soprattutto nelle realtà nascoste delle banlieue, in Italia già qualcuno chiede con faciloneria che si legittimi la poligamia come si trattasse di folklore o di una questione fastidiosa da rimuovere.
Il problema, in realtà, non è folcloristico né è limitato al profilo giuridico, ma tocca un pilastro della civiltà moderna, non soltanto occidentale. E si manifesta in modo subdolo perché in Europa non si può celebrare un matrimonio poligamico. Alcuni musulmani tuttavia riescono a praticarla di fatto, con convivenze plurime oppure celebrando più matrimoni religiosi, che non hanno rilevanza civile ma consentono in concreto esperienze poligamiche.
La questione non ha nulla a che vedere con la libertà religiosa, o con l’apertura alla multiculturalità. Essa tocca un cardine dei rapporti umani, e investe quel principio per il quale l’uomo e la donna, essendo fatti l’uno per l’altra, uniscono le proprie vite in un rapporto completo, unico, per formare una famiglia e generare altre vite. I credenti cristiani, vedono nel rapporto monogamico il riflesso dell’atto creativo di Dio che in Genesi vuole l’uomo e la donna complementari l’uno all’altra in una donazione piena di sé. Ma questo valore universale parla a tutti gli uomini della vera dignità dell’uomo e della donna che realizzano se stessi in una vita comune aperta alla costruzione del futuro. Immanuel Kant colse la razionalità del disegno divino quando vide nella poligamia la negazione della dignità della donna.
[...]


Spero che non si voglia tacciare la redazione di Avvenire, i vescovi e buona parte dei cattolici italiani (quelli "non adulti" almeno) di tendenze "teocon"...

Anche perché non è certo un "neocon" l'attuale ministro degli interni, Giuliano Amato, il quale si è accorto (alla buon'ora, ministro!) che nei finanziamenti alle moschee presenti sul territorio italiano c'è qualcosa di sospetto.

Magari prima di costruire nuove monumentali moschee, sarebbe opportuno fare chiarezza su chi c'è dietro e quali sono i suoi obiettivi. No?

Ieri Avvenire dedicava ancora una inchiesta sulla condizione femminile nell'islam, con un'intervista a Souad Sbai, presidente dell'associazione delle donne marocchine in Italia, e numerose testimonianze che definire "preoccupanti" è riduttivo.

«Mi chiamo Samira, sono una ragazza marocchina di 19 anni e da quando ne avevo 10 vivo in Italia. Andava tutto bene finché ho cominciato a uscire con un ragazzo della mia età che non è musulmano. Da allora mio padre vuole che porti il velo, non mi fa uscire più di casa, ha cominciato a prendermi a pugni e calci, appena vedo alzare una mano il cuore comincia a battermi forte. Vi giuro: non ho più lacrime da asciugare, quelle lacrime che ti danno un momento di pausa per far passare il dolore e la rabbia. Conosco altre amiche che si trovano nella mia situazione e che vivono segregate in casa o in luoghi da cui non possono fare nemmeno più una telefonata. Non voglio fare questa fine, ho paura, aiutatemi».

[...]

Poche settimane fa una ragazza tunisina di 17 anni è finita all'ospedale di Bolzano per le botte ricevute dal padre, contrario alle sue frequentazioni con un compagno di scuola italiano. Ora è ospitata in un centro di accoglienza.
In luglio due sorelle tunisine di 17 e 19 anni sono fuggite da un paese del Trevigiano per sottrarsi alle ripetute violenze del padre. In giugno è finito in carcere un marocchino che aveva imposto alla moglie di 32 anni un'esistenza segregata: non poteva uscire di casa senza autorizzazione, con percorsi e tempi calcolati, né poteva parlare o avere contatti di qualsiasi genere con uomini. A ogni trasgressione (supposta o effettiva) facevano seguito le violenze, anche a colpi di sgabello.

[...]

«Una marocchina di vent'anni, laureata in economia, dopo avere raggiunto la famiglia in Italia ha accettato di lavorare come cameriera in un ristorante e come donna delle pulizie in una trattoria. Un giorno, scoperta dal fratello minore a parlare con un coetaneo, è stata selvaggiamente picchiata dal padre e dal fratello che l'accusavano di essere una ragazza 'frivola'. L'abbiamo invitata a sporgere denuncia ma lei si è rifiutata in nome dell'onorabilità della famiglia. E purtroppo il suo non è l'unico caso in cui le vittime fanno marcia indietro».

[...]

Kadija è in Italia dal 1981, vive con il figlio di 13 anni in una città del Sud dopo essere stata abbandonata dal marito egiziano che in precedenza si era sposato in patria con un'altra donna, dalla quale aveva avuto tre figli. Lei era all'oscuro di tutto, e quando si è resa conto di essere una seconda moglie e ha provato a ribellarsi, sono stati dolori. Minacce, pestaggi, ricoveri in ospedale, una denuncia per maltrattamenti e la condanna del coniuge a 4 anni e 4 mesi per violenze. Oggi Kadija vive col figlio in un centro antiviolenza, e guarda con angoscia al loro futuro. «Lui è sparito col mio passaporto, il ragazzo è registrato sul suo documento, in queste condizioni non possiamo neppure muoverci dall'Italia». Un'altra vita costretta all'inferno. Quell'inferno in cui rischiano di precipitarne altre, se non verranno modificati alcuni articoli del disegno di legge sulla libertà religiosa in discussione al Parlamento che in maniera surrettizia «aprono» alle richieste dell'Ucoii e delle componenti radicali dell'islam di casa nostra. Ad esempio l'articolo11, in base al quale, durante la celebrazione del matrimonio in moschea, il ministro di culto islamico non sarà obbligato a leggere i passaggi del codice civile che stabiliscono la parità di diritti e doveri tra marito e moglie «qualora la confessione abbia optato per la lettura al momento della pubblicazione».

Ne vogliamo discutere con calma, senza ipocrisie e contrapposizioni ideologiche o di schieramento?


scritto da: Faramir alle ore 14:13 | link | commenti (2)
categorie: famiglia, islam, fondamentalismo, condizione femminile
domenica, 08 ottobre 2006

Benedetto XVI a Ratisbona: se ne parla qui

  • (Update) Martedì 10 ottobre, alle ore 21.00, presso l'Oratorio di S. Cecilia, Via Frattia, Perugia,  Giorgio Israel, docente di Storia della matematica all'Università di Roma "La Sapienza", terrà una conferenza su "La lezione di Benedetto XVI a Ratisbona". 
  • Mercoledì 11 ottobre, alle ore 21,00, presso il CINE-TEATRO “L’AGORA’”, Via C. Colombo, 1 – Carate Brianza, si terrà un incontro pubblico con Don Stefano Alberto, Docente di Introduzione alla Teologia presso l’Università Cattolica del S. Cuore di Milano,  per discutere di:
      - Cosa ha detto Benedetto XVI nel suo intervento a Ratisbona.
      - Cosa ha suscitato le reazioni del fondamentalismo islamico.
      - Perché buona parte del mondo occidentale ritiene che il Papa abbia sbagliato?
  • (Update) Mercoledì 11 ottobre, alle ore 21.00, presso la Parrocchia di San Vincenzo de’ Paoli di Milano, il professor Francesco Botturi, ordinario di Antropologia Filosofica al Dipartimento di Filosofia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, parlerà sul tema "Che cosa ha detto veramente Benedetto XVI?"
  • (Update) Giovedì 12 ottobre alle ore 21, presso la parrocchia "S. Vicinio" di Viserba di Rimini (nei locali del Centro Edimar) si terra' un incontro col professor Daniele Celli sul discorso del Papa a Ratisbona.
  • Venerdì 13 ottobre sera, presso l'oratorio di San Fermo (COMO) si terrà un incontro, relatore don Andrea Messaggi, sul discorso del Papa Benedetto XVI all'università di Ratisbona.
  • (Update) Martedì 17 ottobre alle 21, presso l'aula della Facoltà di Psicologia dell'Università di Bologna, sede di Cesena, S.E. Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino/Montefeltro, terrà una conferenza sull'enciclica di Papa Benedetto XVI. Tale incontro è organizzato nell'ambito dell'annuale "Happening dei giovani".
  • Lunedì 23 Ottobre, alle ore 20.45, a Pordenone, presso l'Auditorium della Regione in Via Roma, si terrà la conferenza: "C'E' ANCORA LA RAGIONE ? IL DISCORSO DI BENEDETTO XVI A RATISBONA". Interverrà il Prof. Enrico Berti, Ordinario di Storia della Filosofia all'Università degli Studi di Padova. L'incontro è organizzato dal Centro Culturale "Augusto del Noce".
  • (Update) Lunedì 23 ottobre, alle ore 21.00, presso il Liceo classico Carducci di Milano, il professor Francesco Botturi, ordinario di Antropologia Filosofica al Dipartimento di Filosofia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, parlerà sul tema "Che cosa ha detto veramente Benedetto XVI?"


scritto da: Faramir alle ore 02:37 | link | commenti (3)
categorie: ragione, islam, benedetto xvi, fondamentalismo
martedì, 03 ottobre 2006

La dhimmitudine avanza

Questa volta tocca a un professore di un liceo francese in provincia di Tolosa.
Pare che sia stato licenziato per aver scritto le seguenti affermazioni in un articolo pubblicato da Le Figaro:

"Odio e violenza abitano il libro in cui ogni musulmano viene educato, il Corano. E oggi come ai tempi della Guerra fredda, violenza e intimidazione, sono i mezzi utilizzati da un’ideologia a vocazione egemonica, per imporre la sua cappa di piombo sul mondo"

A conferma di quanto sopra, il professore si ritrova ora con "una fatwa assassina lanciata da un gruppo di islamisti radicali, seguita da una raffica di minacce di morte via e-mail, con tanto di foto e indirizzo".
Il preside dell’istituto, ovviamente, per evitare guai al liceo e a se stesso, ha pensato bene - da perfetto candidato alla
dhimmitudine - di licenziare il professore, reo di aver fatto una affermazione ovvia.

Come osserva giustamente Ruggero Guarini sul Velino:

[...] Da quest’ultimo indizio di sottomissione al furore islamista non è esagerato dedurre che presto, molto presto, dalle scuole europee non verranno licenziati solo gli insegnanti che coltivano ed esprimono qualche pensierino critico su Maometto e sul Corano, bensì anche i loro massimi maestri. Il primo provvedimento dovrebbe colpire ovviamente Voltaire, che in una sua tragedia definì Maometto "un mostro incomprensibile di audacia e di impostura"; e nel suo Dizionario filosofico descrisse la fede islamica come una superstizione sanguinaria che promette il paradiso a chi sgozza uno o più infedeli. Il secondo dovrebbe colpire Schopenhauer, che in Il mondo come volontà e rappresentazione, dopo aver definito la religione musulmana "la forma più squallida di teismo", aggiunse che il Corano "non contiene nemmeno un pensiero dotato di valore". Il terzo dovrebbe riguardare Jacob Burckhardt, che nelle sue Riflessioni sullo studio della storia tracciò questo ritrattino del Profeta: "Maometto è fanatico all’estremo, ogni libertà in materia di religione lo riempie di sacro furore, e questa è la sua forza principale. Il suo fanatismo è quello di un semplificatore radicale, e come tale del tutto genuino. Era un fanatismo della specie più tenace, la furia dottrinaria, e la sua vittoria fu una delle più grandi vittorie del dottrinarismo e della banalità". E Il quarto dovrebbe raggiungere Dante, che sbatté Maometto all’inferno, raffigurandolo come un fantoccio spaccato a metà; anzi, più esattamente, "rotto dal mento infin dove si trulla" (vale a dire dalla bazza al deretano); offrendo così lo spettacolo descritto in questa crudele terzina: a le gambe “Tra le gambe pendevan le minugia, | la corata pareva, e il tristo sacco | che merda fa di quel che si trangugia". [...]

Sembra che il povero professore, stavolta, non sia rimasto solo a fronteggiare la furia intollerante dei fondamentalisti (ma i musulmani "moderati" cosa dicono?). Ma come osserva Paola Ricci Sindoni su Avvenire:

[...] La resa progressiva dell'Occidente non può irrimediabilmente consumarsi, e, se basta il grido di un oscuro professore francese a scatenare contro di lui l'ira islamica, dovrebbe ricordare ai molti l'ineludibile compito di salvaguardare l'anima della propria civiltà, senza offendere la sensibilità religiosa di alcuno e con l'intento costruttivo di rispondere ad una identità forte con una altrettanta identità salda e motivata. E' questo l'unico modo per reagire all'attacco islamico contro Benedetto XVI, che non sembra ancora spegnersi, e che a Ratisbona - bisogna ancora ripeterlo? - non ha inteso colpire alcuna religione, ma solo ribadire con forza la doppia anima dell'Europa, erede della tradizione cristiana e figlia della ragione illuministica, sviluppatosi nei secoli in un intreccio virtuoso, oggi più che mai da potenziare. [...]


scritto da: Faramir alle ore 18:12 | link | commenti (3)
categorie: islam, libertà, fondamentalismo
martedì, 26 settembre 2006

I salmoni abboccano all'amo anti-clericale

Ah, riecco il post "sparito" stanotte dal blog di Taradash, proprio mentre stavo commentandolo, e rieditato sotto forma di dialogo.
Immagino per fare il verso alla citazione del Papa. Spiritosone... oh-oh-oh...

Non capisco come si possa prima scrivere questo post, in cui si elogia Benedetto XVI per aver distinto le religioni che usano la ragione da quelle che ricorrono alla violenza, e poi "partorire" questa "cosa" in cui sembra di leggere la delusione perché Benedetto XVI non ha indetto una nuova crociata contro l'islam.

E per di più lo si dipinge come un tonto che parla a vanvera ("carente di senso storico", udite! udite!...) e poi cerca maldestramente di rimediare... 
Mah!

Ben diversa l'analisi di Magdi Allam, che mi pare abbia capito (dopo alcune difficoltà, dovute all'incomprensione della prospettiva evangelica di fede) qual è l'intenzione del Papa, che sembra aver ottenuto un ottimo risultato.

[...] Come è diverso l'islam raccolto ieri in udienza dal Papa a Castel Gandolfo. Altro che caffettani, turbanti, minacciose barbe lunghe dell'homo islamicus e burqa che annullano la personalità femminile! Ed è in questo contesto che riaccredita la realtà plurale, anche se tutt'altro che pluralista dell' islam, che il Papa ha formalizzato le basi dottrinali, razionali e ideali di quella che a ragione può essere definita una svolta storica nel rapporto tra la Chiesa cattolica e l'islam. Chi insinuava che il teologo Ratzinger non è uno statista ma uno studioso poco avvezzo alle logiche della Realpolitik, deve ora ricredersi. Nell'incontro di ieri con gli ambasciatori dei Paesi a maggioranza musulmana e singoli esponenti della Consulta per l'islam italiano, Benedetto XVI ha dimostrato una rara capacità politica di gestione di una insidiosissima crisi internazionale che chiamava in causa, da un lato, il legittimo diritto della Chiesa alla libertà d'espressione sull'islam e, dall'altro, la necessità di isolare e contenere le reazioni più estremiste e terroristiche islamiche. La maestria del Papa si è espressa nell'aver sottratto la vicenda della contestata citazione di Maometto fatta dall'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, dall'ambito strettamente religioso affidandola principalmente alla sfera della politica. Individuando nei governi e nei loro rappresentanti gli interlocutori privilegiati, anziché nell'eterogenea e conflittuale realtà dei movimenti islamici organizzati. Un passaggio che implica la scelta di un contesto dove è più agevole il connubio tra la fede e la ragione all'insegna della ragion di Stato, rispetto a un altro profondamente segnato dall' oltranzismo ideologico che strumentalizza l'islam per conquistare il potere. [...]

Consiglio anche l'editoriale di padre Samir, che di islam se ne intende e non è uno che si fa facili illusioni.

[...] Qual è in realtà il progetto del vescovo di Roma? Lo ha condensato in una frase: auspica cioè che i rapporti instaurati fra cristiani e musulmani «si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze». Ogni parola qui è pesata, come fosse l'articolazione di un programma. Parla di un «dialogo sincero e rispettoso», un «dialogo autentico», «interculturale e interreligioso»; non un dialogo diplomatico, ma «in spirito e verità». E ancora, «un dialogo fondato su una conoscenza reciproca»: è il tema cruciale della reciprocità che torna ben tre volte in questo discorso. Ma non dentro uno scenario di minacce e di ricatti (del tipo: se non ci lasciate costruire chiese in Arabia Saudita, non vi lasciamo costruire moschee in Italia), ma nel senso dell'emulazione nel bene, un'emulazione spirituale per costruire più dignità umana e rispetto dei diritti umani, libertà compresa. Così la reciprocità diventa edificazione di una civiltà comune.
«In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione - un aspetto questo dell'Occidente tanto odiato dai fondamentalisti - abbiamo assolutamente bisogno, ha aggiunto il Papa, d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa». L'orizzonte cioè non si pone in alcun modo sotto il segno di una lotta comune, dove islam e cristianesimo siano alleati contro l'Occidente; è quello piuttosto di un dialogo culturale per superare insieme una situazione di stallo. Il discorso, nella sua stessa forma, è non-violento. Non propone una "crociata" dei credenti contro l'agnosticismo o il relativismo - malattie occidentali - o contro il fondamentalismo. Esorta con forza a «superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa». Chiede un impegno comune per «affrontare insieme le numerose sfide con le quali si confronta l'umanità»: «la difesa e la promozione della dignità dell'essere umano e i diritti che ne derivano».
È questo - non altro - il dialogo interreligioso e interculturale a cui richiama Papa Benedetto.

Interessante anche l'articolo di George Weigel sul numero di Ideazione in edicola: "Le due guerre culturali" (non ancora online), per capire come quelli alla Taradash, in realtà stanno lavorando inconsapevolmente per spianare la strada all'islam fondamentalista.
Svegliaaa!!!


scritto da: Faramir alle ore 16:02 | link | commenti (2)
categorie: fede, ragione, laicismo, islam, benedetto xvi
venerdì, 22 settembre 2006

Campagna «Noi stiamo con il Papa»

Vi invito caldamente a sottoscrivere questa campagna.

Aderite numerosi! E passate parola.

Vi segnalo anche l'iniziativa degli amici di Stranau che suggeriscono di scrivere ad alcuni giornali (Corriere, Repubblica, La Stampa, New York Times) e alle ambasciate di Turchia, Marocco, Egitto.
"Niente invettive e tanto meno insulti: solamente spiegare cosa il Papa ha detto, e che stiamo con lui."


scritto da: Faramir alle ore 09:44 | link | commenti (3)
categorie: islam, benedetto xvi

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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