Adesso che la Commissione Europea ha confermato quello che era ovvio a chiunque fosse dotato di un minimo di buon senso (e privo di pregiudizi politici), è interessante notare le diverse strategie messe in atto da coloro che accusavano il governo di "discriminare" su base etnica (cioé di essere razzisti, fascisti, ecc.) per nascondere la figuraccia rimediata.
Ovviamente non possono dire che anche la Commissione Europea approva politiche discriminatorie.
Ci prova il "mitico" ex-ministro Ferrero, buttandola - come sempre - in politica, ma dimostrando solo di non conoscere bene i meccanismi su cui si basano le istituzioni europee.
Infatti, quando Ferrero insinua che i commissari europei non avrebbero una legittimazione popolare democratica - in quanto nominati dai governi degli Stati membri - dimentica (se mai l'ha saputo) che la Commissione nel suo complesso deve essere approvata da un voto del Parlamento europeo.
Stendiamo un velo pietoso sull'accusa infamante rivolta a tutti e 27 i governi europei di coprirsi le spalle l'un l'altro all'interno della Commissione, raffigurata come un gruppo di "burattini" radiocomandati, alla faccia dei trattati e della legislazione europea. La prima cosa che si legge in questa pagina introduttiva è che "la Commissione è indipendente dai governi nazionali e il suo ruolo consiste nel rappresentare e tutelare gli interessi dell’UE nel suo insieme."
Sarebbe interessante sapere perché Ferrero non faceva queste sortite anti-europee quando c'era Prodi al governo. A quei tempi mi pare fosse sempre solerte nell'accusare di "euroscetticismo" chiunque osasse avanzare il minimo dubbio su qualsiasi cosa provenisse da Bruxelles.
Un po' masochista come tentativo, in effetti.
Non va molto meglio con la sinistra "moderata" del Pd.
La senatrice Serafini tenta di farci credere che la Commissione avrebbe dato un parere positivo solo perché "le proposte avanzate dal governo sono state modificate in alcune parti e in altre non applicate secondo le intenzioni iniziali. E questo e' avvenuto anche grazie alla prese di posizione di tante personalita' della societa' civile e anche grazie alla battaglia dell'opposizione''.
Decisamente meno rozza di quella del Ferrero come mossa, ma fragilina pure questa, per quanto assai sfruttata. Infatti, stando a quanto dice il portavoce del commissario Barrot: “L’attenta analisi del documento inviato da Roma ha consentito di constatare che né le ordinanze né le linee direttrici né le condizioni di esecuzione” delle misure prese “autorizzano la raccolta di dati relativi all’origine etnica o alla religione delle persone censite”. Anche la raccolta delle impronte digitali “viene fatta solo al fine di identificare persone che non è possibile identificare in altro modo” .
Sono alquanto curioso di leggere la reazione dei paolini di Famiglia Cristiana.
Dovendo fare un pronostico, direi che opteranno per una variante della seconda mossa...
I fermi a carico di sette adulti e un minorenne imputabile ipotizzano i reati di "associazione a delinquere finalizzata a commettere furti aggravati in abitazione con l'induzione dei minori a perpetrarli, maltrattamenti in famiglia ed abbandono di minori", spiega una nota della polizia.
Con i medesimi capi di imputazione, altri tre minori imputabili sono stati indagati in stato di libertà.
Gli arrestati -- appartenenti ad una famiglia di rom croati -- avrebbero utilizzato i bambini, sfruttando il loro status di minori non imputabili, per compiere furti in una serie di appartamenti in diverse regioni del nord Italia.
I piccoli sarebbero stati costretti a rubare attraverso minacce e vessazioni, riferisce la nota, che parla anche di "ritorsioni di tipo sessuale".
Se venivano arrestati, i minori venivano abbandonati al loro destino, di solito in comunità di reinserimento da cui fuggivano dopo poco tempo. [...]
E non bisogna essere dei geni per capire che la prima cosa da fare, se si vuole che i figli dei nomadi vadano a scuola e smettano di essere sfruttati come accattoni o ladruncoli, è proprio dare loro una identità sicura e impossibile da cancellare.
Periodicamente si ritorna a parlare del problema dei campi nomadi situati alla periferia delle grandi. Si vedono presidi di comuni cittadini organizzati da chi abita vicino a questi campi, con il supporto di un certo partito, solitamente etichettato come "xenofobo" o "razzista". Non si può fare a meno di provare disagio - quando non netta riprovazione - osservando facce contorte dalla rabbia, ascoltando parole dure e si pensa: "che intolleranti! in fondo anche i nomadi hanno diritto a vivere sequendo le proprie usanze... i soliti luoghi comuni, del tipo zingari = ladri...", ecc.
Poi però, capita di ascoltare delle storie realmente accadute che ti fanno cambiare un po' prospettiva.
E' il caso di ciò che è accaduto ad una mia conoscente, in compagnia del marito e del loro bambino. Trovandosi a transitare per una strada alla periferia di una grande città del nord Italia, capitarono nei pressi di un campo nomadi. Mentre percorrevano un'ampia curva a velocità moderata, dal suddetto campo uscì a razzo un'automobile di grande cilindrata, che li speronò. Grazie al cielo nessuno si fece male, ma i danni erano ingenti per entrambi.
Nel giro di pochi secondi accorsero una cinquantina di persone dal vicino campo nomadi, che circondarono i malcapitati, minacciandoli con spranghe di metallo o altri oggetti contundenti, e che accusandoli di essere loro nel torto pretendevano un risarcimento immediato, mettendo quasi le mani nella borsa della nostra amica.
Di constatazione amichevole evidentemente non ne volevano parlare. Anche perché dubito che la potente automobile del nomade fosse assicurata...
Alla fine, in qualche modo, la famigliola riuscì a sfuggire alla folla, la quale aveva come obiettivo quello di spaventarli tanto da dissuaderli dal presentare denuncia. Cosa che in effetti si guardarono bene dal fare.
Infatti, denunciare uno di quei signori avrebbe significato rendere note le proprie generalità e quindi essere rintracciabili dal guidatore spericolato e dai suoi numerosi parenti e amici. E questo avrebbe avuto solo due possibili conseguenze: a) vivere per il resto della vita con l'incubo di ricevere una o più visite da una permalosa tribù di nomadi in cerca di vendetta, oppure b) cambiare residenza, o - meglio ancora - continente.
Che conclusioni possiamo trarre da questa triste esperienza?
Per prima cosa penso che si debba guardare con un po' più di comprensione a coloro che non sono "entusiasti" di avere un campo nomadi vicino a casa. Senza con questo giustificare gesti violenti, ovviamente.
In secondo luogo, c'è da fare una considerazione sulla reale volontà di integrazione che caratterizza molti dei nomadi che vivono nelle nostre periferie. O meglio sulla volontà di NON integrarsi per niente. Come si possono integrare nella nostra società degli individui che non ne vogliono sapere di lavorare, che costringono moglie e figli ad accattonare, o a rubacchiare, vestiti di stracci puzzolenti, ma che poi si fanno vedere sempre alla guida di macchine lussuose?
Infine, non si può fare a meno di notare che lo Stato e le istituzioni hanno - di fatto - abbandonato a sé stessi i cittadini che vivono in molte di quelle zone, diventate ormai terra di nessuno dove regna la legge del più forte.
Non deve sorprendere allora che i comuni cittadini, esasperati, decidano di scendere in piazza per difendersi da soli e si organizzino in presidi per controllare il territorio nel quale lo Stato ha rinunciato a tutelare la legalità.
Un proverbio africano diceva: prima di giudicare qualcuno, cammina sette giorni con le sue scarpe.
Personalmente non ci tengo affatto a provare l'esperienza di vivere ai confini di un campo nomadi come quello dell'incidente da me descritto. E voi?
Sono sicuro che don Virginio Colmegna, direttore della Caritas Ambrosiana, avrà da raccontare molte altre esperienze di integrazione a lieto fine, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensa di queste situazioni e come sta andando il recente tentativo di regolarizzazione e sistemazione dei campi di via Triboniano.
Ah! Forse qualcuno starà pensando che alla storia da me riferita qui sopra manca la versione dell'altra parte. Giusto.
Se qualcuno tra chi legge si vuole offrire come volontario per andare a raccogliere delle testimonianze in quel campo profughi, me lo faccia sapere. Ok?
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville