Gino

lunedì, 28 aprile 2008

Roccella (PdL): priorità bioetiche

Eugenia Roccella lancia una proposta trasversale agli schieramenti: nuove linee guida per ridurre il numero degli aborti e sostenere la maternità, creando una rete di solidarietà intorno alla famiglia.

Si può pensare di ridurre il numero degli aborti nel nostro paese? Si può immaginare una società che sappia accompagnare e sostenere la maternità, che riesca ad accogliere anche i bambini “imperfetti”, che sia capace di tessere intorno alla famiglia una rete di solidarietà? Noi ci crediamo, e ci vogliamo provare.
[...]
Prevenire non vuol dire solo distribuire pillole, ma incoraggiare una cultura dell’accoglienza, educare alla responsabilità nelle relazioni, valorizzare la maternità. In Italia gli aborti calano, sia pure lentamente, perché i rapporti familiari mantengono la propria forza, perché c’è un livello minore di disgregazione sociale, di madri sole, di disagio giovanile. Ma oltre a tenerci stretto questo patrimonio culturale e ad agire per evitare di disperderlo, possiamo fare molto di più, sul terreno della prevenzione.
[...]
Combattere l’aborto è possibile, ma bisogna farlo con pazienza e tenacia, disponendosi a un lungo e noioso assedio che agisca su più fronti, e rinunciando all’idea che si tratti di una guerra lampo, una bella battaglia in campo aperto. Bisogna cominciare dalle piccole cose, per esempio da un modo diverso di raccogliere le informazioni. Su questo ci impegniamo fin da adesso, chiedendo il coinvolgimento del futuro Ministro, perché la prossima relazione fornisca al Parlamento strumenti utili per una politica che abbia come obiettivo la riduzione degli aborti e il sostegno alla maternità.


scritto da: Faramir alle ore 14:46 | link | commenti (2)
categorie: bioetica, maternità, solidarietà, legge 194
giovedì, 13 marzo 2008

Tremonti risponde alle critiche di Giavazzi

Trascrivo la risposta di Giulio Tremonti (pubblicata il 07/03/2008 sul Corriere della Sera) a un editoriale di Giavazzi:

"Io protezionista? Allora anche Obama e McCain"

Caro Direttore, ho letto con particolare interesse l'articolo di Francesco Giavazzi pubblicato il 29 febbraio scorso sul Corriere, sotto il titolo: «La tentazione del protezionismo». Nell'articolo, concentrato sul programma elettorale del Pdl, Giavazzi formula rilievi critici, alcuni a me specificamente diretti. E dunque non solo per ragioni d'ufficio, come si dice, ma anche in nome di una nostra personale amicizia, penso che gli sia dovuta una risposta:
a) sostiene Giavazzi che nel programma elettorale del Pdl ci sarebbe: «... una tentazione protezionista ». La risposta a Giavazzi si trova nello stesso numero del Corriere,
nella pagina immediatamente successiva, in un articolo di Massimo Gaggi: «E l'America impaurita inizia a dubitare del "re mercato"».
Forse è il caso di avvertire Obama e McCain che anche sui loro programmi elettorali — e non solo su quello del Pdl — sta per abbattersi una scomunica;
b) sostiene Giavazzi che è male parlare di: «... dazi e quote contro la concorrenza asiatica asimmetrica ». Ancora una volta la risposta a Giavazzi si trova sul Corriere del 3 marzo scorso, in un articolo di Günter Verheugen, Vicepresidente della Commissione europea, pubblicato sotto il titolo: «Così proteggeremo il tessile». Forse è il caso di avvertire anche lui. Dazi e quote sono in realtà già stati introdotti, negli anni scorsi e con effetti molto positivi, proprio dall'Unione Europea, su pressione — tra l'altro — dell'industria e del governo italiani. È a questo tipo sperimentato di politica commerciale, e non ad altro, che si fa riferimento nel programma del Pdl;
c) sostiene Giavazzi che è male chiedere di: «ridurre la regolamentazione comunitaria». Nel 2003 a Stresa, al termine del semestre italiano di presidenza Ue, ho lanciato l'idea di concentrare l'attenzione anche sulla politica legislativa ed in particolare sugli effetti economici negativi tipici di una regolamentazione eccessiva, causa per le imprese di costi addizionali ed artificiali. Ne è derivato, per iniziativa della successiva presidenza olandese, il progetto denominato «Better regulation». È questo e solo questo il tipo di politica legislativa europea che, nel programma del Pdl, si pensa di intensificare;
d) sostiene Giavazzi che: «si propone una Banca del Sud, immagino pubblica... ne abbiamo già sperimentate due, il Banco di Sicilia e quello di Napoli».
La proposta della Banca del Sud, come la proposta del «5X1000» (una formula in cui per la prima volta in Italia si porta l'interesse pubblico fuori dal perimetro dello Stato), le ho avanzate nell'autunno del 2004 in due articoli pubblicati sul Corriere («La banca che il Sud non ha», 11 settembre 2004; «Volontariato e nuovo Welfare», 9 novembre 2004). Quegli articoli del Corriere sono poi diventati articoli di legge, contenuti nella Finanziaria per il 2006. Il Sud era nel 2004, ed è ancora di più ora nel 2008, l'unica grande regione d'Europa ad essere totalmente debancarizzata. La proposta, che sia realizzabile o no in concreto lo vedremo, non era e non è comunque quella di ricostituire una banca pubblica, vietata tra l'altro dalla normativa europea, ma all'opposto e chiaramente di promuovere una banca con diffuso azionariato privato;
e) sostiene infine Gavazzi che si penserebbe a: «Supermercati di Stato... ai magazzini Gum della Mosca sovietica». Comuni e volontariato come reti di distribuzione di beni di prima necessità, per aiutare chi non arriva a fine mese, sono in realtà qualcosa di diverso da un supermercato. Comunque, se proprio si vuole parlare di supermercati, va purtroppo notato che ora è proprio nei supermercati che si sta ripresentando, in forma diversa, ma con pari «cifra» di dramma sociale, la storia antica dei «furti di legname ». Leggiamo ancora sul Corriere del 2 marzo scorso il caso di: «Una pensionata settantenne denunciata per il furto in un supermercato: non arrivo a fine mese, sono costretta a rubare». In un solo anno e per effetto della mitizzata «concorrenza globale», il «carovita» ha in realtà portato via dalle tasche delle famiglie italiane qualcosa come 10 miliardi di euro, incidendo regressivamente soprattutto su chi ha di meno e sta peggio. Ma è lo stesso ovunque nel mondo: dagli Usa alla Russia, dall'Europa alla Cina.
Sulla crisi della globalizzazione, sui suoi lati oscuri ho scritto un libro che il 4 marzo scorso è stato segnalato dal Corriere. In ogni caso, a questa altezza di tempo, parlare di beni di prima necessità, di Comuni e di volontariato, in definitiva di povertà, può essere dibattuto e controverso e certo anche criticato, ma ciò che francamente non mi pare giusto è scherzarci sopra.

Giulio Tremonti

Alla luce anche di queste precisazione, mi pare difficile sostenere che (come sento dire da parte di qualche cattolico) il PdL abbia una tendenza iperliberista in economia, che esalterebbe il mercato e la competizione a danno della solidarietà e del sociale. Anzi vedo una demitizzazione del "mercato" come soluzione di tutti i problemi e attenzione alla sussidiarietà e ai problemi dei ceti più deboli.

D'altro canto, non reggono nemmeno le critiche di tendenze protezionistiche o di colbertismo, alle quali lo stesso Tremonti risponde che "l’alternativa non è tra colbertismo e liberalismo, ma tra astrattismo e realismo".
Nella stessa intervista appena citata, Tremonti definisce sé stesso un liberale:

"Ma essendo nato liberale e avendo una qualche esperienza empirica del mercato non faccio gli errori di chi non è nato liberale e non conosce il mercato. Il mercato non è assenza di regole, non è solo spiriti animali ottimali, è basato sulle regole, sulla parità delle condizioni, sulla proporzionalità delle situazioni. Il mercato non esclude, ma spesso anzi presuppone anche le ragioni generali dell’interesse pubblico. Per esempio, c’è nell’assetto mondiale del mercato lo squilibrio tra aree del mondo che hanno troppe regole (e che in modo suicida ne applicano di sempre nuove, unilateralmente) e aree del mondo che hanno zero regole. Voglio ricordare che le regole utili sono un investimento, quelle inutili – ora tanto di moda in Europa – sono invece un costo che spiazza. In questi termini la parità delle regole non mi sembra contro i principi liberali o contro il mercato. Direi l’opposto"


lunedì, 14 gennaio 2008

Lo stupro come arma: il Darfur è anche questo

Ricevo da Italian Blogs for Darfur e invito a diffondere:
 
"I could hear the women crying for help, but there was no one to help them.”
Dal 2003, inizio del conflitto in Darfur, migliaia di donne e bambine sopra gli otto anni sono state stuprate e ridotte a schiave sessuali dai miliziani janjaweed. Gli attacchi avvengono spesso mentre le donne si allontanano dai campi profughi, per le normali attività di ogni giorno, e gli stupratori sono quasi sempre in gruppo. Di ritorno al campo, le donne vengono rinnegate dalle loro stesse famiglie.
Lo scopo dei janjaweed, con la complicità delle forze regolari sudanesi, è infatti umiliare, punire, controllare, e terrorizzare la comunità da cui provengono. Lo stupro diventa così un'arma e porta, oltre al trauma in sè, le mutilazioni genitali, le ferite, l'alto rischio di contrarre e diffondere l'AIDS e altre malattie sessuali.
Refugees International ha ora rilasciato "Laws Without Justice", un dossier sull'accesso ai servizi legali delle vittime di stupro in Sudan: ne emerge un quadro dalle tinte fosche, in cui le donne sono vittime due volte.
Un chiaro esempio è il rischio, per la donna che denuncia le violenze ma che non riesca a provarle, di essere accusata di "zina", adulterio: la pena è morte per lapidazione per le donne sposate o centinaia di frustate per chi non lo sia.
Anche il ricorso alle cure mediche fornite dalla ONG presenti in Darfur risulta difficile e rischioso. Le ONG sottostanno alle rigide regole del Governo per continuare a operare nel terriorio, nonostante intimidazioni e attacchi, e perdono così molta della fiducia delle vittime, costrette spesso a compilare un modulo di denuncia che le espone ai rischi della giustizia sudanese.
Queste sono solo due delle conclusioni a cui sono giunte le analisi della Refugees International. Il resto lo trovate qui.

Link:
"Darfur Advocacy Agenda": come fermare la violenza sessuale in Darfur

scritto da: Faramir alle ore 14:19 | link | commenti
categorie: africa, darfur, solidarietà
mercoledì, 12 dicembre 2007

Requiem per il 5 per mille

A quegli amici che lavorano nel settore non profit e che hanno votato per Prodi, vorrei chiedere, "pacatamente... serenamente"... avete voluto un governo che è un monumento vivente allo statalismo, pieno zeppo di comunisti, ex-comunisti, post-comunisti, ecc. che non sanno nemmeno cosa significa il termine "sussidiarietà" (e se lo sanno fanno finta di niente)?

E allora... di cosa vi lamentate adesso?

scritto da: Faramir alle ore 10:16 | link | commenti (2)
categorie: politica, sinistra, terzo settore, solidarietà, sussidiarietà
lunedì, 12 novembre 2007

Don Benzi, piccola antologia quasi inedita

Segnalo una piccola antologia di pensieri scritti da don Benzi, raccolti da Valerio Lessi.

Alcuni passaggi che mi hanno colpito particolarmente:

Io peccatore
Rimango sempre sbalordito dall’amore di chi, nelle case famiglia, deve alzarsi anche tre o quattro volte per notte per muovere nel letto il ragazzo miodistrofico, o portano nel bagno e puliscono, sempre con il sorriso sulle labbra, persone che non sono autonome. Rimango impressionato dall’amore di chi lascia un buon lavoro e va in pensione prima del tempo per potersi dedicare ai nomadi. E anche da chi va tutte le sere in stazione per offrire un letto chi non ce l’ha e, nonostante sia stato pestato proprio da coloro che voleva aiutare, continua ad andarci sempre.
Quando penso ai miei fratelli della comunità dai quali prendo lezioni di vita così forti, dico sempre al Signore “Allontanati da me perché sono un peccatore”.

La preghiera
Ripeto sempre ai membri della comunità che per stare in piedi bisogna stare in ginocchio e che sa stare con il povero chi sta tutto con il Signore. Chi non prega non solo non capisce, ma nemmeno capisce di non capire.

Il senso religioso
Un ragazzo è salvo solo se incontra Qualcuno e in questa relazione sviluppa la pienezza di sé, scopre di avere un senso nel mondo, acquisisce un futuro.
Si afferma che l’uomo è un essere razionale. Io dico che non sempre è vero, tante volte l’uomo è un essere irrazionale. L’uomo è un essere religioso, questo invece è sicuro. L’uomo è rapporto con l’Altro e nessun rapporto particolare può essere sopportato se l’uomo prima non trova il rapporto grazie al quale acquista senso ogni altra relazione.

L’epoca gramsciana
Gramsci notò che in Italia la Chiesa era forte sul piano culturale, quindi individuò il primo obiettivo nella distruzione della cultura cattolica. Non occorreva combatterla direttamente, era più opportuno togliere alla Chiesa l’opportunità di fare cultura. In questa prospettiva alla Chiesa viene lasciato l’esercizio della carità, intesa in senso peggiorativo e limitativo. Lo Stato lascia che i preti facciano l’elemosina, riservando a sé il potere di fare cultura. I passaggi per arrivarci sono: l’attività cattolica deve rientrare nel sistema dei servizi pubblici; lo Stato deve potere somministrare metadone ed eroina, in modo da svuotare e spegnere le comunità di recupero che hanno come punto di riferimento la visione cristiana dell’esistenza; alla scuola cattolica non viene concessa una parità autentica ma solo di facciata. Quest’azione è accompagnata da un’opera da “gas soporifero”, in modo che la Chiesa sia neutralizzata e non riesca più ad avvicinarsi al mondo dei giovani. Siamo cioè arrivati agli obiettivi indicati da Gramsci, uno dei comunisti più acuti e intelligenti che la storia registri.

La politica
I cattolici devono impegnarsi al massimo in politica, devono costruire la città terrena, però la devono costruire con il coraggio della verità di cui sono portatori. Capisco che i programmi di governo debbano essere mediati con forze politiche che non sono cristiane. È però importante che il politico cristiano non abbia dentro di sé compromessi o secondi fini e che, oltre alla purezza delle intenzioni, compia i fatti; sono gli atti concreti che modificano la vita e la storia. Il politico cristiano non deve essere prigioniero di altri criteri che non siano quelli della fede e del Corpo mistico di Cristo. Se i cattolici sono impegnati in diversi partiti, devono però ritrovarsi uniti intorno ai valori della loro concezione di vita. Ma l’impegno deve essere a tradurre nei fatti questi valori, a trasformarli in legge. A questo proposito sono un po’ pessimista. Mi sembra che spesso i cattolici obbediscano più alle logiche del partito in cui militano e si dimentichino dei valori che dovrebbero promuovere.

Parole sante...

scritto da: Faramir alle ore 15:10 | link | commenti
categorie: cultura, politica, solidarietà, cattolici, don benzi
venerdì, 09 novembre 2007

Chiesa, 8x1000, Ici... repetita juvant... a chi vuol capire

Periodicamente spunta qualche soggetto male informato (nonché qualche blogger aspirante liberale, ma affetto da anticlericalismo compulsivo) che insiste a diffondere notizie errate in tema di presunti "privilegi" a favore della Chiesa cattolica. Evidentemente bisogna ripetersi e non mi illudo che questa sarà l'ultima volta.

A proposito dell'8 per mille, non vedo come si possa parlare di "premio di maggioranza" se il totale del gettito viene ridistribuito proporzionalmente tra tutte le confessioni religiose e lo Stato in base alle preferenze espresse dai contribuenti. Succede esattamente lo stesso in un sistema elettorale proporzionale. O qualcuno pensa che, quando va a votare solo il 60% degli aventi diritto, il 40% dei seggi in parlamento dovrebbe restare non assegnato?
Solo il 35% esprime una scelta per l'8x1000. Quindi?
Intanto sono 16 milioni di persone a firmare. Un campione statisticamente molto rilevante. Per i 3 milioni di persone che hanno votato Veltroni segretario del Pd o per i 5 milioni che hanno approvato il referendum sindacale sul protocollo del welfare si è fatto un gran parlare di "vittoria della democrazia e della partecipazione"... se il triplo o quadruplo di persone si esprime a favore della Chiesa cattolica, di colpo non sono più "democratici"?
Come mai? Bizzarro...
Se poi si considera solo chi presenta il 730 o l'Unico, i firmatari sono il 61,3%. Ad abbassare la percentuale sono i 13 milioni di italiani che non sono obbligati a presentare la dichiarazione (ad esempio chi ha solo il Cud). Costoro - in gran parte anziani - sono costretti a operazioni complicate e scoraggianti: ciò fa ridurre la percentuale di firme all'1%.
Vogliamo che il sistema sia più "democratico"? Cominciamo a semplificare le modalità di scelta di queste persone. E vista la configurazione sociologica degli anziani è prevedibile che la percentuale a favore della Chiesa cattolica sarà ancora maggiore. Ma naturalmente qualche arguto rappresentante della "elitè intellettuale" de noantri - ritenendosi superiore al "popolo bue" - avrà ancora da lamentarsi. La realtà è che a qualcuno non piace constatare come in Italia i cattolici siano ancora maggioranza.

In quanto alla faccenda delle esenzioni Ici, mi scuso se abuso dello vostra pazienza, ma è opportuno ripetere - ancora una volta - i criteri sui quali si basa la legge istitutiva dell'Ici (emanata nel 1992), di cui si sono avvalsi finora TUTTI gli enti non commerciali senza distinzione confessionale (non solo quelli della Chiesa cattolica) e che sono stati PACIFICAMENTE applicati per 13 anni (TREDICI) anche agli enti religiosi destinati ad attività non-profit, fino a che una sentenza della Cassazione non ne ha dato una lettura restrittiva contraria allo spirito della legge.

1) L'esenzione prevista dalla legge del 1992 non spetta solo agli immobili degli enti ecclesiastici, ma riguarda anche quelli nei quali tutti gli altri enti non commerciali (pubblici o privati, laici o religiosi, cattolici o non) svolgono le attività indicate nell'art. 7 comma i) del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.504. Esempio: l'edificio che ospita una scuola non paga l'Ici, chiunque sia a gestire la scuola (parrocchia, istituto religioso, comune, Stato, un'associazione di genitori o altra onlus). Ricordo, per inciso, che anche se esente dall'Ici detta scuola deve pagare l'imposta sul reddito, l'Iva, l'Irap ecc.
E spesso riesce a malapena a pagare gli stipendi di professori e bidelli. Molte scuole non statali infatti sono costrette a chiudere ogni anno.

2) I giuristi spiegano che «la norma esenta gli immobili nei quali, attraverso lo svolgimento di attività di rilevanza sociale da parte di soggetti che non operano con finalità di lucro, si creano le condizioni per una promozione del territorio comunale». Per questo l'esenzione spetta a TUTTI i soggetti del cosiddetto non profit, non importa se laici o religiosi, cattolici o meno: fondazioni, comitati, organizzazioni di volontariato e Ong, associazioni di promozione sociale, sportive dilettantistiche, familiari, sindacali, culturali, ricreative. Da chiunque questi organismi siano promossi. Qualcuno pensa forse che bisognerebbe tartassare chi svolge attività socialmente utili, caritative o di solidarietà? O solo la Chiesa cattolica?

3) Secondo la legge del 1992, sono due i requisiti per aver diritto all'esenzione:
i) ad utilizzare l'immobile deve essere un ente non commerciale e
ii) l'immobile deve essere totalmente destinato ad una o più attività indicate dalla legge (assistenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative, sportive).

Non importa, invece, che queste attività siano svolte in forma commerciale. Anzi, spesso è impossibile che non lo siano (vedi scuole, ospedali, ecc.).
Con riferimento agli enti ecclesiastici, ciò ha una conseguenza che è sistematicamente ignorata (per superficialità o volutamente): l'esenzione NON riguarda TUTTI gli immobili degli enti ecclesiastici, ma solo quelli nei quali vengono svolte le attività indicate dalla legge sull'Ici. Sono esenti, ad esempio, le scuole e le mense per i poveri, ma non gli alberghi (checché ne dicano certi signori). E l'Ici viene regolarmente pagata anche per quei locali di proprietà della Chiesa affittate ad attività commerciali.

Allora perché si rese necessario un intervento legislativo nel 2005?
Perché la Cassazione in alcune sentenze del 2004 ha ritenuto di dover introdurre un terzo requisito per il diritto all'esenzione. Mentre per la legge del 1992 è necessario e sufficiente che l'immobile sia utilizzato da un ente non commerciale e che sia destinato ad una o più delle attività tassativamente elencate, per la Corte occorrerebbe anche che queste attività siano svolte in forma non commerciale.
Ma questa interpretazione contraddice la legge del 1992, per la quale la natura commerciale o meno dell'attività svolta nell'immobile è ininfluente ai fini del pagamento dell'Ici. Basta che tale attività sia svolta da enti non profit e rientrino nell'elenco specificato. L'Ici, infatti, è un'imposta patrimoniale e grava sugli immobili e non sui redditi da questi prodotti.
Infine, ribadire il corretto spirito della legge non comporta alcuna nuova agevolazione e nessun mancato incasso per le casse dei Comuni. Infatti, su tutti i beni indicati dalla legge le esenzioni esistono fin dal 1992: non hanno mai pagato l'Ici e quindi non si può chiedere alcun rimborso.

Spero di essere stato chiaro. Purtroppo l'argomento è complesso... e ci sono quelli che ne approfittano per fare disinformazione.
Chi non si fida del sottoscritto, verifichi di persona:

Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.504

Art. 7
Esenzioni.
1. Sono esenti dall'imposta:
a) gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province, nonché dai comuni, se diversi da quelli indicati nell'ultimo periodo del comma 1 dell'articolo 4, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dalle unità sanitarie locali, dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome di cui all'articolo 41 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dalle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali;
b) i fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9;
c) i fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all'articolo 5- bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e successive modificazioni;
d) i fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del culto, purché compatibile con le disposizioni degli articoli 8 e 19 della Costituzione, e le loro pertinenze;
e) i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato lateranense, sottoscritto l'11 febbraio 1929 e reso esecutivo con legge 27 maggio 1929, n. 810;
f) i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l'esenzione dall'imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;
g) i fabbricati che, dichiarati inagibili o inabitabili, sono stati recuperati al fine di essere destinati alle attività assistenziali di cui alla legge 5 febbraio 1992, n 104, limitatamente al periodo in cui sono adibiti direttamente allo svolgimento delle attività predette;
h) i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell'articolo 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984;
i) gli immobili utilizzati dai soggetti di cui all'articolo 87, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all'articolo 16, lettera a), della legge 20 maggio 1985, n. 222.

Legge 20 maggio 1985 n. 222

Art. 16. - Agli effetti delle leggi civili si considerano comunque:
a) attività di religione o di culto quelle dirette all'esercizio del culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi, all'educazione cristiana;
b) attività diverse da quelle di religione o di culto quelle di assistenza e beneficenza, istruzione, educazione e cultura e, in ogni caso, le attività commerciali o a scopo di lucro.

Decreto del Presidente della Repubblica del 22 dicembre 1986, n. 917
Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR)

art.87 comma 1 lettera c) gli enti pubblici e privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l`esercizio di attività commerciali;

Sentenza Corte di Cassazione civile, sez. trib., 8 marzo 2004, n. 4645
Ist. Suore Zelatrici Sacro Cuore Ferrari c. Com. L'Aquila

Per ulteriori dettagli si veda questo dossier con numerose precisazioni, alle quali Repubblica si guarda bene dal rispondere.


martedì, 06 novembre 2007

"Per questo Governo veniamo dopo i gay"

Ormai gli operatori del Terzo Settore non sembrano farsi più illusioni su questo Governo. Un evidente sintomo di disperazione è l'ultima copertina di Vita, il periodico del Non Profit online, che mostra un Prodi con la bocca significativamente sigillata in una smorfia e la domanda "Che ci dici?" sovrastata da dei puntini di sospensione...

Il riferimento è al furto con destrezza del 5 per mille che i cittadini italiani (grazie al governo Berlusconi che lo introdusse nel 2005) potevano decidere di dedicare ad iniziative di solidarietà o di ricerca scientifica.

E sul numero cartaceo di Vita del 2 Novembre si leggono le lamentele del Forum delle Famiglie, in un duro articolo dal significativo titolo: "Per questo Governo veniamo dopo i gay".

E' la prima volta da sette anni, infatti, che il Forum delle Famiglie viene escluso dalle parti sociali interpellate per stendere il Dpef e la legge finanziaria. Tra quelli consultati invece c'è l'Arcigay.
Perché i gay sì e le famiglie no?
Il messaggio (per quanto involontario possa essere) mi pare fin troppo chiaro.

Interessante anche la notizia che il sindacato Ugl ha aderito al Forum: a dimostrazione che le istanze delle famiglie non sono una "questione confessionale", cioé di minore importanza.

"... il principio non è quello dell'assistenza, ma della sussidiarietà. Siamo stanchi di uno Stato che si sostituisce alla famiglia, offre servizi [e per di più scadenti. Nota di Gino], la priva di risorse e poi la assiste quando è diventata povera: chiediamo che la famiglia sia lasciata nella condizione di poter adempiere alle sue funzioni."
(Paola Soave, vicepresidente del Forum delle Famiglie)

Un discorso simile dovrebbe essere sottroscritto da qualsiasi autentico liberale, ma temo che troppi avanzeranno obiezioni e distinguo, giusto per non dover ammettere che anche i cattolici possono avere ragione e riconoscere anche a loro il diritto di far sentire la propria opinione.

giovedì, 25 ottobre 2007

5 per mille: la beffa continua

La beffa del tetto imposto sul gettito ricavato dal 5 per mille da destinare alla solidarietà e alla ricerca continua, alla faccia della mobilitazione del settore non profit.

Quelli della "serietà al governo" ci hanno provato di nuovo con il giochino delle 3 carte, facendo incavolare pure l'Unicef...

Evidentemente hanno visto che se aspettano le donazioni spontanee ai ministeri stanno freschi. Meglio attingere direttamente dal "malloppo".
Poi non si lamentino se la popolarià dell'esecutivo è ai minimi storici e le contestazioni si allargano.
Pensate: con tutti i "tesoretti" che si sono inventati negli ultimi mesi, pare che non riescano a trovare poche centinaia di milioni per gli emofiliaci.
Anche in questo caso il precedente governo, pur in una congiuntura economica molto più difficile, fece meglio di questi che volevano "organizzare un po' di felicità" per gli Italiani.
Fino ad ora hanno saputo solo aumentare le tasse e la spesa pubblica, tagliando le gambe alla già debole ripresa economica, mentre ci raccontano balle. Viene da piangere...

Insomma, ci tocca sperare nell'ennesimo "emendamento riparatore"... bravi Bobba e Ferrante, ma non capisco perché ve la prendete con l'opposizione.
Vi ricordo che al governo c'è il vostro amato "cattolico adulto" Prodi, e che la finanziaria la scrivono i vostri amici. L'opposizione può solo controllare e mettere in evidenza le cavolate da essi commesse (tanto quando fa controproposte costruttive la maggioranza le boccia comunque, ricorrendo se necessario al voto di fiducia). E in questo periodo è difficile stare dietro a tanta abbondanza...

E a volerla dire tutta, il meccanismo del 5 per mille fu introdotto dal "diabolico" (secondo loro) governo Berlusconi, tramite il criticatissimo ministro Tremonti.
Avete voluto Prodi? Adesso godetevelo!

scritto da: Faramir alle ore 10:49 | link | commenti (1)
categorie: economia, fisco, terzo settore, solidarietà, sussidiarietà
lunedì, 08 ottobre 2007

Emergenza: a volte non basta la buona volontà

Credo veramente che il caso illustrato in questo articolo meriti una particolare considerazione:

Famiglia precipitata nella miseria più nera
di Antonella Mariani
(Avvenire, 7 Ottobre 2007)

Non c’è letteralmente niente da mettere in tavola. Niente tranne la focaccia di farina e acqua, da 15 giorni. Sembra una storia d’altri tempi o di altre nazioni e invece arriva con la voce straziata di una donna di 47 anni da un paesino dell’Appennnino emiliano.
  In lacrime, la signora C.T. racconta di come la sorte possa d’improvviso accanirsi contro una famiglia, di come una serie incredibile di disavventure porti sul lastrico gente solida, lavoratrice, abituata a tenere la propria vita in pugno. Fino alla disperazione. E la voce si fa rotta quando ripete che anche stasera nei piatti dei suoi 4 figli non ci sarà nient’altro che pane cotto in casa. «­E meno male che il più piccolo a pranzo mangia alla mensa scolastica...», sussurra.
  C.T. ha un marito cardiopatico, tre figli di 20, 18 e 15 anni e uno di 10 anni in affido da quando era neonato. ­«Avevamo un ristorante a Milano, andava tutto bene ma mio marito si è ammalato. E'­ stato operato al cuore e non poteva più vivere in mezzo all’inquinamento. Due anni fa ci siamo trasferiti ed è­ iniziata una serie interminabile di guai». Hanno aperto un bar pizzeria, ma lo scorso dicembre sono rimasti vittima di una truffa che ha bruciato tutti i loro risparmi, 50 mila euro. C’è una causa in corso, ma le speranze di rivedere qualche soldo sono scarse. Da allora, la vita è­ precipitata verso la miseria: la seconda figlia, sordo-cieca, godeva di un’indennità di frequenza scolastica, 224 euro al mese, ma alla maggiore età le è stata tolta. C.T. ha trovato un lavoro come operaia in una fabbrica di ceramica; ha accumulato 80 ore di straordinario in agosto e 50 in settembre, ma a fine mese la fabbrica non ha pagato gli stipendi.
  Oggi la famiglia C. è ­nella più assoluta, nera miseria. Il figlio maggiore lavora da un parrucchiere, 520 euro al mese, che vengono inghiottiti dagli arretrati per l’affitto. Il prossimo stipendio arriverà il 15 ottobre, ma certo non basta. Avvenire ha già coinvolto un’associazione che distribuisce viveri, ma serve un sostegno immediato. La signora C.T. piange mentre ci racconta la sua vita; la sua non è ­la vergogna di chiedere, è ­la disperazione dell’impotenza. A noi tenderle la mano.

 Per le offerte c’è il conto corrente postale 15596208 intestato ad Avvenire, "La voce di chi non ha voce", piazza Carbonari 3, Milano. Gli assegni devono essere intestati ad Avvenire, "La voce di chi non ha voce". Si può inoltre effettuare un bonifico a favore di Avvenire, "La voce di chi non ha voce", conto n. 12201 Banca Popolare di Milano, ag. 26 (Abi 05584, Cab 01626).


Non servirebbero commenti, ma ci tengo a sottolineare che non si tratta di persone che pretendono di essere mantenuti dalla collettività. Ci troviamo di fronte a una famiglia che ha dimostrato di avere capacità imprenditoriali (avviare e mantenere un ristorante non è uno scherzo, soprattutto a Milano) e che per un caso sfortunato (una malattia, che può capitare a chiunque) ha dovuto lasciare l'attività ben avviata per trasferirsi e aprire una nuova attività (con tutti i rischi che questo comporta) per poi essere ingannati da qualche truffatore senza scrupoli.
Si tratta, inoltre, di una famiglia che, per quanto già messa alla prova dal grave handicap della seconda figlia, ha avuto il coraggio di mettere al mondo un altro figlio e dimostra di essere generosa, avendo anche preso in affido un quarto bambino.
Insomma, sono sicuro che (chi può) farà come il sottoscritto e offrirà un contributo - per quanto piccolo: tante gocce formano un mare - per aiutarli a risollevarsi. Magari anche certi ultra-libertari convinti che basti il libero mercato a risolvere magicamente tutti i problemi...

scritto da: Faramir alle ore 14:07 | link | commenti (1)
categorie: solidarietà
giovedì, 27 settembre 2007

I fondamentalisti del libero mercato

Non c'è niente da fare.
E' più forte di loro.
Mi riferisco ai radicaloidi presunti liberali, liberisti, libertari, ecc. ecc.

Qualunque cosa
dica il Papa, loro devono fargli le pulci e scovare un appiglio per dargli addosso.

Alcuni giorni fa, commentando una parabola con la quale Gesù spiegava quale fosse il modo migliore di utilizzare il denaro e le ricchezze materiali, Benedetto XVI ha detto una cosa ovvia, ovvero che:

«Il denaro non è "disonesto" in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l'uomo in un cieco egoismo.»

Per poi accennare al "vasto e complesso campo di riflessione sul tema della ricchezza e della povertà", ricordando i fondamenti della dottrina sociale della Chiesa, sintetizzabili nel concetto per cui "la logica del profitto e quella della equa distribuzione dei beni [...] non sono in contraddizione l'una con l'altra, purché il loro rapporto sia bene ordinato".

Niente di nuovo per chi ha una minima confidenza con le encicliche degli ultimi due pontefici.
La Centesimus Annus citata dallo stesso Benedetto XVI:

«La moderna economia d'impresa comporta aspetti positivi, la cui radice è la libertà della persona, che si esprime in campo economico come in tanti altri campi» (n. 32)

Mentre nella stessa enciclica Giovanni Paolo II riconosceva apertamente il "fallimento del comunismo". Verdetto ribadito da Benedetto XVI nella sua prima enciclica (Deus Caritas Est, n. 27).
Forse per questo gli hooligans liberisti si aspettavano che la Chiesa promuovesse il capitalismo-senza-se-e-senza-ma...
Ma... eh, già, c'è sempre un "ma".

Come osserva il banchiere Ettore Gotti Tedeschi (che dovrebbe capirci di economia):

«Il capitalismo non è buono né cattivo: va direzionato.»
«Sono convinto - aggiunge Gotti Tedeschi - che il Papa sappia bene che il capitalismo è semplicemente un modello con il quale si organizza l'economia, un modello in sé neutrale, e che attualmente non ha altra alternativa reale che lo statalismo. Il quale sinora ha fallito ovunque».


Per ritornare alla Centesimus Annus (n. 41 e 42):

[...] L'esperienza storica dell'Occidente, da parte sua, dimostra che, se l'analisi e la fondazione marxista dell'alienazione sono false, tuttavia l'alienazione con la perdita del senso autentico dell'esistenza è un fatto reale anche nelle società occidentali. Essa si verifica nel consumo, quando l'uomo è implicato in una rete di false e superficiali soddisfazioni, anziché essere aiutato a fare l'autentica e concreta esperienza della sua personalità. Essa si verifica anche nel lavoro, quando è organizzato in modo tale da «massimizzare» soltanto i suoi frutti e proventi e non ci si preoccupa che il lavoratore, mediante il proprio lavoro, si realizzi di più o di meno come uomo, a seconda che cresca la sua partecipazione in un'autentica comunità solidale, oppure cresca il suo isolamento in un complesso di relazioni di esasperata competitività e di reciproca estraniazione, nel quale egli è considerato solo come un mezzo, e non come un fine. [...]

Ritornando ora alla domanda iniziale, si può forse dire che, dopo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il capitalismo, e che verso di esso vadano indirizzati gli sforzi dei Paesi che cercano di ricostruire la loro economia e la loro società? È forse questo il modello che bisogna proporre ai Paesi del Terzo Mondo, che cercano la via del vero progresso economico e civile?

La risposta è ovviamente complessa. Se con «capitalismo» si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di «economia d'impresa», o di «economia di mercato», o semplicemente di «economia libera». Ma se con «capitalismo» si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa.

La soluzione marxista è fallita, ma permangono nel mondo fenomeni di emarginazione e di sfruttamento, specialmente nel Terzo Mondo, nonché fenomeni di alienazione umana, specialmente nei Paesi più avanzati, contro i quali si leva con fermezza la voce della Chiesa. Tante moltitudini vivono tuttora in condizioni di grande miseria materiale e morale. Il crollo del sistema comunista in tanti Paesi elimina certo un ostacolo nell'affrontare in modo adeguato e realistico questi problemi, ma non basta a risolverli. C'è anzi il rischio che si diffonda un'ideologia radicale di tipo capitalistico, la quale rifiuta perfino di prenderli in considerazione, ritenendo a priori condannato all'insuccesso ogni tentativo di affrontarli, e ne affida fideisticamente la soluzione al libero sviluppo delle forze di mercato. [...]

"Fideisticamente" è la parola giusta. Per alcuni il "libero mercato", da mezzo utile al bene dell'uomo, è diventato un idolo indiscutibile.

Insomma, il Papa suggerisce che l'economia di mercato deve mantenere un "volto umano", perché interesse comune. Essere solidali conviene.
Infatti, sul lungo periodo, il pensare solo al profitto e ignorare le situazioni di povertà sono comportamenti che generano problemi anche a chi vive nel benessere. Le emergenze ambientali e i crescenti flussi migratori di disperati alla ricerca di un mezzo di sostentamente sono argomenti di cronaca quotidiana, dopotutto.

Ma guai se il Papa dice che i valori morali hanno qualcosa da dire a proposito dello sviluppo economico.
I nostri coraggiosi libertari lo etichettano subito come cleromarxista, leader dei noglobal, anticapitalista, ecc.

E questi dovrebbero essere i "think tank" dei radicali?
Poi si sorprendono se nella vita reale non li caga quasi nessuno. Ma a loro basta linkarsi a vicenda per convincersi di poter smuovere le masse...

(Nella foto, un momento della "marcia su Roma" capezzoniana...)


 


venerdì, 07 settembre 2007

Alziamo il tetto! [5 x 1000]

Un'amica mi segnala questa iniziativa (da diffondere):

Nella finanziaria Prodi-Schioppa 2007 il 5 x mille è stato mantenuto ma con trappola: hanno messo il "tetto" limite. Se il totale richieste supera i 250 milioni, lo Stato si tiene l'eccedente. L'ultimo dato segnala che hanno aderito sul 2006 al 5 x mille quasi 16 milioni di italiani (6 su 10), per un gettito destinato a non profit, ricerca, ecc. di oltre 400 milioni. Con questo "tetto" prodiano, significa che il 5 x mille diventa in realtà, secondo alcuni calcoli, un 3 per mille.  
Andrebbe tolto il testo inserito al comma 1237 della finanziaria.
C'è un appello on line lanciato da Vita, mensile che si occupa dei non-profit,  che chi vuole può sottoscrivere:
http://web.vita.it/ap/alziamoiltetto/

Capito questi "cattolici adulti"?
Pure sulla solidarietà fanno la cresta... o chiedono il pizzo.

scritto da: Faramir alle ore 17:51 | link | commenti (2)
categorie: economia, fisco, prodi, solidarietà
venerdì, 16 febbraio 2007

Beltrandi: appello in Commissione Vigilanza Rai per il Darfur

  (ANSA) - ROMA, 16 FEB - L'appello promosso da 'Italian Blogs for Darfur', per chiedere alle maggiori testate televisive italiane maggiore informazione sul conflitto in atto nella regione del Sudan, e' stato fatto suo da Marco Beltrandi, membro della Commissione Vigilanza Rai, che si fara' portavoce della richiesta in seno alla Commissione. Il deputato della Rosa nel Pugno ''condivide gli interrogativi posti da Italian Blogs for Darfur sulla qualita' dell'informazione nel servizio pubblico televisivo e auspica una maggiore attenzione da parte dei media alla tragedia che si sta consumando nell'indifferenza globale''.
  ''Da quando ha fatto la sua prima comparsa sul web, l'appello di Italian Blogs for Darfur ha raccolto numerose adesioni. Ad oggi sono state raccolte oltre mille firme. Oltre all'azione continua di decine di bloggers sensibili al destino del terzo mondo, in particolare alle crisi e alle guerre dimenticate - spiega una nota - anche alcuni noti esponenti della politica italiana, difensori dei diritti umani, e personaggi dello spettacolo hanno dato il loro sostegno a Italian Blogs for Darfur, firmando l'appello e rendendo pubblica la loro adesione.
Tra questi  Marco Cappato. Daniele Capezzone. Marco Pannella, Antonio Polito, Gianni Vernetti, Marco Taradash, Yasha Reibman, Caparezza, Cesare Cremonini e Subsonica''.(ANSA).

scritto da: Faramir alle ore 15:16 | link | commenti
categorie: politica internazionale, darfur, solidarietà
mercoledì, 06 dicembre 2006

Tifone Durian: un inquietante silenzio

Fa pensare il modo in cui una catastrofe immane, come quella in corso nelle Filippine da alcuni giorni, stia passando quasi del tutto ignorata nei TG e quotidiani italiani.

Un silenzio inquietante, come fa notare Marina Corradi, su Avvenire di oggi:

[...] È che, mancandoci quel nesso indispensabile che è per noi il "vedere", non sappiamo partecipare di una tragedia lontana. L'immaginare, solo in base a voci stentate e deboli, ci è ormai quasi impossibile. È qualcosa di simile a quanto succede nella forma mentis attuale di fronte all'aborto. Di cui si può anche ammettere che sia eliminazione fisica di un principio d'uomo; ma, poiché avviene lontano dagli occhi, nel buio, ci impressiona meno di un animale morto, travolto sulla strada. È il capovolgimento moderno della frase di Saint-Exupery, nel Piccolo Principe: "L'essenziale è invisibile agli occhi". Ciò che è invisibile agli occhi, potremmo dire noi cresciuti nella dittatura mediatica, non è essenziale: e, forse, non esiste nemmeno.



scritto da: Faramir alle ore 16:22 | link | commenti
categorie: solidarietà
mercoledì, 18 ottobre 2006

La Finanziaria equa e solidale spreme il no profit

Ad una richiesta di chiarimenti rivolta ad Avvenire in merito alle misure previste dalla prossima Finanziaria (vedi lettera "FINANZIARIA, 8 PER MILLE E ICI"), Marco Tarquinio risponde:

[...] Allo stato dei fatti – e delle promesse – sulle due questioni che lei solleva le cose stanno così. Non è prevista l’abolizione dell’8 per mille e neanche potrebbe esserlo. La materia, infatti, non è nella disponibilità unilaterale della Repubblica italiana trattandosi di un istituto collegato ai rapporti concordatari tra Stato e Chiesa cattolica. Credo che il Tgcom su questo punto sia incorso in un increscioso travisamento, confondendo il 5 per mille per le organizzazioni non profit, che è stato invece effettivamente cancellato. O, se si vuole, secondo la versione data dal ministro per la solidarietà sociale Ferrero, «dimenticato». E che dovrebbe essere perciò reintrodotto in sede di esame parlamentare della Finanziaria 2007. Vedremo se sarà davvero così. A proposito dell’Ici, debbo invece confermarle l’ulteriore "spremitura" decisa dal governo anche per immobili adibiti a oratori, cappelle per culto religioso, case di cura, convitti, pinacoteche, musei, caserme e scuole... Tutti i fabbricati, insomma, compresi nel gruppo catastale B. Una categoria di beni che – prima dell’estate, con la cosiddetta Manovrina – erano già stati sottoposti a tassazione e che ora godranno (si fa per dire) di un aumento del 40% del coefficiente di moltiplicazione (lo strumento che serve per risalire dagli estimi al valore dell’immobile). Indubbiamente si tratta di un ben singolare riconoscimento alle attività culturali, associative, di volontariato riconducibili alla Chiesa, ma non solo alla Chiesa... [...]

Sara' che siamo in tempo di vendemmia e le spremiture vengono spontanee... ma non vi pare bizzarro che il governo di quelli che si dicevano tanto attenti alla solidarieta', all'equita', alla cultura, ecc. vada a spremere anche il settore no profit, volontariato, scuole, musei, ospedali, ospizi?
Questa sarebbe la "coerenza" dei cosiddetti (da Prodi stesso) "cattolici adulti" e dei "compagni" che volevano far piangere i ricchi?

Ormai e' chiaro: questa e' una finanziaria "socialista", che ha l'obiettivo di rendere tutti piu' poveri, perche' mentre con una mano redistribuisce le briciole, con l'altra toglie indirettamente molto di piu' anche a chi ha gia' poco, e avra' come conseguenza di deprimere la crescita economica e aumentare la spesa pubblica. E a farne le spese saranno dipendenti, piccoli artigiani, lavoratori autonomi e pensionati, non certo i veri ricchi.

Della serieta' ormai si sono perse le tracce.


scritto da: Faramir alle ore 09:59 | link | commenti
categorie: politica, chiesa cattolica, solidarietà, socialismo

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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