Gino

mercoledì, 30 aprile 2008

Guida (politicamente scorretta) all’Islam e alle Crociate

Se posso suggerirvi una lettura utile (o un'idea-regalo per un amico con quell'aria un po'  da "antropologicamente superiore"... ), provate questo libro di Robert Spencer.

Tutto (o quasi) ciò che sapete sull’Islam e le Crociate è falso perché la gran parte dei testi scolastici e dei libri di storia più diffusi sono scritti da accademici e da apologeti dell’Islam che giustificano le loro teorie e scelte con «fatti» storici mistificati. Ma non temete: Robert Spencer rifiuta i miti popolari e rivela aspetti della storia che non vi insegneranno a scuola né ascolterete mai al telegiornale della sera. L’Autore coinvolge i lettori in un viaggio incalzante e politicamente scorretto alla scoperta della dottrina islamica e della storia delle Crociate. Un viaggio da cui trarre tutte le informazioni che occorrono per comprendere la reale natura del conflitto globale che l’Occidente, oggi, si trova ad affrontare.

«Non ho concepito questo libro né come un’introduzione generale alla religione islamica né come un esaustivo resoconto storico sulle Crociate. Piuttosto, mi propongo di analizzare una serie di affermazioni sull’Islam e sulle Crociate tanto tendenziose quanto popolari. Con la speranza di rendere il discorso pubblico un po’ più vicino alla verità.»
(Robert Spencer)

ROBERT SPENCER, direttore del Jihad Watch e membro aggiuntivo del Free Congress Foundation, è autore di quattro libri sull’Islam, tra cui Islam Unveiled: Disturbing Questions About the World’s Fastest Growing Faith (Encounter Books, San Francisco 2002) e Onward Muslim Soldiers: How Jihad Still Threatens America and the West (Regnery, Washington DC 2003), oltre che di otto monografie e di centinaia di articoli. Vive sotto protezione in una località segreta.

Il motivo di questa vita sotto protezione è facilmente intuibile, purtroppo, visto il livello di "tolleranza" alle critiche da parte di troppi musulmani...


scritto da: Faramir alle ore 00:41 | link | commenti
categorie: cultura, storia, islam
mercoledì, 08 agosto 2007

Sentenze pericolose

Per continuare la serie di "Lampi d'estate", non so cosa pigli a certi magistrati, ma da certe decisioni rese note negli ultimi giorni ho l'impressione che questo Paese stia scivolando verso il baratro.

A quanto pare infatti i principi di libertà ed eguaglianza non sono più universali:

[...] Oggi sappiamo che si può tornare d'un tratto al Codice di Napoleone del 1804 che permetteva l'uso della forza nelle pareti domestiche, [...] Purché la violenza non sia continua, i figli si possono segregare, e gli si può negare il diritto di scegliere il proprio futuro.
C'è poi qualcosa di peggio. La Cassazione si guarda bene dal riferire questi principi alle famiglie e ai ragazzi italiani, ben sapendo che provocherebbe una sollevazione popolare. Ma li riferisce a una famiglia di origine magrebina ritenendo che ad essa si può applicare un diritto ingiusto, oltre che inesistente. Si fa strada una mentalità grave e non degna di un Paese europeo e dei suoi principi cristiani. In questo modo si lancia un preciso messaggio agli immigrati, spiegando loro che sono diversi dagli italiani [...].
Negando i principi basilari su cui si fondano le nostre società, si costruisce un mondo che può far paura. Un mondo nel quale ciascun gruppo etnico o religioso si fa le proprie leggi, si amministra come meglio crede dentro e fuori la famiglia, e nel quale si formeranno tante società parallele, incomunicabili tra di loro. Le conseguenze possono essere disastrose, perché in queste crepe può passare il medioevo degli Statuti personali, per il quale ciascuno è soggetto alla legge della propria etnia, del proprio gruppo di appartenenza. È l'anticamera delle guerre etniche e religiose.
A ben vedere siamo di fronte all'ultimo prodotto del relativismo. I principi di libertà ed eguaglianza cessano di essere universali, divengono concetti relativi che lo Stato e la legge tutelano a seconda delle circostanze, dell'appartenenza religiosa o etnica. [...]

Basti dire che per una volta l'Occidentale e il Riformista sono d'accordo.

Inoltre è possibile bestemmiare ed offendere il sentimento religioso di milioni di persone (ma solo se sono cristiani, che se provi a criticare i fondamentalisti musulmani, guai!) senza doverne rispondere in alcun modo. E poi c'è chi si lamenta che la società si frantuma, non esiste più una coscienza civile degna di tale nome...

Sempre la Cassazione poi - attaccandosi ad elementi irrilevanti nel merito della questione - ha sancito che la storiografia ufficiale è quella scritta dagli storici marxisti-comunisti o filo-marxisti e che esercitare il diritto di critica sulla loro versione della Storia è un reato. Chi lo fa rischia pure di ritrovarsi con l'etichetta di "revisionista" o "neo-fascista".
I compagni possono continuare a dormire sogni tranquilli...

Su questa e altre vicende della Resistenza ci sarebbero molte cose da dire, ma per ragioni di tempo e spazio vi rimando a "La resistenza cancellata" di Ugo Finetti - non certo sospettabile di essere "di destra" - e in particolare al capitolo 5, dal significativo titolo "Resistenza, PCI e terrorismo Gap". Leggendolo capirete la differenza tra i veri partigiani e i "gappisti".
Cito solo alcune parti sui fatti di via Rasella, da pagina 216 e seguenti:

Quell'atto terroristico [...] fu invece sin dall'inizio condannato dall'interno del movimento resistenziale ed è quindi oggetto di una memoria censurata. «Elementi irresponsabili, di cui tutti, compresi i patrioti, deplorano l'inaspettata iniziativa, hanno compiuto un grave attentato contro i tedeschi»: questa la reazione che annota in quei giorni nel suo Diario Fulvia Ripa di Meana - decorata della Croce al Valor Militare - che in quel momento milita nel «Fronte clandestino militare di resistenza».
Sottolineare le critiche e ricostruire i fatti sembrerebbe un atteggiamento fascista volto a giustificare o a ridimensionare l'orrore per il massacro delle Fosse Ardeatine. E così, facendosi scudo delle 335 vittime della rappresaglia, si trascura di citare che tra le vittime della bomba insieme ai 33 riservisti altoatesini aggregati alla Wehrmacht (e non una «compagnia di SS», come scrive Luigi Longo)  c'erano anche [...] un ragazzo di tredici anni e due partigiani appartenenti al gruppo politico-militare di «Bandiera Rossa», su posizioni contrapposte al  Pci. [...]
Anche la reazione dei romani non fu certamente favorevole. Via Rasella è la dimostrazione dell'inesistenza del famoso «movimento delle masse» dietro i gappisti e del totale - esaltato - isolamento in cui i comunisti operavano. «E io mi sentii pieno di una gioia elementare, infantile», annota uno dei protagonisti della strage, Franco Calamandrei, [...]
Infatti il bilancio dell'attentato fu assolutamente fallimentare, poiché provocò l'effetto contrario a quello sperato: non la sollevazione armata, bensì la generale presa di distanza da tal genere di violenza nei partiti antifascisti e tra la popolazione. Sull'esito disastroso di quello che la storiografia comunista ama tramandare come «forse il più celebre degli episodi della Resistenza» non c'è controversia tra gli stessi storici comunisti di qualsiasi generazione. Scrive Battaglia: «L'errore della resistenza romana considerata nel suo complesso [...] fu quello di non essere riuscita, dopo le Fosse Ardeatine, a portare più avanti l'offesa ai tedeschi, a rendere più continua e intensa l'attività armata». Conferma Paul Ginsborg: «La Resistenza romana non riuscì a riaversi da quel colpo».
Talché in seguito a questa iniziativa terroristica, giustificata da simili storici come unica alternativa all'«attendismo», proprio quando il Cln sarebbe potuto passare all'azione nei giorni precedenti l'arrivo degli Alleati i comunisti avevano determinato una situazione che vedeva Roma inorridita e pietrificata da un massacro provocato da un gesto giudicato dai non comunisti inutile e assurdo. Gli stessi Gap cessarono pressoché di esistere e non svolsero alcun ruolo alla vigilia della liberazione là dove erano stati più forti.


Come al solito, per i comunisti "il fine giustifica i mezzi".

giovedì, 25 gennaio 2007

La religione cattolica fa bene alla scienza e all'economia

Sul Domenicale di sabato scorso, Massimo Introvigne recensisce La vittoria della ragione di Rodney Stark.

Concludendo un’ambiziosa trilogia dedicata alla sociologia dei monoteismi, lo studioso americano, non cattolico, dimostra come alla base di “capitalismo”, libertà politica e vera scienza ci sia sempre il cattolicesimo. Ecco come e perché.

L'articolo è lungo, ma vale la pena leggerselo tutto, quindi non faccio citazioni.

domenica, 12 novembre 2006

Rimozioni

9 novembre 1989.

12 novembre 2003.

Queste date vi ricordano qualcosa? Se la risposta è no, significa che siamo messi male.
Molto male.

La parola d'ordine sembra essere "rimuovere".
Con
qualche imbarazzo, e toppe peggiori del buco, ma c'è chi conta sul fatto che gli italiani hanno la memoria corta.

Non sembra che nelle scuole italiane si sia dato molto spazio a un avvenimento che ha cambiato il corso della Storia contemporanea. Forse perché la maggior parte degli insegnanti, con tessera CGIL in tasca, non ha ancora metabolizzato lo shock... Poverini.

E il governo Prodi non ha ritenuto di dover organizzare una commemorazione nazionale ufficiale per rendere omaggio ai nostri caduti. Penso abbia ragione Angelo Panebianco:

[...] la mancata commemorazione nazionale dei caduti di Nassiriya si colloca in un contesto più generale, quello della politica estera italiana, ove è ben percepibile la tendenza a un riposizionamento del Paese in una direzione che piace molto alla sinistra estrema. Si veda il caso dell'Afghanistan: l'idea di riqualificare la missione in chiave più politica che militare suscita il plauso di quella estrema sinistra il cui voto in Parlamento sarà fra non molto decisivo per rifinanziare la spedizione. Nonché il caso di Israele: la posizione molto dura assunta dal governo italiano contro Israele dopo i bombardamenti e i 19 morti di Beit Hanoun è, ancora una volta, miele per le orecchie della sinistra estrema. È all'opera un grande paradosso: le elezioni americane, dando la maggioranza congressuale ai democratici, spingono l'America verso una gestione bipartisan della politica estera. Gli effetti di quelle stesse elezioni americane sono in Italia di segno opposto: spingono verso la divaricazione ulteriore delle posizioni fra maggioranza e opposizione anche in politica estera. Ma può davvero un governo dotato di una maggioranza risicata e ballerina rimanere a lungo così impermeabile e chiuso alle istanze dell'altra metà del Paese?



scritto da: Faramir alle ore 00:32 | link | commenti
categorie: storia, libertà, censura sinistra
mercoledì, 29 marzo 2006

I comunisti in Italia non esistono più... ma il comunismo non si può criticare

Ma se "i comunisti non esistono più", come dicono in tanti, sfottendo Berlusconi... perché basta una piccola citazione dal "Libro nero del comunismo" - e purtroppo ce ne sarebbero da raccontare di peggiori - per suscitare tutto sto polverone?

Non avranno mica la coda di paglia?
Forse intravedono la fine di quella egemonia culturale che per decenni ha dominato il nostro Paese, facendo in modo, per esempio, che nelle scuole statali non si potesse pronunciare la parola "foibe"?
Ah! i bei tempi del pensiero unico omologato! Altro che "libertà di educazione", e "parità scolastica"... è lo Stato che "forma" i cittadini (come tante belle statuine di creta) e decide cosa è permesso pensare e cosa è politicamente scorretto.

In quanto alla Cina... meglio se stanno zitti, che di cose da nascondere ne hanno ancora tante.
Ma non si preoccupino: ci pensa il "cattolico adulto" a difenderli...


scritto da: Faramir alle ore 17:17 | link | commenti (4)
categorie: politica, scuola, storia
giovedì, 16 febbraio 2006

Come ti «normalizzo» il dissidente: lezioni di conformismo

La scuola statale italiana è ridotta male se succedono di queste cose.
E' il trionfo del pensiero unico totalitarista politicamente corretto.
Una professoressa di storia che viene contestata perché fa studiare i totalitarismi del XX a partire dai testi originali!

A quanto pare qualcuno crede che se si fanno leggere delle lettere scritte da Hitler a un ragazzo adolescente, questi è destinato a diventare inevitabilmente un neo-nazista. Grande opinione hanno dei ragazzi italiani.
Nessuno però si è mai lamentato se per studiare il marxismo si fa leggere il Capitale di Marx, o se per capire la rivoluzione francese si leggono dei discorsi di Robespierre, o se per approfondire la storia cinese si citano degli aforismi di Mao.

[...] Il fatto è che la Pellicciari insegna storia, e quindi adotta lo stesso metodo con qualunque periodo o personaggi affronti: va alle fonti, scavalcando le infinite e spesso tendenziose argomentazioni degli storiografi, spesso inclini, loro sì, a trascinare lo studente dalla loro parte, con spirito settario, o partitico. Le abbiamo lette tutti le pagine del Camera-Fabietti, manuale di storia diffusissimo nelle scuole superiori, a discolpa delle stragi di Stalin, come pure abbiamo letto in troppo pochi dell'avversione di Hitler al cattolicesimo e alla Chiesa (leggere i suoi discorsi a tavola, per credere). Ebbene la Pellicciari insegna come ogni docente di storia dovrebbe fare, analizzando i documenti, e lasciando quindi spazio anche all'intelligenza critica dei suoi alunni. E perché allora condannarla e calunniarla a quel modo? Perché far passare per nazionalsocialista chi mostra compiutamente la mostruosità di quell'ideologia? Forse perché la Pellicciari non fa parte del ristrettissimo gruppo di coloro che possono parlare, discutere, interpretare, senza limite alcuno. Soprattutto è colpevole di aver infranto, con i suoi libri, il mito risorgimentale. Ha infatti pubblicato Risorgimento da riscrivere, per la Ares, I panni sporchi dei Mille, per Liberal, e L'altro Risorgimento, per Piemme (con prefazioni di Rocco Bottiglione e di monsignor Luigi Negri). Ha recuperato documenti dell'epoca, trascrizioni di sedute parlamentari, epistole e discorsi dei protagonisti di allora. Ne è venuto fuori il quadro deprimente di un Risorgimento fatto di briganti, di eroi di piombo, di atei violenti, misogini e commercianti di schiavi, come Garibaldi, e di accaparratori di ricchezze della Chiesa, in nome della laicità dello Stato. [...] (Francesco Agnoli, Avvenire - 15 febbraio 2006)

Stasera ho assistito a 8 e 1/2 di Ferrara, che aveva invitato la Pellicciari, Gravagnuolo (l'Unità) e Battista (Corriere), per parlarne.
Tristissimo Gravagnuolo nella parte del conformista grigio e supponente, che cercava di far passare la Pellicciari per un'esaltata presa da "sacro furore". Sono questi i rischi che si corrono se non ci si rassegna ad accettare la vulgata corrente, imposta da chi esercita l'egemonia culturale. O ti chiudono in un ghetto o ti "linciano" sulla pubblica piazza dopo un processo sommario.
Tanti altri esempi interessanti di come funziona questa egemonia li potete trovare in un libro di Ugo Finetti, La resistenza Cancellata (ed. Ares 2003), che vi consiglio caldamente.

Se volete discuterne, ci troviamo sul forum di Samizdatonline.


scritto da: Faramir alle ore 23:32 | link | commenti (3)
categorie: scuola, storia
giovedì, 12 gennaio 2006

«L’Europa di Benedetto»: Pera e Caffarra a Torino

Lunedì 16 gennaio 2006 alle ore 17.00 presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale in Via Fanti 17 – Torino, sarà presentato il libro di Joseph Ratzinger «L’Europa di Benedetto» una coedizione tra la Libreria Editrice Vaticana e le Edizioni Cantagalli, organizzatrici dell’evento.

Alla Presentazione interverranno il Presidente del Senato Marcello PERA e l`arcivescovo di Bologna Mons. Carlo CAFFARRA. Moderatore sarà don Salvatore Vitiello, docente di teologia.

La partecipazione è gratuita ma su invito da mostrare all’ingresso. L'invito è ritirabile a partire dal 10 gennaio 2006 presso la Libreria San Paolo di Via della Consolata angolo Piazza Savoia a Torino, negli orari 9.00-12.00/15.00-19.00

Per informazioni  rivolgersi all’indirizzo e-mail: eventoperatorino@libero.it


scritto da: Faramir alle ore 14:00 | link | commenti
categorie: cultura, storia, europa
mercoledì, 04 gennaio 2006

Invito alla lettura: Linea Tempo

Linea Tempo è nata, nel 1997, per valorizzare la dimensione storica, intesa come relazione vitale con la nostra tradizione culturale umanistica e requisito per la comprensione dei fenomeni della contemporaneità.

La rivista intende essere uno strumento di aggiornamento per gli insegnanti dell'intera area umanistica dei diversi ordini della scuola italiana. D'altra parte, Linea Tempo non si rivolge solo a quanti vivono nel mondo della scuola (o aspirano ad entrarvi), ma anche a quanti desiderano uno strumento di aggiornamento culturale alternativo al nichilismo relativistico della cultura contemporanea.

Tra i temi toccati nell'ultimo numero segnaliamo, oltre al Dossier 'Studiare cliccando': C.S.Lewis tra fantasy e Vangelo (con articoli di Bajetta, Rialti e Belfiore), la Milano dei Borromeo e l’identità ambrosiana (Zardin), la “Cena segreta” di Leonardo, Pio XII e il nazismo nel giudizio di uno storico ebraico ancora inedito in Italia.

Maggiori informazioni sono disponibili nel sito della rivista, dove potete pure trovare le istruzioni per l'abbonamento: un abbonamento annuale (5 numeri) alla rivista costa solamente 30 euro !

Linea Tempo è socio di Samizdatonline.


scritto da: Faramir alle ore 23:13 | link | commenti
categorie: cultura, letteratura, storia
mercoledì, 30 novembre 2005

L’Occidente, civile perché cristiano

Grazie ad Angelo per aver ripreso questo bell'articolo di Guglielmo Piombini nel quale recensisce un libro che farà discutere:

Dopo avere scalato nel 2004 la classifica dei libri più venduti negli Stati Uniti con una guida politicamente scorretta alla storia americana, lo storico Thomas E. Woods jr. offre una nuova prova di coraggio intellettuale pubblicando un studio, How the Catholic Church Built Western Civilization (Regnery, Washington 2005), che capovolge molte delle idee correnti sulla storia del cattolicesimo. Nel libro, aggiornato con gli ultimi risultati della ricerca accademica, Woods dimostra in maniera convincente, elencando una impressionante serie di esempi, come la Chiesa cattolica non si sia limitata a dare un contribuito alla formazione della civiltà occidentale, ma l’abbia interamente costruita dalle fondamenta.

Uno dei miti più consolidati che Woods si propone di smontare è quello della presunta ostilità della Chiesa nei confronti della scienza, complice soprattutto il caso Galileo Galilei. Una vicenda, peraltro, che andrebbe decisamente ridimensionata, non solo perché lo scienziato pisano non subì in pratica alcuna punizione, ma anche perché si tratta dell’unico contrasto tra le gerarchie ecclesiastiche e uno scienziato che i detrattori del cattolicesimo sono in grado di citare.

[... taglio perché è lungo, ma vi consiglio di leggere il resto da Angelo, che ne vale la pena]

Come sarebbe oggi l’Europa se nella letteratura, nell’arte, nell’architettura, nella scienza, nella morale, nel diritto e nell’economia dell’Occidente fosse mancata l’impronta della Chiesa cattolica? Si tratta di un interrogativo imbarazzante, che gli uomini occidentali di oggi, secolarizzati e desiderosi di sbarazzarsi delle proprie radici cristiane, preferiscono rimuovere.

Guglielmo Piombini, Il Domenicale.


scritto da: Faramir alle ore 15:37 | link | commenti (10)
categorie: cultura, storia, scienza, chiesa cattolica
giovedì, 10 novembre 2005

Lezioni di Storia

Il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino.

Tanti pensavano che URSS e comunismo non sarebbero mai stati sconfitti.
Tanti , oggi,  pensano che la democrazia non sia compatibile con certi popoli o culture extra-occidentali.

Flash: perché, mentre gli USA esportano la democrazia, l'Europa importa l'intifada?


scritto da: Faramir alle ore 12:11 | link | commenti (7)
categorie: storia
martedì, 20 settembre 2005

Vaclav Havel: il potere dei senza potere

«Mi sono spesso interrogato, come intellettuale e come uomo di Stato, sul perché ci si comporta in modo corretto, perché si compiono azioni rette. A volte sono sceso a compromessi, a volte sono stato vittima di dubbi e pressioni, a volte non ho agito secondo convinzione; in ognuno di quei casi ho sperimentato un senso di fastidio, un'insoddisfazione che non mi abbandonava. Ma quando si fa il bene anche se si è soli, nessuno ci osserva e potremmo trarre vantaggi da una condotta diversa, allora si comprende che l'ordine morale ha radici metafisiche, che ciò che è compiuto rimane, a un livello più profondo di quello empirico, visibile».

Vaclav Havel ha ritirato domenica ad Albiate il Premio internazionale Vittorino Colombo. Nell'occasione "il drammaturgo ed ex presidente ceco ha dato una concisa e asciutta sintesi di ciò che ha mosso la sua arte e il suo impegno civile fino a farne un simbolo della libertà per il proprio popolo e l'intera Europa orientale". Oltre alla precedente citazione potete leggere l'intervista apparsa su Avvenire di oggi.


scritto da: Faramir alle ore 16:54 | link | commenti (6)
categorie: storia, politica internazionale
giovedì, 10 febbraio 2005

Gallino, la Gad e la storia alla rovescia

Grazie ai numerosi aficionados che mi visitano tutti i giorni nonostante i lunghi silenzi.
Purtroppo, in questo periodo gli impegni sono molti e il blog deve aspettare.
Ma questa "chicca" ve la devo passare, anche se non freschissima, perché mi pare che sia passata un po' inosservata.

Sul "colpevole silenzio della sinistra" durato sessant'anni, sul dramma delle foibe,un personaggio di spicco della sinistra, Walter Veltroni ha finalmente detto, in questi giorni, parole troppo a lungo taciute: e non se ne può che dargliene atto. Certo, dopo che Fini aveva definito il fascismo "il male assoluto" , per una questione per così dire di "par condicio", a Veltroni (e prima di lui, Violante) sarebbe stato impossibile tacere ancora. Ma non si fa nemmeno in tempo a rallegrarsene, che, da quella stessa parte politico-ideologica giunge una notizia a metà fra il ridicolo e l'inquietante: denuncia infatti un giornale di ieri, che, fra gli "esperti" incaricati dell'elaborazione dei programmi educativi scolastici da inserire nel programma elettorale della Gad, c'è il professor Luciano Gallino, autore di un manuale di storia per i licei in cui si sostiene che, dopo la fine della seconda guerra mondiale, il muro di Berlino fu innalzato nel 1961 ad opera delle potenze occidentali (Usa, Francia, Gran Bretagna). E che tale muro fu finalmente abbattuto, nel 1989, semplicemente per la decisione concorde dell'allora presidente della Germania Est e del capo del Cremlino Gorbaciov. Pur convinti del principio secondo il quale ognuno può esporre le proprie interpretazioni della storia con la massima libertà, c'è però da dire che mai esse possono basarsi su un ribaltamento dei fatti fino a questo punto. La notizia è talmente incredibile che, prima di tutto, ci si vorrebbe accertare se è vera: e cioè se davvero Gallino (e non, magari, un suo omonimo che conosce la storia recente un po' meglio di lui) stia davvero nel gruppo di "esperti" per la scuola della Gad. Se invece questa notizia fosse vera, possiamo, se non giustificarla, almeno sforzarci di "capirla". Se nella Gad devono per forza star dentro anche le frange estreme e più irrudicibili della sinistra, capiamo come il professor Gallino sia stato incluso fra quegli "esperti". Ma almeno, ci venga data la sicurezza che, nel preparare i manuali di storia prossimi venturi, la Gad si impegna a far sì che il professor Gallino non ci metta mano: se non per la compilazione (al massimo) dell'indice.

Gabriella Sartori, Avvenire 6 Febbraio 2005


scritto da: Faramir alle ore 18:27 | link | commenti (6)
categorie: politica, storia
sabato, 15 gennaio 2005

Pio XII: altro che

'er pataccaroIl "pataccaro" Alberto Melloni (foto) ci resterà male quando lo saprà, ma Pio XII stava così "simpatico" a Hitler, che quest'ultimo lo voleva rapire e "cancellare" il Vaticano.

Perché?
A quanto pare
Hitler considerava Pio XII «antinazionalsocialista» e «amico degli ebrei».


scritto da: Faramir alle ore 23:33 | link | commenti (2)
categorie: storia
domenica, 09 gennaio 2005

Il documento boomerang di Melloni

Negli anni a venire, mi farò delle grasse risate ogni volta che ripenserò alla cagata pazzesca che ha fatto Alberto Melloni tirando 'sta "sòla" incredibile al Corriere della Sera...

Partì per mazziare e torno mazziato!
In fondo lo dobbiamo ringraziare di essersi sputtanato con le proprie mani.

[...] Con l'aria di rendere noto un «agghiacciante» (l'aggettivo è suo) sopruso concepito dalla Curia di Pio XII e affidato in gestione a nunzi neghittosi del calibro di Angelo Giuseppe Roncalli, Melloni ha dato il via ad una polemica giornalistica protrattasi per oltre una settimana, e conclusasi per lui in modo alquanto rovinoso. Egli - sull'«Eco di Bergamo» - si rammarica ora che «la discussione abbia preso una piega sbagliata», frase che per il contesto in cui giace lascia intendere tutta la delusione per un'iniziativa che lui aveva avviato con ben altri intenti.
Proviamo allora ad elencare i risultati prodotti da questa impensabile operazione. Primo. Melloni ha, per reazione, provocato un tale sussulto di dati e informazioni da mettere ormai definitivamente in salvo Pio XII da ricorrenti e speciose accuse di comportamenti anti-ebraici. Secondo. Ha procurato ingiusto discredito sugli operosi anni parigini di quella luminosa figura che fu il nunzio Roncalli. Terzo. Ha suscitato un attonito scompiglio nella categoria non proprio angelicata degli storici, in particolare tra quelli schierati con la scuola bolognese di Alberigo. Quarto. Ha incrinato preziosi rapporti di sinergia intellettuale con gli studiosi parigini suoi referenti, che oggi gli rimproverano un uso spregiudicato (e dunque spregevole, a loro stesso giudizio) delle ricerche d'archivio colà condotte. Quinto. Ha rifilato una memorabile «sòla» - direbbero a Roma - ad un quotidiano della levatura del «Corriere» che gli aveva offerto generosa ospitalità. Insomma, viene naturale guardare oggi con una certa tenerezza a questo studioso dai modi risoluti, quando non alteri. E benevolmente ricordare insieme a lui quel chiavistello della storiografia che va sotto il nome di «eterogenesi dei fini». Partito per un'impresa, egli si è trovato mallevadore di un'altra, di segno completamente opposto. Di qui la sua amarezza. Ma da qui anche la nostra semplice domandina: perché l'ha fatto, professore?

Sebastiano Cinel, Avvenire, 7 Gennaio 2005


scritto da: Faramir alle ore 01:31 | link | commenti (9)
categorie: cultura, storia

La scoperta dell'America

In un commento al post precedente, il lettore Etxeba accenava a "Interi popoli ridotti a SCHIAVITU' grazie al Cristianesimo", riferendosi a quanto fatto dagli europei in America latina.
Caro Etxeba, puoi citare chi ti pare (evita, per favore, Dario e Jacopo Fo), ma dovresti anche spiegare perché una delle prime preoccupazioni dei re cattolici e della Chiesa fu di inviare missionari in quelle terre per annunciare il Vangelo ai nativi.
Se i cattolici erano andati in America latina per ridurre in schiavitù quei popoli, perché "perdere tempo" a convertirli?
E come mai, se le ritenevano inferiori, non ebbero problemi nel mischiarsi alle popolazioni locali creando così una folta discendenza meticcia?
Ben diverso fu l'atteggiamento razzista dei protestanti anglosassoni, nel più recente XIX secolo, verso gli indiani del nord-america, massacrati quasi completamente o rinchiusi in "riserve", come animali allo zoo.

E' comodo buttare tutto in un pentolone e fare un minestrone di luoghi comuni, ma è pericoloso usare la storia a fini politico-ideologici. Guarda cosa è successo ad Alberto Melloni proprio in questi giorni.

Nessuno vuole negare che chi si recava in America a quei tempi avesse tra i propri scopi quello di arricchirsi. E allora? Che male c'è? Di sicuro c'erano anche dei mascalzoni che trattavano male gli indigeni. Ma leggendo i documenti dell'epoca si scopre che la gran parte era mossa anche da motivazioni religiose (Cristoforo Colombo in primis), normali per quei tempi. Inoltre, va ricordato che le popolazioni di quelle regioni (Aztechi, Incas, ecc.) tenevano come schiavi intere tribu, i cui membri spesso erano immolati in orrendi sacrifici umani di massa.
Non stupisce che gli spagnoli abbiano avuto problemi a convivere con una civiltà di quel genere.
Poi, ti sei mai chiesto come abbiano fatto poche centinaia di spagnoli, in netta minoranza numerica e in un ambiente a loro ostile, a sconfiggere regni estremamente bellicosi? Pensi che potessero bastare qualche ronzino e qualche archibugio che il più delle volte in quei climi umidi facevano cilecca?
Il successo clamoroso dei conquistadores si spiega proprio con la natura oppressiva di quei regni, guidati da una casta minoritaria di guerrieri, che tiranneggiava la maggioranza. Così, quando i tiranni si sono trovati ad affrontare i nuovi arrivati, le popolazioni oppresse si sono ben guardate dal dare una mano ai secolari oppressori, anzi si allearono con gli europei.
Il vero problema per i popoli amerindi furono le malattie che gli europei portarono con se, dalle banali influenze a morbillo, tifo, vaiolo, che per gli indigeni furono veri flagelli. Ma ovviamente non ci fu premeditazione in questo dramma dovuto al contatto fra due realtà biologiche estranee.
Per una trattazione più ampia di questi argomenti consiglio
questo articolo del compianto storico Tangheroni.
Utili anche due articoli di Francesco Pappalardo, su
Frate Toribio e sull'evangelizzazione portoghese.
Nel primo, in particolare, si ricorda:

"[...]
Il 2 giugno 1537, su sollecitazione dei presuli d'America, che chiedono una pronuncia del Magistero sulla capacità dei nativi di ricevere il Vangelo, Papa Paolo III (1534-1549) promulga la bolla Sublimis Deus, con cui riafferma la dignità degli indigeni e il loro diritto alla libertà, condannando ogni forma di schiavitù.
[...]
Gli spagnoli, infatti, grazie all'azione civilizzatrice svolta insieme alla Chiesa, liberano gli indigeni dalla tirannia dei loro governanti e, ponendo l'accento sulla dignità della persona umana, propugnano l'abolizione della schiavitù, un principio inizialmente discusso nella teoria e violato nella pratica, che però alla fine prevale in tutti i territori posti sotto la loro giurisdizione.
[...]"



scritto da: Faramir alle ore 00:03 | link | commenti (5)
categorie: storia

La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)


E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville

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