Eugenia Roccella lancia una proposta trasversale agli schieramenti: nuove linee guida per ridurre il numero degli aborti e sostenere la maternità, creando una rete di solidarietà intorno alla famiglia.
Si può pensare di ridurre il numero degli aborti nel nostro paese? Si può immaginare una società che sappia accompagnare e sostenere la maternità, che riesca ad accogliere anche i bambini “imperfetti”, che sia capace di tessere intorno alla famiglia una rete di solidarietà? Noi ci crediamo, e ci vogliamo provare.
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Prevenire non vuol dire solo distribuire pillole, ma incoraggiare una cultura dell’accoglienza, educare alla responsabilità nelle relazioni, valorizzare la maternità. In Italia gli aborti calano, sia pure lentamente, perché i rapporti familiari mantengono la propria forza, perché c’è un livello minore di disgregazione sociale, di madri sole, di disagio giovanile. Ma oltre a tenerci stretto questo patrimonio culturale e ad agire per evitare di disperderlo, possiamo fare molto di più, sul terreno della prevenzione.
[...]
Combattere l’aborto è possibile, ma bisogna farlo con pazienza e tenacia, disponendosi a un lungo e noioso assedio che agisca su più fronti, e rinunciando all’idea che si tratti di una guerra lampo, una bella battaglia in campo aperto. Bisogna cominciare dalle piccole cose, per esempio da un modo diverso di raccogliere le informazioni. Su questo ci impegniamo fin da adesso, chiedendo il coinvolgimento del futuro Ministro, perché la prossima relazione fornisca al Parlamento strumenti utili per una politica che abbia come obiettivo la riduzione degli aborti e il sostegno alla maternità.
Trascrivo la risposta di Giulio Tremonti (pubblicata il 07/03/2008 sul Corriere della Sera) a un editoriale di Giavazzi:
"Io protezionista? Allora anche Obama e McCain"
Caro Direttore, ho letto con particolare interesse l'articolo di Francesco Giavazzi pubblicato il 29 febbraio scorso sul Corriere, sotto il titolo: «La tentazione del protezionismo». Nell'articolo, concentrato sul programma elettorale del Pdl, Giavazzi formula rilievi critici, alcuni a me specificamente diretti. E dunque non solo per ragioni d'ufficio, come si dice, ma anche in nome di una nostra personale amicizia, penso che gli sia dovuta una risposta:
a) sostiene Giavazzi che nel programma elettorale del Pdl ci sarebbe: «... una tentazione protezionista ». La risposta a Giavazzi si trova nello stesso numero del Corriere,
nella pagina immediatamente successiva, in un articolo di Massimo Gaggi: «E l'America impaurita inizia a dubitare del "re mercato"». Forse è il caso di avvertire Obama e McCain che anche sui loro programmi elettorali — e non solo su quello del Pdl — sta per abbattersi una scomunica;
b) sostiene Giavazzi che è male parlare di: «... dazi e quote contro la concorrenza asiatica asimmetrica ». Ancora una volta la risposta a Giavazzi si trova sul Corriere del 3 marzo scorso, in un articolo di Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione europea, pubblicato sotto il titolo: «Così proteggeremo il tessile». Forse è il caso di avvertire anche lui. Dazi e quote sono in realtà già stati introdotti, negli anni scorsi e con effetti molto positivi, proprio dall'Unione Europea, su pressione — tra l'altro — dell'industria e del governo italiani. È a questo tipo sperimentato di politica commerciale, e non ad altro, che si fa riferimento nel programma del Pdl;
c) sostiene Giavazzi che è male chiedere di: «ridurre la regolamentazione comunitaria». Nel 2003 a Stresa, al termine del semestre italiano di presidenza Ue, ho lanciato l'idea di concentrare l'attenzione anche sulla politica legislativa ed in particolare sugli effetti economici negativi tipici di una regolamentazione eccessiva, causa per le imprese di costi addizionali ed artificiali. Ne è derivato, per iniziativa della successiva presidenza olandese, il progetto denominato «Better regulation». È questo e solo questo il tipo di politica legislativa europea che, nel programma del Pdl, si pensa di intensificare;
d) sostiene Giavazzi che: «si propone una Banca del Sud, immagino pubblica... ne abbiamo già sperimentate due, il Banco di Sicilia e quello di Napoli».
La proposta della Banca del Sud, come la proposta del «5X1000» (una formula in cui per la prima volta in Italia si porta l'interesse pubblico fuori dal perimetro dello Stato), le ho avanzate nell'autunno del 2004 in due articoli pubblicati sul Corriere («La banca che il Sud non ha», 11 settembre 2004; «Volontariato e nuovo Welfare», 9 novembre 2004). Quegli articoli del Corriere sono poi diventati articoli di legge, contenuti nella Finanziaria per il 2006. Il Sud era nel 2004, ed è ancora di più ora nel 2008, l'unica grande regione d'Europa ad essere totalmente debancarizzata. La proposta, che sia realizzabile o no in concreto lo vedremo, non era e non è comunque quella di ricostituire una banca pubblica, vietata tra l'altro dalla normativa europea, ma all'opposto e chiaramente di promuovere una banca con diffuso azionariato privato;
e) sostiene infine Gavazzi che si penserebbe a: «Supermercati di Stato... ai magazzini Gum della Mosca sovietica». Comuni e volontariato come reti di distribuzione di beni di prima necessità, per aiutare chi non arriva a fine mese, sono in realtà qualcosa di diverso da un supermercato. Comunque, se proprio si vuole parlare di supermercati, va purtroppo notato che ora è proprio nei supermercati che si sta ripresentando, in forma diversa, ma con pari «cifra» di dramma sociale, la storia antica dei «furti di legname ». Leggiamo ancora sul Corriere del 2 marzo scorso il caso di: «Una pensionata settantenne denunciata per il furto in un supermercato: non arrivo a fine mese, sono costretta a rubare». In un solo anno e per effetto della mitizzata «concorrenza globale», il «carovita» ha in realtà portato via dalle tasche delle famiglie italiane qualcosa come 10 miliardi di euro, incidendo regressivamente soprattutto su chi ha di meno e sta peggio. Ma è lo stesso ovunque nel mondo: dagli Usa alla Russia, dall'Europa alla Cina.
Sulla crisi della globalizzazione, sui suoi lati oscuri ho scritto un libro che il 4 marzo scorso è stato segnalato dal Corriere. In ogni caso, a questa altezza di tempo, parlare di beni di prima necessità, di Comuni e di volontariato, in definitiva di povertà, può essere dibattuto e controverso e certo anche criticato, ma ciò che francamente non mi pare giusto è scherzarci sopra.
Giulio Tremonti
Alla luce anche di queste precisazione, mi pare difficile sostenere che (come sento dire da parte di qualche cattolico) il PdL abbia una tendenza iperliberista in economia, che esalterebbe il mercato e la competizione a danno della solidarietà e del sociale. Anzi vedo una demitizzazione del "mercato" come soluzione di tutti i problemi e attenzione alla sussidiarietà e ai problemi dei ceti più deboli.
D'altro canto, non reggono nemmeno le critiche di tendenze protezionistiche o di colbertismo, alle quali lo stesso Tremonti risponde che "l’alternativa non è tra colbertismo e liberalismo, ma tra astrattismo e realismo".
Nella stessa intervista appena citata, Tremonti definisce sé stesso un liberale:
"Ma essendo nato liberale e avendo una qualche esperienza empirica del mercato non faccio gli errori di chi non è nato liberale e non conosce il mercato. Il mercato non è assenza di regole, non è solo spiriti animali ottimali, è basato sulle regole, sulla parità delle condizioni, sulla proporzionalità delle situazioni. Il mercato non esclude, ma spesso anzi presuppone anche le ragioni generali dell’interesse pubblico. Per esempio, c’è nell’assetto mondiale del mercato lo squilibrio tra aree del mondo che hanno troppe regole (e che in modo suicida ne applicano di sempre nuove, unilateralmente) e aree del mondo che hanno zero regole. Voglio ricordare che le regole utili sono un investimento, quelle inutili – ora tanto di moda in Europa – sono invece un costo che spiazza. In questi termini la parità delle regole non mi sembra contro i principi liberali o contro il mercato. Direi l’opposto"
La politica
I cattolici devono impegnarsi al massimo in politica, devono costruire la città terrena, però la devono costruire con il coraggio della verità di cui sono portatori. Capisco che i programmi di governo debbano essere mediati con forze politiche che non sono cristiane. È però importante che il politico cristiano non abbia dentro di sé compromessi o secondi fini e che, oltre alla purezza delle intenzioni, compia i fatti; sono gli atti concreti che modificano la vita e la storia. Il politico cristiano non deve essere prigioniero di altri criteri che non siano quelli della fede e del Corpo mistico di Cristo. Se i cattolici sono impegnati in diversi partiti, devono però ritrovarsi uniti intorno ai valori della loro concezione di vita. Ma l’impegno deve essere a tradurre nei fatti questi valori, a trasformarli in legge. A questo proposito sono un po’ pessimista. Mi sembra che spesso i cattolici obbediscano più alle logiche del partito in cui militano e si dimentichino dei valori che dovrebbero promuovere.
Ormai gli operatori del Terzo Settore non sembrano farsi più illusioni su questo Governo. Un evidente sintomo di disperazione è l'ultima copertina di Vita, il periodico del Non Profit online, che mostra un Prodi con la bocca significativamente sigillata in una smorfia e la domanda "Che ci dici?" sovrastata da dei puntini di sospensione...|
Famiglia precipitata nella miseria più nera Non c’è letteralmente niente da mettere in tavola. Niente tranne la focaccia di farina e acqua, da 15 giorni. Sembra una storia d’altri tempi o di altre nazioni e invece arriva con la voce straziata di una donna di 47 anni da un paesino dell’Appennnino emiliano. Per le offerte c’è il conto corrente postale 15596208 intestato ad Avvenire, "La voce di chi non ha voce", piazza Carbonari 3, Milano. Gli assegni devono essere intestati ad Avvenire, "La voce di chi non ha voce". Si può inoltre effettuare un bonifico a favore di Avvenire, "La voce di chi non ha voce", conto n. 12201 Banca Popolare di Milano, ag. 26 (Abi 05584, Cab 01626). |
[...] L'esperienza storica dell'Occidente, da parte sua, dimostra che, se l'analisi e la fondazione marxista dell'alienazione sono false, tuttavia l'alienazione con la perdita del senso autentico dell'esistenza è un fatto reale anche nelle società occidentali. Essa si verifica nel consumo, quando l'uomo è implicato in una rete di false e superficiali soddisfazioni, anziché essere aiutato a fare l'autentica e concreta esperienza della sua personalità. Essa si verifica anche nel lavoro, quando è organizzato in modo tale da «massimizzare» soltanto i suoi frutti e proventi e non ci si preoccupa che il lavoratore, mediante il proprio lavoro, si realizzi di più o di meno come uomo, a seconda che cresca la sua partecipazione in un'autentica comunità solidale, oppure cresca il suo isolamento in un complesso di relazioni di esasperata competitività e di reciproca estraniazione, nel quale egli è considerato solo come un mezzo, e non come un fine. [...]
Ritornando ora alla domanda iniziale, si può forse dire che, dopo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il capitalismo, e che verso di esso vadano indirizzati gli sforzi dei Paesi che cercano di ricostruire la loro economia e la loro società? È forse questo il modello che bisogna proporre ai Paesi del Terzo Mondo, che cercano la via del vero progresso economico e civile?
La risposta è ovviamente complessa. Se con «capitalismo» si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di «economia d'impresa», o di «economia di mercato», o semplicemente di «economia libera». Ma se con «capitalismo» si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa.
La soluzione marxista è fallita, ma permangono nel mondo fenomeni di emarginazione e di sfruttamento, specialmente nel Terzo Mondo, nonché fenomeni di alienazione umana, specialmente nei Paesi più avanzati, contro i quali si leva con fermezza la voce della Chiesa. Tante moltitudini vivono tuttora in condizioni di grande miseria materiale e morale. Il crollo del sistema comunista in tanti Paesi elimina certo un ostacolo nell'affrontare in modo adeguato e realistico questi problemi, ma non basta a risolverli. C'è anzi il rischio che si diffonda un'ideologia radicale di tipo capitalistico, la quale rifiuta perfino di prenderli in considerazione, ritenendo a priori condannato all'insuccesso ogni tentativo di affrontarli, e ne affida fideisticamente la soluzione al libero sviluppo delle forze di mercato. [...]
"Fideisticamente" è la parola giusta. Per alcuni il "libero mercato", da mezzo utile al bene dell'uomo, è diventato un idolo indiscutibile.
Insomma, il Papa suggerisce che l'economia di mercato deve mantenere un "volto umano", perché interesse comune. Essere solidali conviene.
Infatti, sul lungo periodo, il pensare solo al profitto e ignorare le situazioni di povertà sono comportamenti che generano problemi anche a chi vive nel benessere. Le emergenze ambientali e i crescenti flussi migratori di disperati alla ricerca di un mezzo di sostentamente sono argomenti di cronaca quotidiana, dopotutto.
Ma guai se il Papa dice che i valori morali hanno qualcosa da dire a proposito dello sviluppo economico.
I nostri coraggiosi libertari lo etichettano subito come cleromarxista, leader dei noglobal, anticapitalista, ecc.
E questi dovrebbero essere i "think tank" dei radicali?
Poi si sorprendono se nella vita reale non li caga quasi nessuno. Ma a loro basta linkarsi a vicenda per convincersi di poter smuovere le masse...
(Nella foto, un momento della "marcia su Roma" capezzoniana...)

Fa pensare il modo in cui una catastrofe immane, come quella in corso nelle Filippine da alcuni giorni, stia passando quasi del tutto ignorata nei TG e quotidiani italiani.
Un silenzio inquietante, come fa notare Marina Corradi, su Avvenire di oggi:
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[...] È che, mancandoci quel nesso indispensabile che è per noi il "vedere", non sappiamo partecipare di una tragedia lontana. L'immaginare, solo in base a voci stentate e deboli, ci è ormai quasi impossibile. È qualcosa di simile a quanto succede nella forma mentis attuale di fronte all'aborto. Di cui si può anche ammettere che sia eliminazione fisica di un principio d'uomo; ma, poiché avviene lontano dagli occhi, nel buio, ci impressiona meno di un animale morto, travolto sulla strada. È il capovolgimento moderno della frase di Saint-Exupery, nel Piccolo Principe: "L'essenziale è invisibile agli occhi". Ciò che è invisibile agli occhi, potremmo dire noi cresciuti nella dittatura mediatica, non è essenziale: e, forse, non esiste nemmeno. |
Ad una richiesta di chiarimenti rivolta ad Avvenire in merito alle misure previste dalla prossima Finanziaria (vedi lettera "FINANZIARIA, 8 PER MILLE E ICI"), Marco Tarquinio risponde:
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[...] Allo stato dei fatti – e delle promesse – sulle due questioni che lei solleva le cose stanno così. Non è prevista l’abolizione dell’8 per mille e neanche potrebbe esserlo. La materia, infatti, non è nella disponibilità unilaterale della Repubblica italiana trattandosi di un istituto collegato ai rapporti concordatari tra Stato e Chiesa cattolica. Credo che il Tgcom su questo punto sia incorso in un increscioso travisamento, confondendo il 5 per mille per le organizzazioni non profit, che è stato invece effettivamente cancellato. O, se si vuole, secondo la versione data dal ministro per la solidarietà sociale Ferrero, «dimenticato». E che dovrebbe essere perciò reintrodotto in sede di esame parlamentare della Finanziaria 2007. Vedremo se sarà davvero così. A proposito dell’Ici, debbo invece confermarle l’ulteriore "spremitura" decisa dal governo anche per immobili adibiti a oratori, cappelle per culto religioso, case di cura, convitti, pinacoteche, musei, caserme e scuole... Tutti i fabbricati, insomma, compresi nel gruppo catastale B. Una categoria di beni che – prima dell’estate, con la cosiddetta Manovrina – erano già stati sottoposti a tassazione e che ora godranno (si fa per dire) di un aumento del 40% del coefficiente di moltiplicazione (lo strumento che serve per risalire dagli estimi al valore dell’immobile). Indubbiamente si tratta di un ben singolare riconoscimento alle attività culturali, associative, di volontariato riconducibili alla Chiesa, ma non solo alla Chiesa... [...] |
Sara' che siamo in tempo di vendemmia e le spremiture vengono spontanee... ma non vi pare bizzarro che il governo di quelli che si dicevano tanto attenti alla solidarieta', all'equita', alla cultura, ecc. vada a spremere anche il settore no profit, volontariato, scuole, musei, ospedali, ospizi?
Questa sarebbe la "coerenza" dei cosiddetti (da Prodi stesso) "cattolici adulti" e dei "compagni" che volevano far piangere i ricchi?
Ormai e' chiaro: questa e' una finanziaria "socialista", che ha l'obiettivo di rendere tutti piu' poveri, perche' mentre con una mano redistribuisce le briciole, con l'altra toglie indirettamente molto di piu' anche a chi ha gia' poco, e avra' come conseguenza di deprimere la crescita economica e aumentare la spesa pubblica. E a farne le spese saranno dipendenti, piccoli artigiani, lavoratori autonomi e pensionati, non certo i veri ricchi.
Della serieta' ormai si sono perse le tracce.
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville