Gino

lunedì, 05 maggio 2008

Il Corriere dell'ArciGay

La propaganda pro "famiglie gay" del Quotidiano delle Grandi Banche continua indefessa.
 
Notare come sparano una cifra a effetto (centomila "figli di gay" in Italia) che sembra indicare il numero di bambini cresciuti da coppie gay. Poi, leggendo bene, quei centomila risultano essere per la quasi totalità bambini con 1 genitore gay, nati in relazioni "normali" poi sfociate in divorzio. 
Ma ciò non offre alcuna indicazione su chi li cresca veramente.
Quelli che crescono fin dall'inizio con 2 "genitori" gay però, assicura il Corrierone, sono "molti, sempre di più"... la fonte?
Una ricerca condotta da ArciGay. Ah, beh! stiamo tranquilli allora!

Nessun cenno a pareri "non allineati", che pure non mancano... il codice di auto-regolamentazione politicamente corretto non lo consente.
 
Addirittura arrivano a dire che crescere con 2 gay è meglio... ma che si fuma sta gente? La moquette di casa?
O sono affetti da "normo-fobia"?

lunedì, 14 gennaio 2008

Moratoria anche su Povia?

Avete letto l'ultimo editoriale dell'associazione Samizdatonline? Eccolo qua: 

 

CENSURATO A SANREMO. Gliel'hanno fatta pagare. Proprio così. Non gli hanno proprio perdonato quella volta al Family Day, quando salì sul palco più scomodo d'Italia e gridò che i diritti dei bambini vengono prima di quelli dei grandi. Giuseppe Povia, il vincitore del Festival di Sanremo 2006, l'autore di quella tenera canzone-tormentone "I bambini fanno ooh", che è una delle poche canzoni italiane da ricordare degli ultimi anni, non farà parte dei "big" che quest'anno calcheranno il palcoscenico dell'Ariston.
Difficile non pensare ad una sorta di ritorsione ideologica dell'establishment politico nei suoi confronti. Il ragazzo pare avesse un bel pezzo (parola di un esperto come Mario Luzzatto Fegiz: "A noi sembra sbagliata l'esclusione della canzone di Povia, che abbiamo sentito") e si è conquistato sul campo la notorietà di cui gode. E' un artista "nazionalpopolare", dunque giusto per Sanremo, molto più di gente come Minghi o Mietta o Anna Tatangelo (della serie "a volte ritornano"). Il che non significa che sia banale, anzi. Di sicuro non è un clone, ha una sua personalità e originalità.
So di parlare di un argomento che molti giudicheranno quanto meno frivolo, ma la verità è che il "caso Povia" non è affatto da liquidare alla leggera. Del resto c'è in gioco la carriera e la visibilità di un cantautore. Non è cosa da poco, almeno per lui. La sua esclusione ha il sapore della vendetta. Lo sapeva bene Antonella Ruggiero che quel giorno in Piazza Santi Apostoli si rischiava la carriera. E infatti, dopo avere annunciato la propria adesione al Family Day, all'ultimo momento ha dato
forfait.
La Ruggiero fece una pessima figura, ma salvò la reputazione davanti agli amichetti del quartierino.
Povia invece si comportò da uomo, da persona onesta e coerente. Qualcuno lo avrà sconsigliato. Qualcuno gli avrà detto "Attento, che ti metti contro quelli che contano", a cominciare dalla lobby del Gay Pride e dalla maggioranza di centrosinistra al potere. Ma Povia se ne è infischiato. Tanto di cappello.
Oggi purtroppo deve rendersi conto che il potere, il potere che controlla la cultura in Italia, è forte, è veramente forte e anche sfacciato, se si permette di buttare fuori uno come lui. Il potere che ha trovato il proprio corifeo, il proprio servo sciocco, nel bravoconduttore Pippo Baudo, il quale anche stavolta ci ammannisce la solita brodaglia di denunce sociali e buoni sentimenti (presente Cristicchi?), così da poter fare la faccia seria e pensosa all'occorrenza ed "educare" il popolo bue per mezzo del festival.
Educarlo a cosa? Ma al pensiero radicale di sinistra, quello politically correct, ovvio!
L'altr'anno, per esempio, oltre al deprimente Cristicchi c'era anche quell'altro (non ricordo più nemmeno il nome) con il brano sulla mafia. Ma c'era pure Mariella Nava con una canzone sull'eutanasia: un modo per sponsorizzare la battaglia dell'associazione Luca Coscioni. Di quella canzone penso che nessuno ricordi più né le parole né la melodia. Meglio così. Ma che ci sia stata è comunque indicativo di come il Festival di centrosinistra debba essere in qualche modo "organico".
E quest'anno? Quest'anno toccherà invece alla riesumata Tatangelo (bellina, ma, insomma, è quello che è, niente più che un'interprete con una discreta presenza scenica), che si porta in dote un bel brano sul tema dei gay firmato dal marito Gigi D'Alessio. Fatti in casa.
Figuriamoci se poteva starci un Povia, uno che si è macchiato della colpa gravissima di portare la canzone di successo ad una festa di cattolici, e alternativa alla cultura gay, per giunta!
Censura, signori, questa è censura, bisogna chiamare le cose col loro nome.

Ed è proprio per questo che il "caso Povia" non è proprio una cosetta da niente

La Cittadella socio di SamizdatOnLine


scritto da: Faramir alle ore 15:30 | link | commenti (8)
categorie: censura, politically correct, samizdatonline
venerdì, 26 ottobre 2007

Avanza il gayo nichilismo totalitario

Ricordate la vicenda dei due gay beccati in flagranti atti osceni in luogo pubblico e giustamente denunciati (come sarebbe successo per qualsiasi coppia uomo-donna sorpresa negli stessi atteggiamenti), ma che tutti i "politically correct" de noantri si sono affrettati a giustificare, strappandosi le farisaiche vesti e sostenendo che "era solo un bacio"?

In Inghilterra sono ancora "più avanti" (ehm...), e se osate disturbare degli omosessuali impegnati in un "festino di gruppo" all'aperto in un luogo pubblico, rischiate di essere multati e censurati.
Guai a voi schifosi eterosessuali!

Di questo passo a scuola insegneranno Educazione Sessuale Omosex e Cultura Nichilista... e non saranno nemmeno materie facoltative, come l'Insegnamento della Religione Cattolica.
E chi dissente verrà esposto alla gogna pubblica con obbligo di soggiorno in un bel "campo di rieducazione"...

[...] Tutti e quattro sono stati condannati a seguire un corso sulla tolleranza e l’uguaglianza e inoltre sono stati trasferiti e pubblicamente censurati per aver disonorato il corpo e aver usato in modo improprio il loro equipaggiamento. [...]

E' la rinomata "tolleranza gay", bellezza!

PS: ma la colpa è nostra naturalmente.


scritto da: Faramir alle ore 12:51 | link | commenti (7)
categorie: nichilismo, politically correct, propaganda gay
mercoledì, 24 ottobre 2007

La Toscana si candida al prossimo Nobel per la Pace

Se l'hanno dato ad Al Gore per un documentario pieno di balle, volete che lo neghino alla Regione Toscana dopo questa demenziale campagna?

Ne parlano anche il Filo a Piombo, Gianmario Mariniello, Davide Giacalone, Lupo di Gubbio...

La domanda sorge spontanea: ma idioti si nasce o si diventa?

scritto da: Faramir alle ore 18:13 | link | commenti (14)
categorie: idiozia, omosessualità, politically correct, propaganda gay
mercoledì, 08 agosto 2007

Sentenze pericolose

Per continuare la serie di "Lampi d'estate", non so cosa pigli a certi magistrati, ma da certe decisioni rese note negli ultimi giorni ho l'impressione che questo Paese stia scivolando verso il baratro.

A quanto pare infatti i principi di libertà ed eguaglianza non sono più universali:

[...] Oggi sappiamo che si può tornare d'un tratto al Codice di Napoleone del 1804 che permetteva l'uso della forza nelle pareti domestiche, [...] Purché la violenza non sia continua, i figli si possono segregare, e gli si può negare il diritto di scegliere il proprio futuro.
C'è poi qualcosa di peggio. La Cassazione si guarda bene dal riferire questi principi alle famiglie e ai ragazzi italiani, ben sapendo che provocherebbe una sollevazione popolare. Ma li riferisce a una famiglia di origine magrebina ritenendo che ad essa si può applicare un diritto ingiusto, oltre che inesistente. Si fa strada una mentalità grave e non degna di un Paese europeo e dei suoi principi cristiani. In questo modo si lancia un preciso messaggio agli immigrati, spiegando loro che sono diversi dagli italiani [...].
Negando i principi basilari su cui si fondano le nostre società, si costruisce un mondo che può far paura. Un mondo nel quale ciascun gruppo etnico o religioso si fa le proprie leggi, si amministra come meglio crede dentro e fuori la famiglia, e nel quale si formeranno tante società parallele, incomunicabili tra di loro. Le conseguenze possono essere disastrose, perché in queste crepe può passare il medioevo degli Statuti personali, per il quale ciascuno è soggetto alla legge della propria etnia, del proprio gruppo di appartenenza. È l'anticamera delle guerre etniche e religiose.
A ben vedere siamo di fronte all'ultimo prodotto del relativismo. I principi di libertà ed eguaglianza cessano di essere universali, divengono concetti relativi che lo Stato e la legge tutelano a seconda delle circostanze, dell'appartenenza religiosa o etnica. [...]

Basti dire che per una volta l'Occidentale e il Riformista sono d'accordo.

Inoltre è possibile bestemmiare ed offendere il sentimento religioso di milioni di persone (ma solo se sono cristiani, che se provi a criticare i fondamentalisti musulmani, guai!) senza doverne rispondere in alcun modo. E poi c'è chi si lamenta che la società si frantuma, non esiste più una coscienza civile degna di tale nome...

Sempre la Cassazione poi - attaccandosi ad elementi irrilevanti nel merito della questione - ha sancito che la storiografia ufficiale è quella scritta dagli storici marxisti-comunisti o filo-marxisti e che esercitare il diritto di critica sulla loro versione della Storia è un reato. Chi lo fa rischia pure di ritrovarsi con l'etichetta di "revisionista" o "neo-fascista".
I compagni possono continuare a dormire sogni tranquilli...

Su questa e altre vicende della Resistenza ci sarebbero molte cose da dire, ma per ragioni di tempo e spazio vi rimando a "La resistenza cancellata" di Ugo Finetti - non certo sospettabile di essere "di destra" - e in particolare al capitolo 5, dal significativo titolo "Resistenza, PCI e terrorismo Gap". Leggendolo capirete la differenza tra i veri partigiani e i "gappisti".
Cito solo alcune parti sui fatti di via Rasella, da pagina 216 e seguenti:

Quell'atto terroristico [...] fu invece sin dall'inizio condannato dall'interno del movimento resistenziale ed è quindi oggetto di una memoria censurata. «Elementi irresponsabili, di cui tutti, compresi i patrioti, deplorano l'inaspettata iniziativa, hanno compiuto un grave attentato contro i tedeschi»: questa la reazione che annota in quei giorni nel suo Diario Fulvia Ripa di Meana - decorata della Croce al Valor Militare - che in quel momento milita nel «Fronte clandestino militare di resistenza».
Sottolineare le critiche e ricostruire i fatti sembrerebbe un atteggiamento fascista volto a giustificare o a ridimensionare l'orrore per il massacro delle Fosse Ardeatine. E così, facendosi scudo delle 335 vittime della rappresaglia, si trascura di citare che tra le vittime della bomba insieme ai 33 riservisti altoatesini aggregati alla Wehrmacht (e non una «compagnia di SS», come scrive Luigi Longo)  c'erano anche [...] un ragazzo di tredici anni e due partigiani appartenenti al gruppo politico-militare di «Bandiera Rossa», su posizioni contrapposte al  Pci. [...]
Anche la reazione dei romani non fu certamente favorevole. Via Rasella è la dimostrazione dell'inesistenza del famoso «movimento delle masse» dietro i gappisti e del totale - esaltato - isolamento in cui i comunisti operavano. «E io mi sentii pieno di una gioia elementare, infantile», annota uno dei protagonisti della strage, Franco Calamandrei, [...]
Infatti il bilancio dell'attentato fu assolutamente fallimentare, poiché provocò l'effetto contrario a quello sperato: non la sollevazione armata, bensì la generale presa di distanza da tal genere di violenza nei partiti antifascisti e tra la popolazione. Sull'esito disastroso di quello che la storiografia comunista ama tramandare come «forse il più celebre degli episodi della Resistenza» non c'è controversia tra gli stessi storici comunisti di qualsiasi generazione. Scrive Battaglia: «L'errore della resistenza romana considerata nel suo complesso [...] fu quello di non essere riuscita, dopo le Fosse Ardeatine, a portare più avanti l'offesa ai tedeschi, a rendere più continua e intensa l'attività armata». Conferma Paul Ginsborg: «La Resistenza romana non riuscì a riaversi da quel colpo».
Talché in seguito a questa iniziativa terroristica, giustificata da simili storici come unica alternativa all'«attendismo», proprio quando il Cln sarebbe potuto passare all'azione nei giorni precedenti l'arrivo degli Alleati i comunisti avevano determinato una situazione che vedeva Roma inorridita e pietrificata da un massacro provocato da un gesto giudicato dai non comunisti inutile e assurdo. Gli stessi Gap cessarono pressoché di esistere e non svolsero alcun ruolo alla vigilia della liberazione là dove erano stati più forti.


Come al solito, per i comunisti "il fine giustifica i mezzi".

lunedì, 18 giugno 2007

Omo-pensiero unico

A proposito del Gay Pride: non è la rivendicazione dei diritti che disturba, è il vacuo filosofare, la visione del mondo a cui si vorrebbe che aderissimo per essere dei veri democratici. Per esempio Mariuccia Ciotta, sul «manifesto» di sabato, ci intima di pensare che omosessuale è sinonimo di «una persona non più separata dalla vita, non più forma escludente dell’altro (...), di un corpo mutante, plurale, molteplice e non più scisso tra anima e cosa, unicum che respinge la declinazione dell’essere umano tra persona e non persona»; un essere che si pone «in una zona grigia, pericolosa, dove non è più visibile la linea che separa l’uomo-animale dall’altro da sé. Terra contro cielo». E dall’altra parte, invece, la «famiglia tradizionale, cellula e specchio dei rapporti violenti, di sopraffazione e di forza che si dispiegano nella società (...) quella che saccheggia emozioni e risorse». Suvvia, Ciotta: meno presunzione, meno manicheismo, per favore!
(Ernesto Galli della Loggia, Corriere della Sera)

E soprattutto, meno masturbazioni mentali, che non si capisce un tubo di quello che scrive.
Ma probabilmente è colpa mia che non sono all'altezza...

PS: comunque, "corpo mutante" è di sicuro un refuso tipografico per "corpo in mutande", viste certe immagini della carnevalata di sabato scorso...


scritto da: Faramir alle ore 11:59 | link | commenti (17)
categorie: satira, omosessualità, politically correct
venerdì, 27 aprile 2007

Come ti strumentalizzo l'omosessuale per colpire la Chiesa

Condivido al 100% il duro editoriale di Marco Tarquinio pubblicato ieri.
Ancora una volta, con il pretesto di lottare contro presunte "discriminazioni" ai danni degli omosessuali, la sinistra italiana si scaglia in maniera indecente contro la Chiesa, colpevole di non essere allineata al pensiero unico politicamente corretto e anti-cristiano dominante nelle istituzioni europee.
Quello che mi rattrista maggiormente è il fatto che questi parlamentari europei comunisti, socialisti e verdi sono stati eletti anche grazie ai voti di molti cattolici italiani.
Quando la capiranno questi ingenui che da certe ideologie totalitarie e anti-umane non puo' uscire nulla di buono?
Dobbiamo tornare ai tempi delle catacombe per svegliare i tanti "utili idioti" di leniniana memoria, che lavorano inconsapevolmente e in buona fede per il proprio annientamento?
Tralasciamo il patetico spettacolo di certi presunti "liberali" che si accodano a questo Circo Barnum, i cui promotori si vantano pure delle proprie "conquiste di civiltà".
Che cosa possano insegnare in termini di civiltà coloro che fino a pochi anni fa sostenevano i più nefasti regimi totalitari della storia umana, questo resta un mistero.

"Il marxismo aveva indicato nella rivoluzione mondiale e nella sua preparazione la panacea per la problematica sociale: attraverso la rivoluzione e la conseguente collettivizzazione dei mezzi di produzione — si asseriva in tale dottrina — doveva improvvisamente andare tutto in modo diverso e migliore. Questo sogno è svanito."
(Benedetto XVI, Deus Caritas Est)

"... l'errore fondamentale del socialismo è di carattere antropologico. Esso, infatti, considera il singolo uomo come un semplice elemento ed una molecola dell'organismo sociale, di modo che il bene dell'individuo viene del tutto subordinato al funzionamento del meccanismo economico-sociale, mentre ritiene, d'altro canto, che quel medesimo bene possa essere realizzato prescindendo dalla sua autonoma scelta, dalla sua unica ed esclusiva assunzione di responsabilità davanti al bene o al male. L'uomo così è ridotto ad una serie di relazioni sociali, e scompare il concetto di persona come soggetto autonomo di decisione morale, il quale costruisce mediante tale decisione l'ordine sociale. "
(Giovanni Paolo II, Centesimus Annus)


martedì, 20 febbraio 2007

I gay pretendono «una legge che riconosca il valore sociale dell'amore omosessuale»

Interessante questa notiziuola.
Come era evidente, alle organizzazioni gay non bastano nemmeno i DiCo e puntano chiaramente a:

«una legge sulle unioni civili che riconosca anche il valore sociale dell’amore omosessuale»

Ovvero, quello che il nostro diritto esclude assolutamente, non occupandosi di "vincoli affettivi" né tantomeno di quello che fanno in camera da letto i cittadini italiani maggiorenni, consenzienti e vaccinati. Come ricorda
il professor Giuseppe Dalla Torre, giurista e rettore della Università Lumsa:

«Il diritto non tutela vincoli affettivi, nemmeno nel matrimonio. Il codice civile non ne parla. Anzi, il matrimonio è tutelato perché trascende gli interessi meramente privati e perché ha funzioni sociali e solidaristiche rilevanti, come l’educazione dei figli. Lo Stato non verifica se due si vogliono bene prima di andare davanti al sindaco a sposarsi, né se l’affetto rimane nel tempo. I sentimenti personali per il diritto sono irrilevanti.»

Ma la strategia è chiara:

«Faremo un grande convegno - ha detto Gigi Malaroda del Circolo Maurice, presidente della Circoscrizione 6 - sull’educazione dei giovani alla diversità. Le evoluzioni culturali profonde possono avvenire solo attraverso la trasformazione della mentalità»

Ma una legge che riconosca giuridicamente il "vincolo affettivo" delle convivenze anche omosessuali - di fatto - ne sancisce il "valore sociale", ed è quindi il primo passo nella "trasformazione della mentalità" auspicata dai militanti gay più ideologizzati.
Attenzione a non fare da inconsapevoli sponde a questa strategia che porterà inevitabilmente al trionfo del relativismo e alla ulteriore svalutazione della famiglia fondata sul matrimonio (civile o religioso), già troppo bastonata
.

lunedì, 05 febbraio 2007

Ancora sull'inutilità sociale di leggi pro-coppie di fatto

[Il nostro socio Berlicche ci fa avere il seguente pezzo. Attenzione: la lettura è vivamente sconsigliata ai cultori del pensiero unico politicamente corretto oggi tanto di moda.]

Ah! Niente da fare. Non sono capace di scrivere un articolo così. Quello che scriverei io sarebbe certo impubblicabile. Capite, io ci vado giù pesante. In questi tempi a dire "maschio" e "femmina" uno rischia la galera. E allora facciamo in questa maniera: io lo scrivo e poi qualcuno mi sostituisce tutte le espressioni un po' forti con quelle politicamente corrette tra parentesi. Facciamo così? Allora, via.

Cosa sono le "Coppie di fatto"? Innanzi tutto non certo una novità.
Quando Gesù va al pozzo e incontra la samaritana, questa di fatto convive con un tizio e Gesù non è che se ne scandalizza ("Di mariti ne hai avuti cinque, e quello che hai ora non è tuo marito..."). S.Agostino, prima di diventare cristiano, ha una allegra relazione e da questa ha un figlio. In tempi più recenti Galileo Galilei, proprio lui, di figlie ne aveva due e non è che a sposarsi abbia pensato...ma a metterle in convento sì.
Uomini e donne fanno i loro [seguono in maniera libera le rispettive inclinazioni del loro orientamente sessuale] da che tempo è tempo. Convivono, [compiono attività per la realizzazione del loro piacere sessuale], fanno figli - un tempo si chiamava magari concubinato - senza sposarsi, per un motivo o per l'altro.
Perchè non ci sono soldi. Perchè non c'è lavoro. Perchè sono di classi sociali diverse. Perchè è più comodo [compiere suddette attività sessuali] senza responsabilità che dovere accettare tutti i doveri che dal matrimonio provengono. Eppure, in tutti questi secoli, mai c'è stato un - chiamamolo movimento d'opinione - che mirasse in qualche maniera a codicizzare questa antichissima consuetudine. Antichissima anche più del matrimonio, perchè ci sono state le coppie di fatto ben prima del matrimonio, se i nostri amici darwinisti hanno ragione. Si stava tra noialtri scimmioni là nella savana e si [soddisfaceva alle nostre voglie primigenie] la prima [partner di diverso orientamento sessuale] che passava. Non è che si pensava a sposarsi, proprio no.

Poi, un pochetto ci siamo evoluti. Diamo merito alle scimmiette su questo. Le [creature primigenie con la responsabilità della crescita della prole] - pardon le donne - si sono rese conto che questa storia del concubinato era una gran fregatura. Perchè noi scimmioni tendevamo a [soddisfare gli appetiti sessuali] e poi cacciarle via in mezzo alla savana, loro e scimmiottini, quando non le reggevamo più. E si è quindi fatto un contratto che avesse come scopo la protezione dei più deboli. Il matrimonio. Che lo Stato ha preso e fatto proprio. Perchè allo Stato conviene proteggere la famiglia. Chi lavora, chi dà quel segno più sui grafici sono le famiglie solide. Senza una famiglia solida a tirare su dei figli solidi qualche problema c'è. Per esempio, come provano i dati del Bureau of Census americano, il 60% degli stupratori, ed il 72% degli adolescenti omicidi è cresciuto in case senza padre. Su 12 studenti violenti, 11 sono cresciuti senza il padre, contro 1 che ce l'aveva. E quindi, investire in famiglie probabilmente conviene di più che investire in poliziotti e carceri.

Dicevamo, mai c'è stato un movimento di opinione che mirasse ad equiparare il concubinato al matrimonio. Non perchè i nostri antichi fossero [incapaci di ragionamenti di senso compiuto], ma perchè i due si muovono su piani differenti. In uno ci sono doveri (verso i figli, verso il coniuge); nell'altro no.
Perchè diciamolo: perchè due convivono? O lo fanno perchè non hanno le risorse per sposarsi, ed allora farci una regolamentazione sopra è inutile: facciamo piuttosto in modo che si possano sposare. Oppure non hanno nessuna intenzione di farlo. O, ancora, non possono perchè non possono farlo neanche se volessero.

Esaminiamo prima il caso "non vogliono". Non vogliono perchè non vogliono responsabilità? E quindi, lo Stato dovrebbe dare loro quella responsabilità che non vogliono? In tal caso è chiaro che la suddetta coppia di fronte a un tal contratto [declinerebbe la sua sottoscrizione con espressioni tipiche della tradizione popolare italiana]. Oppure dovrebbe dare loro i vantaggi che il matrimonio dà senza chiedere assunzione di responsabilità? Ma in tal caso, non sarebbe un [assumere un atteggiamento di derisione o tentativo di truffare una persona terza, assimilabile gergalmente con l'afferrare parti corporee della persona stessa] chi si sposa a "costo pieno"?

Passiamo al caso "non possono". Perchè non si può? O c'è qualche vincolo - tipo essere già coniugati con qualcun altro, essere più che minorenni, essere fratello e sorella (non sbuffate, non sto parlando di casi irreali...) o si è dello stesso sesso. Ah, ecco qui il casus belli. In fondo, i soli che abbiano qualche motivo di urlare e pretendere sono i conviventi dello stesso sesso.
Forse è inutile far notare che, anche qui, nihil sub sole novi. Ai tempi dei romani gli imperatori stessi, Adriano e Caligola ad esempio, convivevano con leggiadri giovinetti. E nessuno che si sia mai sognato di paragonare questo al matrimonio. Perchè diciamolo, [soddisfare i proprii appetiti sessuali in modo conforme al proprio orientamento] è una cosa e il matrimonio è un altro. Il matrimonio è un qualcosa che regola il rapporto tra uomo e donna ai fini della continuazione della specie. Punto. Se le cose stessero diversamente, non si vede perchè non si dovrebbe poter sposare una [oggetto in gomma di lattice gonfiabile simulante una figura femminile]. O il cane fedele. O la vecchia tata che ci vuole tanto bene.

E perchè poi lo Stato dovrebbe ratificare e spendere soldi dietro a unità familiari improduttive, sterili per definizione?
Quando ci ripete con gli amplificatori che di soldi per quelle produttive - le famiglie vere, i figli veri - non ce ne sono?
La mia opinione quindi non è che le coppie di fatto siano inutili socialmente. Quello che penso è che, a prescindere dal motivo per cui si sono formate e dalle persone stesse che le compongono (che possono essere anche in sè meravigliose) le coppie di fatto siano un peso sociale. E che lo Stato dovrebbe fare di tutto per aiutare quelli che vorrebbero smetterne di farne parte per passare a qualcosa di più solido. Dicendo poi agli altri di usare quello che già il diritto mette a disposizione, e cominciare ad essere [seri con la vita].

Berlicche

SAMIZDATONLINE


scritto da: Faramir alle ore 10:19 | link | commenti
categorie: famiglia, pacs, politically correct
giovedì, 01 febbraio 2007

Il Mondo Nuovo

(Tratto da Samizdatonline)

Ci sono Cardinali buoni e cattivi. Fra i cattivi c'è senz'altro Ruini, come ci hanno ripetuto questa settimana diecine di articoli. Ruini infatti nella prolusione al Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana ha ripetuto il giudizio (suo e della Chiesa) su  coppie di fatto, matrimoni gay e eutanasia. Sia chiaro, si può essere d'accordo o meno con Ruini, ma pare impossibile che gli si neghi la libertà di parola e d'opinione.

Ed invece proprio questo è avvenuto. Si sono aperte immediatamente le cateratte del pensiero politicamente corretto, ed i 'benpensanti' ci hanno ripetuto che no, che così non va, che Ruini non ha diritto di parlare, che se proprio vuol parlare è meglio che prenda esempio dal Card. Martini. Non poteva mancare un sondaggio sfornato sul momento (salvo poi sconferme in caso di referendum) a dimostrare la conformità dei cattolici al pensiero dominante e politicamente corretto.

Del resto, per  dimostrare che anche i preti "sono in netto contrasto con le direttive di papa Ratzinger", Riccardo Bocca de L'Espresso ha fatto il suo "sondaggio de noantri" entrando anche nei confessionali, costruendo identità fittizie e dichiarando peccati immaginari, "legati alle questioni più scomode della società contemporanea".

Fortunatamente, si spera, la legge ci potrà presto aiutare ad arginare reati di opinione analoghi a quelli commessi da Ruini. Infatti proprio giovedì in Consiglio dei ministri, è stato approvato un ddl, firmato dal ministro Mastella, che reintegra i principi di un decreto concepito da Nicola Mancino nel 1993, mirante a reprimere (fino a tre anni di carcere) la diffusione d’idee fondate sulla superiorità e l’odio razziale. E fin qui nessuna obiezione, ma il nuovo ddl in più “intende estenderne l’applicazione alle discriminazioni motivate dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale”. Un provvedimento che doveva nascere con il fine di censurare il negazionismo - scrive Il Foglio - finisce per mettere sotto tutela la libertà d’opinione.

Nell'attesa, meglio non accettare il contraddittorio. «Sarebbe come se si chiedesse che a un dibattito sul razzismo intervenisse anche un esponente del Ku Klux Klan, perché siano espresse tutte le opinioni» ha dichiarato Andrea Benedino, della direzione regionale Ds ed esponente storico del movimento omosessuale riferendosi al caso del liceo Marie Curie di Grugliasco.

Sì, perchè la dirigente scolastica del Curie, di fronte alla proposta dei rappresentanti degli studenti in consiglio di istituto di proiettare il film di Ozpetek Le fate ignoranti, che di sessualità e omosessualità racconta, con successivo dibattito cui era stato a parlare il presidente del comitato provinciale di ArciGay, aveva affermato - riferiscono gli studenti - che «non era possibile andare avanti se non avessimo chiamato anche qualcuno di altre opinioni, come ad esempio un prete o un medico cattolico». A quel punto, concludono gli studenti «l´ArciGay ci ha detto che non accettava più di partecipare».

Di fronte a fatti di questo tipo, i sospetti, che già nutriamo in abbondanza data la  nostra scarsissima fiducia nel liberalismo di questi 'benpensanti', ingigantiscono.

Sembra veramente che ci stiamo avviando a grandi passi verso l'utopia (sottolineiamo: utopia) de Il Mondo Nuovo: quella di un'umanità finalmente libera da preoccupazioni, sana, tecnologicamente avanzata, priva di povertà e guerra, permanentemente felice. Naturalmente si tratterà, come aveva previsto genialmente Aldous Huxley, in nome di questa  ennesima riedizione delle magnifiche sorti e progressive, di sacrificare qualcosa: la famiglia, l'amore, la diversità culturale, l'arte, la religione, la letteratura e la filosofia.

Giona

Socio di SAMIZDATONLINE


scritto da: Faramir alle ore 17:26 | link | commenti (4)
categorie: libertà, pacs, politically correct, propaganda gay
giovedì, 14 dicembre 2006

Adotta un presepe

"... perché non c'era posto per loro..."
Sembra che la storia si ripeta, anche se con altre motivazioni.

Sottoscrivete anche voi la campagna "Natale su Internet".


scritto da: Faramir alle ore 09:56 | link | commenti
categorie: laicismo, politically correct, samizdatonline
martedì, 28 novembre 2006

Meglio Betulla dei Bonsai repubblichini

Ah, ecco perché Cossiga si è alterato! Finalmente l'ho capito...  

Ma guarda che strano: se fosse vero quanto dice il presidente Cossiga, si ipotizza che due giornalisti di Repubblica vengono pagati dalla Polizia per fare "inchieste mirate" allo scopo di silurare i vertici del Sismi e nessuno dice niente, nessuno si scandalizza, tutti zitti-zitti, piano-piano...

Se invece un giornalista di Libero (per di più cattolico e di destra... orrore!) collabora con i servizi segreti per cercare di prevenire degli attentati terroristici, che vergogna... tutti a indignarsi... che schifo!
Radiatelo dall'ordine! Appendetelo a piazzale Loreto!

I più benevoli (da bravi cattolici, buoni samaritani) lo irridono mentre affonda nel fango gettatogli addosso dai "comprensivi" colleghi della concorrenza.

Moralisti a senso unico crescono... ma noi siamo "superficiali". Non ci badate.

PS: non preoccupatevi, hanno già predisposto il prossimo "caso" per coprire le spalle agli amichetti... e per distrarre la "truppa" dal flop della finanziaria, che è la classica manovra "tassa e spendi", altro che "tagli alle spese per ridurre il debito pubblico"!


scritto da: Faramir alle ore 13:57 | link | commenti (13)
categorie: mass media, servizi segreti, politically correct
martedì, 21 novembre 2006

Per la libertà di opinione

Per chi vuole esprimere solidarietà agli amici di CulturaCattolica.it, il cui sito è ancora sotto attacco da parte di qualche vigliacco fanatico, è possibile farlo in questo blog (o in quest'altro).

Viva la libertà di opinione.


scritto da: Faramir alle ore 12:40 | link | commenti (3)
categorie: libertà, politically correct, propaganda gay
lunedì, 20 novembre 2006

Verso il pensiero unico «gay correct»

Stasera, lunedì 20 novembre, su Rai1 andrà in onda - in prima serata - lo sceneggiato "Il padre delle spose".
Ennesimo tentativo di sdoganare il "matrimonio omosessuale" sfruttando la bonomia di Lino Banfi, il "nonno Libero" nazionale, nei panni del protagonista, che, recatosi in Spagna a trovare la figlia, scopre che è sposata... con un'altra donna!
Naturalmente, dopo una prima reazione negativa del padre "all'antica", la storia finirà con baci, abbracci, commozione generale e accettazione del "matrimonio".

Il tutto in una curatissima "confezione regalo" (per usare l'espressione del Giornale) che le associazioni dei militanti gay manco si sognavano.

Peccato che nel frattempo l'Italia reale vada in tutt'altra direzione.
Studi e sondaggi, infatti, rivelano come sia ancora la famiglia l'imprescindibile punto di riferimento dei giovani italiani. Ma per Repubblica sono solo
"conformisti"...

Le stesse cose le diceva un recente studio Istat, passato nella quasi totale indifferenza dei mass media.

Verrebbe da chiedersi su quale pianeta vivono certi giornalisti nostrani...
Che piaccia o meno, la famiglia da noi ancora tiene. E' più piccola di prima, ma resiste. La famiglia è importante, e la prima aspirazione della donna (pensate!) è la maternità.

Urge quindi una campagna di normalizzazione per questo Paese "arretrato" che si rifiuta di incamminarsi verso le "magnifiche sorti e progressive" della società alla Zapatero. Un Paese che ancora si ostina a credere che il matrimonio sia una faccenda tra un uomo e una donna.

E allora, venghino-signori-e-gentili-signore-venghino! Ecco a voi il faccione bonario e rassicurante di Lino-Banfi-nonno-Libero a sdoganare il "matrimonio gay" in prima serata, alla faccia nostra che paghiamo il canone sperando in qualche programma "educativo".
Quanti genitori inconsapevoli del "contenuto" si fideranno della faccia di Banfi sulla confezione e piazzeranno i propri figli davanti alla TV?
E quanti saranno preparati a spiegare ai figli perplessi che quello che hanno visto è solo propaganda?

Ma non è tutto.
Gli amici di
Cultura Cattolica (e non solo loro) hanno protestato, chiedendo che la fiction fosse almeno spostata in seconda serata, essendo adatta  - per la complessità dell'argomento - a un pubblico adulto. La protesta è stata ripresa dal sito di Repubblica, che, come al solito, hanno riportato scorrettamente e in chiave anti-cattolica la notizia, parlando di "anatema" e "crociata"... sic! Che fantasia!
Il risultato è che il sito di Cultura Cattolica è stato oscurato e reso inaccessibile da un attacco di qualche hacker "oscurantista" in tutti i sensi. Naturalmente, gli altri siti citati da Repubblica - quelli in sostegno al "matrimonio gay" - sono ancora là, perfettamente accessibili, e se la ridono (quale "formidabile" livello intellettivo...), a dimostrare una volta ancora dove abita l'intolleranza e chi sono i veri "fanatici fondamentalisti".

Di seguito il Comunicato Stampa di Cultura Cattolica, che vi invito a diffondere, visto che il loro sito è ancora sotto attacco e quindi irraggiungibile.


COMUNICATO STAMPA
Quando la libertà di pensiero fa paura, meglio ingaggiare qualche
Hacker o qualche maneggione!

Certo chi non ha problemi di famiglia regolare con i figli a carico, per cui conta soltanto «l'amore», ha molto tempo per impedire con tutti i mezzi di esprimersi a chi vuole invece difendere un tipo di famiglia che invece i figli li genera e desidera educarli!

Ci è capitato questo: abbiamo pubblicato sul sito http://www.culturacattolica.it  un intervento critico sulla fiction televisiva di Lino Banfi, Il Padre delle spose, in onda da lunedì 20 novembre 2006 su RaiUno. Abbiamo chiesto come minimo di spostare lo spettacolo in seconda serata (mentre non abbiamo chiesto di «oscurare» la fiction, come ci accusa Repubblica sul suo sito).
Abbiamo ricevuto un mare di insulti e di accuse gratuite, ma quello che è più grave un attacco al sito che lo ha reso inutilizzabile per molto tempo. Così ci ha scritto il responsabile del servizio: «Da ieri sera il server *** è sotto un attacco DDOS che interessa solo la visibilità dei siti in rete. [...] Dopo una pausa di circa 8 ore, nelle quali avevamo filtrato tutti gli IP attaccanti, questa mattina è ripreso un nuovo attacco. I nostri tecnici sono all'opera per filtrare tutti i nuovi indirizzi IP relativi all'attacco e riportare alla visibilità i siti presenti sul server».
Ci chiediamo (e lo chiediamo a tutti coloro che ci hanno accusato di volere mettere il bavaglio a chi la pensa diversamente):  ma non c'è altro modo per esprimere il proprio dissenso da chi ha altre opinioni che quello di bloccare la sua capacità espressiva? Ci hanno detto che è ora che la Chiesa non interferisca nelle questioni della vita civile, e perché allora c'è chi interferisce sul diritto degli uomini di esprimere il proprio parere? Voltaire diceva: «non condivido nulla di quanto tu dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo». Dobbiamo essere proprio noi a ricordarlo ai paladini della libertà di espressione? Da troppo tempo si accusano i cattolici di imporre le loro idee, e poi, quando si è a corto di idee e di ragioni, si fa di tutto per oscurare e impedire la loro capacità di presenza e di espressione. Chiediamo solidarietà a chi ha a cuore il diritto di tutti di potersi esprimere liberamente.
Grazie di cuore. La difesa della libertà di uno significa la difesa della libertà di tutti.

CulturaCattolica


La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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