Pacatamént... serenamént... na riflesiùn sul resultà eleturàl.
E una lezione di gastronomia padana...
«So che spesso è stato difficile far capire ciò che intendevo quando dicevo di essere stato nella Fgci senza essere comunista. Il Pci di allora era un partito nel quale c'erano persone - come Calvino, Pasolini, Moravia - che ideologicamente non erano comuniste, ma animate da volontà di giustizia sociale e questioni morali. Persone che come me erano affascinati da una personalità come Enrico Berlinguer. Io penso che sia importante poter dire che oggi viviamo in un sistema democratico e in un tempo senza le due dittature, fascismo e comunismo, che hanno fatto male al '900»
Ora basta con queste panzane sui comunisti!
Diciamolo chiaramente: i comunisti in Italia non sono MAI esistiti!

Alcuni appunti, tanto per gradire...
INSOMMA, WALTER VELTRONI È L'UOMO NUOVO. Ripete molto bene il ritornello dell'«ascensore sociale», del «futuro migliore», della «libertà eguale» eccetera, e va in pullman per l'Italia a raccontare che lui con la sinistra conservatrice non ha nulla a che spartire (tranne poi i baci e gli abbracci con la Cgil di Guglielmo Epifani). Ma sì, Veltroni "can". Non voleva lo scioglimento del Pci ma ha anche fatto il segretario dei Ds. Non è mai stato comunista, ma è anche stato il direttore dell'Unità. Ha fatto di Roma una città buona per gli ammortizzatori dei Suv, ma ha anche reso la periferia capitolina un'oasi delle bidonville europee. Ha messo in programma la costruzione di nuovi termovalorizzatori, ma ha anche accuratamente evitato che se ne costruissero di nuovi in Lazio. È riuscito a ottenere l'ennesimo rinvio di chiusura per la discarica di Malagrotta, ma ha anche dimenticato che tra qualche mese Malagrotta scoppierà di monnezza, col rischio che l'emergenza rifiuti si estenda da Napoli a Roma. E a proposito di Napoli: il "Rinascimento" del compagno di Pd Antonio Bassolino è sotto gli occhi sgomenti del mondo. Ma è anche sotto gli occhi stupendi di Veltroni. Il quale non ha fatto mancare "solidarietà" a 'o Governatore ma anche un nobile «non chiedo le sue dimissioni» (e adesso gli manda come assessore - all'immagine? - il compagno Velardi). Ma certo, Veltroni "can". E, tiene a precisare con il video d'amore che gli ha regalato Totti: non solo "se pò ffa'", ma anche «corro libero». Libero con il manettaro Di Pietro, ma anche con il libertino pro-eutanasia Veronesi. Libero con le idee pro-life di Paola Binetti, ma anche con l'ideologia mortifera di Silvio Viale, il ginecologo che si schiera con entusiasmo per l'aborto dei "feti sani", il prezzemolo chimico Ru486: «E ci siamo. Così succederà per l'eutanasia: arriverà». Veltroni è nuovo, Veltroni "can". Tant'è che corre da leader e premier designato di un partito dove ci sono gli stessi uomini che da quindici anni governano la Campania, che per due anni non hanno governato l'Italia e che adesso che il Pd è nuovo e che Romano Prodi è presidente del nuovo Pd, nelle elezioni amministrative che si svolgeranno lo stesso giorno delle politiche, correranno insieme alla Sinistra arcobaleno.
Cose curiose capitano online, in questa campagna elettorale un po' noiosa, che - secondo alcuni - si caratterizza per una minore conflittualità tra i partiti maggiori (Pd e PdL).
Ieri stavo leggendo Affaritaliani.it e sono capitato sulla homepage di politica, dove, nella colonna di destra spiccava una foto di Veltroni sovrastata dal titolo "Sulle pensioni Walter fa girare le palle".
Ovviamente il primo pensiero è stato: "perché solo sulle pensioni?". ;-)
Comunque, incuriosito, sono andato a leggere e ho trovato quella che pareva una lettera al direttore del sito, nella quale il signor Pasquale Della Torca si lamentava delle attenzioni spropositate che Veltroni riserva ai pensionati, promettendo loro aumenti a go-go, "alla faccia dei giovani".
La qual cosa non dovrebbe sorprendere, visto che secondo una indagine dell'Osservatorio sul capitale sociale, curata da Demos per Coop (quindi un punto di vista "amico" del Pd), gli unici settori sociali in cui il partito di Veltroni (e Prodi!) è maggioritario sono proprio i pensionati (45,7% Pd e 37,3% PdL) e i dipendenti delle amministrazioni pubbliche (51,2% Pd e 30, 7% PdL).
E in un paese che sta rapidamente invecchiando, meglio tenersi buoni i pensionati...
I settori più produttivi invece (dagli operai alle casalinghe, passando per i lavoratori autonomi, gli imprenditori, i liberi professionisti e i dipendenti del settore privato) votano in prevalenza per il PdL di Berlusconi, che quindi è il vero partito riformista, mentre i conservatori sono Veltroni e i suoi "compagni di pensione"... Tanto più che i giovani sembrano preferire il PdL.
Ma torniamo ad Affaritaliani. Ieri sera me ne sono andato lasciando il pc acceso, con il browser aperto sulla citata lettera del sig. Della Torca.
Stamattina quando ritorno al computer e vado a leggere le ultime notizie sul sito Affaritaliani.it noto una cosa curiosa: nel riquadro sulla colonna di destra la foto di Veltroni è la stessa, ma il titolo è cambiato.
Non si legge più "Sulle pensioni Walter fa girare le palle", ma un più pacato e sereno: "Sulle pensioni Walter non convince".
Il contenuto della lettera è lo stesso, solo il titolo è stato "veltronizzato". ;-)
Poiché non avevo chiuso il browser con la pagina in questione aperta ieri sera, ho le "prove".
Ecco la pagina prima e dopo la "cura buonista" (cliccare sulle immagini per ingrandirle).
Veltroni deve essere molto preoccupato per lo stato comatoso della sua "grande rimonta", bloccatasi settimane fa.
Non si spiega altrimenti questa uscita.
Un chiaro tentativo di recuperare qualche voto alla sinistra radicale, facendo l'occhiolino alle sigle antagoniste e ai "disobbedienti"...
Quando Berlusconi, rispondendo a precisa domanda sulla eventualità di un "pareggio elettorale", accennò alla possibilità di "larghe intese", il segretario del partito di Prodi (giusto per non scondarci chi c'è dietro) gli rinfacciò di non essere più così sicuro della vittoria.
Adesso che lo stesso Veltroni punta dichiaratamente a un risultato che - secondo lui - avrebbe come conseguenza il blocco del Parlamento e l'impossibilità di fare le riforme indispensabili, come lo vogliamo chiamare?
Disfattista? Anti-democratico? Menagramo? Jellatore? Catenacciaro?
Fate voi.
Io intanto prendo nota del fatto che:
A parte l'impressione di caos totale, al quale contribuiscono certe "santificazioni mastelliane" pronunciate a Ballarò con accento veneto (Mastella? «Ha fatto bene al Paese perché ha fermato il governo e adesso c'è un partito come il Pd che ha un programma moderno»... forse a Calearo non avevano detto che Prodi è il presidente del partito per cui è candidato...), per non dire della stroncatura del viceministro Visco («Per carità di Dio, spero non lo ricandidino»), che stando a Veltroni avrebbe fatto tanto bene... a parte queste bazzecole, dicevo... adesso chi glielo va a dire ai Radicali (e a tutti gli altri trombati eccellenti) che devono accontentarsi?
Credete che saranno contenti di fare la parte dei cornuti e mazziati?
Sììì!!! La vita è tutta un quiiiisss!!!
PS: una annotazione curiosa.
Guardate come riportano sulla Repubblica (ovvero il quotidiano di Carlo De Benedetti) la notizia della "scivolata" di Calearo:
"... ieri sera a Ballarò, secondo quello che riportano alcuni organi di stampa, Massimo Calearo, presidente di Federmeccanica fino alla scorsa settimana, rende omaggio a Clemente Mastella perchè, tutto sommato, è stato "provvidenziale". Non avendo votato la fiducia al governo Prodi ha tolto la spina ad un esecutivo in agonia da sempre e ha fatto posto "per fortuna a un partito come il Pd che ha un programma moderno".
Nel pienone di dibattiti, talk show e tribune politiche può darsi che ieri sera Ballarò sia sfuggito ai più, sul momento. Stamani però l'intervento di Calearo viene riportato dai giornali, finisce in rassegna stampa..."
Capito? "Secondo quello che riportano alcuni organi di stampa"!
Per la serie, "come insinuare nel lettore il dubbio che la notizia non gradita all'editore di riferimento potrebbe essere falsa o esagerata", ovvero "io non c'ero, ma se c'ero dormivo...".
E' Giornalimo di Alta SQUOLA, Bellezza!
PPS: e per favore, basta con sta storia degli "scatti in avanti" (pure questo mi ricorda qualcosa di già visto).
Ci avete portato sull'orlo del baratro e volete pure che ci buttiamo di sotto?
Aho! Coglioni sì, ma fino a un certo punto!
Dal sito PiùVoce.Net, segnalo questo corsivo:
Emma Bonino: la paladina più trendy dell’aborto facile. Ignazio Marino: lo sponsor più fresco del testamento biologico. Umberto Veronesi: il testimonial più chic dell’eutanasia. Ecco i capilista al Senato per il Pd in tre regioni chiave: il Piemonte, la Sicilia e la Lombardia. Obiettivo non dichiarato, ma sotteso al profilo politico-culturale-professionale di tutti e tre gli aspiranti senatori: spezzare le ultime resistenze cattoliche al Senato e varare finalmente un fronte etico disponibile a tutte le soluzioni ammantate di progressismo e sino ieri oggettivamente impossibili. Proviamo ad elencarle, giusto per non dimenticare: difesa della legge 194 così com’è, testamento biologico (magari con scivolamento eutanasico), diagnosi preimpianto indiscriminata sugli embrioni (con deriva eugenetica). La lista non finisce qui, ma ce n’è abbastanza per alzare il livello di attenzione contro quello che si configura - dispiace dirlo - come un vero e proprio triangolo della morte che ha per vertici il Piemonte, la Lombardia e la Sicilia. Se c’è un partito della vita, dalle parti del Pd, che batta presto un colpo.
... ma con certe dichiarazioni fai pensare più a un ragazzino petulante: "chi arriva ultimo è un puzzoneee! Tié!"
Sic!
Che genere di provocazione dobbiamo attenderci la prossima volta?
Qualcosa del genere "io ce l'ho più lungo di Silvio"?
A quando un bel gesto dell'ombrello o un paio di corna scaramantiche?
Oh, Santi Numi!
Non vedo l'ora che arrivi il 12 Aprile... silenzio stampa: che sogno!
PS: si noti le affermazioni di uno degli esclusi dalle liste Pd, tale "Piergiorgio Gawronski che ha protestato con un rinnovamento «solo di facciata perchè le candidature nuove sono poche e dietro ci sono ancora gli apparati di partito»"...
Ma pensa!? Chi lo avrebbe mai detto?
Vediamo quante allodole abboccheranno...
In questa intervista Antonio Polito spiega i motivi per cui non si ricandida nel Pd veltroniano:
[...] «Perché lasci il Senato?».
«Non c’è spazio per la discussione. O sei un soldatino o passi per traditore. Solo il governo fa le leggi, i parlamentari devono obbedire senza discutere. A che serve portare in Parlamento gente capace se non può fare leggi?».
«È successo a te?».
«Presentai una ddl contro i fannulloni nella Pa, firmata anche dai vertici del gruppo dell’Ulivo, a cominciare da Anna Finocchiaro. Il giorno dopo, il sindacato del pubblico impiego ha minacciato di boicottare la trattativa col ministro Nicolais, e la cosa è finita lì. Fare riforme è impossibile».
«Perciò tiri la riverenza».
«Aggiungo altri due motivi. La tragedia dei rifiuti napoletani. Sono di Castellammare di Stabia e ho lì il mio collegio. Non me la sono sentita, per pudore, di rimettermi a girare la Campania a chiedere voti».
«Terzo motivo?».
«Ho la sensazione che essere parlamentare riduca la mia dignità. Tra antipolitica, grillismo, ecc. ho la percezione netta che se uno mi stringe la mano e io mi presento come senatore, scado di colpo ai suoi occhi».
[...]
So che non hai digerito l’alleanza tra Veltroni e Di Pietro.
«Non riesco a vedermi nel Pd con Di Pietro. Siamo opposti. Vorrei un Pd fondato sul liberalismo e lui non c’entra niente. Quando chiese di presentarsi alle primarie, fu respinto. Gli fu detto che non faceva parte del Pd».
Ma Veltroni ha cambiato le carte in tavola.
«Non sta facendo il partito unitario che sogno da anni e per il quale avevo fondato il Riformista».
[...]
Con Pannella, invece, Walter è stato inflessibile.
«A Pannella avrei offerto un seggio, escludendo però un’alleanza coi radicali. Pannella in Parlamento è un valore aggiunto».
Insomma, disaccordo totale con Walter.
«Lui è il prototipo del politico moderno. Ha un notevole istinto killer ed è un’ottima macchina elettorale. Sa friggere l’acqua».
Tradotto dal castellammarese?
«Riesce a cucinare un pasto con pochi ingredienti e sta rendendo competitivo un Pd alla frutta».
[...]
Io ho spesso pensato che Veltroni sarebbe capace di venderti un camion carico di sabbia nel bel mezzo del deserto del Sahara, ma il concetto è lo stesso.
Nel frattempo, la "sindrome di Sansone" (ovvero "muoia Sansone con tutti i filistei!") anche nota come "psicosi da Re Sole" (per cui "dopo di me, il diluvio!), che già aveva colpito Romano Prodi, sembra manifestare i primi sintomi sul governatore della Campania, il Viceré Antonio Bassolino.
Brutta gatta da pelare per Veltroni nel bel mezzo di una campagna elettorale già in salita.
Facendo appello alla "coscienza" di Bassolino, infatti, il "mitico" Uolter ha dato dimostrazione di quanto valga la sua leadership e il suo presunto "decisionismo" alla prova dei fatti.
Quando, 5 anni fa, fu Calderoli a proporre la castrazione chimica per i pedofili ci fu un coro di "NO!" scandalizzati da parte di sinistra, cattolici, psicologi, criminologi, ecc.
Calderoli venne definito "un sadico", addirittura, manco andasse in giro armato di machete a cercare pedofili da evirare.
Adesso che anche Veltroni arriva a prenderla in considerazione, una settimana dopo averla esclusa (che giri di Walzer!), le reazioni sono molto diverse... in campagna elettorale tutto fa brodo.
Che poi, la castrazione chimica da sola non serve a molto, se non è una scelta volontaria affiancata da altre terapie.
Non rischio smentite affermando che, fino ad ora, la comunicazione politica di Silvio Berlusconi e del suo PdL è stata carente.
D'accordo, il PdL è nato in corsa e c'è stato poco tempo per elaborare una strategia.
Però non si possono commettere in piena campagna elettorale ingenuità come quelle viste negli ultimi giorni.
Esempio: Veltroni annuncia un programma elettorale che in molti punti ricalca quello del PdL e Bonaiuti che fa? Salta su a dire "ci copiano!", come un bambino delle elementari!
Sbagliatissimo usare il tono vittimistico in un frangente del genere. Fa assumere un atteggiamento difensivo, che denota insicurezza.
Molto meglio sarebbe stato puntare sull'ironia: "Vista la straordinaria coincidenza di vedute, faremo avere a Uolter la tessera numero 2 del PdL, subito dopo quella di Berlusconi...", sarebbe stata una dichiarazione adatta.
Anche le dichiarazioni di Berlusconi a Matrix di venerdì scorso in merito alla possibilità di "larghe intese" nel caso di un eventuale pareggio alle elezioni sono state un evidente errore, subito sfruttato da Veltroni (qui si vede la scuola marxista-comunista) per far passare l'idea che il PdL non crede più nella vittoria.
E via con i sondaggi tendenziosi che dicono di un "miracoloso" recupero del Pd...
Così Berlusconi deve ribadire l'ovvio ("Noi corriamo per vincere"), dando l'impressione di rincorrere.
Che ingenuità!
Si vede che il Cav. non ha ancora preso le misure del suo avversario, molto abile a sfruttare le debolezze altrui.
Insomma, può apparire buffo, ma quello il colpo che non è riuscito a Berlusconi (per ora), ovvero mettere alle corde Veltroni, lo ha messo a segno inaspettatamente un settimanale cattolico come Famiglia Cristiana, da sempre filo-Prodiano-ulivista (e negli ultimi mesi spesso molto benevolo con Uolter e il suo progetto di Pd), che arriva a parlare del Pd come di un "pasticcio veltroniano in salsa pannelliana".
Tanto che Uolter è costretto sulla difensiva, e in maniera piuttosto goffa - la stizza affiora tra l'usuale buonismo ecumenico di facciata... - arriva ad accusare Famiglia Cristiana di non essere stata abbastanza critica verso Berlusconi in passato!
Chiunque infatti abbia appena un po' di confidenza con la linea editoriale di Famiglia Cristiana può testimoniare che questa è la cosa più vicina a una barzelletta che si sia mai sentita dire a Veltroni... Ma la cosa più buffa è che Uolter ha detto una cavolata:
VELTRONI: FAMIGLIA CRISTIANA NON CRITICÒ ACCORDO PANNELLA-FI
"Perchè nel 2001 non è stato detto nulla quando Pannella si candidò con Berlusconi?". A chiederlo è il segretario del Pd, intervistato a Radio Anch'io sulle critiche arrivate da Famiglia Cristiana all'accordo siglato tra Pd e Radicali. [...]
Infatti, nel 2001 il Partito Radicale era rimasto fuori sia dal centrodestra che dal centrosinistra.
E anche nel 1994, quando una manciata di radicali venne eletta nelle fila del Polo delle Libertà, Pannella non si candidò con Berlusconi, limitandosi ad un collegamento con il Polo della sua "Lista Pannella-Riformatori", che però ebbe un risultato deludente, non sufficiente a farlo eleggere. Pannella lasciò quindi il Parlamento dopo quasi 20 anni.
Strano che Veltroni si confonda così... saranno tutte quelle curve in autobus?
A proposito del sondaggio commissionato da Famiglia Cristiana ("i cattolici al voto"), è vero che alla domanda:
"Le leggerò ora i nomi di alcuni leader politici, quale vorrebbe come Presidente del Consiglio?"
si registra una maggioranza di preferenze per Veltroni... ma la percentuale a suo favore è del 24%, cioé solo un quarto scarso degli intervistati, e Berlusconi non è molto lontano con il 18%. E sommando l'11% dato a Fini e il 5% a Casini, si vede che Veltroni nei pensieri dei cattolici è decisamente in minoranza rispetto sia al PdL che al vecchio centrodestra. Inoltre un 24% risponde "Nessuno di questi" e un 14% "Non sa/Non risponde".
Insomma, i sondaggi bisogna spiegarli bene e comunque vanno presi con le pinze.
Ma quello fissato con il "marketing da sondaggi" non era Berlusconi?
Questa interessante intervista a Eugenia Roccella, già portavoce del Family Day 2007, candidata nelle liste del Popolo della Libertà, mi offre lo spunto per parlare di strategie tipicamente radicali (nel senso di partito):
[...] Veltroni fa entrare i radicali nel Pd. Che significato politico ha?
Qualunque sia l'esito della trattativa con il Pd, Pannella è già riuscito a mettere Veltroni in un angolo. Le candidature proposte dai radicali hanno ciascuna un significato e un obiettivo preciso: Mina Welby, l'eutanasia, Maria Antonietta Coscioni, la ricerca fondata sulla distruzione di embrioni umani, Silvio Viale, l'aborto fai-da-te, Maurizio Turco, la campagna europea contro la Chiesa. Il tentativo del Pd di tenere i temi etici ai margini dalla campagna elettorale è già fallito: non è la presenza dei radicali a rendere la vita difficile ai cattolici del Pd, ma la volontà politica di Pannella, evidente nella proposta delle candidature, di far entrare dalla finestra, attraverso i nomi dei candidati, le questioni che Veltroni ha cercato di chiudere fuori dalla porta. A questo punto, conta poco cosa sarà scritto nel programma: non credo che Mina Welby o Silvio Viale in Parlamento si occuperanno di liberalizzazioni.
[...]
A proposito di Viale, non lasciatevi ingannare da quelli che vi dicono che "si tratta di un'autocandidatura".
E' sicuro che non sarà Viale il candidato (non lo vuole nemmeno la Bresso, anticlericale ex-radicale): troppo esposto mediaticamente e facilmente riconoscibile come sostenitore della "kill-pill" Ru486.
Ma la candidatura Viale serve a coprire la vera candidata, rintracciabile (anche se un po' nascosta) in fondo a questo articolo sul Corriere della Sega di ieri (no, non è un errore di battitura... avete presente la homepage del Corriere? Ecco, ci siamo capiti... il copyright credo sia di HoldenC):
[...] nel partito si fa strada la candidatura alternativa di Mirella Parachini, per trent'anni compagna di vita di Pannella, ginecologa del San Filippo Neri e altro grande sponsor della Ru486.
La Parachini è pericolosa quanto Viale, se non di più, essendo meno "esposta" sui mass-media, quindi "digeribile" anche dai cattolici piemontesi che non conoscendola bene la voteranno come dei gonzi.
I radicali sono i soliti (subdoli), ma che dire di Veltroni che li accoglie a braccia aperte, pur conoscendoli bene?
La libertà, se non intende portare alla menzogna e all'autodistruzione, deve orientarsi alla verità, ossia a ciò che veramente noi siamo e corrispondere a questo nostro essere. [...] la libertà umana può consistere solo nell'ordinata concordia delle libertà.
-- Joseph Ratzinger
(Studi Cattolici, 430, dicembre 1996)
E' il dispotismo che puo' fare a meno della fede, non la libertà.
-- Alexis de Tocqueville