Gino

mercoledì, 08 agosto 2007

Sentenze pericolose

Per continuare la serie di "Lampi d'estate", non so cosa pigli a certi magistrati, ma da certe decisioni rese note negli ultimi giorni ho l'impressione che questo Paese stia scivolando verso il baratro.

A quanto pare infatti i principi di libertà ed eguaglianza non sono più universali:

[...] Oggi sappiamo che si può tornare d'un tratto al Codice di Napoleone del 1804 che permetteva l'uso della forza nelle pareti domestiche, [...] Purché la violenza non sia continua, i figli si possono segregare, e gli si può negare il diritto di scegliere il proprio futuro.
C'è poi qualcosa di peggio. La Cassazione si guarda bene dal riferire questi principi alle famiglie e ai ragazzi italiani, ben sapendo che provocherebbe una sollevazione popolare. Ma li riferisce a una famiglia di origine magrebina ritenendo che ad essa si può applicare un diritto ingiusto, oltre che inesistente. Si fa strada una mentalità grave e non degna di un Paese europeo e dei suoi principi cristiani. In questo modo si lancia un preciso messaggio agli immigrati, spiegando loro che sono diversi dagli italiani [...].
Negando i principi basilari su cui si fondano le nostre società, si costruisce un mondo che può far paura. Un mondo nel quale ciascun gruppo etnico o religioso si fa le proprie leggi, si amministra come meglio crede dentro e fuori la famiglia, e nel quale si formeranno tante società parallele, incomunicabili tra di loro. Le conseguenze possono essere disastrose, perché in queste crepe può passare il medioevo degli Statuti personali, per il quale ciascuno è soggetto alla legge della propria etnia, del proprio gruppo di appartenenza. È l'anticamera delle guerre etniche e religiose.
A ben vedere siamo di fronte all'ultimo prodotto del relativismo. I principi di libertà ed eguaglianza cessano di essere universali, divengono concetti relativi che lo Stato e la legge tutelano a seconda delle circostanze, dell'appartenenza religiosa o etnica. [...]

Basti dire che per una volta l'Occidentale e il Riformista sono d'accordo.

Inoltre è possibile bestemmiare ed offendere il sentimento religioso di milioni di persone (ma solo se sono cristiani, che se provi a criticare i fondamentalisti musulmani, guai!) senza doverne rispondere in alcun modo. E poi c'è chi si lamenta che la società si frantuma, non esiste più una coscienza civile degna di tale nome...

Sempre la Cassazione poi - attaccandosi ad elementi irrilevanti nel merito della questione - ha sancito che la storiografia ufficiale è quella scritta dagli storici marxisti-comunisti o filo-marxisti e che esercitare il diritto di critica sulla loro versione della Storia è un reato. Chi lo fa rischia pure di ritrovarsi con l'etichetta di "revisionista" o "neo-fascista".
I compagni possono continuare a dormire sogni tranquilli...

Su questa e altre vicende della Resistenza ci sarebbero molte cose da dire, ma per ragioni di tempo e spazio vi rimando a "La resistenza cancellata" di Ugo Finetti - non certo sospettabile di essere "di destra" - e in particolare al capitolo 5, dal significativo titolo "Resistenza, PCI e terrorismo Gap". Leggendolo capirete la differenza tra i veri partigiani e i "gappisti".
Cito solo alcune parti sui fatti di via Rasella, da pagina 216 e seguenti:

Quell'atto terroristico [...] fu invece sin dall'inizio condannato dall'interno del movimento resistenziale ed è quindi oggetto di una memoria censurata. «Elementi irresponsabili, di cui tutti, compresi i patrioti, deplorano l'inaspettata iniziativa, hanno compiuto un grave attentato contro i tedeschi»: questa la reazione che annota in quei giorni nel suo Diario Fulvia Ripa di Meana - decorata della Croce al Valor Militare - che in quel momento milita nel «Fronte clandestino militare di resistenza».
Sottolineare le critiche e ricostruire i fatti sembrerebbe un atteggiamento fascista volto a giustificare o a ridimensionare l'orrore per il massacro delle Fosse Ardeatine. E così, facendosi scudo delle 335 vittime della rappresaglia, si trascura di citare che tra le vittime della bomba insieme ai 33 riservisti altoatesini aggregati alla Wehrmacht (e non una «compagnia di SS», come scrive Luigi Longo)  c'erano anche [...] un ragazzo di tredici anni e due partigiani appartenenti al gruppo politico-militare di «Bandiera Rossa», su posizioni contrapposte al  Pci. [...]
Anche la reazione dei romani non fu certamente favorevole. Via Rasella è la dimostrazione dell'inesistenza del famoso «movimento delle masse» dietro i gappisti e del totale - esaltato - isolamento in cui i comunisti operavano. «E io mi sentii pieno di una gioia elementare, infantile», annota uno dei protagonisti della strage, Franco Calamandrei, [...]
Infatti il bilancio dell'attentato fu assolutamente fallimentare, poiché provocò l'effetto contrario a quello sperato: non la sollevazione armata, bensì la generale presa di distanza da tal genere di violenza nei partiti antifascisti e tra la popolazione. Sull'esito disastroso di quello che la storiografia comunista ama tramandare come «forse il più celebre degli episodi della Resistenza» non c'è controversia tra gli stessi storici comunisti di qualsiasi generazione. Scrive Battaglia: «L'errore della resistenza romana considerata nel suo complesso [...] fu quello di non essere riuscita, dopo le Fosse Ardeatine, a portare più avanti l'offesa ai tedeschi, a rendere più continua e intensa l'attività armata». Conferma Paul Ginsborg: «La Resistenza romana non riuscì a riaversi da quel colpo».
Talché in seguito a questa iniziativa terroristica, giustificata da simili storici come unica alternativa all'«attendismo», proprio quando il Cln sarebbe potuto passare all'azione nei giorni precedenti l'arrivo degli Alleati i comunisti avevano determinato una situazione che vedeva Roma inorridita e pietrificata da un massacro provocato da un gesto giudicato dai non comunisti inutile e assurdo. Gli stessi Gap cessarono pressoché di esistere e non svolsero alcun ruolo alla vigilia della liberazione là dove erano stati più forti.


Come al solito, per i comunisti "il fine giustifica i mezzi".

martedì, 25 aprile 2006

La serietà al governo: riunificare il Paese

E anche quest'anno si sono appropriati della Festa Nazionale e la useranno per fare propaganda di parte. Alla faccia del "rispetto per le Istituzioni".
Strano modo di riunificare il Paese.

Ci vuole una bella faccia di cu... cu... culatello...  per fare affermazioni come questa:

"Ma questo 25 aprile rammenta a tutti noi anche l’urgenza di difendere la nostra Costituzione. La riforma costituzionale che la destra ha portato a conclusione senza un confronto parlamentare stravolge il senso del lavoro della Costituente del 1947 che seppe far prevalere l’interesse generale su quello delle parti e il bene di tutti sulle divisioni ideologiche."

Possibile che facciano finta di dimenticare che a stravolgere la Costituzione fu la riforma varata proprio dal centrosinistra nel 2001, con una maggioranza di un pugno di voti? Provocando tra l'altro una quantità assurda di contenziosi tra stato e regioni, grazie all'introduzione della sanità "a legislazione concorrente".
Notevole anche la retorica sul "confronto parlamentare" e l'accusa di fomentare "divisioni ideologiche"... da che pulpito!
A proposito dell'interesse generale, è stata proprio la riforma della CdL a introdurre la clausola di difesa dell'interesse nazionale (art. 45) che permette di chiedere l'annullamento di una legge regionale, qualora essa "pregiudichi l'interesse nazionale della Repubblica".
Il centrosinistra, guarda un po', non ci aveva pensato...
Per le altre balle della sinistra sulla riforma costituzionale della CdL, vi rimando al blog di Fausto Carioti.

Però, voglio anche dare atto a Romano Prodi di aver fatto una affermazione importante, che farà arricciare il naso a non pochi dei suoi alleati politici:

"In quella lotta decisivo fu il contributo delle truppe degli eserciti alleati con l’apporto di alcune divisioni dell’esercito italiano, ai quali dobbiamo e vogliamo rendere onore e merito."

Bravo! Giusto sottolineare un contributo troppo spesso taciuto o sminuito per dare maggiore importanza al ruolo dei partigiani, che da un punto di vista strategico-militare (purtroppo bisogna ammetterlo) ebbero invece un ruolo secondario nella liberazione. Con questo non si vuole sottovalutare il sacrificio di tanti italiani coraggiosi. Ma si sa: ogni nazione ha bisogno di qualche eroe da celebrare.
Devo ammettere che i miei ricordi di ragazzo di questa Festa Nazionale sono piuttosto deludenti. In genere le scolaresche venivano convogliate nel cinema-teatro principale della città dove abitavo e qui si assisteva al conferimento di qualche bizzarro premio ai migliori componimenti scritti dagli studenti sul tema "La liberazione" o "La resistenza". A tutti i presenti veniva poi consegnato un libretto che raccontava alcune delle gesta più significative realizzate dai gruppi partigiani della nostra zona.
La cosa era abbastanza frustrante per un ragazzino della mia età, perché queste "gesta" nella quasi totalità dei casi si concludevano in maniera piuttosto fallimentare, se non tragico, per "i nostri". E anche sentir leggere le lettere che i partigiani condannati a morte scrissero ai famigliari, non era molto esaltante. Ma eravamo ragazzini, ovviamente.

Per capire meglio quegli avvenimenti, depurati da una certa propaganda filo-comunista, vi consiglio l'eccellente e documentatissimo saggio La Resistenza cancellata di Ugo Finetti.
Ma molto appassionante è anche un romanzo storico, scritto da un protagonista degli eventi: Il Cavallo Rosso di Eugenio Corti. Da non perdere.


scritto da: Faramir alle ore 00:20 | link | commenti (3)
categorie: politica, resistenza, prodi, 25 aprile

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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